ALFRED HELLMANN.
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SIA FATTA LA TUA VOLONT.
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Titolo originale: Heidenlarm. 2015.
Traduzione di: Adrian De Carolis
2015. EMONS Editore, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Thriller berlinese. Hellmann si distingue dalla massa dei giallisti per la sua qualit stilistica.
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Che le prende?
Sento una voce.
Che voce?
La voce di Dio, mi pare.
Chiamo i pompieri.
"Un buon consiglio ai lettori: non leggete questo libro sui mezzi pubblici: potreste ridere cos forte che vi prenderebbero per pazzi!
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Berlino. Droghe, fanatismo religioso e persino un assassinio sembrano aver stroncato la sfavillante carriera del giovane direttore di un albergo di lusso. Il suo nome  Julian von Thelen e vive in una suite del Grand Htel Sophie Charlotte dove controlla maniacalmente i suoi dipendenti. Ma una sera si ritrova steso sulla moquette del suo albergo, paralizzato, seminudo e in preda a un delirio religioso. Sono tuo. Sia fatta la tua volont, non la mia sono le sole parole con cui riesce a risollevarsi. Proprio lui che  un ateo convinto.  l'inizio del baratro: Julian risulta l'ultimo cliente di una prostituta poi ritrovata morta e, in pi, sostiene di aver assistito a un assassinio che sembra soltanto frutto della sua immaginazione.
Persa ogni credibilit, non gli resta che mettersi sulle tracce di una diabolica organizzazione di medicinali contraffatti che pare averlo incastrato...
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L'Autore.
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Alfred Hellmann, nato a Bonn nel 1958, ha vissuto a Berlino fino alla sua morte nel 2011.  stato scrittore, giornalista, cabarettista, sceneggiatore e traduttore dall'olandese. I suoi romanzi gialli Zeuss (1998), Vorden Hymnen (2008) e Heidenlarm (2011), hanno avuto grande successo di critica e pubblico. Il suo saggio Diziplin fr Faule. Oder wie man es trotzdem schaffl (Disciplina per pigri. Come farcela lo stesso)  stato molto apprezzato per la profondit filosofica e l'ironia dello stile.
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Questo libro  un'opera di fantasia. I nomi, i personaggi e gli eventi descritti sono frutto dell'immaginazione dell'autore.
Qualsiasi somiglianza con persone viventi o defunte, luoghi o fatti reali  puramente casuale.
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CAPITOLO 1.
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Nessuno ti amer mai come tua madre! mi url in faccia il
gigante allampanato. E mentre apriva il massiccio portone, nonostante
il pesante cappotto in pelle, si esib in un elegante inchino
degno d'un trampoliere.
Le sue urla infransero le mie speranze di entrare a St. Florentius
senza dare nell'occhio. Cercai di superarlo sgusciando sulla sinistra,
solo per ritrovarmi, due secondi dopo, steso sul pavimento, a
pochi centimetri dall'ingresso.
Sentivo le braccia incastrate sotto l'addome e la faccia dolente
contro la pietra squadrata, levigata dal passaggio dei secoli.
C'era odore di sangue. La ferita sulla fronte si era riaperta e mi
allarmai per il sordo suono del mio cranio sbattuto sul pavimento
per la quarta volta in otto giorni; ancora una volta era successo
senza alcuna causa apparente, e senza che fossi riuscito a stendere
le braccia per attutire il colpo.
Nonostante la chiesa distasse solo alcune centinaia di metri dal
Grand Htel Sophie Charlotte, del quale all'epoca ero il direttore -
o, come si dice oggi, general manager - non vi avevo mai messo
piede. Era un edificio eccezionalmente grande, con elementi gotici
e romani e, come molte altre chiese di Berlino, abbandonato a se
stesso da molto tempo. Ma i recenti avvenimenti avevano richiamato
improvvisamente un gran numero di curiosi e turisti.
Io per non ero venuto per pregare, n per assistere al miracolo
della Madonna che piange di cui i media non smettevano di
parlare da un anno; n tanto meno per ammirare gli sforzi di quel
povero prete che, con tutto se stesso, cercava di opporsi alla deriva
della sua chiesa, diventata d'un tratto luogo di pellegrinaggio per
masse di devoti alla Vergine, assetati di assoluzione.
Ero venuto per scoprire se, contro ogni logica e aspettativa,
una visita in chiesa mi avrebbe aiutato. Scoprii di no.
Il primo imprevisto si era verificato un marted sera che, se non
fosse stato per un piccolo incidente, avrei trascorso esattamente
come allora trascorrevo tutti i miei marted sera. In quel periodo
alloggiavo in una suite del Sophie Charlotte. Alle ventidue e
quindici avevo terminato il mio programma sportivo giornaliero
nella palestra dell'albergo. Sorseggiata un'aranciata alla SPA, mi
concessi un massaggio ayurvedico a secco.
Garshana  questo trattamento in cui si usano guanti di seta
grezza e che, secondo quanto si dice in giro, permette di raggiungere
la pace dei sensi e del corpo. Di certo, non ho mai sentito
che uno sia impazzito a causa del Garshana. Nemmeno un turno
di lavoro di quindici ore come quello che avevo alle spalle, pu
spiegare ci che mi accadde.
Quel marted sera non c'erano stati incidenti particolari, nessun
problema con ospiti o membri del personale, nessun intoppo nel
servizio tecnico, nessuna lamentela dalla sede centrale a Ginevra.
Nulla, quella sera, lasciava presagire la minima ombra di una
crisi nella mia vita, n dal punto di vista privato n da quello
professionale, sebbene questa affermazione possa risultare dubbia
ad alcune delle persone che hanno avuto a che fare con questa
vicenda.
Alcune settimane prima,  vero, avevo assistito a qualcosa che
mi aveva toccato nel profondo, ma quel marted sera non c'era
motivo di sospettare un nesso con quella circostanza.
Vorrei mettere in chiaro due cose: la prima  che sono stato
accusato di essere un predicatore. Mi hanno definito il nuovo
Padre Leppich e c' perfino una foto che mi ritrae sul tetto di
un pulmino. La colpa  di un giornaletto scandalistico che sotto
la mia foto ha pubblicato quella del predicatore tedesco. Questo
Leppich, famoso negli anni Cinquanta come la mitragliatrice
di Dio, predicava in effetti alle folle dal tetto di una Opel Blitz.
Ma la verit  che io non sono mai stato un predicatore.
La seconda  che non ho ucciso nessuno.
Che qualcuno si comporti in modo strano, che sia fuori di s
e addirittura che venga arrestato - e come gi sapete, o per lo
meno come venite a sapere adesso, tutto questo mi  successo -
non rende affatto pi probabile l'ipotesi che quella persona sia
colpevole.
Dopo che il massaggiatore ebbe compiuto il suo dovere, dormii
per circa quindici minuti.
Quando mi svegliai ero solo nella SPA, e dovetti constatare che
non c'erano vestiti puliti - niente biancheria, niente calzini, niente
camicia, niente giacca. I vestiti che indossavo prima li avevo gi
buttati nel condotto per i panni sporchi.
Questo  il piccolo incidente di cui parlavo.
Naturalmente i nostri ospiti passano dalla SPA alla piscina alla
palestra indossando quello che preferiscono, ma per me, come
per tutti gli altri dipendenti, valeva la regola, che del resto avevo
introdotto io stesso, di vestire in maniera appropriata in qualsiasi
momento.
Per me questo significava che anche nel tragitto dalla SPA
alle mie stanze indossassi sempre un completo tre pezzi con un
fazzoletto, stirato e piegato alla maniera tradizionale, che spuntava
esattamente un centimetro dal taschino della giacca.
Al telefono redarguii l'impiegata per la sua negligenza; lei prov
a difendersi affermando che le era stato rubato il pass. Disse che
qualcuno le aveva telefonato a mio nome pregandola di passare
a ritirarlo nell'ufficio sul retro, ma una volta l nessuno ne sapeva
niente. La interruppi prima che potesse finire di spiegare per
informarla che il prezzo del pass le sarebbe stato detratto dallo
stipendio. Inoltre la avvisai del fatto che il suo comportamento
rappresentava una grave violazione del nostro protocollo di sicurezza.
No, non ero un capo gentile o comprensivo e non davo
alcuna importanza a quella che alcuni chiamano gestione moderna,
almeno finch questa prevedeva che ai dipendenti fosse
riservata la stessa leziosa gentilezza che i clienti acquistavano a
caro prezzo.
La gentilezza si paga. La franchezza, invece, nel mio lavoro 
un handicap, l'ho sempre saputo. Ma si pu fingere solo fino a
un certo punto.
Il ruolo di direttore d'albergo, per certi versi simile a quello
di un capitano di crociera, comporta una serie di compiti di
rappresentanza ai quali non ci si pu sottrarre, e che io almeno ho
sempre cercato di limitare al minimo indispensabile. Disprezzavo
qualsiasi falsa forma di cortesia e all'ipocrisia melensa avevo sempre
preferito la schiettezza professionale. Questo atteggiamento non
sempre riscuoteva successo, ma veniva apprezzato dalle persone
mature.
Alla sede centrale di Ginevra nessuno ammirava le mie doti
relazionali, le mie soft skills, tuttavia godevo di una solida reputazione
fondata interamente sul mio talento organizzativo e la mia
autorevolezza. Di conseguenza non venivo scelto per le situazioni
che richiedevano tatto e diplomazia, ma mandato nelle strutture
in cui una gestione troppo elastica aveva ridotto i quadri dirigenti
a un ridicolo garbuglio d'inefficienza. La mia nomina a direttore
di un albergo non era certo motivo di gioia per i dipendenti, caso
mai di legittima preoccupazione.
Tuttavia al Grand Htel Sophie Charlotte la situazione era
diversa. Qui non c'erano particolari difficolt. Ero stato io stesso
a chiedere il trasferimento. Il personale questo non poteva saperlo,
e non c'era motivo che ne venisse informato.
Forse l'avevo chiesto perch avevo nostalgia di casa. Mi sentivo
come quei diplomatici che dopo un lungo periodo di servizio
all'estero vengono richiamati in patria per riappropriarsi delle
proprie origini.
Dopo tanti anni trascorsi nei luoghi pi disparati del pianeta,
vedevo la Germania dalla prospettiva del turista occasionale,
e temevo di perdere il mio legame emotivo e spirituale con la mia
terra.
Il problema maggiore del Sophie Charlotte era che la nostra
banca pi importante, la Royal Bank of Scotland, aveva peggiorato
il nostro rating, e questo rappresentava un ostacolo per il
progetto di ristrutturazione generale dell'edificio. I lavori avviati
nel 2002 dal vecchio proprietario si erano rivelati insufficienti, e
ora l'hotel faticava a mantenere il suo status di albergo a cinque
stelle. Invece di entrare nel giro delle residenze Art-de-vivre,
l'albergo rischiava di essere escluso dai Leading Hotels of the
World. Se volevamo sopravvivere a Berlino, dove l'offerta di
camere di lusso era fin troppo abbondante, avevamo bisogno di
denaro sonante.
Dopo la telefonata presi uno degli accappatoi, rimossi il cellophane,
lo indossai ed entrai nell'ascensore. Arrivato alla porta della
mia suite al sesto piano strisciai la chiave magnetica nel lettore
elettronico e aprii.
Fino a quel momento era tutto sotto controllo. Ma quando cercai
di varcare la soglia, l'edificio cominci a ondeggiare. Inizialmente
con giri lunghi e ampi, poi in maniera sempre pi intermittente e
asincrona, finch tutto l'edificio prese a vibrare fortissimo.
Con un boato che ricordava quello di un aeroplano, mi sentii
la testa brutalmente scaraventata in avanti, e mi ritrovai in terra
senza aver avuto il tempo di attutire il colpo con le mani.
Sbattei la faccia sul pavimento. Con la fronte centrai la barra di
ottone che divideva la soglia dalla moquette, la cui fantasia bianca
e viola mi faceva sempre pensare al radicchio.
Poi fu silenzio.
Non so dire per quanto rimasi steso in quel modo. Un paio
di volte persi conoscenza, ma a ogni risveglio ero in grado di
dire chi ero e dove mi trovavo, ovvero all'entrata della mia stanza
con le braccia incastrate sotto l'addome e la fronte che premeva
contro il pavimento. Mi accorsi che stavo perdendo sangue dal
sopracciglio sinistro.
Stranamente, ammesso che qualcosa potesse rendere ancora
pi strana quella situazione, tenevo i piedi forzatamente paralleli,
con le dita ben piantate nella moquette.
Un soffio di vento lungo le gambe e i fianchi mi fece capire
che l'accappatoio si era sollevato, lasciandomi scoperto il sedere.
Se giravo lo sguardo verso sinistra, un'operazione dolorosa ma
possibile, riuscivo a vedere il corridoio. L'immagine era sfocata.
Tutte le suite sul piano erano occupate, era solo questione di
tempo prima che qualcuno mi scoprisse. Inoltre prima o poi sarei
comparso sul monitor della sorveglianza.
Per fortuna tra gli ospiti non c'erano VIP, per cui il personale
di sicurezza era ridotto al minimo indispensabile, ma le immagini
venivano trasmesse in maniera casuale anche alla reception e al
back office, e salvate su una memory card. Prima o poi qualcuno
mi avrebbe visto. Di tanto in tanto cercavo di alzarmi, con scarsi
risultati.
Dopo un po' le porte dell'ascensore si aprirono e apparve una
persona della quale riuscivo a malapena a distinguere la sagoma.
Cos' successo? chiese gentilmente. Riconobbi Linda Kranz,
la responsabile dell'accettazione. Mi venne accanto e si inginocchi
alla mia sinistra, sentii il suo profumo - un profumo dolce,
sofisticato, all'antica come la donna che lo portava, nonostante
avesse appena trentacinque anni. Si chin sopra di me, la sua
pelle cosparsa di lentiggini ardeva come una scottatura estiva.
Quel rossore acceso e il vistoso tremolio delle mani erano i suoi
compagni di una vita, e agli occhi della gente la facevano apparire
insicura e in soggezione.
Lei per non si lasciava intimidire, e portava a termine qualsiasi
discorso o compito con imperturbabile diligenza. Per questo
l'avevo selezionata in mezzo a un branco di sorridenti leccaculo.
Cos' successo? ripet Linda sporgendosi ulteriormente
verso di me in modo che la potessi vedere in viso. Tutto quello
che vidi per furono la sua scollatura e i suoi seni voluminosi,
fra i quali penzolava un crocifisso dorato, palese violazione delle
nostre direttive. Avevamo ospiti internazionali appartenenti alle
pi disparate confessioni religiose, e per alcuni di loro la croce
non era un simbolo gradito. Non c'era motivo di offendere o
irritare quei clienti, per questo il nostro codice di comportamento
ufficiale vietava espressamente di indossare simboli religiosi. Normalmente
l'avrei fatto presente, ma in quel momento avevo da
fare. Oltretutto per una manciata di secondi avvertii l'impulso di
allungare le mani verso quei seni arrossati che mi si protendevano
davanti. Naturalmente questo avrebbe rappresentato una ben pi
grave violazione del codice.
Cos' successo? ripet Linda. Non lo so, risposi io con
voce strozzata, non riesco a muovermi. C' stato un terremoto?
Un'esplosione?
Dove?
Ma qui ovviamente! E dove? Insomma,  successo qualcosa?
No. Non  successo niente.
Con un rapido movimento della mano destra cerc di coprirmi
il sedere con l'accappatoio, ma la stoffa era bloccata
sotto il mio peso. L'edificio ricominci a ballare, a oscillare e
infine con una nuova ondata di spaventoso fragore, vibr con
violenza.
Sono sotto le macerie? gridai appena smise. Risponda!
Sono sotto le macerie?
No, no, non ci sono macerie,  tutto a posto. Aspetti, le
do una mano. Prima mi prese per le spalle, poi per le braccia
e le gambe, tirando e strattonando, ma il mio corpo era come
paralizzato e non si spostava.
Aspetti, vado a prendere qualcosa per disinfettarle la fronte.
Torn con un tubetto di Betadine e della garza. Si mise in ginocchio
al mio fianco e mi sollev la testa con delicatezza per
medicare la ferita. Ammetto che in quell'istante fui assalito da
un improvviso, irrefrenabile, inspiegabile e assolutamente inaccettabile
desiderio di andare a letto con lei, desiderio che per un
momento si manifest anche in maniera tangibile.
Signor direttore?
S?
Credo sia meglio chiamare aiuto.
Assolutamente no. Vada a prendere la coperta in camera mia.
Anzi, ne prenda una dalla lavanderia.
Si avvi lungo il corridoio. La divisa d'ordinanza, che in pi
occasioni era stata esaltata come esempio di eleganza all'italiana,
addosso a lei sembrava l'uniforme dell'esercito della salvezza. Poco
dopo mi copr con una coperta di lana. Poi l'edificio ricominci
a muoversi e a vibrare e quando il mio corpo fu nuovamente
attraversato da quell'ondata fragorosa, cacciai un gran urlo.
L'ha sentito anche lei? chiesi a fatica.
No, cosa?
Un terremoto? L'edificio si  mosso, poi quel rumore...
Non c' stato nessun terremoto, signor direttore, non c'
motivo di aver paura.
Uffa, non ho paura!
Segu un'altra violenta serie di scosse. Poi sentii la voce. Per la
prima volta ebbi l'impressione di perdere la ragione.
Preferirei chiudere qui il mio racconto perch so bene cosa
pensa la gente - o per lo meno la maggior parte della gente -
quando sente la mia storia. Non scorder mai quel giornalista
della TAZ che a met dell'intervista scapp in preda al panico
perch pensava che lo volessi convertire. Forse temeva che potessi
davvero riuscirci. In realt, non avevo fatto altro che raccontare
la mia storia, cos come l'ho raccontata a voi. Speravo di poter
sbugiardare la stampa scandalistica.
Sto divagando. Perch in realt non vorrei raccontare un bel
niente. Tuttavia ho deciso di farlo. E inoltre ho deciso di essere
onesto. Il pi onesto possibile; anche se ho scoperto che anche
questa qualit dipende dalle giornate.
Solo quando mi sento veramente in forma riesco a rimanere
fedele alla verit.
In linea di massima non parlo volentieri di me stesso, dei miei
sentimenti e delle mie paure. Preferisco non far sapere agli altri
cosa succede dentro di me.
Se ci provo lo stesso,  solo perch non vedo alternative. Per
questo racconter la verit su di me, sulle mie esperienze, sulle
mie azioni e sulle conseguenze che hanno avuto, senza tralasciare
nulla e senza abbellimenti. Racconter questa storia cos come
si  svolta, in ordine cronologico, con le informazioni di cui
disponevo e i nessi che ero in grado di stabilire di volta in volta.
Cos sarete liberi di decidere se credermi o meno, e immaginare
cosa avreste fatto al mio posto.
Allora.
La voce.
Era forte. Incredibilmente forte. Le parole mi rimbombavano
nella testa come se qualcuno me le stesse martellando sul cranio.
Parola per parola. Come quando s'incide il numero di serie su
un monoblocco.
Tu sei mio! tuonava la voce.
Linda Kranz mi guard, e nei suoi occhi c'era l'eco del mio
terrore. Pensai che sarei morto nel giro di tre minuti. E mi pareva
una buona cosa.
Tu sei mio! A mia disposizione! Sia fatta la mia volont, non
la tua!
Il suono di quelle parole mi attravers in un tale crescendo
d'intensit, che i miei occhi e il naso cominciarono a gocciare.
L'ha sentito? chiesi a Linda.
No. Cosa? Che le prende?
Non lo ha sentito? strillai, spalancando gli occhi e puntandoli
verso sinistra. Non lo ha sentito?
No, disse ancora lei e scoppi a piangere.
Che le prende? Prese a carezzarmi la nuca con piccoli scatti
della mano destra. Che le prende?
Sento una voce.
Che voce?
La voce di Dio, mi pare.
Chiamo i pompieri.
Fino a quel momento ero riuscito con successo e determinazione
a rimuovere la sconcertante esperienza alla quale alludevo
prima. Non compariva neanche nei miei sogni. Ma in quel corridoio,
steso sul pavimento, completamente immobilizzato, mi
manc la forza di tenere a bada il ricordo e, per la prima volta
dopo settimane, le immagini cominciarono a scorrermi davanti
agli occhi.
Era successo una domenica mattina. Il cielo si stava rasserenando
dopo il maltempo. Avevo infilato in fretta le scarpe da
ginnastica per fare un giro a Unter den Linden, prima che la zona
venisse nuovamente infestata dai turisti. Presi una stradina che
correva parallela a Bebelplatz e portava fino a Unter den Linden.
Nonostante si trovasse proprio nel centro di Berlino era frequentata
pochissimo. Al massimo, di tanto in tanto veniva percorsa da
una macchina di turisti che si erano persi, da un camion o da un
taxi. A venti metri di distanza da me viaggiava una monovolume
con i vetri posteriori oscurati. Nonostante gli effetti ottici provocati
dai raggi del sole e dall'umidit, identificai facilmente il
modello. Era lo stesso, vetri oscurati compresi, che usavamo nella
sede di Singapore per il servizio navetta tra albergo e aeroporto.
Non avevo dubbi: si trattava di una Mercedes Viano X-CLUSIVE,
precisamente dell'edizione speciale con i rivestimenti in alcantara
e piuma di noce, che spesso veniva utilizzata per il trasporto dei
VIP.
La monovolume avanzava molto lentamente sull'asfalto lucido,
come se l'autista stesse pensando ad altro. Ripensandoci, credo
di aver percepito un leggero oscillamento del veicolo,
probabilmente causato da un movimento al suo interno pi che
da un'irregolarit del terreno o da una folata di vento. Arrivata a circa
dieci metri di distanza, la macchina si ferm. Sentii delle urla di
donne o bambini in preda al panico provenire dall'impianto stereo.
Poi qualcuno lo spense. L'auto si rimise in moto e cominci ad
avanzare un centimetro alla volta, come se invece dell'asfalto
stesse percorrendo una lastra di ghiaccio che poteva cedere da un
momento all'altro. Passai sul marciapiede di destra per superarla. In
quell'istante qualcuno deve aver premuto il pulsante per l'apertura
automatica della portiera scorrevole. Un grappolo di bottiglie di
plastica vuote vol fuori dall'auto e venne subito disperso da un
colpo di vento. Era come se la monovolume lasciasse dietro di s
una scia di bolle di sapone. Vidi una persona sul sedile accanto
al conducente, ma non fui in grado di distinguerla a causa dei
riflessi della luce sul vetro.
Affiancai il veicolo. Riuscii a guardare dentro.
Vidi il ragazzo.
In ginocchio. Rivolto verso di me. Con le mani alzate. I capelli
di un arancione sbiadito. Singole ciocche gli erano uscite dalla
coda. Dietro di lui a sinistra sedeva un uomo in abito elegante
con una cravatta a righe un po' troppo larga. L'uomo piangeva.
Aveva una pistola in mano. Una pistola piccola. Il ragazzo voleva
alzarsi e scappare, ma sapeva che non ci sarebbe riuscito.
L'uomo con la pistola strinse ancora di pi gli occhi, volse la
testa dall'altra parte e spar due volte alla schiena del ragazzo. Poi
lasci cadere l'arma e affond la faccia tra le mani. Gli spari si
erano sentiti distintamente.
Il ragazzo cadde in avanti. C'era sangue dappertutto. Con un
ultimo spasmo della gamba sinistra urt un borsone dell'Ikea
dal quale fuoriuscirono altre bottiglie di plastica. Alcune furono
schiacciate sotto la ruota posteriore del Viano con un rumore
stridulo. Un braccio del ragazzo sporgeva dalla macchina.
Tiralo dentro, disse una voce con tono pacato e deciso. Era
della persona seduta accanto al conducente.
L'assassino piangeva a dirotto, ma si chin lo stesso verso la
vittima. Lo vidi bene in faccia. Vidi la cravatta penzolante.
A quel punto l'autista premette sull'acceleratore. Forse mi
avevano visto dallo specchietto. Il braccio livido del ragazzo dondol
un po'prima di scomparire all'interno dell'auto. Quando la
macchina imbocc Unter den Linden, la portiera si chiuse.
La seguii per un paio di metri, cercando di vedere la persona
accanto al guidatore, ma aveva la faccia coperta dal gomito destro.
Il monovolume avanz un po' sulla corsia di sosta poi, messa
la freccia nel pieno rispetto del codice stradale, tagli la corsia
preferenziale per inserirsi nel traffico e procedere in direzione di
Alexanderplatz.
Chiamai la polizia dal mio cellulare. Giusta reazione, senza
dubbio. Eppure, vorrei non averlo mai fatto.

CAPITOLO 2.

Linda si era allontanata di un paio di metri e parlava al telefono.
Io fissavo la moquette color radicchio e avevo l'impressione
di sprofondare sempre di pi. Come se su Google Earth stessi
zoomando su un deserto viola pieno di fiumi, ruscelli e
rigagnoli bianchi.
Mi torn la nausea. Chiusi gli occhi. L'edificio era fermo.
Pensai chi dovevano chiamare se fossi morto in quell'istante. Mi
venne in mente solo la mia ex moglie. Cos, per correttezza.
Tanto perch lo venisse a sapere qualcuno.
Sette anni prima avevamo divorziato, evitando scenate e litigi.
Senza figli e senza tempo da investire nella vita di coppia, avevamo
perso presto interesse l'uno per l'altra. Nessun dolore, nessun
amore. Aveva la stessa voce di mia madre. Se proprio qualcuno
vuole vederci un risvolto psicologico, faccia pure. Tutte e due
pretendevano che le riconoscessi al telefono.
I miei genitori sono morti, la mia ex moglie  sposata con un
dermatologo e vive a Edimburgo, dove tra le altre cose lavora in
un albergo della nostra catena come responsabile del catering.
Ogni tanto ci sentiamo al telefono.
Ho avuto altre donne. A volte sono stato innamorato, ma in
sostanza l'ho sempre ritenuta una faccenda insensata. Da quando
sono tornato in Germania, non ho avuto vere e proprie relazioni.
Non riesco a mostrare interesse, che del resto scarseggia anche
da parte dell'altro sesso, ma non mi sono mai sentito solo. Un
vantaggio del mio lavoro.
Nei grandi alberghi capita di sentirsi soli come da qualsiasi
altra parte, ma non lo si  mai realmente. Persino di notte, lungo
i corridoi, durante i controlli di sicurezza e quelli d'igiene, si
percepiscono le persone dietro le porte, le si sente ansimare, russare,
parlare, discutere, piangere, ridere, amare - se ne avvertono
i desideri e le energie, e sono vibrazioni in continuo mutamento,
che seguono diverse direzioni e danno vita all'edificio. Un albergatore
esperto non ha bisogno di consultare i registri per sapere
quante stanze sono occupate, perch pi l'hotel  affollato, pi
 difficile da governare, pi fatica a respirare, pi ha bisogno di
una spinta.
Linda si inginocchi nuovamente al mio fianco. Stavolta evitai
di guardarle le tette.
Stanno arrivando, disse.
Li ha chiamati davvero, i pompieri? chiesi io.
No, la guardia medica privata dell'albergo, mi sono confusa.
Mandano qualcuno.
Sto tremando?
No,  tutto rigido e contratto. Come se avesse un crampo in
tutto il corpo.
Mi sembrava... Non c' stato un terremoto? Un incidente
aereo? Un attentato?
No,  tutto a posto. Forse fuori c' un po' di vento. Non
abbia paura.
Non ho paura! La smetta con queste osservazioni! E il vento
 fuori, mica qui dentro.
Mi scusi signor direttore. Ma ha proprio tutta l'aria di uno
che ha paura.
Restammo in silenzio. A un certo punto arriv una giovane
dottoressa. Cerc di vincere la mia resistenza involontaria, muovendomi
prima le mani e le braccia, poi i piedi e le gambe. E ci
riusc, ma a costo di dolori lancinanti.
 attaccato a qualcosa l sotto? mi chiese.
Non dica sciocchezze! Non sono attaccato a niente! Mi aiuti!
Si sbrighi!
Continu a strattonarmi senza convinzione, mormorandomi
di mollare la presa e ridendo nervosamente. Poi mi sollev la testa
per esaminare la ferita.
Qui ci vogliono i punti.
Non si preoccupi. Mi aiuti a tirarmi su, piuttosto.
Riadagi la mia testa sul tappeto.
Le do qualcosa per rilassare i muscoli, disse infine rialzandosi
e uscendo dal mio campo visivo.
Riconobbi il rumore di una lampo che si apriva, poi un
tintinnio sottile. Tir via la coperta, mi disinfett la natica sinistra
e mi fece un'iniezione incredibilmente dolorosa.
Dopo qualche minuto, la dottoressa tent nuovamente di
spostarmi le gambe, ma non era cambiato nulla.
Non posso darle altro. Bisogner portarla in ospedale.
Preso il cellulare, fece una chiamata. Poco dopo arrivarono
due infermieri che mi sollevarono, ma il dolore era troppo forte.
Rimettetemi gi, ordinai.
Ubbidirono. La dottoressa fece loro cenno di andarsene, e i
due si piazzarono all'entrata dell'ascensore, gli occhi fissi sul mio
sedere scoperto. Linda tir su la coperta.
Poi ci fu una nuova scossa, la voce, e quel fragore insostenibile,
come se ogni parola mi dovesse essere impressa a fuoco nel
cervello:
Sei mio! A mia disposizione! Sia fatta la mia volont, non la
tua!
La dottoressa alla mia sinistra mi osservava irritata. Non aveva
sentito niente, ma evidentemente dubitava della mia sanit mentale.
Non voglio andare in ospedale, dissi.
Si alz e raggiunse i due infermieri per consultarsi con loro.
Linda Kranz si mise in ginocchio accanto a me, mi pos una mano
sulla spalla e sussurrando mi chiese se sentivo ancora la voce.
Quale voce?
Ha detto di sentire una voce.
Non ho detto niente del genere. La smetta con queste stupidaggini.
Ha detto che era la voce del Signore.
Sciocchezze! Sono ateo. Non sento le voci.
Ma l'ha detto lei, sussurr insistente, accarezzandomi con
quei suoi movimenti piccoli e bruschi. Improvvisamente scoppiai
a piangere.
Sto diventando pazzo.
Ma cosa dice.
Non so che fare.
Ha provato a rispondere?
Cosa?
Forse dovrebbe rispondere alla voce.
Ma  assurdo!
Anche stare stesi in un corridoio d'albergo con il sedere di
fuori  assurdo.
Mi asciug una lacrima dal viso con il dito indice
Mandi via la gente, dissi. Vada a prendere un separ, e faccia
in modo che le telecamere di questo settore siano oscurate.
Vado ad avvertire qualcuno di sotto.
No, scenda e se ne occupi di persona. Voglio la memory card.
Rimasi cos fino a notte fonda, con i piedi bloccati in posizione
parallela e le dita piantate nella moquette. Linda fece in modo che
non mi vedesse nessuno. Accompagn alcuni ospiti alle rispettive
suite, neg l'accesso al piano a un tecnico e al carrello del servizio
lucida scarpe. Pi tardi prese i giornali dal portiere e si occup
personalmente di lasciarli davanti alle camere.
I miei organi funzionavano. Preferirei non specificare come
risolsi il problema della vescica. Le scosse e il fracasso si ripeterono
a intervalli irregolari. Linda mi consigli ancora una volta di
rispondere alla voce.
Non  importante cosa dice. Anche solo un cenno di riconoscimento.
Ripeta quello che sente. Non  difficile. Come una
preghiera.
Lei prega? chiesi con tono pi aggressivo di quanto volessi.
S. A volte dico il Padre Nostro, per esempio. O quello che
mi passa per la testa. Una parola. Una frase. Un augurio che la
giornata possa andare bene. Che io possa fare meno errori possibili.
Oppure dico semplicemente grazie. Qualcosa del genere.
Non mi piaceva il tono esoterico che Linda aveva assunto,
n il contenuto di quei suoi discorsi, e per un momento ebbi il
sospetto che in qualche modo lei stessa potesse essere colpevole
della mia penosa situazione.
Mi lasci solo. Se ne vada.
 sicuro?
S. E se vengo a sapere che ha raccontato a qualcuno quello
che  successo, la licenzio. E far in modo che non l'assumano
da nessun'altra parte.
Buona notte, signor direttore.
Vada, vada..
Sentii le porte dell'ascensore che si chiudevano e feci un ultimo
inutile tentativo di tirarmi su con le mie forze. Mi vergognavo per
il tono sgarbato che avevo usato con Linda. In queste situazioni
non viene certo fuori il mio lato migliore, gi lo sapevo, e se vi
domandate se ci provo gusto a essere cos, vi dico di no. Ma non
credo che le persone possano cambiare. Mio padre era un uomo
iracondo, perennemente insoddisfatto di se stesso e del resto del
mondo. E di me. Violento, per lo pi sul piano verbale, ma alle
volte anche su quello fisico. Da bambino ne ho sofferto molto
ed  stato uno dei motivi per il quale a dieci anni venni mandato
via di casa, in un collegio di frati cappuccini.
Chi non avesse di meglio da fare, pu leggerlo come un indizio
per spiegare ci che mi  successo in seguito. A ogni modo io,
come la maggior parte dei figli, non volevo assolutamente diventare
come mio padre, ma, e anche questo  un fenomeno diffuso,
finii per assomigliargli molto, troppo. Se non altro, oggi sono in
grado di riconoscere il carattere disperato e compulsivo di questo
mio atteggiamento. So che non  altro che la manifestazione di
un dolore indefinibile e inconfessabile, simile a quello di una
ferita fisica, i cui segnali non vengono trasmessi con sufficiente
chiarezza dal sistema nervoso. A quattordici anni lasciai il collegio
e la chiesa cattolica e cominciai a lavorare come facchino all'Hotel
Atlantic di Amburgo. Da quel giorno vivo e lavoro in albergo. In
questo ambito, il continuo trasferimento di struttura in struttura
trasforma alcune persone in collezionisti, io invece ho scelto di
diventare nullatenente. Si viaggia meglio con pochi bagagli. A
un certo punto smisi semplicemente di trasferire mobili e vestiti
da una sede all'altra. All'inizio mantenni un appartamento nella
mia citt natale, ma quando mi resi conto di non averci messo
piede per dieci anni, abbandonai anche quello.
In un magazzino conservavo qualche libro, una scrivania,
alcuni utensili da cucina e un album con circa venti foto della
mia infanzia. Il magazzino fu distrutto in un incendio e cos non
possiedo pi nulla che possa legare me o la mia storia a un luogo
geografico. Da allora  come se mi mancasse qualcosa.
Il conto bancario in una filiale tedesca della Sparkasse era
l'unico legame che avevo conservato con la mia patria, ma anche
quello col tempo aveva subito profonde trasformazioni, dalla
macchinosa gestione dei bonifici, alle operazioni via telefono,
fino all'arrivo dell'online banking, con il quale persi qualsiasi
forma di rapporto personale con quell'istituto di credito, e allo
stesso tempo - o almeno questa era la mia impressione - con il
mio passato. Solo sulla carta di credito c'era una foto del duomo
di Colonia, al quale ero sempre stato affezionato.
Quella mattina mi arresi. Contro ogni logica o istinto, decisi
di seguire il consiglio di Linda.
Pi che pronunciare le parole le ringhiai, e non accadde nulla.
Provai a ripetere la procedura e il risultato rimase lo stesso. Il che
mi diede sollievo, perch mi rendevo conto che avrei avuto dei
guai ben pi seri se un simile giochetto avesse funzionato.
Un'ora dopo, quando dalla finestra in fondo al corridoio erano
spuntati i primi raggi di sole, e la mia vescica si era svuotata per la
seconda volta, lo dissi di nuovo, forte e chiaro: Sono tuo! A tua
disposizione! Maledizione! Sia fatta la tua volont, non la mia.
La paralisi si sciolse immediatamente. Mi girai sulla schiena
goffamente e rimasi sdraiato in quel modo per un po'. I muscoli
parevano ghiacciati e tutto il corpo mi faceva male.
Mi alzai a fatica, appoggiandomi allo stipite della porta, barcollai
nella suite e mi vestii. Lasciai un messaggio in segreteria al
mio vice, Ludwig Ravensberg, nel quale dicevo di essere malato.

CAPITOLO 3.

Il medico del pronto soccorso mi spieg che, a seconda
dell'intervento, gli aghi da sutura possono essere a sezione tonda
o angolare. Infatti  pi facile penetrare la pelle usando un ago
a sezione angolare, ma quando si tratta di ricucire un organo
interno, l'ago a sezione tonda  decisamente pi adatto.
Mentre ascoltavo la sua esposizione, vedevo un filo azzurro
penzolare davanti al mio occhio sinistro. Sin da bambino ho avuto
la fobia degli aghi. Avrei preferito che usasse un filo color carne,
ma ormai mi aveva bucato pi volte con l'ago a sezione angolare,
e non volevo che ricominciasse da capo.
Le lastre non mostravano niente di particolare. Anche la TAC
cerebrale non aveva evidenziato coaguli di natura cronica n
acuta. Senza scendere nel dettaglio, e senza ricordare il nome del
medicinale, chiesi al medico se era possibile che l'iniezione per
il rilassamento muscolare avesse fatto effetto a distanza di alcune
ore.
Non era da escludere, rispose, ma cominci a farfugliare qualcosa
riguardo alla natura psicosomatica di alcuni sintomi. Le
consiglierei di attenersi alla sua specializzazione, gli dissi ammesso
che ce ne sia una per la quale  effettivamente qualificato.
Evit di rispondere, limitandosi a lanciarmi uno sguardo seccato
da sopra gli occhiali.
Me ne tornai al Sophie Charlotte senza un referto chiaro, ma
con un imponente turbante di garza in testa. Entrai nel garage
sotterraneo e presi l'ascensore.
Solo quando arrivai davanti alla suite mi venne in mente che
l'episodio avrebbe potuto ripetersi. Non essendo riusciti a smacchiare
la moquette, l'avevano sostituita con una nuova sempre
con quell'orribile disegno a forma di foglia di radicchio che
infestava l'intero edificio. Quella moquette bastava gi da sola a
giustificare l'intera ristrutturazione. Tuttavia questa volta i colori
mi apparvero decisamente pi sbiaditi. Avrei mandato un'e-mail
al facility manager per complimentarmi dell'efficienza.
Avvicinai la mia chiave magnetica al lettore della serratura,
aprii la porta, esitai per un momento, poi decisi di entrare.
Per mettere fine a quella buffonata.
Feci velocemente un passo in avanti e crollai di nuovo a terra.
Anche questa volta la mia fronte sbatt sulla fascia di ottone tra la
soglia e la moquette, e mi ritrovai con le braccia incastrate sotto
l'addome e le dita dei piedi che premevano sul pavimento.
Mancava solo la voce. Aspettai che il mal di testa diventasse
sopportabile. Almeno stavolta ero completamente vestito. L'idea
che tutto si potesse ripetere da capo e che forse mi sarei dovuto
ripresentare alla stessa dottoressa, nella stessa identica condizione,
mi lasci tramortito. Stavolta mi rinchiudono, pensai. Per forza.
Allora lo dissi. Forte e chiaro.
Sono tuo! A tua disposizione. Sia fatta la tua volont, non la
mia.
La paralisi si sciolse. Mi alzai, entrai nella suite e chiusi la porta.
Lasciai cadere a terra i vestiti e mi infilai direttamente a letto.
Mi svegliai tutto sudato nel pieno della notte, e rividi la Mercedes
Viano X-CLUSIVE scorrermi davanti agli occhi senza alcun
rumore. Rividi la portiera automatica che si apriva, il ragazzo
inginocchiato, l'uomo in lacrime dietro di lui chiudere gli occhi
e distogliere lo sguardo prima di premere due volte il grilletto.
Era successo. Non importa cosa sosteneva la polizia.
Mi alzai di botto. C'era qualcosa nella stanza che mi aveva
svegliato ed era ancora l. Fui assalito da una paura infantile che mi
tolse il respiro. Allo stesso tempo avvertii l'inspiegabile desiderio di
arrendermi completamente, di rinunciare a qualsiasi precauzione
o difesa e di non opporre resistenza, n scappare. Come se la mia
fine incombente fosse ormai una certezza e il problema fosse solo
quale atteggiamento assumere al riguardo.
L'interruttore vicino al letto non funzionava. La luce non
si accese quando lo schiacciai, e anche i LED dell'orologio
dell'impianto stereo e della televisione erano spenti. Nella stanza
c'era il buio assoluto. Con le braccia tese in avanti, avanzai a
tentoni fino al corridoio, passo dopo passo, pronto - non saprei
come dirlo diversamente - a morire.
Allo stesso tempo conservavo un'assurda speranza che tutto
presto sarebbe finito, magari con una botta in testa, o anche con
un paio di pallottole. D'accordo, basta che tutto si svolga in modo
rapido e professionale. La tua volont. Mi sta bene.
La suite consisteva di un corridoio, una camera, un piccolo
ufficio che usavo poco, un angolo cottura, due bagni e un salotto.
Raggiunsi la cucina e presi una torcia da uno dei cassetti, la accesi
e andai fino al quadro elettrico nel corridoio. Non mi voltai. Se
dietro di me c'era qualcuno non potevo farci niente. Nelle settimane
successive all'omicidio pi volte avevo avuto l'impressione
di essere osservato e minacciato in maniera silenziosa. Ora ne
avevo abbastanza. Che venissero pure!
L'interruttore generale era spento e anche la levetta dell'allarme,
che era collegata a un generatore separato, era su off. Riattaccai
la corrente e da un momento all'altro l'intera suite fu illuminata.
Quando riattivai il sistema d'allarme vidi un avviso sul display.
Mi informava che la spia di una delle porte del bagno era disattivata.
La porta dava su una scala stretta che fungeva da uscita
d'emergenza.
Qualcuno aveva spostato entrambe le levette. Riattivai l'allarme
della porta e guardai dallo spioncino. Le scale erano immerse
nella luce verde delle uscite d'emergenza, come se conducessero
a un bacino d'acqua pieno di alghe. Non osavo aprire la porta.
Qualcuno era entrato.
In bagno mi guardai allo specchio e mi spaventai. Come se
stessi fissando uno sconosciuto, cominciai a togliermi la garza e
scoprii che i miei capelli erano diventati completamente grigi.
All'ospedale li avevo gi intravisti nel riflesso di un armadietto
d'alluminio, ma avevo deciso di non crederci. Ora non potevo
pi ignorarli. I miei folti capelli neri, dei quali ero sempre andato
orgoglioso, avevano completamente perso il loro colore.
Esaminai la ferita ormai gonfia - un taglio orizzontale sopra
l'occhio sinistro, lungo circa quattro centimetri. Mi venne la pelle
d'oca quando realizzai che mi avevano effettivamente bucato la
pelle con un ago.
A sinistra sembrava che avessi un secondo sopracciglio, il che
conferiva al mio viso un'espressione disarmonica e cubista, come
in una foto sfocata. Al margine sinistro la ferita scendeva verso
il basso. Tagliai un pezzo di filo blu in eccesso, la disinfettai con
del dopobarba e riavvolsi la garza in maniera maldestra, il che mi
confer definitivamente l'aspetto di uno sceicco ubriaco.
Mi rinchiuderanno, pensai rassegnato. Farebbero bene. Quasi
me lo auguravo.
Non sarei pi riuscito a dormire, lo sapevo. E poich le telecamere
del piano erano ancora spente, decisi di affrontare il
problema di petto. Aprii la porta d'ingresso, presi due cuscini
grandi da uno dei divani, li portai fuori e li posai sulla fascia
d'ottone all'entrata. Per accorciare la distanza tra la mia fronte
e l'ipotetico punto d'impatto, m'inginocchiai. Aspettai un po'
e raccolsi le forze come un centometrista prima della partenza.
Quindi cominciai a procedere verso l'entrata, sospingendo i
cuscini con le ginocchia. Per prima cosa portai avanti la mano
sinistra, poi la destra, quindi la testa e infine il resto del corpo.
Non accadde niente. Riprovai seguendo la stessa procedura e ci
riuscii nuovamente. La maledizione era spezzata! Un trionfo!
Esultai.
Tuttavia non sapevo se ci sarei riuscito anche stando in piedi.
Con calma posizionai i cuscini, aspettai un paio di secondi, feci un
passo in avanti, poi un altro, e crollai a terra senza che il cuscino
attutisse minimamente il colpo. L'edificio trem come una nave
in preda a una tempesta. Questa volta per non sono sicuro di
aver sentito la voce. Era diverso dalla prima volta. Ma non c'erano
dubbi sul fatto che fossi di nuovo steso per terra.
Presi fiato.
Poi pronunciai le parole.

CAPITOLO 4.

Passai la notte in salotto a guardare la tv senza il sonoro, per sentire
meglio eventuali rumori. Inoltre barricai la porta d'ingresso con
il tavolo da pranzo.
Alle nove di mattina alzai la cornetta del telefono e composi
un numero.
Clinica privata del professor Conrads. Sono Veronika Schumacher,
con chi ho il piacere di parlare?
Sono Thelen. Mi passi il professor Conrads, per favore.
Salve signor direttore, un momento che controllo dov'.
Mi misero in attesa con una musica classica in sottofondo, una
musica leggermente psichedelica ma con un effetto rilassante,
adatta a chiunque avesse motivo di rivolgersi a uno psichiatra.
Signor von Thelen? domand Veronika Schumacher.
S.
Il dottore la richiamer nel giro di mezz'ora, al momento
... Ah, un minuto, sta arrivando.
Conrads.
Julian.
Ciao, come va? Come posso esservi utile?
Abbiamo bisogno del tuo aiuto.
La persona interessata pu venirmi a trovare, o preferisci che
venga io da voi?
Viene lei da voi, stasera.
Bene, conosci la procedura. Deve entrare dall'entrata laterale.
Ma falla accompagnare da qualcuno che conosce l'edificio.
L'ultima volta un cliente ha vagato avanti e indietro nel cortile
per tutta la notte innervosendo i pazienti. La persona in questione
sarebbe in grado di proporre un orario preciso?
Alle ventidue. Stasera.
Alle ventidue allora, va benissimo.
Il professor Alexander Conrads dirigeva una clinica privata di
psichiatria, psicoterapia e medicina psicosomatica, situata in un
vecchio edificio di mattoni, nascosto fra alberi e cespugli vari
all'interno del gigantesco parco dell'ospedale Charit. Ogni tanto
gli mandavamo dei clienti. Lo facevano anche altri alberghi, e
ultimamente cominciavano a rivolgersi a lui anche istituzioni
statali in cerca di assistenza discreta.
Definirci amici sarebbe esagerato, tra noi c'era una certa intesa
da quando avevamo passato insieme una nottata a fumare sigari,
aspettando che passasse la sbornia a un musicista jazz, collassato
sul divano dopo aver tentato il suicidio con una bottiglia di tequila
e trentacinque compresse di aspirina.
Conrads non fece una piega quando mi vide arrivare con la
testa fasciata, rendendosi subito conto che stavolta non ero venuto
in qualit di accompagnatore, ma di cliente. Mi condusse fino
al suo studio lungo un corridoio illuminato da luci abbaglianti,
chiuse la porta e indic due poltrone vicino alla scrivania. Qui la
luce era soffusa. Estrassi la cartella che mi avevano dato all'ospedale
e gliela passai. Conrads si tolse gli occhiali con la montatura a
giorno e improvvisamente mi sembr pi anziano. Diede una
lettura sommaria ai documenti, si alz, indic la fasciatura e dopo
aver chiesto il permesso la rimosse con mano sicura. Esaminata
la ferita, si sedette.
Allora? mi chiese.
Pensai che dopo le rivelazioni che mi apprestavo a fare, la mia
vita non sarebbe stata pi la stessa. Sulla scrivania dietro di lui
c'era un grosso orologio digitale. Segnava le ventidue e sedici.
Era una strana sensazione, guardare negli occhi un altro uomo
cos direttamente e per cos tanto tempo.
Infine dissi: Si tratta di me, stavolta, e mi sentii stupido a
descrivere un fatto di per s gi evidente. Lui annu con fare
incoraggiante e gliene fui grato.
Lo so che suona assurdo, ma ti assicuro che tutto  assolutamente
vero.
Esitai, e lui annu di nuovo. Quando ripresi a parlare tenni lo
sguardo fisso sull'orologio dietro di lui.
Non sono per niente caduto, come  scritto nella cartella.
Sono stato... sono stato letteralmente scaraventato a terra. Nel
momento in cui ho cercato di mettere piede nella suite. E sono
rimasto sdraiato tutta la notte senza riuscire a muovermi. Come
se avessi un crampo in tutto il corpo.
Mi appoggiai allo schienale e guardai fuori dalla finestra dove un
paio di rami s'agitavano alla luce di un lampione. Conrads rimase
in silenzio. Gli lanciai uno sguardo interrogativo. Lui scosse la testa.
Devi raccontarmi tutto, Julian, altrimenti  inutile. Dunque?
Deglutii.
Venivo dalla SPA, sono caduto e sono rimasto con il sedere
all'aria. Uno spettacolo...
Scosse di nuovo la testa, senza dire niente.
Feci un respiro profondo.
Ho sentito una voce, Alexander. Sto diventando pazzo.
Che voce?
Abbassai lo sguardo alle ginocchia. Stavo per mettermi a piangere.
Di chi era la voce?
Sembrava la voce di Dio, mormorai.
E...?
E... cosa? chiesi stizzito. Io non credo in Dio! Non credo
nemmeno che gli altri credano in Dio!
Dubiti che altre persone possano credere in Dio?
S. In realt, s. Almeno nel nostro ambiente. Non credo quasi
a nessuno di quelli che dicono di essere credenti.
Non  proprio un segno di grande fiducia nell'umanit.
Non m'importa se credono davvero o se fingono soltanto
per sentirsi meglio, facciano pure, ma io non voglio averci niente
a che vedere. Non ci sono poteri superiori nella mia vita.
Eppure hai sentito una voce?
S.
C'era qualcuno con te? Potrebbero averti stordito? Ti hanno
rubato qualcosa?
Vuoi dire... una specie di amnesia temporanea?
Per esempio.
No. E arrivata una collega, ma quando ero gi a terra da un
po'. La voce l'ho sentita dopo. Lei se n' accorta.
Ma questa collega la voce non l'ha sentita?
No. Neanche gli infermieri e la dottoressa. Nessuno. Solo io.
Com'era questa voce? Amichevole, neutrale, imperativa?
Imperativa. Molto forte. Fragorosa. Tonante. Dolby Surround.
La voce ti ha ordinato qualcosa?
No.
Improvvisamente mi pentii di essere venuto. Cercai di immaginare
come avrei reagito se qualcuno mi avesse propinato una
storia del genere. Mi alzai.
Conrads mi osserv con calma.
Anche in questo momento senti la voce?
No.
Che ha detto la voce?
Devo andare, risposi allungando la mano verso la cartella.
Conrads me la porse.
 questo che dice? Che devi andare?
No, no, smettila... Devo andarmene e basta. Non ce la faccio.
Il medico corrug la fronte ma rimase seduto.
Mi dici che ne pensi? chiesi con il tono di voce d'un bambino
di cinque anni.
Non sembrano esserci cause fisiche, lo ha evidenziato la TAC
celebrale. Ovviamente bisognerebbe andare pi a fondo.
Che potrebbe significare?
Difficile da dire. Al momento non posso che fare supposizioni.
Per esempio si potrebbe accertare se si tratta di allucinazioni,
o di qualcosa che potrebbe rappresentare un pericolo per te o
per gli altri. Hai mal di testa?
No.
Riesci a ricordare cos'hai fatto immediatamente prima?
Sono stato in palestra, poi alla SPA. Ricordo ogni secondo di
quello che  successo prima.
Hai avuto problemi con altre porte?
No.
Avvenimenti insoliti negli ultimi tempi? Particolari motivi
di stress, sul lavoro o nella vita privata?
Esitai. Non osavo raccontargli del ragazzo. Mi tornarono in
mente gli sguardi che si erano scambiati i poliziotti. Inoltre non
ci vedevo alcun nesso.
No, dissi. Come sai vivo da solo, ho un buon lavoro. Sono
soddisfatto.
Non c' niente che ti spaventa, ti tiene sveglio, ti affatica
o ti sfianca?
No! risposi irritato. Non ero di quelli che si sfiancano facilmente.
Indic la poltrona e tornai a sedermi.
Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Niente di particolare, c' sempre qualche situazione delicata,
ma fa parte del lavoro.
Quali situazioni, per esempio? Raccontami.
Tra un paio di giorni ci sar un colloquio con la nostra banca.
 importante. Nel fine settimana ci sono un paio di eventi, come
sempre. Per esempio c' la conferenza dell'associazione arabo-
israeliana. Delicata da un punto di vista politico, ma tutto sommato
di routine. L'azienda mi offre incarichi interessanti, attualmente
c' un posto vacante in un albergo in Oman. Accetter l'offerta.
Forse la Germania non mi fa bene.
Ho l'impressione che ci sia qualcos'altro. Qualcosa che non
vuoi raccontarmi.
Non c'entra niente. Se il mio fosse un problema fisico, di
cosa potrebbe trattarsi?
Beh, se non avessi visto le analisi avrei ipotizzato un embolo.
Considerando la latenza, il tempo che  trascorso, verrebbe da
pensare a qualcosa di cronico, magari un ematoma epidurale. Oppure
un ematoma subdurale. Sarebbe grave. Ma se fosse cos non
saresti in grado di camminare. Comunque un ematoma cronico
non s'ingrossa e non peggiora. Tuttavia, anche se non ha molto
senso affermarlo senza delle analisi pi approfondite, penso che
si tratti di un fenomeno psicosomatico.
Ma perch continuo a cadere per terra? Ne hai idea?
Non proprio. Se vuoi assolutamente dargli un nome, chiamala
isteria di conversione. Esiste una teoria secondo la quale
pensieri o sensazioni inaccettabili vengono tramutati in sintomi
fisici, provocando dolori, paralisi o disturbi al sistema nervoso.
Ma si tratta di un concetto freudiano molto controverso. Potresti
fermarti qui per qualche giorno?
No!
Se non vuoi...
Immagino non ci siano medicinali che mi puoi prescrivere?
Beh, potrei darti dei calmanti, del Diazepam o del Valium.
Ma probabilmente non farebbero altro che rallentare la voce del
Signore. Sghignazz.
Mi fa piacere che ti diverta.
Scusa. Senti, quasi tutti a un certo punto della vita attraversano
una crisi psicologica e una percentuale tra il cinque e il
dieci percento accusa disturbi allucinatori sotto forma di episodi
psicotici, con percezioni alterate di accadimenti reali. Disturbi
della percezione.
E cosa significa?
Beh, si dovrebbe approfondire.
Sarebbe a dire?
Innanzitutto bisognerebbe capire se si tratta di qualcosa di
pericoloso. Per farlo bisognerebbe mettere tutte le carte in tavola.
Ma questo tu non sei disposto a farlo. Ovviamente tutto ci
potrebbe anche essere interpretato diversamente.
Cio?
Beh, ci sono persone, e sono pi di quante pensi, che sarebbero
felici di sentire la voce di Dio. Per loro significherebbe
l'illuminazione, la redenzione.
Pi che redento mi sento malato.
Tu sei cattolico vero?
No.
Non sei stato in un collegio religioso?
S, ma molti anni fa. Dai dieci ai quattordici anni. Sono passati
trent'anni. Poi ho chiesto l'annullamento del battesimo. Da allora
sono di nuovo un pagano.
Conrads scosse la testa con un sorriso.
Si rimane cattolici, non c' annullamento che tenga.  come
quando si cancella un disco fisso. Puoi cancellare le directory, ma
i dati restano. Per eliminarli completamente devi passarci sopra
con un magnete potente, che nel caso delle persone corrisponde
a un'amnesia totale.
Ma smettila! Tanti sono stati cattolici, hanno frequentato
collegi, tanti sono stressati, tanti vivono da soli, tutti sono passati
per la pubert, ma nessuno sente le voci.
Puoi modificare la voce?
In che senso?
Che Dio parli con voce tonante potrebbe essere una concezione
antica.  possibile che l'effetto sia dovuto alla tua aspettativa
e alla tua immaginazione. Forse ti aspetti che Dio parli con voce
possente e tonante. Potrebbe valere anche per gli altri effetti. Se
dovesse accadere di nuovo, prova semplicemente ad abbassare
il volume della voce, a dargli una caratteristica acustica diversa.
Immaginalo come una radio della quale regoli le impostazioni.
Ora vado.
Ti rifascio la testa. Indic la garza che mi aveva tolto prima,
lasciata sulla scrivania come fosse una decorazione rimasta dopo
una festa. Sei affezionato a quest'opera d'arte?
Perch?
Beh, direi che  sufficiente un semplice cerotto. Non  che la
ferita sia cos grande. Questo turbante mi sembra un po' eccessivo.
Hai fatto arrabbiare il dottore?
Forse sono stato un po' brusco.
Potrebbe essere una spiegazione. Bello il colore dei capelli,
tra l'altro. E nuovo?
S.
Da quanto ce l'hai?
Da ieri.
Attese ancora un momento con la testa leggermente inclinata,
ma ora volevo veramente andarmene. Si alz, and nella stanza
accanto a prendere le bende, e mi fiss un pezzo di garza sulla
ferita con un cerotto.
Devi fare attenzione, se ne sei in grado, a un eventuale sviluppo.
Vuoi dire, se il quadro clinico peggiora?
S. Ora ti far un prelievo di sangue. Mi servono anche un
paio di capelli.
Perch?
Sei un paziente, e da noi tutti i pazienti vengono sottoposti
a un esame tossicologico.
Sai che non ho niente a che fare con droghe e roba del
genere.
Allora non sar un problema per te.
Dal suo sguardo intuii che su questo punto non era minimamente
disposto a cedere, cos acconsentii. All'uscita mi strinse la
mano, e con l'altra mi prese l'avambraccio.
Hai mai pensato di andare in chiesa?
Perch?
Cos, mi  venuto spontaneo.
Assolutamente no!
Mezz'ora dopo ero di nuovo davanti alla porta della mia suite,
come un animale ottuso davanti al recinto. Ero sempre stato
consapevole di avere poco controllo su ci che mi circondava.
Ospiti e dipendenti ne combinavano di tutti i colori, capitavano
incidenti, catastrofi naturali, persino omicidi. Il mio compito
era di pianificare il pianificabile e di reagire al meglio di fronte
a qualsiasi imprevisto.
Anche nella vita privata non solo siamo in balia delle nostre
emozioni, ma anche di quelle altrui. Non c' dubbio, la vita 
imprevedibile, ma c'era una cosa sulla quale avrei sempre potuto
fare affidamento: la certezza che avrei affrontato qualsiasi situazione
al meglio delle mie possibilit. Che avrei sempre tentato. Che
ce l'avrei messa tutta. Che sarei stato coraggioso. Ora invece ero
l, davanti alla porta del mio appartamento e non osavo entrare.
Le porte dell'ascensore si aprirono con un lieve rumore di
risucchio. Ne usc la giovane coppia americana che occupava la
suite accanto alla mia. Passando mi salutarono e mi chiesero se
avevo bisogno di qualcosa. Scossi la testa e augurai loro buona
notte. I due per rimasero fermi a fissarmi con aria preoccupata.
Senza esitare presi il cellulare, feci finta di comporre un numero,
e lo avvicinai all'orecchio. Poi lo dissi:
Sono tuo! A tua disposizione. Sia fatta la tua volont, non la mia!

CAPITOLO 5.

Per un paio di giorni svolsi le mie mansioni senza lasciare la suite,
per telefono e via e-mail. Ai miei colleghi dissi di avere l'influenza.
Tenendo a mente le parole di Conrads, cercai di ignorare la
componente soprannaturale delle mie esperienze: mi trovavo
nel mezzo di una crisi di natura psicologica o di un episodio
psicotico che mi aveva provocato dei disturbi della percezione.
S, era ben possibile che la mia prolungata solitudine mi avesse
spinto a percepire una presenza nella mia suite. Forse si trattava
di un desiderio inconscio. Gi... probabilmente il mio problema
era proprio la solitudine, oggi come ieri. E la croce tra i seni di
Linda mi aveva dato il colpo di grazia. Forse avevo bisogno di
fare sesso. O magari di un esorcista.
A parte questo, non avevo idea di cosa avesse scatenato la crisi,
e non avevo intenzione di scoprirlo. Non  compito del malato
diagnosticare l'origine e la natura del proprio malanno, tanto pi
se si tratta di una faccenda occasionale. Il suo compito  di essere
malato... e di guarire.
Non avevo pi sentito la voce e, non avendo mai lasciato le
mie stanze, non avevo pi avuto il problema di come rientrarci.
Quando arriv il sabato decisi di riprendere il mio lavoro.
Avevo passato una nottata terribile ma ero riuscito a recuperare
le forze dormendo un paio d'ore nel pomeriggio.
Quella sera in programma c'erano tre eventi che prevedevano
un saluto di benvenuto da parte della direzione dell'albergo.
Mi sembrava un buon allenamento per il meeting con la Royal
Bank of Scotland. L'incontro era fissato in hotel per il luned
mattina, e prima volevo tornare tra la gente per mettermi alla
prova.
La ferita si stava rimarginando velocemente, ma somigliava
ancora a un secondo sopracciglio sinistro. Convocai un'estetista
che, armata di cipria e correttore, fece del suo meglio per renderla
meno visibile.
Alle diciotto uscii dall'ascensore al primo piano e, come mio
solito, scesi nella lobby passando per l'ampio scalone. In questo
modo i dipendenti avevano modo di avvertirsi gli uni con gli
altri del mio arrivo. In pi avevo la possibilit di farmi un rapido
quadro di quello che accadeva alla reception, che da l si coglieva
in tutta la sua interezza, con le sue propaggini a destra, dove era
collocato il bar, e a sinistra, dove confinava con la sala ristorante.
Al centro della scena, Brian, il nostro pianista, sedeva allo Steinway
strimpellando melodie leggere.
L'atmosfera era buona, il clima della lobby sereno, quasi sospeso,
come piaceva a me. Qua e l qualcuno chiacchierava, altri
leggevano, o armeggiavano con computer e smartphone.
L'unica nota fastidiosa era una troupe televisiva che se ne stava
stravaccata sulle poltroncine da cocktail alla mia sinistra, come se ci
avesse trascorso gi diversi giorni. Era composta da due persone,
un cameraman e un presentatore/regista, che lavoravano per una
trasmissione di gossip.
Mi domandavo cosa stessero aspettando visto che non attendevamo
nessuno d'importante. Un paio di settimane dopo sarebbero
arrivati i membri di una rockband canadese, ma ero certo che
la notizia non fosse ancora trapelata alla stampa. Ovviamente
a volte i VIP, o presunti tali, si registravano usando nomi fittizi, ma
se la troupe sperava davvero di scovarne uno, doveva essere
pi discreta.
Il regista aveva circa quarant'anni, capelli biondi lunghi fino
alle spalle, in qualche modo divisi in due bande, ma senza una
vera e propria scriminatura.
La faccia scarna era in forte contrasto con il corpo grassoccio,
e i suoi jeans firmati erano talmente sformati intorno alle ginocchia
che sembrava avesse dei parastinchi. Indossava l'immancabile
giacca di pelle un po' troppo stretta per lui, e al collo portava un
foulard chiaro - probabilmente per nascondere le prime rughe.
Si faceva chiamare Augusto Boal. Un nome che suonava sudamericano,
nonostante lui fosse palesemente tedesco.
I due sembravano non curarsi minimamente del nostro assoluto
divieto di fare riprese nell'albergo. Se ce ne fosse stato bisogno lo
avrebbero semplicemente ignorato. Ormai erano da noi da due
settimane e dove trovassero i soldi per le due camere di lusso in
cui alloggiavano, nessuno riusciva a spiegarselo. In ogni caso, la
loro carta di credito era in regola.
Secondo la capo cameriera, le ragazze delle pulizie erano
estremamente riluttanti a mettere piede nelle camere della troupe,
in particolare in quella del cameraman, Armando, un nome che
ormai era conosciuto da tutto il personale, visto che il regista
amava strillarlo da un lato all'altro della hall.
Armando era un uomo tozzo e muscoloso dai tratti sudamericani.
Portava pantaloni cargo, scarpe da ginnastica, una sorta di
giaccone da caccia con tante tasche e degli sproporzionati occhiali
Versace, infilati tra i ricci biondi intrisi di gel.
Aveva un'aria simpatica: la faccia paffuta, il naso a patata, la
boccuccia da ragazza, le guance rosee - da lontano sembrava una
persona dotata di senso dell'umorismo, brava a raccontare barzellette.
Solo che non lo faceva. Il sorriso assente, la voce stridula,
effeminata e l'abitudine di non guardare mai nessuno negli occhi,
bastavano a farlo apparire spooky alle ragazze, inquietante.
Ma la vera isteria scoppi quando due cameriere scoprirono
che nell'armadio, sotto una coperta di lino, Armando teneva un
terrario nel quale si aggiravano due rane, una di colore giallo
acido, l'altra verde metallizzato. Sul coperchio chiuso con due
lucchetti c'era un adesivo: un triangolo giallo dai bordi neri con
un teschio al centro.
Il nostro responsabile della sicurezza scopr che si trattava di
esemplari appartenenti alla famiglia delle Dendrobatinae, una delle
specie animali pi velenose al mondo. La loro pelle produce un
veleno cinquemila volte pi letale del cianuro, usato dagli indiani
in Colombia per avvelenare le frecce.
Quando aveva chiesto spiegazioni ad Armando, aveva risposto
che si trattava di esemplari innocui perch cresciuti in cattivit,
ma aveva accettato di far scomparire il terrario e, come era
risultato da una discreta visita di controllo, aveva mantenuto
la promessa.
I dipendenti dietro al bancone della reception non si lasciarono
distrarre dal mio nuovo aspetto. Un giovane Assistant Front Office
Manager, questo il titolo che gli spettava, mi salut con un rapido
cenno del capo, senza interrompere la sua conversazione con una
coppia di ospiti. L'unico a rivolgermi la parola fu Felix Thomas,
uno dei nostri facchini.
Buongiorno, signor direttore. Posso chiederle cos'ha fatto
ai capelli? mi chiese mentre trascinava verso gli ascensori un
carrello di bagagli, sovraccarico oltre il lecito.
Si sarebbero ingrigiti comunque, ho pensato di velocizzare
la cosa.
Le stanno benissimo, signor direttore! Se non ha nulla in
contrario, vorrei farmi la sua stessa pettinatura.
Felix Thomas sorrise. Sorrisi anch'io mentre prendevo nota
mentalmente di rimproverarlo per il carrello. Ma non ne ebbi
mai l'occasione.
I facchini erano i nostri pagliacci e godevano di una certa
libert. Non erano solo i colleghi a sfogarsi su di loro, ma anche
i VIP con manie di grandezza o gli ospiti che si sentivano in
soggezione di fronte all'atmosfera dell'albergo. In compenso
erano i re delle mance, dato che da noi tutti gli ospiti venivano
accompagnati alle camere.
Anche nel back office furono contenti di rivedermi, o perlomeno
furono abbastanza svegli da dare quest'impressione.
Come si sente? mi chiese Linda con la faccia paonazza,
aggiustandosi il bavero dell'uniforme e porgendomi con mano
tremante alcuni documenti da firmare.
Dov' la registrazione? le chiesi a bassa voce.
Quale registrazione?
Le avevo chiesto di procurarsi la memory card della telecamera
di sicurezza. Dov'?
Nella sua scrivania, secondo cassetto a sinistra.
"L non c'."
L'ho messa nella scrivania mercoled mattina, quando ho
portato le mazze da golf che le ha regalato il signor Gerke. E visto
che la settimana prossima...
Lo so che viene Gerke. Quello che voglio sapere da lei  dove
si trova quella maledetta memory card.
Io l'ho lasciata nel cassetto. Se non c', significa che l'ha presa
qualcuno.
Chi?
Giunse le mani intrecciando le dita e tacque. La maniera in
cui mi guardava mi fece capire che sarebbe potuta rimanere cos
a lungo.
Chiesi: Vuole insinuare che l'abbia tirata fuori io stesso?
Non so chi l'abbia presa. So soltanto di averla messa l.
In quel momento entr nell'ufficio Catherine Brown, la
responsabile del catering e degli eventi, e ci salut con il suo
immancabile sorriso forzato.
Piacere di rivederla. Dobbiamo andare.
Aveva come sempre un bell'aspetto, abito celeste, capelli ossigenati,
fisico slanciato, nessun segno particolare. Le malelingue tra i
facchini l'avevano battezzata la velina, un soprannome azzeccato
dal punto di vista estetico, ma inappropriato alla sua grande ambizione.
Mentre tutti e tre attraversavamo la hall principale, Catherine
mi fece un rapido quadro della situazione scorrendo i suoi
appunti: Sala IV: convegno dei crittografi. Tema "State of the
Crypto Analysi". Inglese, francese tedesco.
Sala da ballo: serata country. Motto: Facciamo come i cowboys.
Tedesco, inglese.
Sala ricevimenti: congresso annuale della comunit arabo-
israeliana. Tema: Prospettive per un futuro comune. Inglese,
francese, tedesco.
I battenti della porta della sala conferenze IV erano aperti.
Dal bancone del guardaroba, sulla sinistra, arrivavano gli ultimi
ritardatari.
Buona sera direttore von Thelen, e buona sera anche a voi,
signore, disse un collega turco di bell'aspetto che avevo visto
appena una o due volte.
Oszan, mormor Linda.
Buona sera, signor Oszan! risposi facendo un cenno agli altri
colleghi in attesa.
All'interno la solita scena: tavolini da bar, aree buffet con personale
esterno e, davanti al palco, sedie da conferenza con la ribaltina.
I crittografi erano di buon umore e applaudirono freneticamente
la relatrice che fece numerosi inchini, alz le mani come
un'attrice che stesse ringraziando il suo pubblico, e infine liber
il palco. Camminammo tra le file dei tavolini a passo svelto,
e per quanto non amassi apparire in pubblico, mi sentivo di nuovo
pieno di energia e felicemente immerso nella mia vita.
Catherine Brown mi istru velocemente: Quest'anno il
convegno  incentrato sugli attacchi crittografici all'algoritmo
Rijndael, sulle misure di sicurezza contro gli attacchi trasversali
e sul confronto tra algoritmi di cifratura a blocchi. L'obiettivo del
convegno  quello di fornire un quadro aggiornato delle nuove
evoluzioni nel campo della sicurezza dell'Advanced Encryption
Standard. I massimi esponenti della crittografia mondiale.
S'interruppe esibendo il suo sorriso impostato. Annuii.
Quindi baster: buona sera, signori, e buon divertimento.
Niente riferimenti tematici, dissi.
Direi di s.
Strinsi qualche mano, salii sul palco, salutai il pubblico a nome
dell'albergo, augurai una buona riuscita del convegno e una piacevole
permanenza, ricevetti un applauso educato e dopo tre
minuti ero gi sceso dal palco.
Anche in sala da ballo fil tutto liscio. Come mi aspettavo,
il motto Facciamo come i cowboys era stato preso alla lettera:
c'erano musica country, urla infantili, uomini adulti travestiti da
cowboys e cos via. Uno dei nostri cuochi pi giovani, mascherato
con un cappello texano e dei pantaloni di cuoio, aveva messo
ad arrostire un maiale intero che veniva girato con regolarit
da un'allegra squaw dell'albergo.
Feci il mio saluto, accettai una birra che il presidente
dell'associazione mi vers in un orribile boccale a forma di ferro di
cavallo, e furono tutti contenti. Ma mentre chiacchieravamo, Catherine
Brown cominci a telefonare freneticamente, aggrottando
la fronte e facendo una serie di gesti confusi nella mia direzione.
Evidentemente c'era un cambio di programma: erano le diciannove
e quattordici e il mio intervento al convegno della comunit
arabo-israeliana in origine era stato previsto per le diciannove e
trentacinque.
Dobbiamo andare,  appena arrivato il vice segretario di stato
israeliano, o qualcosa del genere.  cambiato tutto il programma.
Ma non era annunciato?
No, non ci hanno detto niente. Motivi di sicurezza. Ma ce
la caveremo.
Speriamo.
Catherine Brown ci diede dei distintivi plastificati che fissammo
ai risvolti delle giacche. Attraversato di corsa il corridoio,
prendemmo l'ascensore per scendere nei sotterranei. Dopo essere
passati sotto la sala ricevimenti, risalimmo da un'entrata laterale
e infine ci trovammo faccia a faccia con quattro addetti alla sicurezza,
uno dei quali armato di una piccola mitragliatrice. Pensai
che avrebbe fatto meglio a tenerla nascosta, ma evitai di
farlo notare.
Buongiorno, disse Linda Kranz, ecco il direttore dell'albergo,
Julian von Thelen, e Catherine Brown, responsabile degli eventi
e del catering. Io sono Linda Kranz, dell'accettazione.
L'uomo osserv il suo volto paonazzo e le mani tremolanti.
Lei sorrise e lui cancell i nostri nomi dalla lista. Un altro uomo
della sicurezza ci ferm e insistette per perquisirci.
Ma  il general manager! sibil Catherine Brown.
Don't care.
Listen, he is...  insistette lei. Le feci segno di lasciar perdere.
Noproblem. Mi sfilai la giacca e lasciai che l'uomo facesse il
suo lavoro mentre una poliziotta perquisiva le due donne. Alla fine
ci aprirono le porte della sala. Qualcuno ci fece freneticamente
segno di salire sul palco, e noi camminammo spediti, mentre Linda
Kranz m'infilava la giacca e Catherine Brown dall'altro lato mi
strillava nell'orecchio informazioni che non riuscii a sentire, dato
che il pubblico stava applaudendo un uomo barbuto che aveva
appena concluso il suo discorso. Arrivato ai piedi del palco, strinsi
la mano al presidente dell'associazione e al vice segretario di stato.
Poi salii i gradini che portavano al palco.
Il testo in inglese e in francese non mi diede problemi, e fui
contento quando arrivai alla versione tedesca, perch significava
che di l a poco avrei finito per quel giorno.
Signor segretario, signor presidente, gentili signori e signore!
Vi do il benvenuto al Grand Htel Sophie Charlotte. Siamo molto
onorati di accogliervi e ci auguriamo che possiate passare una
gradevole permanenza. Sarebbe per noi motivo di orgoglio se la
nostra struttura potesse anche in minima parte contribuire alla
buona riuscita dei vostri progetti. Perci... Alleluia, cari pagani!
L'applauso incipiente si spense di colpo. Fuori della porta le
risate della security s'interruppero improvvisamente non appena
gli agenti si resero conto del mutato umore in sala. L'addetto
che aveva insistito per perquisirci spalanc la porta, si affacci e
non afferrando la situazione, cominci a strillare convulsamente
nell'auricolare. Venti secondi dopo, il segretario di stato venne
preso di forza e trascinato di fretta fuori dalla sala.
Feci appello a tutto il mio sangue freddo. Le situazioni imbarazzanti
diventano ancora pi imbarazzanti se il responsabile si
mostra a disagio. L'avevo imparato dai politici. Se la situazione non
poteva essere affrontata in maniera chiara e indolore, la priorit
era fare finta di niente. Quindi annuii senza motivo e diedi una
pacca sull'avambraccio alla relatrice, che era comparsa da dietro
le quinte con lo sguardo impietrito, come se avessi appena fatto
una battuta che era sfuggita solo a lei. Lasciai il palco barcollando,
con un grande sorriso da ebete in volto.
L'entrata secondaria era stata chiusa dopo il passaggio del segretario
di stato e cos fummo costretti ad attraversare tutta la sala.
Catherine Brown camminava rigida come un burattino, fingendo
di non conoscermi.
Linda Kranz mi prese per il braccio e mi condusse fuori della
sala con mano tremante, tra le facce sgomente dei partecipanti.
Camminavamo lentissimi, in apnea.
Fummo abbagliati dai riflettori di una telecamera. Quando
finalmente raggiungemmo l'anticamera, Linda mi guard con le
lacrime agli occhi, pallida in viso, come se la luce della telecamera
avesse fatto evaporare il colorito dalla sua faccia.
Arrivati di fronte alla mia stanza la pregai di lasciarmi solo
e aspettai che scomparisse dietro le porte scorrevoli dell'ascensore.
Poi pronunciai le parole.

CAPITOLO 6.

Passai la notte in preda al panico. Appena addormentato, mi
risvegliai di soprassalto con il fiatone e il battito cardiaco accelerato.
Ero stato svegliato dai miei stessi gemiti, simili a quelli di
un cucciolo, e avevo la netta impressione di non essere solo nella
stanza. Questa volta per i led erano accesi e la luce rischiar la
stanza appena schiacciai l'interruttore.
L'allarme era in modalit safe e le levette erano tutte nella
posizione giusta. Guardando dallo spioncino vidi la scala di servizio
illuminata di verde. Ero solo. Eppure c'era qualcosa. Ero
sempre pi agitato.
Rimasi bloccato in una condizione che normalmente si manifesta
solo per qualche istante: un momento di panico in cui
tutto il mondo circostante appare congelato. Lo sgomento che si
avverte quando si cade nel vuoto di un precipizio.
Andai in bagno, chiusi la porta, mi affacciai alla finestra e volsi
lo sguardo verso la torre della televisione, per avere un punto di
riferimento. Mi appoggiai al davanzale della finestra. Aspettavo
la voce; il frastuono; l'apocalisse; il terremoto; la fine.
Non riuscivo a respirare. Il torace si era contratto. Tutto quello
che riuscivo a fare erano brevi respiri asmatici. Avvertii di nuovo
l'assurdo desiderio di lasciarmi andare, di non opporre resistenza,
di sottomettermi.
Ancora una volta mi apparve davanti il ragazzo. In ginocchio.
Vidi l'assassino dietro di lui che piangeva, serrava gli occhi e
volgeva lo sguardo altrove. L'avevo visto.
Non m'importava cosa diceva la polizia. Aveva sparato al ragazzo.
L'avevo visto. Nessuno poteva convincermi del contrario.
Alla fine avevo ceduto e avevo fatto finta di ammettere di essermi
sbagliato. Ma non era vero. Era successo. Sapevo descrivere alla
perfezione il modello della macchina, ma non ero riuscito a
ricordare il numero di targa. Per questo ero parso meno credibile.
Ma in quel momento ero troppo sconvolto e stupito per fare caso
alla targa.
Controvoglia avevano fatto degli accertamenti. La descrizione
del ragazzo non corrispondeva a nessuna persona che risultava
scomparsa. Non c'era traccia di cadavere n di quell'appariscente
Mercedes Viano X-CLUSIVE.
Infine, un esame della scientifica aveva dimostrato che sulla
maggior parte delle bottiglie si trovavano le stesse impronte digitali.
La persona a cui appartenevano era gi nota alle forze
dell'ordine per motivi che non vollero dirmi, e la polizia fu in
grado di identificarla. Mi venne mostrata una foto. Riconobbi
immediatamente il ragazzo: la carnagione pallida, i capelli rossi, la
frangetta, la faccia. Mi dissero che effettivamente si guadagnava da
vivere raccogliendo le bottiglie per strada. Ma era vivo e vegeto.
In ottima salute. Ci avevano parlato. Volevo incontrarlo ma i
poliziotti si rifiutarono di darmi il suo nome.
Fu solo quando cominci a fare giorno e le prime luci dell'alba
illuminarono la torre della televisione che l'ansia torn a livelli
tollerabili, come se a scacciarla fossero stati i raggi del sole.
In qualche modo sopravvissi alla domenica. Anche la notte
successiva la passai chiuso in bagno, resistendo fino al luned
mattina. Alle nove in punto chiamai Conrads.
Clinica privata del professor Conrads, sono Veronika Schumacher.
Osanna!
Esit un momento, stupita quanto me.
S, prego? Con chi parlo?
Thelen. Mi passi il professor Conrads, per favore.
Ah, buongiorno, signor direttore, il prof  in riunione, al
momento non posso disturbarlo, ma gli dico di richiamarla. Tra
venti minuti, va bene?
S, grazie mille e amen!
Ehm, gi, arrivederci.
Valutai l'opzione di suicidarmi immediatamente. Due ore dopo
avevo il meeting con la banca. Prevedevo un disastro. Ma poi
dubitai di aver effettivamente detto ci che avevo detto. Non
potevo essere impazzito a tal punto. Digitai il numero del servizio
informazioni dell'azienda telefonica.
Benvenuti al servizio telefonico delle pagine gialle, sono
Ulrike Meier.
Osanna!
Altrettanto. Cosa posso fare per lei?
Vorrei il numero dell'azienda dei trasporti di Berlino.
Volentieri. Il numero le verr trasmesso automaticamente,
desidera essere messo direttamente in contatto con l'utente?
No, grazie.
Arrivederci allora.
Amen!
Appena ebbi messo gi, il telefono squill di nuovo. Fissai le
colonne di numeri che scorrevano sul display, riconobbi quello
della centrale di Ginevra, il numero americano di Mike Meyers,
il responsabile del personale dell'azienda che al momento si trovava
a New York e tanti altri ancora. Potevo immaginare quante
persone volessero dirmene quattro cos decisi di lasciare spento
sia il telefono che il portatile.
Normalmente avrei preso l'iniziativa, sarei stato io a mettermi
in contatto con loro, a inventare scuse e spiegazioni, a mettere
in atto manovre diversive. Ma qualsiasi cosa sarebbe stata inutile
finch non fossi riuscito a controllare le mie parole.
Il display segnalava un numero interno. Alzai la cornetta.
Osanna!
"signor direttore? domand Catherine Brown, palesemente
infastidita.
S.
Le vuole parlare Meyers, dell'HR. Dice che non riesce a
raggiungerla.
Lo richiamo.
 ancora in linea. Chiama da New York.
Ho detto che lo richiamo.
Viene in riunione stamattina, signor direttore?
No. Mi sostituir Ravensberg. Sono malato. Dovr pensare
pure alla RBS.
Ma ha l'agenda piena. Il meeting con la banca  delicato,
l'ha detto lei stesso. Ravensberg non  abbastanza preparato.
Io non posso. Risolva il problema.
Fece una lunga pausa per esprimere tutta la sua disapprovazione.
Ci penso io.
Grazie.
Arrivederci.
Amen!
Fissai di nuovo i numeri che scorrevano sul display del telefono.
Finalmente comparve il numero della clinica. Alzai il ricevitore
senza dire niente.
Pronto...? chiese la voce di Veronika Schumacher, leggermente
divertita.
Thelen.
Buongiorno ancora, signor von Thelen. Le passo il dottore.
Rispose subito.
Che succede, Julian?
Sto perdendo il controllo.
In che senso?
Dico cose che non voglio dire.
Per esempio?
Per esempio dico Amen al posto di arrivederci. Invece
quando chiamo qualcuno, oppure rispondo al telefono, per salutare
dico Osanna.
S, Veronika mi ha accennato qualcosa del genere..Sentii
un respiro profondo, poi una risata soffocata e un attimo dopo
era caduta la linea.
Quattro minuti e mezzo dopo sul display c'era di nuovo il suo
numero. Alzai nuovamente la cornetta senza dire nulla.
...ci sei? chiese Conrads.
S.
Perdonami, un'emergenza.
Non fa niente. In circostanze diverse anch'io lo troverei divertente.
No, no, non  divertente.  una crisi esistenziale.
Fece una pausa e mi resi conto di quanto faticasse a controllarsi.
Non ti succede se sei tu a rispondere al telefono, giusto?
chiese.
S
E funziona?
Almeno per il momento. Ma chiss per quanto. Sto impazzendo,
Alexander. E me ne accorgo. Ieri alla conferenza della
comunit arabo-israeliana ho provocato uno scandalo.
Immagino. Come?
Con una frase.
Che hai detto?
Esitai. Ma era troppo tardi per vergognarsi.
Alleluia, cari pagani!
Di nuovo Conrads fece un respiro pesante, ma stavolta non
attacc.
E poi? incalz subito.
E poi? E poi sono ancora in grado di intendere e di volere.
So distinguere tra un'espressione normale e una completamente
delirante. Ma non ho pi il controllo dei miei sensi. Non avrei
mai pensato che potesse succedermi una cosa del genere.
Conrads aspett un momento, finch fu sicuro che avessi finito.
Hai sentito ancora la voce?
Non dire stupidaggini!risposi stizzito. Poi mi torn in mente
che gliene avevo parlato io stesso. Mi dispiace. Non sono sicuro
di averla sentita. Era meno netta della prima volta.
Tutto quadra, mormor.
Cosa?
Ho qui una cosa, disse, che dovrebbe sollevarti, almeno in
parte. Ma ho anche delle cattive notizie; per esempio, perderai
la patente.
Di che parli?
Puoi venire qua?
Perch?
Preferisco dirtelo di persona. Non al telefono.
Se hai qualcosa da dire, dillo. Sembri ancora pi pazzo di me.
Allora?
Ho i risultati dei tuoi esami.
E?
Hanno riscontrato dietilammide-25 dell'acido lisergico.
Cos'?
LSD.
LSD?
S, una dose alta.
Non prendo droga.
Dicono tutti cos.
LSD?
Senza ombra di dubbio.
Provai a riflettere un momento. Assurdo. Assurdo. Ma allo
stesso tempo era come aveva detto lui: un sollievo. Finalmente
una spiegazione. Finalmente qualcosa che potevo comprendere,
anche se comportava un mucchio di nuove domande.
Non prendo droga.
Cos'avevi bevuto o mangiato prima che cominciasse? Era
marted scorso, giusto?
S. Quanto ci vuole prima che la roba faccia effetto?
Trenta, quaranta minuti.
Prima di andare alla SPA non avevo mangiato n bevuto niente
da almeno tre ore.
E dopo?
Prima del massaggio ho bevuto un'aranciata e mangiato una
mela.
Sono cose che fai regolarmente, giusto? Andare alla SPA a
una certa ora, mangiare frutta, bere un'aranciata?
S, amo la routine.
Allora adesso hai una teoria su come ti sia entrata in corpo
la roba.
La bottiglia era sigillata.
Infatti, sospetto pi della mela.
La mela? Pensavo che l'LSD si prendesse sciolta su un pezzetto
di cartoncino.
Vedo che te ne intendi. Pillole e cartoncini sono, o erano, la
variante pi diffusa. Ora non  che sia proprio una sostanza di
moda. Ma esiste anche l'LSD liquido, Liquid Acid. E quello, per
esempio, potresti tranquillamente iniettarlo in una mela con una
siringa.
Posai lo sguardo su una foto in bianco e nero del ponte di
Jungfern, nella Friedrichsgracht. Vedevo il mio doppio sopracciglio
sinistro riflesso sul vetro della cornice.
Dare a qualcuno quella roba non  mica uno scherzo.
No, Julian, non  uno scherzo.
Quanto dura l'effetto?  passata una settimana e io sono
ancora... sballato.
Beh, qui cominciano le cattive notizie. Normalmente l'effetto
dura dalle sei alle dodici ore. Di solito si prendono circa centocinquanta
milligrammi per ogni chilo di peso corporeo, ma tu ne
hai preso almeno quattro volte tanto. Una dose altissima. Questo
spiegherebbe la tua caduta e le allucinazioni acustiche. Non hai
avuto effetti ottici, o sbaglio?
Forse. Il tappeto mi ha dato da pensare, il disegno aveva qualcosa
di tridimensionale. E stato come sprofondare in un paesaggio
dall'alto, pi interessante di quanto mi aspettassi. Ora che ci penso,
 stata una delle cose pi interessanti che abbia mai visto. Che poi
in realt lo odio quel tappeto. Poi ero incredibilmente attratto
dal seno della mia collega. Era come se mi si inarcasse davanti, e
io..
M'interruppi. Preferivo non menzionare la catenina con la
croce. La mela era gi abbastanza.
Accanto alla foto del ponte di Jungfern era appesa un'immagine
del duomo di Berlino che io avrei visto meglio altrove, in Italia
per esempio, o in Spagna o in Sudamerica, dove la gente credeva
ancora in Dio con entusiasmo. A Berlino mi sembrava fuori luogo.
L'effetto dura dalle sei alle dodici ore? chiesi.
S.
Nel mio caso  passata gi una settimana.
S,  questo il problema.
Che significa?
Difficile a dirsi. Presumo che la sostanza abbia fatto saltare
qualche circuito, nella migliore delle ipotesi in maniera temporanea.
Nella peggiore, il circuito si  fuso definitivamente. Le
cliniche sono piene di persone che non si sono riprese da un
trip. Poi ci sono i ritorni d'acido, i cosiddetti flashback, episodi
psicotici spontanei dovuti a residui ancora depositati nel corpo.
Julian, devi venire da noi. Altrimenti non posso aiutarti.
E se vengo puoi aiutarmi?
Posso toglierti dalla circolazione, cos eviti di fare altri danni.
Un'altra uscita del genere e la tua carriera  finita, te ne rendi
conto, vero?
Sempre che non sia gi finita.
Posso farti un certificato, cos intanto prendi tempo, e poi
vediamo.
Ci penso.
Bravo. Ricorda: hai un posto che ti aspetta.
S, il manicomio.
No, una casa di cura moderna, per quanto estremamente
costosa, e l'assistenza di un medico primario. Non sei solo.  una
via d'uscita.
Ricevuto.
E ora basta Julian. Non ci saranno pi telefonate cos tra noi.
Va bene. Cosa dicevi della mia patente?
Informer le autorit del fatto che rappresenti un pericolo
per il traffico stradale.
E perch?
Per venire qua hai guidato tu, giusto?
S, ma ancora non sapevo della droga.
Non ha importanza.
Non devi rispettare il segreto professionale?
Il medico si rivolge alle autorit stradali contro la volont del
paziente quando questo sceglie di continuare a prendere parte al
traffico stradale, nonostante rappresenti un pericolo per s e per
gli altri a causa di una malattia come l'epilessia o in seguito alla
somministrazione di medicinali... o di droga. Fine delle trasmissioni.
Stai cercando di mettermi sotto pressione?
S. Mi conosci. La coerenza  il mio marchio di fabbrica. Non
metto a rischio la mia reputazione n quella della mia clinica. Hai
qualcosa che non va e dobbiamo capire di cosa si tratta. Inoltre c'
qualcosa che non vuoi dirmi. E un tuo diritto, ma ho paura che
ci sia un collegamento. Una cosa  chiara: devi farti ricoverare,
qui o da qualche altra parte.
Come interpreti l'aspetto religioso? Che significa secondo
te?
Mmm,  possibile che LSD abbia aperto qualche vecchia porta
nella tua mente, ma cosa c' dietro puoi saperlo solo tu. Forse
 emersa una domanda, alla quale almeno una parte di te vuole
rispondere. Forse dovresti veramente andare in chiesa.
Non ricominciare con le preghiere.
Io sicuramente non ricomincio. Mica sono io quello con le
allucinazioni religiose. Di certo, sghignazz, di certo la persona
che ti ha somministrato la roba non poteva aspettarsi questo. Avrei
voluto vedere che faccia ha fatto. Qualunque fosse il suo obiettivo,
sicuramente non era la tua illuminazione. Un altro buon motivo
per venire a stare un po' da noi. Chiss cos'altro ti aspetta.

CAPITOLO 7.

Suonarono alla porta.
Dal display del citofono riconobbi Linda Kranz, con la faccia
pi paonazza che mai. Mi allontanai dalla porta, ma lei suon di
nuovo e rimase immobile con le braccia conserte. Alla fine alzai
il ricevitore.
S?
Volevo sapere come sta.
Tutto bene. Grazie ancora dell'aiuto.
Le gira ancora la testa? Le fa male?
No, no, tutto a posto, grazie.  stato solo...
Non mi venne in mente niente.
Rimarr in camera oggi?
S.
Vuole che avverta in ufficio?
No, parler con il signor Ravensberg e gli chieder di sostituirmi.
Ha bisogno di qualcosa dalla farmacia?
Sono perfettamente attrezzato, grazie.
Posso entrare un momento? chiese.
No.
Bene, allora le auguro una buona giornata, mi faccia sapere
se posso fare qualcosa per lei.
Poco dopo lasciai l'edificio passando per un'uscita laterale.
A questo punto accesi finalmente il telefono. Ignorando tutti gli
avvisi dei messaggi in entrata, mandai un sms a Ravensberg, nel
quale scrivevo che quella mattina non sarei andato alla riunione. Il
telefono cominci a squillare, vidi il numero di Meyers e accettai
la chiamata senza parlare.
...Julian?
S.
Che ti succede?
Non te lo so spiegare Mike. So che ci tieni a essere informato
su tutto quello che succede, ma qui sono io stesso a non capirci
niente.
Smettila di blaterare e dimmi cos' successo. In cambio ti
dir che nella tua squadra c' qualcuno di cui non puoi fidarti.
Allora, che succede?
Mi trovo nel mezzo di una crisi di natura psicologica temporanea,
o di un episodio psicotico, che mi provoca dei disturbi
della percezione.
Accelerai il passo.
Beh, se  per questo, io mi sento cos tutti i giorni. Te l'avevo
detto che la Germania non fa per te. Hai idea di quanto durer
questa storia?
No. Dovrai licenziarmi.
Non lo far.
S, invece, lo farai.
Dimmi un po', chi era quel tizio ubriaco che in un bar di
Barcellona una volta mi ha detto di non avere niente all'infuori di
questo lavoro? Che questo lavoro  tutta la sua vita e che perci
non accetterebbe mai di perderlo?
Mi sa che ero io.
Esatto, quindi finiscila con le stupidaggini. Che mi dici
dell'Oman?
Che ti dovrei dire?
Abbiamo bisogno di te, il prima possibile. Non rispettano
le scadenze, sta succedendo di tutto. I lavoratori scioperano,
i dipendenti hanno occupato la lobby, i giardinieri cacano nella
piscina. Grazie a Dio non c' pi l'acqua dentro, ma di certo non
fa una buona impressione.
Dai, Mike, la situazione non pu essere cos disperata.
O s, invece. Devi fare ordine, quanto prima.
Sei proprio sicuro di volerci mandare uno che non riesce a
controllare i suoi impulsi religiosi?
S, ho saputo, ah! Ah! Un lapsus, capirai. Un tempo eri cattolico,
no? L'ho letto nel tuo fascicolo. Voi cattolici siete tutti un
po' matti. Potresti semplicemente passare all'unico vero Dio, cos
in Oriente ti troveresti avvantaggiato. Tra l'altro dovresti tenere
d'occhio Catherine Brown.
Ti ha chiamato?
S.
In questo caso forse ha fatto bene.
Ma che dici? Sei sempre stato uno che queste cose le prende
di petto, quindi vedi di tornare in te. Fa' qualcosa, alza la voce,
minaccia i dipendenti, fai esibire le roomgirls nude sul bancone
della reception, mettiti in moto! Presto sarai di nuovo nel tuo
ambiente naturale, quaranta gradi all'ombra, umidit al cento
percento, litri di sudore gi per la schiena appena lasci l'edificio,
proprio come piace a te.
Riattacc senza darmi il tempo n la possibilit di rispondere.
Era bello sentire che continuavano a contare su di me, anche se
l'accenno al mio fascicolo poteva benissimo essere interpretato
come un avvertimento. Non importava. Se mi fossi trovato al suo
posto e un dipendente si fosse comportato come avevo fatto io,
l'avrei licenziato immediatamente. Sarebbe stata l'unica decisione
appropriata. Meyers, l'avevo sempre ritenuto simpatico, ma un
debole. Ora, dover dipendere dalla sua debolezza mi dava assai
fastidio.

CAPITOLO 8.

Distratto dalla telefonata, imboccai senza accorgermene una via
laterale dove, accanto ai palazzi moderni, si trovava ancora qualche
vecchio edifcio sopravvissuto alla guerra e agli urbanisti
della DDR.
La sensazione di essere seguito era ormai diventata talmente
consueta e familiare, che non sapevo pi dire se fosse reale o
completamente frutto della suggestione. Non ci facevo pi caso.
Normalmente avrei percorso la stradina privata fino a Unter
den Linden, ma stavolta andai verso sud, risalendo fino alla
Leipziger Strasse per poi ritrovarmi sulla Franzsische Strasse.
Sul lato opposto della strada scoprii la chiesa di St.
Florentius, di cui avevo spesso sentito parlare ma che non avevo mai
notato fra i mille coffee shop, negozietti e uffici pubblici che la
circondavano.
In uno spiazzo sull'altro lato della strada, alcuni commercianti
montavano le loro bancarelle. Mi guardai intorno. La maggior
parte delle persone non capirebbe, ma per me, l'idea che qualcuno
potesse vedermi entrare in una chiesa mi imbarazzava quanto essere
beccato all'uscita di un sexyshop con due buste piene. A parte
un effettivo o millantato desiderio di cultura, non mi venivano in
mente buoni motivi per entrare in una chiesa, e inoltre in quelle
trafficate strade intorno all'hotel il rischio di incontrare ospiti o
dipendenti era notevole.
In un recondito angolo del mio inconscio forse sopravviveva
ancora la speranza in qualcosa di soprannaturale, non potevo
escluderlo. Ma a livello consapevole volevo solo eliminare questa
possibilit e rassegnarmi al mio destino, accettando la mia malattia
mentale e concentrandomi nello sforzo di tenerla nascosta fin
tanto che le circostanze lo avrebbero permesso.
La scemenza della Madonna piangente mi faceva comodo.
Offriva infatti un pretesto per entrare senza dare troppo
nell'occhio.
Avevo notato l'uomo alto e magro che prendeva il sole
appoggiato al portone e osservava i passanti con aria accigliata, ma
l'avevo scambiato per un barbone che bivaccava davanti alla chiesa
e che poteva ritenersi fortunato se non lo cacciavano.
Quindi mi fermai a un paio di metri di distanza dall'entrata
e aspettai che si formasse un varco nel traffico in modo che la
mia destinazione non fosse troppo evidente. Attraversai la strada
e percorsi rapidamente il marciapiede, con passo deciso salii la
scalinata che conduceva al portone. Il barbone mi tagli la strada,
costringendomi a rallentare, cosa che mi fece infuriare perch
rischiavo cos di attirare l'attenzione della gente. Ma mi resi conto
che la sua intenzione era di aprirmi la porta.
Adesso si paga per entrare in chiesa? chiesi irritato, ma invece
di rispondermi, mi fece segno di avvicinarmi con il dito
indice. Quando fui abbastanza vicino da sentire quanto puzzava
di tabacco e, sorprendentemente, di vernice, la sua voce esplose:
Nessuno ti amer mai come tua madre! mi url in faccia
l'esile gigante. E mentre apriva un battente del massiccio portone,
nonostante il pesante cappotto in pelle, si esib in un elegante
inchino degno d'un trampoliere.
Le sue urla infransero le mie speranze di entrare a St. Florentius
senza dare nell'occhio. Cercai di superarlo sgusciando sulla sinistra,
per ritrovarmi, due secondi dopo, steso sul pavimento, a pochi
centimetri dall'ingresso.
Sentivo le braccia incastrate sotto l'addome e la faccia dolente
contro la pietra squadrata, resa liscia dal passaggio dei secoli.
C'era odore di sangue. La ferita sulla fronte si era riaperta e mi
allarmai per il suono sordo del mio cranio sbattuto sul pavimento
per la quarta volta in otto giorni; ancora una volta era successo
senza alcuna causa apparente, e senza che fossi riuscito a stendere
le braccia per attutire il colpo.
Aspettavo la voce, il rimbombo, il Tu sei mio! martellato
sul mio cranio. Ma non arriv. Non accadde nulla. Le dita dei
piedi erano puntate sulla pietra e la mia fronte immobile sentiva
il freddo del pavimento.
Qualcuno si stava avvicinando a piccoli passi, cercai di alzarmi,
ma il corpo non rispondeva ai comandi. A fatica spostai lo sguardo
verso sinistra.
Nessuno ti amer mai come tua madre! strill il barbone e
la sua voce rimbomb cupa, come se avesse urlato in un secchio.
Buongiorno anche a te, Enrico il Nero, rispose un'allegra
voce femminile dal timbro morbido e l'inflessione berlinese.
Nel mio campo visivo comparvero un paio di scarpe dcollet
marroni tirate a lucido. Le punte erano rivolte verso la mia faccia.
Cos'ha quest'uomo? Serve aiuto?
Non puoi aiutare nessuno! ringhi il barbone. Entra e vedi
di trovare il tuo Dio!
L'ho gi trovato, mio caro. L'ho gi trovato.
Sentii il suono di una monetina che cadeva nel cestino delle
offerte alla mia sinistra, accanto al portone. Le scarpe dcollet
entrarono in chiesa e lo spigolo del portone mi colp appena sotto
il fianco destro.
Pardon, mormor il barbone tirando indietro il battente.
Nessuno ti amer mai come tua madre!strepit ancora, e in
quel momento mi pass accanto un paio di scarpe da ginnastica
senza che il suo proprietario proferisse verbo.
Enrico o Enrico il Nero, come veniva chiamato per via del
suo cappotto nero, ripeteva la sua perla quotidiana tutto il giorno,
dall'apertura della chiesa la mattina fino alla sera quando il portone
veniva chiuso.
Aveva un repertorio di massime non solo imprevedibile ma
anche inesauribile, e non ho mai avuto l'impressione che le ripetesse,
forse perch ricorreva alle fonti pi disparate e non si faceva
scrupolo a mischiare e alterare le citazioni; parabole bibliche,
aforismi, veri o inventati, slogan, titoli di giornale o magari un
misto di tutte queste cose. In genere erano frasi raffazzonate senza
criterio, altre volte, come in questo caso, sorgeva il dubbio che
potessero effettivamente celare un significato.
In origine il suo cappotto della polizia degli anni '50 era bianco,
ma lui se lo faceva regolarmente tingere di nero. All'inizio la lacca
luccicava e splendeva, poi comparivano le prime crepe, strappi
che si allargavano sempre di pi con un processo di progressivo
sfaldamento e logoramento, e alla fine il cappotto finiva per somigliare
al manto di una zebra.
Ma guarda un po', arrivano le quattro Ave Maria! disse
Enrico il Nero. Dalle scale arrivava il rumore di passi decisi e
una colonna di gambe femminili con le scarpe a stivaletto con
le suole pesanti mi pass accanto all'orecchio sinistro. Enrico il
Nero strill la sua massima:
Nessuno ti amer mai come tua madre!
E tu che ne sai? replic una delle donne con voce profonda.
Tu sei feccia nata dalla feccia!
Le scarpe marciarono verso l'interno della chiesa e la porta
sbatt di nuovo sul mio fianco. Gemetti per il dolore.
Stavolta l'ho fatto apposta, disse Enrico il Nero. Disturbi il
mio lavoro. Quindi adesso libera questa benedetta entrata perch
invero, invero e cos via, questa  la casa del Signore e non ti 
permesso bloccarla con le tue chiappe. In piedi!
Apr il portone e aspett. Sapevo benissimo cosa dovevo fare
per alzarmi. Isteria da conversione. Era tutto nella mia testa. Per
questo lo dissi direttamente a un volume cos alto che Enrico il
Nero riusc a sentirmi nonostante il traffico della strada.
Sono tuo. A tua disposizione. Sia fatta la tua volont, non la
mia.
I muscoli si rilassarono immediatamente. Mi sarebbe piaciuto
rimanere sdraiato ancora un po' per riprendermi, ma non mi concessi
tregua e presi il fazzoletto che avevo nel taschino. Quando
mi accorsi che era uno di quelli cuciti a mano, esitai un attimo ma
poi lo premetti sulla ferita sopra al sopracciglio sinistro, mentre
con l'altra mano cercavo di spolverare la giacca.
Ignorai l'esile gigante che teneva aperto il portone e mi fissava.
Il suo sguardo mi fece capire che gli sembravo strano almeno
quanto lui lo sembrava a me.
Poi i suoi occhi videro qualcosa alle mie spalle.
C' una troupe televisiva sull'altro lato della strada, mormor.
Se non vuoi finire in tv,  meglio che non ti giri. Con la mano
libera mi spinse nella chiesa.
Entra!
La porta si chiuse con un rumore sordo dietro di me. Dentro
c'era assoluto silenzio. Per un momento fu come se fino allora
non avessi cercato altro che quella quiete.
Da una colonna dietro le panche di legno sporgeva una pesante
acquasantiera di marmo, e mi chiesi quale concentrazione
di batteri e germi ci avrebbero trovato gli ispettori sanitari che
regolarmente e con grande passione venivano a controllare le
cucine, i magazzini e le celle frigorifere del Grand Htel Sophie
Charlotte. Per nulla al mondo vi avrei immerso le dita. Senza
considerare il fatto che non sapevo in quale verso bisognasse fare
il segno della croce.
Alzando lo sguardo rimasi stupito: mi aspettavo di provare un
cupo senso di ansia, disagio, d'oscurit opprimente, ed effettivamente
la parte inferiore della navata era semibuia, ma in alto,
verso la volta, la chiesa appariva sorprendentemente ampia e
luminosa.
Dieci, dodici persone, in ogni caso pi di quante me ne sarei
aspettate in una chiesa cattolica a Berlino nel pomeriggio di un
giorno feriale, si sparpagliarono nella navata.
Ogni movimento, ogni suono in quello spazio sembrava amplificato:
scarpe che squittivano, colpi di tosse che rimbombavano
e un prolungato brontolio di stomaco la cui origine non riuscii a
identificare, che echeggi nella sala come il ruggito di un animale
affamato.
Sulla destra, a met tra l'entrata e il confessionale, qualcosa
si mosse, e dietro il ripiano con opuscoli e volantini scorsi una
donna magra sui cinquanta. Portava un vestito dello stesso grigio
della parete dietro di lei, il che, grazie alla luce filtrata dalle vetrate
variopinte, le conferiva un carattere bidimensionale.
Cercai di sembrare un visitatore qualsiasi, ma l'abito su misura,
le scarpe ungheresi e soprattutto il fazzoletto macchiato di sangue
nel taschino, mi rendevano appariscente. La signora del banco
informazioni mi teneva d'occhio, forse mi aveva preso per una
sorta di mafioso. Annuii nella sua direzione ma lei non mostr
alcuna reazione. Usai un'ultima volta il fazzoletto per asciugare il
sangue sulla fronte, poi lo rinfilai in tasca. Mi avvicinai al bancone,
le sorrisi senza ottenere niente in cambio e consultai un opuscolo.
Sono gratis, bisbigli la signora, come per dirmi che non
aveva senso rubarle. Allora presi il libretto e feci un giro della
chiesa. Scoprii che il lato ovest con le volte a crociera
fiancheggiate da ampie arcate trasversali era stato costruito successivamente,
e che l'edificio principale in origine sorgeva su un luogo di
culto dei Germani. Secondo gli autori dell'opuscolo, gli elementi
gotici e romanici della chiesa si fondevano armoniosamente con
le decorazioni interne, di chiara ispirazione barocca.
Una giovane donna si alz da uno dei banchi, si rassett i
capelli, si risedette e continu ad aggiustarsi la pettinatura, come
se volesse farsi bella per il Signore.
Un vecchietto pelato si trascin lungo il corridoio centrale.
Con due dita si fece un piccolissimo segno della croce all'altezza
dello sterno e a fatica pieg il ginocchio destro fino a terra, prima
di sedersi sul banco. A quel punto congiunse le mani e chin
il capo. Ripensando alle nottate infernali che avevo passato e al
mio desiderio di piegarmi a mia volta di fronte a qualcosa sentii
l'impulso di carezzargli la testa.
La Madonna si trovava in una cappella laterale buia e spoglia,
a destra dell'altare e, almeno quel giorno, non piangeva.
Due donne, forse nonna e nipote, sedevano nella prima fila
e osservavano il volto della statua che, a differenza della sacralit
annoiata alla quale mi avevano abituato le madonne tedesche,
mostrava un'espressione autentica di profonda sofferenza; il viso
di una donna che il lungo pianto aveva reso gonfio e indistinto
nei lineamenti.
Una Virgen de la Soledad, diceva l'opuscolo, realizzata da uno
scultore di Siviglia. L'artista era riuscito a scolpirle in volto autentico
dolore.
Davanti ai banchi avevano posto un candeliere di metallo,
mentre ai lati lo spazio era sbarrato da corde intrise di polvere,
evidentemente per impedire che la gente toccasse o manomettesse
la statua.
Per quanto ne sapevo, le prime voci sulla Madonna piangente
avevano cominciato a circolare durante la scorsa estate. Piccoli
trafiletti di giornale riferivano che nella chiesa di St. Florentius
cominciavano ad arrivare i primi curiosi, ma il prete, un tipo
giovane che svolgeva qui il suo primo mandato parrocchiale, non
esit a spiegare che non si trattava assolutamente di un miracolo
ma di un banale fenomeno fisico.
Era stata la pioggia, affermava, entrata nell'edificio attraverso
una saldatura difettosa sul tetto e gocciolata sulla corona della
Madonna. Da l sarebbe penetrata nella testa della statua e quindi
uscita dall'occhio destro della figura, probabilmente per via di un
processo di condensazione.
Il tetto fu riparato, la Madonna riverniciata, e la storia pareva
finita l.
Ma un paio di giorni dopo una squilibrata di Treptow cominci
a sostenere di aver visto piangere la Madonna. Si rivolse alla
stampa scandalistica la quale, vista la calma piatta estiva, decise di
pomparla come una grande notizia che in un lampo fece il giro
del mondo.
La ragazza di Treptow, che poco dopo prese il nome di Bernadette,
divenne una sorta di star della sfera del sacro, e la chiesa di
St. Florentius un'attrazione turistica. A parte Bernadette, nessuno
vide mai le lacrime della Madonna, ma l'afflusso di visitatori non
accennava a diminuire.
I miei pensieri furono interrotti da passi pesanti. Quattro robuste
donne di mezz'et, vestite di blu e di marrone, con capigliature
che sembravano fatte di paglia compressa, marciavano lungo
il corridoio laterale. Guardandole con pi attenzione, riconobbi
le scarpe dalle suole pesanti che mi erano passate accanto alla
testa quando ero steso davanti al portale. Le quattro Ave Maria,
come le aveva chiamate Enrico il Nero, giunsero nella cappella e
si lasciarono cadere in ginocchio sui banchi, senza preoccuparsi
della loro incolumit fisica. Tutte e quattro mantenevano la stessa
postura eretta che per qualche secondo ne rivel le gambe pallide.
Dopo un profondo respiro collettivo cominciarono a strillare
il Padre Nostro a un volume tale da far sussultare le due donne
che pregavano nella prima fila.
Era tempo di andare. Quel mondo non mi apparteneva, da
questo punto di vista non era cambiato niente.
Con Dio i conti erano chiusi. Non rimaneva che la follia.
Volendo evitare sia la troupe televisiva che il barbone urlante,
cercai un'uscita laterale. Aprii il battente destro di una porta di
metallo riccamente decorata e mi ritrovai in un chiostro immerso
in un'atmosfera trasognata che racchiudeva un giardinetto.
In mezzo al praticello curato si trovava una piccola fontana.
Per quanto anche qui si sentisse in sottofondo il costante ronzio
della citt, vi regnava una quiete particolare, come se il senso della
vista neutralizzasse l'udito.
La visione era rovinata soltanto da un foglio plastificato attaccato
a una colonna che metteva in guardia i genitori dal pericolo
delle siringhe usate, regolarmente lasciate l dai tossici della zona.
Nonostante ci, avvertii l'impulso di camminare lungo uno
dei quattro lati del porticato, al termine del quale sorgeva una
croce con un Cristo di dimensioni sproporzionate. Quando per
sentii il tintinnio di chiavi e il rumore di passi che si avvicinavano,
tornai indietro e, sotto lo sguardo diffidente della signora del
banco informazioni, mi diressi verso l'uscita e aprii il portone.
Se ne sono andati, disse Enrico il Nero che stavolta non mi
aiut ad aprire la porta. Uscii con l'idea di lasciarmelo velocemente
alle spalle.
E cos tu sei il signor von Thelen? mi disse lasciandomi
di stucco. Capo del Grand Htel Sophie Charlotte. Alz lo
sguardo al cielo, come se questa informazione gli fosse arrivata
direttamente da l, ma poi sorridendo aggiunse: Non preoccuparti,
non comunico con il Signore. I tipi con la telecamera
volevano entrare e sostenevano che erano con te. Li ho cacciati.
In ogni caso quelli sanno chi sei. E se vuoi sapere che ne pensa
uno che un tempo era un peccatore, cio io, ti dir che hai a che
fare con due soggetti molto pericolosi. Credimi, so di che parlo.
Il marcio riconosce il marcio. Stai attento.
Sulla via di ritorno verso il Sophie Charlotte, mi resi conto
che probabilmente si trattava della troupe che da un paio di giorni
bivaccava nella lobby.

CAPITOLO 9.

Nel pomeriggio dormii un'oretta, poi ripresi a lavorare dalle
mie stanze. Ignorai le chiamate esterne, accettai invece quelle
interne - senza mai parlare per primo. Questo fece arrabbiare
soprattutto Catherine Brown, che non face nulla per nasconderlo.
Pronto? Signor von Thelen? E lei? Riesce a sentirmi? Pronto?
Pronto?
La sento benissimo, dissi io. Che succede?
Una signora la sta aspettando. Vuole parlarle di persona. L'enfasi
sulla parola signora stava a significare che la persona in questione
non lo era affatto, e che anche questo, per motivi inspiegabili alla
stessa Catherine Brown, in qualche modo era colpa mia.
E lei cosa le ha risposto?
Che non sono la sua assistente, ma che avrei comunque fatto
del mio meglio per raggiungerla. Poi le ho detto di aspettare.
Dove?
Al bar.
Al bar?
S.
E quando  stata l'ultima volta che ho ricevuto qualcuno al
bar? Gliel'ha detto?
Non so.
Non sa cosa le ha detto?
Sospir. Non so quando  stata l'ultima volta che ha ricevuto
qualcuno al bar.
Forse perch non ho mai ricevuto qualcuno al bar?
Beh, alcune cose non sono pi come una volta, come si fa a
distinguere?
La prego di condurre la signora nel mio ufficio.
Riattaccai prima di esclamare 1' amen! che avevo sulla punta
della lingua.
Presi l'ascensore, scesi al primo piano e percorsi lo scalone fino
alla lobby, salutai i dipendenti con un cenno del capo, attraversai
il back office centrale e aprii la porta del mio ufficio.
Avevo mantenuto l'arredamento del mio predecessore, un fan
di Le Corbusier: materiali freddi, superfici lucide, un tavolo da
pranzo con piano in vetro, poltrone di design in pelle e cromo,
una lastra di ardesia come scrivania e, dietro, una poltrona rivestita
di cuoio color cognac.
Catherine Brown non c'era pi, e la cosa mi sollevava. Linda
Kranz serv il caff con mano tremolante, anche se questo era un
compito che di certo non le spettava. Mi squadr lanciandomi
sguardi preoccupati che non sfuggirono alla donna seduta in una
delle poltrone di fronte alla scrivania. Teneva in grembo una Kelly
Bag bianca, ai piedi portava delle Louboutins color carne e mi
sorrideva come se fossimo vecchi amici.
Buongiorno signor direttore, il mio nome  Tabea Brendan.
Le strinsi la mano senza parlare e mi sedetti dietro la scrivania.
Cosa posso fare per lei? chiesi.
Sembrava appena uscita dalla pubblicit di un profumo costoso:
lunghi capelli neri, occhi azzurri, trucco impeccabile, postura
eretta, il modo elegante e femminile con cui muoveva la testa e
poi quel sorriso appena un po' troppo intimo.
Forse era questo ad aver attirato l'attenzione di Catherine Brown,
il cui ghigno costante non appariva molto naturale. Ma senza dubbio
Catherine aveva un buon fiuto per indovinare la provenienza
e l'istruzione, e qui aveva sentito puzza d'inganno: una lupa, che
invece del manto di pecora indossava un abito di Chanel.
Le persone che frequentano regolarmente alberghi come il
nostro, soprattutto se sono belle donne come Tabea Brendan, si
comportano con grande disinvoltura e senza particolare riguardo
per le convenzioni, perch non temono alcun tipo di riprovazione.
Sono protette dal loro aspetto e dai loro soldi.  tuttavia
sorprendente quante di queste persone si comportino come se
non avessero mai ricevuto alcun tipo di educazione.
Si tratta della scorsa settimana, marted sera.
Non capii subito a cosa si riferisse e la guardai con aria interrogativa.
Era steso sul pavimento davanti all'entrata della sua suite.
Sentii che stavo arrossendo e cercai di prendere ad esempio
l'imperturbabilit di Linda.
Davvero?
S. L'ho vista con i miei occhi.
Ho avuto un momento di debolezza. Nel frattempo mi sono
ripreso. Se  venuta per sincerarsi delle mie condizioni posso
tranquillizzarla. Sto benissimo.
Ha pianto. E si  pisciato addosso. Il suo sorriso rimaneva
irresistibile mentre lei assumeva un'aria naf e infantile, come se
fosse solo una ragazzina che giocava a fare l'adulta. Una tecnica
che sicuramente funzionava con molti uomini.
E cosa le fa pensare di aver ricevuto delle informazioni corrispondenti
al vero?
Ero l. Sogghign.
Dove, esattamente?
Nella sua suite.
Era nella mia suite? ripetei a volume leggermente troppo
alto.
S. Io, o meglio, noi la stavamo aspettando. Solo che purtroppo
non  riuscito a raggiungerci.
Rimasi in silenzio e la invitai a continuare con un movimento
della mano che mi ricord Conrads.
Il nome Augusto Boal le dice qualcosa? chiese.
No. Mi venne in mente che era il nome del regista, o presentatore,
che alloggiava nell'albergo, ma questo lo tenni per me.
Non so il suo vero nome, prosegu. In ogni caso, questo
 il nome che usa. Augusto Boal era un regista brasiliano morto
nel 2009. Il regista usava quel nome come pseudonimo. Le aveva
apparecchiato il solito spettacolo: sesso e droga.
E la rappresentazione si  svolta nelle mie stanze?
Il piano era quello. Come ho gi detto, l'aspettavo in compagnia
di due amiche. Eravamo splendide nonostante non avessimo
niente addosso. Ho gi detto della droga sul tavolo? Boal aveva
piazzato altre bustine in punti della stanza pi difficili da scovare
per vedere se li avrebbero scoperti prima i cani antidroga o le
donne delle pulizie.
Anche questo faceva parte dello spettacolo?
S. O almeno sarebbe stato cos se lei fosse arrivato in camera.
Vuole ricattarmi?
C' qualcuno che vuole ricattarla. Io voglio proporle un affare.
Gir lo sguardo verso la porta, per un istante cambi espressione
e mi accorsi che aveva paura. Scosse la testa e riprese a parlare.
Io le racconto cosa c' dietro a questa storia e in cambio lei
mi fa una cortesia.
Che poi si trasformer in un'infinita serie di pagamenti,
replicai in tono annoiato.
No. Non si tratta di soldi. Guadagno gi abbastanza, probabilmente
pi di lei. Quello che voglio  una vita diversa, un
lavoro diverso.
In un albergo?
S. In un albergo. Non qui, in Asia o negli Stati Uniti. Lei
conosce le persone giuste. Avevo intenzione di intraprendere la
carriera alberghiera, ma poi mi sono data alla prostituzione. Da
un punto di vista economico conveniva, ma per il curriculum
non  il massimo. Ora ho trentasei anni, anche se ne dimostro
ventisei. Devo reinventarmi.
Mi regal un sorriso mozzafiato.
Qualsiasi responsabile del personale vorr vedere dei documenti,
dissi, delle referenze, se si tratta di una posizione
importante verranno fatti degli accertamenti.
Conosce sicuramente qualcuno che pu farne a meno. Queste
sono le mie condizioni.
Okay.
Siamo d'accordo?
Se le sue informazioni dovessero rivelarsi utili le far avere il
posto di...?
Director of Conventions and Sale.
Director of Conventions and Sales, o una posizione equivalente.
A partire da quando?
Da subito. Prese la carta d'identit dalla borsa e la pos sulla
lastra d'ardesia. Sul documento il suo nome era Theresa Baker.
Nella foto portava capelli biondi a caschetto. Mi segnai i dati e
le restituii la carta.
Ora sa come mi chiamer e che aspetto avr, disse. Mi
possono scoprire in qualsiasi momento.
Un'identit fittizia? Il sorriso scomparve.
Una nuova vita.
Perch vuole cambiare nome?
Se questi scoprono che li ho traditi mi uccidono.
Sta esagerando.
Per niente.
Racconti.
Con quelle reti televisive Boal ci lavora solo ogni tanto,  la
sua copertura. Si considera un artista. Il suo cavallo di battaglia
 il teatro invisibile', che  un'invenzione del regista di cui ha
preso il nome. In poche parole si tratta di rappresentazioni di
realt fittizie. Per esempio: un uomo in un supermercato tiene
la moglie al guinzaglio. I clienti sono scandalizzati, nasce una
discussione sul ruolo della donna nella societ. Se lo vada a leggere,
se le interessa. La messa in scena pensata per lei si apriva
con Armando che iniettava dell'LSD in una mela. Se lei ci avesse
raggiunto, Armando avrebbe avuto giusto il tempo di girare un
paio di squallide scene prima dell'arrivo della polizia, che avrebbe
trovato droga e donne nude.
Fece una pausa e sorrise, perch si accorse che in quel momento
me la stavo immaginando nuda.
Le avrebbero trovato l'LSD ancora in circolo, prosegu.
Questo era il piano. Magari si ricorda di Immendorf, il pittore
morto, oppure dell'onorevole Friedmann, che si  dovuto dimettere
per una storia simile? Boal ha preso ispirazione da loro. Allo
stesso tempo per, dal punto di vista artistico, era insoddisfatto del
piano perch riteneva che l'idea di fondo fosse troppo banale
e non gli permettesse di sfruttare a pieno il suo talento. La necessit
di toglierla di mezzo per  nata all'improvviso. Troppo tardi per
escogitare qualcosa all'altezza delle sue ambizioni. Lei  solo un
personaggio secondario che deve uscire di scena.
Il sorriso era sparito. Al suo posto erano comparsi alcuni lineamenti
delicati.
Con la sua performance ha fatto saltare la sceneggiatura originale.
Boal era entusiasta. E dato che non poteva pi ritrarla come
un puttaniere tossicomane, ha deciso di riprenderla mentre era
sdraiato mezzo nudo su quel tappeto orrendo e delirava in preda
alle allucinazioni.
Non me ne sono accorto.
Ha perso conoscenza un paio di volte. Ho visto il materiale,
Boal lo sta montando con il portatile. Manca la musica, ma a
breve sar finito.
E poi?
Useranno il video per liberarsi di lei. Se non dovesse funzionare,
verr ucciso. Nel suo caso prima ci provano con le maniere
gentili, per non attirare l'attenzione.
Queste sarebbero le maniere gentili?
S.
Ma perch? Cosa c' dietro a questa storia?
Esit. Si tratta di medicinali, farmaci contraffatti.
E io cosa c'entro?
Questo glielo dico appena ho la conferma del lavoro.
Non mi basta. Posso trattenerla qui e chiamare la polizia, ci
ha pensato?
Lei vuole chiamare la polizia? Proprio lei? Si pieg in avanti,
afferrando la scrivania con entrambe le mani. I suoi giorni da
stronzetto arrogante sono finiti! Ancora non l'ha capito?
Non reagii.
Pensa veramente che la polizia verr un'altra volta se la chiama
lei? Pensa che stavolta le crederanno?
Questo era un duro colpo e me lo si leggeva in faccia. Sapeva
del ragazzino.
C'entra con... l'omicidio a cui ho assistito?domandai.
Questo glielo dir ad affare concluso.
Si alz e si avvi verso la porta. Vengo domani alle ventidue
d'accordo?
No, venga gioved mattina alle otto. Nella mia suite. Conosce
la strada.
Questo  vero. L'ultima volta abbiamo preso le scale di servizio,
invece dopodomani salir in ascensore.

CAPITOLO 10.

Sono tuo. Pronunciavo quella frase ogni volta che entravo
nella mia suite, pienamente consapevole dell'assurdit della cosa.
Lo consideravo il male minore, convinto che la situazione non
sarebbe minimamente migliorata se avessi continuato a sbattere
con la faccia per terra.
Non m'importava pi quale fosse la causa: un'imperscrutabile
volont superiore, alla quale non credevo, oppure, come sosteneva
Conrads, un'isteria da conversione, provocata dalla mia stessa
psiche, alla quale ero ancora meno disposto a credere.
Un baratto: scambiavo un momento di follia con la vaga
speranza di conservare quel poco di sanit mentale che mi era
rimasto. Per quella manciata di secondi permettevo a me stesso
di varcare i confini della mia percezione della realt. Poi, con la
disinvoltura di un montatore, cancellavo quell'inquadratura dai
seicentoventottomilaquattrocento secondi che costituivano il film
della mia giornata e andavo avanti. Come se niente fosse.
Durante il giorno lottavo per conservare il mio posto di lavoro,
facendomi vedere in giro, dando ordini e mostrando interesse per
le diverse questioni. Mi scusai per iscritto con gli organizzatori
della conferenza che avevo sabotato. Mi ero ripreso, li rassicurai,
dopo un breve soggiorno nella clinica del professor Conrads, e
promisi loro che a breve mi sarei fatto sentire telefonicamente.
Nonostante negli ultimi giorni non mi fossi prodotto in altri
lapsus, continuai a evitare qualsiasi forma di saluto, la qual cosa
velocizz le relazioni con il pubblico e con il personale, ma gener
anche un certo scontento.
Il personale con il quale interagivo di meno durante la giornata
- camerieri, donne delle pulizie e in generale i dipendenti
che svolgevano un lavoro duro e mal pagato - non apprezz
che invece di salutarlo con dovizia di parole, ora mi limitavo
a brevi cenni del capo. Non vi era abituato. Cercai di colmare
la mancanza sorridendo, ma a questo era ancora meno abituato.
Se fino a quel momento non avevo avuto la fama di persona scostante
e altezzosa, ora me la stavo rapidamente guadagnando.
Alle riunioni tutti si sforzavano di ignorare il mio comportamento
e il mio nuovo aspetto, ma al mio arrivo abbassavano la
voce e si scambiavano rapide occhiate, come se temessero che la
mia testa ingrigita fosse piena di lava, pronta a esplodere da un
momento all'altro.
Mentre Linda Kranz seguiva ogni mio movimento con visibile
preoccupazione, Catherine Brown non mi nascondeva il suo
disprezzo. Entrambi gli atteggiamenti m'infastidivano, per quanto
dovessi riconoscere che tutte e due avevano i loro buoni motivi.
Ravensberg mi rifer che i rappresentanti della Royal Bank
of Scotland avevano mostrato una certa irritazione per la mia
assenza. Era riuscito a fissare un'altra data, ma gli avevano fatto
capire che esigevano di incontrarmi di persona.
Era gioved mattina e io aspettavo la mia ricattatrice. Avevo parlato
con un paio di persone, consultato vari portali di alberghi alla
ricerca di posti vacanti, e alla fine ne avevo trovato uno perfetto:
un hotel a cinque stelle di Hong Kong del quale avevo conosciuto
il general manager durante un paio di scorribande per locali
notturni a Lan Kwai Fong, dopo la separazione da mia moglie.
Lo chiamai spiegandogli che volevo piazzare una conoscente
priva dei documenti necessari. Probabilmente pens che volessi
liberarmi di un'amante. In ogni caso accett di assumerla per un
periodo di prova e io gli spedii un'e-mail con i dati fittizi.
Per uno come me, da sempre inflessibile nel rispettare le regole,
infrangerle era tutt'altro che piacevole, ma non avevo scelta.
D'altro canto mi era capitato spesso di dover scrivere raccomandazioni
per completi incapaci solo perch avevano contratti a
prova di bomba, quando invece avrei dovuto buttarli in strada con
un calcio nel sedere. Cos il fatto che per una volta aiutavo una
persona disposta a fare di tutto per ottenere un posto di lavoro,
mi dava persino una certa soddisfazione. Non avevo dubbi che
Tabea Brendan si sarebbe rivelata perfetta per quel posto.
Aspettai fino alle otto e trenta, ma non si present.
Durante il briefing mattutino Catherine Brown mi rifer che una
delle nostre limousine, una Phaeton, era stata rubata all'aeroporto
di Schnefeld mentre l'autista aspettava un ospite al counter della
Lufthansa. Dato che si trattava di un noto avvocato di Monaco
in viaggio con l'amante, l'autista aveva preso una delle macchine
senza il marchio dell'albergo, ma quando erano tornati al parcheggio
la Phaeton non c'era pi.
L'autista aveva ancora con s le chiavi, ma come scoprimmo
in seguito, dalla cassaforte del back office mancava la copia di
riserva. Da quanto, non lo sapevamo. Il colpevole poteva essere
chiunque avesse messo piede nel back office dal momento che
la cassaforte veniva chiusa solo di notte. A detta della polizia le
telecamere dell'aeroporto non fornivano alcun indizio. Anche i
vigili non seppero dirci nulla. Delegai la faccenda a Ravensberg.
Catherine Brown cominci a sostenere che bisognava inasprire
le misure di sicurezza e che in generale era arrivato il momento
di cambiare un paio di cose. Mentre lo diceva teneva lo sguardo
fisso su di me. Sentivo che vibrava dalla rabbia e che aveva bisogno
di tutto il suo autocontrollo per non mettersi a strillare.
Quella sera tornai presto alla mia suite nell'eventualit che si
facesse viva la mia ricattatrice. Si fecero le dieci e mezzo, poi le
undici e infine mezzanotte, e ancora non avevo avuto sue notizie.
Mi aspettava un'altra nottata da passare sul divano a guardare la tv,
chiedendomi perch improvvisamente la mia vita avesse smesso
di funzionare.
Setacciai internet per ricavare qualche informazione sulla troupe
televisiva. I due lavoravano effettivamente per le redazioni di gossip
di un paio di canali pubblici e privati che si occupavano principalmente
di documentare scandali sessuali, droga-party e figuracce
varie dei VIP o presunti tali. Ripugnante, ma niente di nuovo.
Armando, l'operatore che aveva tanto inquietato le ragazze del
room service, di cognome faceva Ramirez. Il regista in realt si
chiamava Wolfgang Meier. Augusto Boal, l'inventore del teatro
invisibile sul quale trovai un paio di articoli poco interessanti,
era effettivamente il suo nome d'arte.
All'una suonarono alla porta. Sul monitor invece di Tabea
Brendan, la mia ricattatrice, vidi Linda Kranz. Aprii.
Posso restare qui stanotte? chiese. Le sue guance erano rosse
come se fosse appena stata schiaffeggiata. Esitai, e lei si limit a
passarmi accanto. Sentivo rimbalzarmi in testa le frasi che normalmente
avrei detto in una situazione del genere: ma cosa le
prende? E impazzita? Sparisca!
Per non dissi niente.
Linda aveva con s una borsa di tela. Ignor il caos in salotto,
i cuscini, la coperta e il vassoio della cena che avevo lasciato per
terra. And in camera da letto, spar in bagno e dopo cinque
minuti usc con un pigiama blu scuro, pi vestita di qualsiasi donna
avessi mai visto in una camera da letto. Con la disinvoltura di un
partner di vecchia data s'infil nel letto e spense la luce. Rimasi
cos com'ero, in t-shirt e boxer, e mi sdraiai al suo fianco, la strinsi
tra le braccia e per la prima volta da molto tempo sprofondai in
un sonno profondo. Non sognai nulla.
Dormii fino alle sei, quando suon la sveglia, e mi ritrovai con
la faccia poggiata sulla sua nuca calda.
Mi hai stretto la mano per tutta la notte, Julian, disse Linda,
e suon come un rimprovero. Ma non tir via la mano.
Pi tardi facemmo l'amore. Inizialmente sembrava un po'
un'infermiera che libera un paziente dal tormento di un'erezione,
e io mi sentivo come un malato che chiedeva di esserne liberato.
Poi per l'imbarazzo svan e crebbe l'intimit.
Per la prima volta fui contento della mia situazione perch mi
lasciava libero di fare ci che normalmente non avrei mai fatto.
Avere rapporti sessuali con membri del personale costituisce una
grave violazione del codice di comportamento, e sarebbe motivo
di licenziamento anche in condizioni normali.
Mentre ci vestivamo mi chiese se sentissi ancora la voce. Negai,
imbarazzato. Poi volle sapere se avessi ancora paura.
S, dissi, ma non mi va di parlarne.
Secondo la mia esperienza, la paura bisogna lasciarla venir
fuori. Poi s'impara a conviverci.
Non risposi nulla, perch non volevo farle capire cosa pensavo
di quel genere di chiacchiere. Avvertivo nettamente la distanza
siderale tra i nostri due mondi, ben consapevole che quella notte
non avrebbe mai potuto dare inizio a qualcosa che somigliasse
a una relazione.
Pensai a qualcosa da dire, ma poi fu Linda a chiarire la questione.
Quello che  successo stanotte non si ripeter, Julian. Voglio
che lei lo sappia. Non staremo insieme, n come fidanzati, n
come amanti. D'accordo?
S, d'accordo, risposi stupito dal fatto che ci sentissimo allo
stesso modo, o che avesse anticipato il mio desiderio per non
rimanere ferita.
Prese la borsa e mi diede un bacio delicato, poi un altro pi
intenso tenendo gli occhi chiusi, e dal contatto con le sue labbra
sentii che sorrideva.

CAPITOLO 11.

Il mio licenziamento avvenne quel giorno, alle undici e un quarto.
Ero nel back office quando sul display comparve il numero di
Meyers. Doveva essere successo un fatto eclatante, perch a New
York in quel momento erano le cinque e un quarto, e Meyers
non era uno che si svegliava presto.
Accettai la chiamata e aspettai.
.. .Julian?
S.
Per un attimo esit. Mi dispiace.
Cosa ti dispiace?
Sei su YouTube.
Davvero?
S. Mostri il sedere a tutto il mondo. E urti la sensibilit
di almeno due religioni mondiali. I nostri avvocati faranno in
modo che il filmato sia rimosso dalla piattaforma, ma ovviamente
rimarr in rete, per quello non c' niente da fare.
Mostro il sedere?
S, sei sdraiato nel corridoio, su quella moquette orrenda che
avete da voi.
Rimanemmo in silenzio.
Allora, questo  quanto?
S.  finita.
Mi diede il tempo di assorbire il colpo. Gestiva la situazione
con grande bravura e sensibilit, mi dissi. Se proprio bisogna essere
licenziati, che almeno lo faccia chi conosce il suo mestiere. Forse
quella che avevo sempre scambiato per debolezza non era altro
che una moderna forma di professionalit.
Tutto a posto? chiese.
No. S. Non lo so.
Ci farai causa?
Immagino di s. Per principio. Sono uno che si batte, lo sai.
S, lo so. Ma so anche che non sei stronzo come dicono tutti.
Ti auguro buona fortuna, Julian.
Grazie. Buona fortuna anche a te. Amen.
Ma s, amen, caspita. Amen!
Nella mia suite accesi il portatile, andai su YouTube e trovai il
filmato.
S'intitolava: Thelen alle porte di Damasco.
Boal aveva drammatizzato la storia e modificato la cronologia
degli eventi, per dare maggiore tensione al video. Le riprese traballanti,
fatte con la telecamera a mano, servivano a evidenziarne
il carattere documentaristico. Nella prima scena comparivo di
spalle, mentre mi muovevo verso la chiesa di St. Florentius, con un
sottofondo musicale organistico. La chiesa appariva mostruosa e
sembrava risucchiarmi. Salivo la scalinata. La tensione aumentava.
A questo punto lo spettatore vuole vedermi in faccia. Chi 
quest'uomo?
Nella scena successiva sono a terra, ai piedi di Enrico il Nero.
La mia faccia sul pavimento  nascosta. Chi  quest'uomo?
Segue la scena in cui sono sdraiato davanti alla mia suite, come
se fosse avvenuta dopo. Il mio sedere nudo era stato ampiamente
ripreso in modo da farlo apparire il pi grottesco possibile, il mio
viso sulla moquette-radicchio era contratto in una smorfia che
lo rendeva irriconoscibile, con il sangue che gocciolava dalla fronte
e i capelli ancora neri come il carbone.
Ma ancor peggio erano le riprese della telecamera di sorveglianza
che, montate insieme alle altre immagini, rendevano
autentico e realistico il filmato. Ora sapevo che fine aveva fatto
la memory card.
Infine veniva l'highlight della mia carriera cinematografica, la
mia performance davanti alla comunit arabo-israeliana in tutti
i suoi dettagli: io che mi avvicino al palco con i capelli grigi, la
ferita al sopracciglio coperta dal cerone, primo piano ravvicinato
della mia faccia con un'espressione nient'affatto disinvolta come
avevo pensato, ma contratta, carica di tensione, quasi fanatica.
Discorso di benvenuto forzato ma scorrevole. Testo in inglese.
Testo in francese. Testo in tedesco. Infine, il fatale Alleluia, cari
pagani!
Poi la mia uscita di scena, accompagnata da un coro solenne,
con tanto di smorfia imbarazzata da politico che  appena stato
beccato a mentire. Linda accanto a me con la faccia cerea, da
fantasma - una pallida infermiera che accompagna un uomo in
preda al delirio.

CAPITOLO 12.

Dopo aver visto il filmato decisi che era giunto il momento di
accettare la proposta di Conrads e farmi ricoverare. Avrei pensato
in seguito a cosa fare, anche se in quel momento immaginare
un futuro era difficile. Non potevo andare avanti cos, neppure
per altri dieci minuti. Alzai il ricevitore un paio di volte per
chiamare Conrads. Ma non lo feci. Aspettavo senza sapere bene
cosa. Alla fine invece del numero della clinica digitai quello
della reception.
Buongiorno, signor direttore. Cosa posso fare per lei? domand
Heinrich Lybeck, il mio usciere preferito, con la sua voce
giovanile nonostante i suoi sessantaquattro anni. Aveva riconosciuto
il mio numero dal display. Bench lavorasse di notte, non era
insolito che fosse in albergo anche di giorno. Sostituiva spesso i
colleghi perch da quando era morta sua moglie preferiva stare
in albergo piuttosto che a casa.
Per cortesia, controlli se la troupe televisiva  gi ripartita,
lo pregai. Avevano la 234 e una delle stanze accanto. Il nome
dovrebbe essere Boal. L'altro si chiama Ramirez.
Lybeck ci mise un po'. Era preciso, ma non esattamente rapido.
Quando il Sophie Charlotte mi fu affidato, uno dei pochi punti
critici erano i tempi lunghi di check-out, e il mio predecessore,
che non ne aveva avuto il coraggio, mi consigli di licenziare
l'anello debole della catena. Ma per me Lybeck era uno dei simboli
dell'albergo. Lo nominai capo del turno di notte e gli affiancai
un paio di mani svelte. Funzion, e i tempi del check-out si
accorciarono notevolmente.
Lybeck torn al telefono.
Armando Ramirez, numero 235 e Augusto Boal, numero 234.
Sono tutti e due in camera. Ordinano scampi e Bloody Mary da
un'ora e mezzo. Inoltre hanno avuto problemi con la pay-tv, ma
siamo riusciti a risolverli.
Scampi e Bloody Mary?
S, disse Lybeck con tono perfettamente neutrale ma con
una piccolissima pausa che rendeva perfettamente esplicito il suo
pensiero su quel genere di menu.
Posso fare qualcos'altro per lei, signor direttore? era sincero
e mi fece piacere.
No. Grazie mille.
Arrivederci, signor direttore.
Arrivederci, signor Lybeck.
Solo quando mi fui alzato dalla scrivania mi resi conto di averlo
salutato normalmente, niente alleluia, amen n altri vaneggiamenti
spirituali. In piedi, composi il numero delle pagine gialle.
Buongiorno, benvenuti al servizio informazioni delle pagine
gialle, sono Stefan Siebr, cosa posso fare per lei?
Salve. Buongiorno.
Salve, cosa posso fare per lei?
Ah, ho gi risolto, scusi il disturbo.
Non c' problema, buona giornata. Arrivederci.
Buona giornata anche a lei. Arrivederci.
Lasciata la mia suite, scesi al secondo piano.
Alla 234 non rispose nessuno, per cui bussai alla 235.
Boal apr la porta. Indossava dei boxer neri e l'accappatoio
dell'albergo. Sulla manica sinistra c'era una grossa chiazza rossa.
Fui irritato dal suo cerchietto di plastica color ambra, che impediva
ai capelli di scendergli sulla faccia. O si era dimenticato di
averlo in testa, o semplicemente non gliene importava nulla. In
ogni caso aveva la pettinatura di una donna di mezza et parecchio
squinternata.
Il contrasto tra la sua faccia smunta e il corpo grassottello,
messo in evidenza dall'accappatoio, era la sua caratteristica fisica
pi evidente. Aveva il petto rachitico, da pollo, e la pancia che
sembrava allacciata, come un marsupio.
Sua santit! esclam Boal. In persona! Si gir rientrando
nella stanza semibuia. Avanzai incerto lungo il corridoio. Qualcuno,
che mi aveva aspettato dietro l'angolo, mi sgusci alle spalle.
Armando. Una mano possente mi prese la spalla intimandomi di
stare fermo. Mi perquis. Poi ricevetti una leggera spinta e ripresi
a camminare.
La stanza puzzava di muffa, pesce e vodka - una delle stanze
superior, trentacinque metri quadrati, un'area relax con divano
e poltrone, un letto king size e un'area studio completamente
equipaggiata, che Boal aveva riempito di attrezzatura tecnica:
due portatili, di cui uno collegato a uno schermo piatto, due
telecamere professionali, vari grovigli di cavi, borse rigide, un
paio di macchine fotografiche, un teleobiettivo enorme e due
macchine polaroid di vecchia data.
Le tapparelle erano abbassate. Una lampada da salotto e la
televisione diffondevano una luce serale, che, dopo aver tanto
atteso che facesse giorno, mi urtava i nervi.
Sullo schermo le immagini di un film porno. All'inizio pensai
che venisse dal portatile, ma poi mi accorsi che era uno dei canali
dell'albergo.
Sotto la scrivania c'era uno slip da donna, sul tavolo del salotto
alcuni bicchieri da long drink, un'insalata di sedano, mezza caraffa
di Bloody Mary e due vassoi argentati di scampi fritti. Il tappeto
aveva un paio di macchie rosse ed era ricoperto di gusci di scampi.
Solo in quel momento mi accorsi che sul letto, nascosta dalla
coperta, c'era una donna. Riuscivo a vederne soltanto la schiena
robusta e i capelli biondi stranamente opachi. Non mi sarei mai
sognato che fosse morta.
Il minibar era aperto e gran parte del suo contenuto era buttato
sul pavimento sotto forma di bottiglie vuote.
Cosa posso fare per lei, pio uomo? Boal si lasci cadere su
una poltrona e prese un bicchiere mezzo pieno. Lo poggi sul
bracciolo e assistette affascinato alla sua caduta, con conseguente
spargimento di Bloody Mary sul tappeto. Armando rimase alle
mie spalle.
Il suo albergo  un porcile, mio caro, la prego di osservare
questo schifo.
Lei ha fatto un video su di me.
Davvero? Mi fiss. I suoi occhi erano talmente iniettati di
sangue, che sembrava vi avessero versato dell'inchiostro rosso. S,
effettivamente sono stato io. E vuole sapere cos'altro ho fatto? Ho
chiamato la sede centrale del suo circolo a Ginevra e mi hanno
detto che il responsabile HR, lo pronunci Etsch Ahhrrr!, si trova a New York. Poi sono stati cos gentili da darmi il suo
numero. Se voglio posso sembrare una persona importante, per
quanto la recitazione non sia tra i miei interessi. Eppure credo
che potrei essere geniale se solo avessi la fortuna di incontrare un
regista bravo come me.
Mi indic una poltrona ma io rimasi in piedi.
Tra l'altro, che ci sarebbe di male a dire ufficio personale,
invece di human resources? chiese. Comunque, il tipo si chiama
Meyers. Ha fatto finta di non conoscerla. Niente male come
performance. Ma dato che lei  qui, immagino che gli sia tornato
in mente.
Perch ha fatto il film? domandai.
Le  piaciuto? Sono aperto alle critiche.  l'unico modo per
diventare ancora pi bravo, lo so bene. Sia onesto. Giro parecchi
film, ma per questo non ho avuto molto tempo. E la mancanza di
tempo si riflette sempre sulla qualit del prodotto finale. Il titolo
per era buono, no? Thelen alle porte di Damasco. 
Avvicin a s il vassoio con la caraffa e si vers un altro bicchiere.
Ha qualcosa di brechtiano, trovo. Parla di un uomo moderno
che ha nostalgia di un sistema arcaico nel quale un Dio castigatore,
un Dio vendicativo, un Dio crudele nella sua onnipotenza pone
rimedio agli errori dell'uomo.
Boal aggrott la fronte mentre con la mano sinistra si aggiustava
il cerchietto. Beh, non abbiamo avuto molto tempo, l'ho
gi detto, no? Sono sicuro che possiamo fare di meglio. Ma la
produzione  rigida. Anche in questo settore. Ovviamente non
poteva diventare una commedia nonostante lei abbia contribuito
con un paio di splendidi esempi di slapstick comedy, alla Charlie
Chaplin.
Alz le braccia, come se stesse per tuffarsi di testa, e fece finta
di volersi buttare sul tappeto.
D'altra parte sono un purista. Voglio tornare alle origini del
cinema. Il mio obiettivo  scattare solo un paio di immagini,
indic le macchine polaroid, in modo che il film prenda forma
nella testa dello spettatore. Un loop, un ciclo infinito.
Prese uno scampo dal vassoio e cominci a pulirlo lasciando
cadere a terra i gusci. Per un momento sembr essersi dimenticato
della mia presenza.
Si tratta di soldi? feci, prendendo involontariamente un tono
offeso e risentito.
Sono un'artista! Per chi mi ha preso? Si lecc le dita mentre
sulla sua faccia smunta compariva un ghigno.
Per me lei  un criminale, dissi. Nient'altro.
Rimase in silenzio, con il mignolo sinistro in bocca. Avvertii
un movimento alle mie spalle. Ma Boal scosse la testa e si lecc
le dita.
Fermo, mormor.
Armando mi stava alle spalle, senza toccarmi.
Perch non mi ha proposto di comprare il film? dissi.
Semplicissimo! Primo: ho un incarico. E ho un committente,
che  il mio Dio; lei conosce la sensazione, un Dio committente
 un Dio rabbioso e vendicativo. Non tollera altri committenti
accanto a lui. Secondo: lei non possiede quantit sufficienti di
nessuna delle cose che voglio. A dirla tutta, l'unica cosa che le  rimasta
 il suo lavoro. Volendo essere ancora pi precisi, l'unica cosa che
le era rimasta era il suo lavoro. Perch, anche se ha dimenticato di
menzionarlo, lei non  pi il direttore di quest'albergo, giusto?
Mi lanci uno sguardo interrogativo, ma io tacqui. Fece una
smorfia da ragazzino, che contrastava con la sua faccia sciupata.
E di, voglio solo sapere se ha funzionato.
Vada a quel paese.
Lo faccio per il suo bene. Lei ha una vocazione, una missione!
Ora  un uomo di fede! Lei non cercava, ma ha trovato. Ha tutto il
mio rispetto. Anch'io sono alla ricerca di qualcosa, sono un'anima
smarrita, magari corrotta, ma comunque un'anima.
Gliela far vedere io.
Davvero? ridacchi. Sono terrorizzato. E che potrebbe
fare? Vediamo un po', andare alla polizia? Gi fatto. Quelli ormai
la prendono per pazzo. Sfruttare i suoi contatti? Non ne ha pi.
Risultato: zero. Non ha chance. Faccia un favore a se stesso:
sparisca. Vada il pi lontano possibile cos magari un giorno le
faranno dirigere un bed and breakfast nel deserto. Sarebbe l'ipotesi
migliore per lei perch significherebbe che  ancora vivo.
Si alz scrollandosi i gusci dall'accappatoio.
Ma perch ce l'ha con me? Che volete? chiesi.
Il mio Dio committente vuole una sola cosa, signor von
Thelen. Tra l'altro, lo sa che ha il nome di un grande scrittore?
Comunque, il mio Dio vuole che lei si faccia da parte. Nient'altro.
Solo che lei si faccia da parte. Su questo per  irremovibile. Quindi,
adieu! E in bocca al lupo!
Prese il telecomando e si gir verso la televisione. Armando
si piazz al mio fianco. Ma non guardava me, il suo sguardo
schizzato era puntato verso un punto indefinito a circa cinque
centimetri alla mia sinistra. Mi diressi verso la porta.
La conosce questa fotografia? chiese Boal. Sullo schermo era
apparsa un'immagine in bianco e nero: un macchinone americano
affondato per met nell'acqua.
Quella  l'Oldsmobile di Edward Kennedy, nella quale 
morta la sua segretaria e presunta amante Mary Jo Kopechne.
1969. Quella notte il senatore ha mancato un ponte. E riuscito a
salvarsi, solo che si  scordato della ragazza. Una storia piena di
misteri. Ha capito? E la verit. Questa foto adesso  la verit. In realt
la macchina era capovolta sott'acqua. Ma questa  l'immagine
storica. Oggettiva. La macchina  stata fotografata durante il recupero,
immersa fino a met nell'acqua. Quest'immagine ha fatto
la storia, mentre della macchina sott'acqua non c' alcuna foto.
Capisce? E se lei non sparisce, continuer a mostrare il suo film,
finch non sar diventato la verit. Finch lei non sar nient'altro
che il protagonista di questo film.  cos che la vedranno. Io
fornisco la verit ufficiale. Io produco la verit.
Armando mi apr la porta. Quando la chiuse alle mie spalle mi
venne in mente che non avevo mai sentito la sua vocina acuta,
che tanto inquietava le ragazze del room service.

CAPITOLO 13.

Nel tragitto verso la mia suite, mi resi conto di aver perso il mio
lavoro. Ero finito. Avevo sempre immaginato che il mio peggior
incubo, a livello consapevole o meno, si sarebbe rivelato meno
grave del previsto nel momento in cui si fosse realizzato. Meno
grave della paura. Ma non era cos. Era molto peggio.
Faticavo a respirare, dovevo concentrarmi per ogni singolo
respiro. Esaurite tutte le forze, fui stupito di essere ancora in grado
di mettere un piede davanti all'altro. Ciononostante camminavo
di fretta addirittura, come se qualcosa mi spingesse avanti, come
se avessi una meta da raggiungere. Come se avessi un piano.
La risposta alla domanda se la notizia del mio licenziamento
fosse gi trapelata, mi si present sotto la forma di Catherine
Brown. Mi aspettava davanti alla porta della mia suite sfogando
la sua rabbia sul campanello.
Ah, eccola! Il suo sorriso perenne era sparito lasciando spazio
a una smorfia rancorosa. Ora non aveva pi nulla di artefatto, era
finalmente autentica.
Mi stia a sentire! Sono la nuova...
Buongiorno, Catherine, la interruppi. Come sta oggi?
Per un secondo chiuse gli occhi e scosse la testa come se le
fosse volata in faccia della polvere.
Stia zitto! Mi faccia parlare! Chiuda la bocca! Sono la direttrice
provvisoria di questa struttura! E pretendo che lei sgomberi
questa suite! Immediatamente! Altrimenti deve pagarla!
Congratulazioni, Catherine. Per adesso rimango qui. Pagher
al momento della partenza. Se dovessi avere bisogno di qualcosa,
glielo far sapere. Grazie mille e arrivederci.
Era sbalordita, e anch'io. Non sembrava affatto che avessi
appena subito la sconfitta pi pesante della mia vita.
Anche la mia variante religiosa della sindrome di Tourette
sembrava definitivamente scomparsa, bench un amen! a questo
punto sarebbe stato quasi appropriato.
Forse sarebbe stato anche il momento giusto per entrare
normalmente nella suite mettendo fine a tutti i riti deliranti, ma dato
che Catherine non si muoveva e non volendo offrirle lo spettacolo
di crollarle davanti agli occhi, decisi di non osare.
Le lanciai uno sguardo interrogativo preparandomi a rimanere
fermo in quella posizione per molto tempo. Alla fine, senza una
parola, si avvi verso l'ascensore. Aspettai che si chiudessero le
porte con il cellulare in mano.
Poi lo pronunciai.
Sono tuo.
Quando mezz'ora pi tardi tentai di ripescarlo, il video, era gi
svanito. L'azienda aveva agito in fretta, ma ovviamente Meyers
aveva ragione: il filmato avrebbe continuato a vagare nei meandri
del World Wide Web per sempre.
Controllai le e-mail. Tra poco avrebbero smesso di arrivare.
Era la prima conseguenza del licenziamento. Il continuo flusso di
aggiornamenti aziendali, comunicati stampa, e-mail motivazionali
e notizie di assunzione improvvisamente cessava. Stava per concludersi
anche la mia disperata lotta contro l'inflazionato uso del
massimo livello di priorit. Quante volte mi ero scagliato contro
il diffuso malcostume di segnare qualunque notifica con un punto
esclamativo, impedendo, di fatto, d'individuare quelle pi urgenti.
Cominciai a cancellare le mail urgenti senza degnarle nemmeno
di un'occhiata. Strana sensazione, prima non avrei mai
fatto una cosa del genere. E gi che c'ero cancellai anche un po'
di spam che non era finita nella posta indesiderata.
Di colpo mi bloccai. Mi era caduto l'occhio sull'oggetto di
un messaggio: X-CLUSIVE. Sar la solita roba porno, mi dissi,
ma ripensandoci l'oggetto mi suon familiare. Poi mi torn in
mente il nome del furgone nel quale era stato ucciso il ragazzino:
Mercedes Viano X-CLUSIVE. Spostai il messaggio nella posta in
arrivo e lo lessi.
Salve,
se ha ricevuto questo messaggio significa che mi  successo qualcosa.
Ho programmato l'invio di questa e-mail in modo che partisse
in seguito, a meno che non l'avessi bloccata. Ho appena creato
il mio indirizzo in un internet caff. Lei ha gi capito chi sono, non
c' bisogno che lo scriva. (Nel caso che questo stupido programma
impazzisca e la mail finisca chiss dove.)
Poco tempo fa abbiamo parlato dei miei progetti professionali
e della festa mancata che le volevano fare alcune persone.
Ha trovato un lavoro per me? Sono sicura di s. Purtroppo non
me ne far niente perch se sta leggendo questa lettera con ogni
probabilit sar morta. Non si scomoderanno di certo a tenermi
prigioniera.
 strano scrivere queste cose. Mi aspetta una nuova vita, una
nuova identit, un nuovo lavoro, e io mi metto a scrivere questa
lettera. Che pasticcio.
Ma nel caso le mie paure fossero fondate, voglio dirle ci che so.
Non per simpatia nei suoi confronti, semplicemente per vendicarmi.
Anche se dubito che lei possa fare qualcosa.
Ci sar una conferenza nel suo Grand Htel Sophie Charlotte.
Non so quando, non so chi l'organizzi o quale sia il titolo. Per
so che tra le altre cose si parler di medicinali contraffatti, pi precisamente
delle misure per contrastare la diffusione dei medicinali
contraffatti e garantire la sicurezza dei farmaci.
Non si tratta delle solite stupidaggini sul Viagra eccetera, per quanto
probabilmente sia cominciato tutto da l, ma di antidolorifici, antibiotici,
pastiglie per la malaria, qualsiasi cosa - persino farmaci
contro l'Aids e il cancro. Per esempio, hanno prodotto un medicinale
per il cuore con un miscuglio di polvere di pietra e vernice, poi ci
hanno passato sopra il lucido per mobili. Secondo Boal, con questi
traffici si guadagna di pi che con la droga. Miliardi.
La gente ci muore di quella roba. Finora  accaduto solo in Africa
e non gliene  mai fregato niente a nessuno. Ma lentamente
la roba sta arrivando anche in Europa, in particolare grazie a
internet. Ora hanno deciso di intervenire.  questo lo scopo
della conferenza.
Le contromisure minacciano il traffico criminale e non si tratta di
qualche imbroglione isolato, ma di organizzazioni internazionali
semi-mafiose che dispongono di risorse praticamente inesauribili.
In Germania c' un loro collaboratore. Un manager. Il proprietario
o il direttore di un'azienda. Lavora con loro da molto tempo e
parteciper alla conferenza. Gira tutto intorno a lui. Non so
come si chiami.
So solo che quando si  parlato di dirigere il traffico verso l'Europa,
quello voleva uscire dal giro.
Gli hanno offerto pi soldi. Lui ha rifiutato. Boal dice che corrompono
solo con somme che cambiano la vita. Ma a quanto pare,
lo pagavano gi cos tanto, che ancora pi denaro"' non era una
motivazione sufficiente. Vorrei averne io di questi problemi. Hanno minacciato di rovinargli la reputazione ma lui ha detto di
no. L'hanno minacciato persino di morte, ma lui ha continuato
a rifiutare. Alla fine hanno incaricato Boal di rimettere in riga
il manager per evitare altri fastidi e garantire che la conferenza si
svolgesse secondo i loro piani. Boal si  portato Armando e tutta
una serie di altre persone che per adesso si tengono sullo sfondo.
Una specie di unit di riserva.
In passato ho lavorato in una produzione di Boal, per questo
mi ha ricontattata. Trova che io sia fotogenica e soprattutto non
eccessivamente zoccola. Beh, grazie mille.
Comunque, Boal ha rimesso in riga il manager, costringendolo a
commettere un omicidio. Non so come ci sia riuscito, n mi interessa
scoprirlo. Altrove come vittima avrebbero usato un ragazzino
di strada, qui andava bene un barbone qualunque di cui nessuno
sentir la mancanza. Boal ha ripreso tutto. E con questo filmato
tiene in pugno il manager.
Purtroppo per loro c' un testimone: lei.
Lei ha assistito all'omicidio.
Lei ha visto il colpevole.
Il problema  che lei  anche il direttore dell'albergo nel quale
si svolger la conferenza. Potrebbe riconoscere quella persona.
Trasferire l'incontro in un altro albergo, con cos poco preavviso,
era impensabile.
Per questo hanno deciso di trasferire lei.
Il piano era quello classico: uomo arrapato con zoccole e droga.
Serviva a due scopi: farle perdere il lavoro e distruggere la sua
credibilit.
 stato fortunato, se ne rende conto?
In una situazione normale lei sarebbe morto da un pezzo. Ma
la sua scomparsa o il ritrovamento del suo cadavere avrebbero
rafforzato le sue dichiarazioni sull'omicidio del ragazzo. Bisognava
evitarlo.
Ma ci non esclude che possano ancora ricorrere a questa soluzione
se dovessero trovarsi alle strette. Lo tenga presente.
Ecco, ora le ho detto tutto quello che so.
 marted sera. Ora vado a casa e chiudo la porta a doppia
mandata. Spero non ce ne sia motivo.
Gioved mattina alle otto in punto busser alla sua porta. Oppure
no.
In tal caso, magari, potrebbe andare a casa mia a controllare?
Le chiavi si trovano sotto il vaso della palma all'ingresso.  l'unica
palma nel corridoio.
A volte la porta di casa s'incastra, dia pure una bella spinta.
L'indirizzo glielo mando in un altro messaggio. Vada a dare
un'occhiata, potrebbe trovarmi stesa l da qualche parte. Per favore.
Cari saluti,
La sua quasi-ricattatrice
Trovai l'indirizzo in un'altra mail con mittente diverso. Leipziger
Strafie. Non era lontano.
Che si trattasse di medicinali, l'aveva gi detto la prima volta.
Non sapevo praticamente nulla sull'argomento. Li avevo visti
in vendita per le strade, in India o in Kenya. Ma un occidentale
avrebbe riconosciuto da dieci metri che erano contraffazioni. Tra
l'altro, che quei farmaci che in Europa o in America costavano
centinaia di dollari, l venissero venduti a prezzi stracciati, risultava
assai sospetto. Forse tutto si spiegava con il mercato di medicinali
equivalenti e con il commercio parallelo, ne avevo sentito parlare
ma a onor del vero devo ammettere di non averci mai capito
gran che.
Come molti, anch'io mi facevo portare i medicinali e non mi
ponevo tante domande - in questo e in altri ambiti. Cos come
la maggior parte dei nostri ospiti, vivevamo s in questi paesi, ma
in piccole isole sicure galleggianti sulla miseria.
Chi non aveva un galoppino che potesse acquistare e consegnare
i medicinali, ordinava da farmacie online - non senza
qualche titubanza, dato che ogni tanto veniva segnalata qualche
pecora nera.
Rilessi ancora una volta l'e-mail di Tabea Brendan.
C'era una cosa che mi colpiva: evidentemente Tabea riteneva
che il ragazzino fosse morto.
Perch la polizia sosteneva che era vivo?

CAPITOLO 14.

Come previsto, il telefono smise di squillare, non arrivarono pi
SMS e nemmeno e-mail.
Non ricordavo che ci fosse in programma una conferenza sui
farmaci, e quando cercai di entrare nel sistema dell'albergo, scoprii
che il mio codice d'accesso era stato disattivato.
Chiamai un avvocato di Zurigo, specializzato in diritto del
lavoro internazionale. Ma quando cominci a chiedermi i dettagli,
gli dissi che avrei richiamato e riattaccai. Finii davanti alla
televisione, sforzandomi, con scarsi risultati, di concentrarmi su
un documentario sull'Artide.
Verso le sette suonarono al citofono. Era Linda Kranz. Aprii
la porta e quando mi fu davanti, la testa leggermente inclinata,
il sorriso amichevole e la faccia paonazza, mi resi conto di non
provare rabbia o delusione, ma solo vergogna - il pi antico dei
sentimenti cattolici.
Passer anche questa, disse, come se avesse preparato con cura
quella frase e facendosi ancora pi rossa, forse perch sapeva che
non apprezzavo questo genere di espressioni. Invece annuii. S.
Passer anche questa. Certo.
Stavolta non si era portata la borsa di tela e non sembrava
intenzionata a entrare.
Se la caver?
Penso di s.
Catherine Brown ha mandato una circolare per informare il
personale del suo licenziamento. Che far?
Questo non lo so. Lei cosa far?
Star a vedere. Se Catherine Brown dovesse prendere il suo
posto a tempo indeterminato, mi cercher un altro impiego.
Probabilmente le sue chance sono meno buone di quanto
creda. Tenga duro.
Lo far. C' qualcosa che posso fare per lei?
No.
Allora vado.
Ci fu un momento d'imbarazzo. Mi baci sulla bocca e se ne
and.
Effettivamente pass anche quella giornata. E la cosa migliore che
possa dire a riguardo. A un certo punto si fece buio e aspettai la
mia paura, che arriv puntuale.
Ma a quel punto mi accorsi che era cambiata. I timori relativi
al mio status e alla mia posizione erano svaniti. Non avevo
pi niente da temere. Avevo gi perso tutto, la mia carriera,
la mia posizione, il mio prestigio - tutto, a parte la vita, e in quel
momento non tenevo neanche pi tanto a quella. Allora cosa
temevo? Nel bel mezzo di quella paura assordante, per la prima
volta percepii un istante di calma, come uno squarcio di cielo
azzurro in mezzo a una fitta coltre di nuvole. Per un paio di minuti
non sentii nemmeno il bisogno di liberarmi della coperta che
mi avvolgeva, lasciai che la paura mi invadesse come aveva detto
Linda, se possibile la peggiorai esasperando ogni pensiero cupo,
dalla disoccupazione alla fame, alla vecchiaia, fino alla morte,
sempre di pi - finch non esaurii le forze e mi arresi. In quel
momento mi sembr che la paura si posasse sopra di me come
un lenzuolo fresco.
Non poteva succedermi pi niente, pensai. Forse  questo
che si intende per attraversare la paura, mi dissi, anche se
continuava a parermi un modo alquanto stupido di formulare
la cosa.
Alle tre di notte decisi di andare a casa di Tabea Brendan. Non
si pu intimidire chi  gi pieno di paura. Questo pensavo e,
poco dopo, stupito di me stesso, lasciai effettivamente l'albergo
passando per l'uscita secondaria.
Senza pensarci due volte presi il vicolo pi buio, la stradina che
costeggiava il canale. Se non fosse andata nella direzione opposta
avrei persino imboccato la stradina privata dove avevo assistito
all'omicidio del ragazzino, senza provare pi paura di quanta ne
avrei avuta barricato nella mia suite. Mi sentivo un po' come un
teppista adolescente che, dopo aver fatto il pieno di stimolanti e
antidolorifici, andava a caccia di nuovi avversari.
L'indirizzo corrispondeva a uno dei grattacieli nella
Leipziger Strasse. All'ingresso esitai, era buio ma non volevo accendere la
luce, spinsi la porta e quella si apr. Drizzai le orecchie. Il cuore
mi batteva all'impazzata, ma ormai ci avevo fatto il callo.
Avanzai lungo il corridoio come se ci fosse qualcosa a spingermi
e premetti il pulsante dell'ascensore. Ovviamente avrei
potuto prendere anche le scale, attirando meno l'attenzione,
ma mi sarebbe costato troppa fatica. L'ascensore era silenzioso
e mi port rapidamente all'undicesimo piano. Scesi e rimasi
immobile.
Ero completamente al buio, neanche il segnale delle uscite
di sicurezza era acceso. Presi il cellulare e alla luce del display
cercai di identificare i nomi sui campanelli. Procedetti in maniera
sistematica. Prima lungo il lato sinistro, poi quello destro. Trovai
la porta. A fianco c'era la palma. Poggiai il telefono sul pavimento
per farmi luce.
La palma con il sottovaso era appoggiata su un piccolo carrello
con le ruote. Quando inclinai il vaso il carrello rotol via. Lo
bloccai con il piede e inclinai di nuovo la pianta. Poi la rimisi a
posto e mi fermai un momento. L'edificio non sembrava disabitato,
riuscivo a sentire gli inquilini, come se tutte le porte e
le finestre fossero spalancate. Non era insonorizzato come un
albergo.
Misi in tasca il telefono e cercai a tentoni la serratura. Infilai
la chiave.
La dovetti girare due volte prima di sentire il clack della
porta che si apriva.
I lampioni della Leipziger Strasse facevano sembrare
l'appartamento inanimato, come una vetrina di notte. Per un
momento ebbi sulla punta della lingua il sono tuo, ma un
istante dopo ero gi nel piccolo corridoio. A sinistra, nel buio,
c'erano due porte, sulla destra una cucina aperta e dritto davanti
a me un salotto che fungeva anche da sala da pranzo.
Signora Brendan? dissi ad alta voce senza ottenere alcuna
risposta. Andai in cucina, poi in salotto. Nessuno. Decisi di accendere
la luce per ispezionare le altre stanze. Trovai un interruttore
che accese i faretti alogeni di un ripostiglio. Aprii la prima porta,
schiacciai l'interruttore e diedi un'occhiata al bagno. Tutto in
ordine, oggetti femminili, niente di particolare. Aprii anche l'altra
porta. La camera da letto. Arredamento standard dell'Ikea di
colore bianco e verde foglia. L'appartamento era vuoto. Non vidi
telefono n segreteria telefonica.
Spensi la luce e aspettai che i miei occhi si riabituassero
all'oscurit, poi lasciai l'appartamento. Una volta uscito, chiusi
la porta a pi mandate e rinfilai la chiave sotto la pianta. Inutile
continuare a muovermi al buio, mi guardai intorno alla ricerca
della luce rossastra dell'interruttore.
Mi presero il braccio da dietro e me lo torsero. Mi spararono
in faccia luci accecanti mentre alcuni uomini lanciavano urla.
Risi perch per un attimo pensai che avrei avuto un infarto.
Mi buttarono a terra per ammanettarmi dietro la schiena. Poi
qualcuno accese le luci e vidi i volti coperti dai passamontagna
degli agenti della squadra mobile.
Continuai a ridere, per la prima volta da diverse settimane
mi sentivo veramente al sicuro. Mi immobilizzarono a terra, mi
presero il portafogli e mentre uno di loro discuteva con un collega
via radio, gli altri mi fecero alzare in piedi, mi portarono di sotto
e mi caricarono su una volante. Cercai di controllarmi e smisi di
ridere, non volevo essere preso per pazzo.
Mi portarono alla questura di Tempelhofer Damm per le
procedure di riconoscimento. Mi scattarono un paio di foto, mi
presero le impronte digitali e quelle del palmo della mano e mi
fecero anche la prova del DNA.
Segu un interrogatorio durante il quale mi avvalsi della facolt
di non rispondere. Avevano il passaporto ma mi chiesero
comunque le generalit. Una funzionaria annoiata le trascrisse
su un modulo con una vecchia macchina da scrivere elettrica.
Non chiamai un avvocato. Avevo bisogno di tempo per comprendere
la situazione e decidere il da farsi. Entro quarantotto
ore, mi annunciarono, mi avrebbero portato davanti a un giudice
istruttore, ma intanto quella mattina mi toccava un secondo interrogatorio.
Quattro ore dopo aver lasciato il Sophie Charlotte mi trovavo
in una cella singola con un materasso di gommapiuma e una
coperta, e mi sentivo protetto.
Non avevo pi paura.
Era finita, pensai.
Alle sei vennero a controllare se fossi ancora l e in quali condizioni.
Alle sette servirono una colazione, diciamo continentale:
pane bianco, margarina, marmellata, t e caff. Diffidando del
caff, scelsi il t. Era pi buono del previsto. Dietro la pesante
porta mi sentivo al sicuro e fui quasi deluso quando si apr.
Nella sala interrogatori mi aspettava il commissario Mahler,
di cui avevo gi fatto conoscenza per il ragazzino ucciso.
Corrispondeva esattamente alla mia idea di commissario:
et media, fisico robusto, lieve accenno di pancia, mento pronunciato,
piccoli occhi azzurri dietro un paio di occhiali ovali
che presumibilmente portava da vent'anni. I suoi capelli scuri
tendevano ad arricciarsi, per questo li portava corti, da militare,
come per tenere sotto controllo qualcosa di potenzialmente
selvaggio.
Cos ci si rivede, disse. Si accomodi.
Mi sedetti su una rigida sedia di legno e poggiai le mani una
sopra all'altra. Mahler sembrava contento di rivedermi in quella
stanza. Quando gli avevo raccontato del ragazzino, l'avevo trattato
come un sottoposto. Gli avevo dato dell'incompetente e scontrandomi
con la sua diffidenza l'avevo minacciato. Evidentemente
non se ne era dimenticato.
Io invece non avevo dimenticato il mio imbarazzo quando
nessuna delle mie affermazioni aveva trovato riscontro, e quando
i poliziotti avevano cominciato a ridermi in faccia, mentre continuavo
a sostenere di aver assistito a un omicidio.
Mahler mise in ordine alcuni documenti che aveva davanti,
dichiar la data, il luogo e le persone presenti, e poi si rivolse a
me.
Tanto per capirci al volo, signor von Thelen, questa volta non
viene interrogato in quanto testimone di una storia sgangherata,
ma come sospettato in un caso di omicidio.
Noto con piacere che ogni tanto qualche caso lo prende sul
serio, signor Mahler.
Non immagina quanto.
La stanza rievocava la scenografia d'un film della Germania
burocratica degli anni Sessanta. Mahler ci stava a pennello,
nonostante la sua camicia sportiva e la cravatta verde limone,
probabilmente comprate insieme, appartenessero decisamente
al secolo corrente. Mi aspettavo un registratore, invece seduto a
un tavolino c'era un appuntato in carne e ossa che batteva ogni
parola sulla tastiera di un computer antiquato.
Mahler mi fece scivolare davanti un mandato di perquisizione
per le mie stanze. Mi elenc i miei diritti e mi inform che la
conversazione sarebbe stata messa a verbale, che avevo diritto
a un avvocato e la facolt di non rispondere, anche se cos facendo
avrei rischiato di autoincriminarmi. Insomma, la solita solfa che
si vede al cinema, ma quando ti tocca in prima persona ti d la
misura di quanto la situazione sia grave.
Rinunciai all'avvocato, non perch ritenessi di non averne
bisogno ma perch non volevo mentire a un'altra persona. Volevo
concentrarmi su Mahler. E dovevo sembrare il pi normale
possibile.
 accusato d'omicidio, se ne rende conto?
Mahler osserv la mia reazione. Non ero sorpreso n fingevo
di esserlo. Scossi la testa in segno di disapprovazione, come davanti
a un impiegato particolarmente ottuso, e rimasi in silenzio.
Che ci faceva a casa di Tabea Brendan a quell'ora di notte?
Che voleva da lei?
Sesso. Vivo da solo. Ero in cerca di sesso.
Era gi stato l? Quante volte?
Mai.
Eppure la sua amica le ha dato le chiavi?
Non era un'amica, ma una prostituta. Mi ha indicato dove
trovare le chiavi.
Quando?
Marted scorso.
Quando vi siete conosciuti?
 venuta in albergo e si  presentata.
Per proporsi come prostituta?
S.
Come si  procurato quella ferita sopra l'occhio?
Istintivamente mi toccai la ferita. Sono caduto.
Dove sono le sue mazze da golf?
Le mie mazze da golf?
S.
Nel mio ufficio.
Tutte?
Presumo di s.
E invece manca un ferro cinque.
Ne so meno di lei. Non gioco a golf. Le mazze stanno l
perch  in arrivo l'ospite che me le ha regalate. L'ufficio 
facilmente accessibile.
In che senso?
Nel senso che chiunque avrebbe potuto prendere le mazze.
Per quell'ufficio ci passano parecchi dipendenti, alle volte persino
qualche ospite. Qualunque cosa sia successa, ci sono diverse
persone che avrebbero potuto accedere a quelle mazze.
Possiede una macchina?
Anche questa era una domanda che non mi aspettavo. No.
Cosa fa quando le serve una macchina?
Ne prendo una dell'albergo.
Di recente ha usato una Volkswagen Phaeton targata B-SC-
445?
S. Esitai. Mi fissava con calma e ostinazione,. Era in gamba.
Se solo avesse mostrato quelle qualit nel caso del ragazzino.
La macchina  stata rubata, aggiunsi. Abbiamo segnalato
il furto alla polizia. L'ultima volta che ho preso quell'auto... mi
faccia pensare...  stato gioved scorso.
Dove  andato?
Non ha importanza.
All'interno ci saranno tracce del suo DNA?
Suppongo di s.
Per questo ha affondato la macchina? Nella speranza di far
sparire le tracce?
Ho lasciato l'auto nel garage dell'albergo.
E poi  stata rubata?
S, all'aeroporto di Schnefeld, il giorno dopo.
Dove si trovava nella notte tra mercoled e gioved?
In albergo.  la notte in cui  stata uccisa la signora
Brendan?
Chi l'ha detto questo?
Glielo chiedo, perch lei continua a fare allusioni.
O magari lo sa gi?
Non c'entro niente.
Nelle sue stanze abbiamo trovato una lettera di raccomandazione
nella quale si certifica che la signora Brendan ha lavorato
nella sua struttura.
Un colpo basso. Ero sconvolto, e me lo si leggeva in faccia.
Mi ero completamente dimenticato della lettera che ora avrebbe
mi avrebbe messo in pessima luce, me ne rendevo conto.
Stranamente non c' nessun fascicolo personale. Anche la
nuova direttrice, Catherine Brown, che a differenza di lei si sta
mostrando molto collaborativa, non sa nulla di questa assunzione.
Non sapevo cosa dire, e tacqui.
 una pratica diffusa negli alberghi di lusso? chiese piegandosi
verso di me. Che le prostitute ricevano degli attestati di lavoro
falsi in cambio di prestazioni sessuali?
Questa  una faccenda interna, e non ho intenzione di discuterla
con lei.
Qui stiamo indagando su un omicidio.
E io non ho niente da dire a riguardo.
Perch non si limita a raccontarci cosa  successo? La signora
Brendan la ricattava? Si tolga questo peso dalla coscienza.
Riflettei. Avrebbero trovato le e-mail. Perlomeno quelle avrebbero
provato che non ero io la persona che Tabea Brendan
temeva. Sarebbero arrivati ai medicinali contraffatti, il nocciolo
di questa storia.
Okay. Sul mio portatile ci sono due e-mail che dovrebbero
spiegare tutto.
E certo. Proprio quello che mi aspettavo.
In che senso?
Immagino che queste e-mail provino la sua innocenza?
Dovrebbero deporre a mio favore, credo.
Peccato che abbiamo trovato un caricatore e un cavo HDMI
per il collegamento a un monitor cos come un mouse senza fili,
ma nessun portatile.
La testa cominciava a girarmi.
Non sar il caso che lei si chieda cosa  successo?
Aveva ragione. Era una domanda che avrei dovuto porre. Ma
avevo capito dal primo momento che era morta.
Mahler apr una cartella con le foto scattate sul luogo del
delitto. Nella prima immagine si vedeva un primo piano del
volto di Tabea Brendan: cerea, con gli occhi socchiusi, umidi e
incolori. Mi faceva pena. Non avrei mai pensato che la sua paura
fosse cos giustificata. Stavo per scoppiare in lacrime ma riuscii a
trattenermi.
D'un tratto mi manc il respiro. Fissai la foto. La mia testa si
rifiutava ancora di ammetterlo, ma il corpo aveva gi reagito:
l'avevo vista!
Riconobbi i lunghi capelli biondi stranamente opachi. Era la
stessa donna che avevo visto stesa sul letto in camera di Boal.
Avevo imparato dalla mia ex moglie che i capelli scuri non si
possono semplicemente tingere di biondo, ma che ci vuole un
passaggio intermedio, per decolorare i capelli. Probabilmente
Tabea Brendan si trovava nel bel mezzo di quel passaggio, ma non
aveva avuto il tempo di tagliarsi e tingersi i capelli per somigliare
alla donna sul passaporto falso.
Tutto a posto? chiese Mahler malizioso.
S, s. Sono scosso dalla foto.
E non ha ancora visto le altre. La riconosce?
S. Ma quando l'ho incontrata, aveva i capelli neri.
Mahler studi la mia faccia mentre mi passava altre foto.
Rabbrividii. Le foto spiegavano perch in camera di Boal
avevo visto solo la schiena di Tabea Brendan. Le mani, le dita, i
piedi e le dita dei piedi erano deformi, incurvati, gonfi in maniera
grottesca.
Anche senza essere un intenditore, capii che erano state spezzate
in maniera sistematica.
Con mani e piedi ridotti cos si pu annegare anche in una
pozzanghera o in una vasca, disse Mahler. Perch non c' modo
di aggrapparsi o sorreggersi. Ci si pu solo augurare che abbia
perso conoscenza. Ha perso conoscenza, signor Thelen?  stato
almeno cos magnanimo?
Non sono stato io, sussurrai, sconvolto dalle immagini e dal
fatto che sospettasse effettivamente di me.
Scoppiai a piangere.
Mahler mi gett davanti il resto delle foto con disprezzo.
Questo  il Jungfernsee. Ma non  stata uccisa qui, vero?
Le immagini mostravano la Phaeton nell'acqua bassa, a destra
del ponte Glinicker. La posizione della macchina somigliava
a quella dell'Oldsmobile nella foto di Kennedy che mi aveva
mostrato Boal. Forse la macchina era andata appena un po' pi
a fondo, ma se si conosceva la foto di Boal la somiglianza era
evidente.
Vuole mettere le carte in tavola, signor von Thelen? chiese
Mahler. Tanto lo sappiamo cos' successo.
Mi asciugai le lacrime.
Invece non lo sa! dissi. La mia voce suon sorprendentemente
decisa e controllata, e ancora una volta mi comportai come
se sapessi esattamente cosa fare. E non lo so neanch'io. E anche
se le racconto questa storia, non mi creder. E anch'io al suo
posto non ci crederei. Per cui non ha neanche senso provarci.
Mi appoggiai allo schienale e mi rilassai. Un pensiero chiaro
mi pass per la mente senza che potessi afferrarlo.
Mahler cerc di mettermi pressione.
Riassumendo: la sua mazza da golf  sparita, ma ricomparir.
Le torture, non c' altro modo di chiamarle, sono state inflitte con
un ferro cinque, questo riusciremo a dimostrarlo. Nel suo ufficio
 stato trovato un attestato di lavoro falso, un chiaro indizio di
ricatto, e poi c' tutta quella strana storia di Stphane Barceau...
Ebbe un attimo di esitazione e io capii che aveva commesso un
errore. Continu a parlare rapidamente, ma sapevo che gli era
scappato qualcosa. E mentre elencava la Phaeton, il mio DNA e
tutte le altre cose che senza dubbio mi avrebbero spedito in galera
per il resto dei miei giorni, intuii di chi era il nome che gli era
appena sfuggito: del ragazzino. Il nome della vittima nel Mercedes
Viano X-CLUSIVE, che secondo la polizia era ancora vivo.
La sto annoiando? chiese Mahler piegandosi in avanti.
No, niente affatto, continui pure.
Avevo il nome. Era un inizio. Poi mi torn in mente il pensiero
chiaro di prima. E stavolta rimase fermo come un'insegna
luminosa: avevo un alibi.
Mahler si avvicin ancora di pi.
Forse dovrebbe confessare, signor von Thelen. Ne terranno
conto al processo. Inoltre le consiglio di trovarsi un avvocato. Ne
avr bisogno.
Non credo.
Scusi?
Nonostante lei non l'abbia detto chiaro e tondo, ho capito
che si tratta della notte tra mercoled e gioved.
 possibile.
In quel caso ho un alibi.
Mahler si appoggi allo schienale e scosse la testa. Le viene
in mente un po' tardi.
Non ha importanza. Quella notte non ero solo.
Chi c'era con lei?
Linda Kranz, la responsabile dell'accettazione.
Che genere di rapporto avete?
Mi d una mano.
Nella maniera prevista dalla sua posizione lavorativa?
Oltre.
Avete avuto rapporti sessuali?
No comment.
 considerato normale nel suo settore, che i dirigenti vadano
a letto con i propri dipendenti?
No, non  normale, ed  in contrasto con i principi della
nostra azienda. Ma questi non sono fatti suoi.
Quindi  una violazione?
S. E stata solo una... Ma non sapevo come definirla. Si
limiti a verificare se  vero.
Da che ora a che ora siete stati insieme?
Da mezzanotte e mezza fino alle sei.
Mi alzai.
Non risponder a ulteriori domande. Se ho capito bene,
mi dovete condurre davanti a un giudice istruttore nel giro di
quarantotto ore, altrimenti siete costretti a lasciarmi andare. Se
mi tenete qui pi a lungo, risponder per vie legali. Da adesso
non dir pi niente.
Un agente mi riport in cella.
Due ore dopo ero libero.

CAPITOLO 15.

Quando cercai di entrare al Sophie Charlotte dall'ingresso secondario,
il mio pass non funzion. Feci il giro dell'edificio e provai
da quello principale. Al tavolo subito a destra, mi aspettava uno
dei nostri addetti alla sicurezza. Mi salut e mi accompagn alla
lobby, come se fossi un ospite di riguardo e non una persona da
sorvegliare.
Nel back office dietro il bancone, Catherine Brown era seduta
alla sua scrivania e non sembrava avere intenzione di salutarmi.
Almeno non si era ancora trasferita nel mio ufficio! L'addetto
alla sicurezza guard fuori dalla finestra mentre lei mi spiegava
che ero stato bandito dall'edificio e non avevo pi il diritto di
mettervi piede.
Ovviamente mi rendo conto che potrebbe infrangere il divieto,
disse. Conosce bene la struttura e molti dipendenti non
oserebbero fermarla. Per questo ho inserito i suoi dati nel sistema
HOTWARN.
Sorrise compiaciuta e mi guard ansiosa di vedere la mia reazione,
ma ero troppo spiazzato per rispondere. La lista HOTWARN
veniva regolarmente aggiornata dall'associazione degli albergatori
con i criminali ricercati dalla polizia e gli ospiti denunciati per
frode o furto. Io non appartenevo a nessuna di queste categorie,
ma la mia presenza - probabilmente accompagnata da una foto e
probabilmente quella del catalogo dell'hotel - mi avrebbe impedito
di registrarmi in qualsiasi albergo. A breve, pensai, mi avrebbero
anche bloccato la carta di credito. Niente che non si potesse risolvere,
ma almeno per un po' mi avrebbero reso la vita difficile.
Non sono ricercato dalla polizia o roba del genere, replicai.
Lo so Julian, non  corretto nei suoi confronti, ma sa una cosa?
Non mi va di essere corretta con lei. Cos per una volta capisce
come ci si sente a essere trattati male.
A questo punto non riusc a trattenere un sorrisetto trionfante
che scompose la sua solita smorfia controllata.
Mi porse la ricevuta di pagamento della suite, aggiungendo che
se ne sarebbe occupata la centrale di Ginevra. Dovetti consegnare
la mia chiave magnetica e il cellulare.
Si offr di spedire le mie cose al nuovo indirizzo sapendo
benissimo che non ne avevo uno. Evidentemente voleva farmi
capire che mi stava letteralmente buttando in mezzo alla strada,
forse perch una volta avevo fatto un commento sprezzante sulla
vita da villetta a schiera, senza sapere che ne aveva appena
comprata una con il marito.
Torner a prendere le mie cose pi tardi, dissi, e lasciai
l'ufficio. Linda si trovava nella lobby vicino al pianoforte che
Brian aveva appena lasciato incustodito. Mi avvicinai a lei. L'uomo
della security mi aspettava accanto alle scale.
Povera donna! esclam e capii che si riferiva a Tabea
Brendan. Linda mi porse una mano talmente tremolante che dovetti
stringerla con forza per tenerla ferma.
Ho detto alla polizia che eravamo insieme. Mi dispiace,
confessai.
Perch? Del resto  la verit. A me non dispiace. Perch
non avrebbe dovuto dirlo? Il suo profondo rossore, che stavolta
rischiava di raggiungere lo scarlatto, si sposava perfettamente con
i suoi grandi occhi castani. Mi resi conto che arrossire le donava.
Inoltre ho gi confermato tutto alla polizia.
Per cui a questo punto lo sa tutto l'albergo.
Immagino di s.
Credo di avere ancora un paio di contatti, appena sar di
nuovo a cavallo..persi il filo, perch fui costretto a ripensare a
quella stupida festa a tema cowboy. Allora ero ancora convinto
che tutto avrebbe potuto aggiustarsi.
Julian, pensi ai fatti suoi. Sono stata io a venire da lei e sapevo
quello che facevo. Quindi la finisca. Ridacchi a bassa voce e si
guard intorno. Il solo fatto che io abbia fatto sesso deve aver
sorpreso un bel po' di gente. Dove andr adesso?
Ancora non lo so.
Io ho una camera per gli ospiti.
Non  una buona idea.
Ci rivedremo, ne sono sicura. Non si arrenda. Mi chiami
appena avr trovato un posto dove stare.
Mentre attraversavo la hall registrai qualche cenno di saluto
e anche un paio di sorrisi indirizzati a me, ma non riuscii
a rispondere perch avevo un nodo in gola. Quando lasciai
l'edificio l'uomo della security si permise di darmi una pacca
sull'avambraccio. Felix Thomas mi pass accanto per raggiungere
un taxi e grid: Buona giornata, signor direttore!
Sotto la pensilina che univa la strada all'ingresso dell'hotel,
improvvisamente mi trovai di fronte Boal e Armando che uscivano
dal taxi carichi di telecamere e attrezzature varie. Armando pass
la telecamera a Felix, come se volesse liberarsi le mani. Guard
un punto appena sulla mia sinistra e per poco non mi girai per
vedere cosa ci fosse. Boal mi squadr come se non mi avesse mai
visto prima.
Erano loro gli assassini di Tabea Brendan. Probabilmente erano
coinvolti anche nell'omicidio del ragazzo. Mi passarono accanto
come se nulla fosse, entrando nell'albergo che mi aveva appena
risputato.
Pensai di inseguirli, di costringerli a parlare, una stupidaggine
che non avrebbe aiutato nessuno. Oltre a fissarli per, non feci
niente.
Dovevo andarmene.
Camminai prima verso est in direzione Alexanderplatz, fuori
dal cerchio della vergogna che sembrava avvolgere l'albergo, su
fino a Prenzlauer Berg, poi in direzione WeiBensee, e infine
gi fino a Friedrichshain. Camminai tutto il giorno, senza mai
fermarmi, senza mai riposare. Neanche il tempo di sedermi in
un bar per prendere un caff che gi dovevo rialzarmi. Neanche
il tempo di mettere piede in un negozio che gi dovevo uscire
e rimettermi in marcia, senza meta, senza senso, sempre pi lontano.
Nessuno pu smettere di essere se stesso, ma non mi sarei mai
aspettato che un giorno lo avrei desiderato cos ardentemente.
Solo camminando riuscivo a controllarmi e a non urlare. Verso
sera ero di nuovo al punto di partenza. Tornai verso Mitte e, senza
accorgermene, mi diressi verso St. Florentius. La piazzetta di
fronte emanava una luce color rame che accecava i commercianti
intenti a smontare le loro bancarelle. Si portavano braccia e mani
davanti agli occhi, come se fosse un loro particolare modo di
salutarsi.
Enrico il Nero era appoggiato all'ombra del portone come un
fenicottero sporco e sproporzionato. Quando mi avvicinai gir la
testa, lanci uno sguardo nella mia direzione e si apprest ad aprire
la pesante anta. Poi si esib nel suo solito inchino da trampoliere
e rimase in attesa.
Salii per gli ampi gradini della scalinata e rimasi fermo davanti
alla grande entrata.
Enrico il Nero si mise a strillare: E chiusa la tua mente, morto
il cuore! Ma alzati, discepolo, e instancabile bagna il petto terrestre
nell'aurora!
Fiss lo sguardo su di me e si alz.
La mia frase l'ho detta,  pur sempre Goethe. Ora tocca a te.
O magari oggi entri e basta, come tutti i cristiani?
Mi tastai le tasche alla ricerca del cellulare, finch mi torn in
mente che non ne possedevo pi uno.
Se hai intenzione di buttarti a terra ti consiglio di farlo ora
che non c' tanta gente, mi sussurr con fare cospiratorio. Nei
suoi occhi brillava un certo scherno ed ero felice che ad assistere
a questa mia ennesima capitolazione ci fosse soltanto quell'uomo
ridicolo, con quel cappotto ridicolo, la cui tinta si staccava
e arricciava a mo' di stelle filanti, come un serpente quando cambia
pelle.
Sono tuo!
Lo dissi a voce alta e con tono impassibile. Enrico annu
pensoso, come un medico che asseconda le stupidaggini di un
paziente incorreggibile.
Con un rapido movimento della testa aquilina indic l'entrata
della chiesa.
Entra!
La striscia di sole che mi precedeva nella navata produceva strane
ombre allungate sul pavimento di pietra. Il pulviscolo cos illuminato
riverberava come fosse d'oro.
Aspettai che i miei occhi si abituassero alla luce filtrata dalle
finestre di vetro piombato. La signora del banco informazioni
sedeva alla sua postazione come se formasse con questa un unico
blocco. I suoi occhi sembravano dello stesso grigio della parete
dietro di lei, il che produceva la strana impressione che le si
potesse guardare attraverso. Serr le labbra come se non volesse
assolutamente farsi strappare un saluto.
Dio non dice buongiorno, mi pass per la testa, un lampo di
scempiaggine che forse avrebbe dovuto mettermi in guardia.
Senza inchini, senza segni della croce, fui redarguito dal suo
sguardo inquisitore mentre, passando accanto all'acquasantiera in
pietra senza immergervi le dita, andavo dritto a sedermi all'ultimo
banco, sul lato sinistro. Mi sarei addormentato all'istante, ma feci
appena in tempo a prendere due boccate d'aria che le voci delle
beghine cominciarono a risuonare a volume assordante.
Lodate il Signore dai cieli, lodatelo nell'alto dei cieli.
Balzai in piedi e mi allontanai dal banco. Probabilmente stavano
inginocchiate nella cappella laterale dedicata alla Madonna, ma
l'acustica della chiesa produceva l'impressione che fluttuassero
direttamente sopra la mia testa.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli, lodatelo, voi tutte, sue schiere!
continuavano loro.
Dovevo tornare nel chiostro.
Cercai la porta. Qualcuno aveva rimosso il cartello con
l'indicazione. La trovai comunque e uscii. Per quanto me la tirassi
dietro, la porta rivestita di lastre di rame si chiudeva un millimetro
alla volta, mentre dalla fessura continuava a risuonare la preghiera
delle grazie:
Lodatelo, sole e luna, lodatelo, voi tutte, fulgide stelle. Lodatelo,
cieli dei cieli!
Finch, con un colpo sordo, la porta non si richiuse
completamente mettendo fine alle lodi. Silenzio. Per quanto i rumori del
traffico cittadino raggiungessero anche quel cortiletto quadrato,
arrivavano filtrati dai tanti archi e colonne della chiesa. Il groviglio
di suoni veniva ulteriormente attutito dai palazzoni circostanti,
ridotto a un ronzio non pi fastidioso di quello di un computer.
Un rumore che, nonostante tutto, viene spesso associato alla
calma.
Vidi un sedile di pietra sul lato destro del muro. Percorsi il
corridoio fino alla statua di Ges, talmente grande da entrare
a malapena nell'arco. Sotto ai suoi piedi perforati ardevano un paio
di candele, come se qualcuno volesse arrostirgli le dita.
Rispetto all'addolorata Virgen de la Soledad della cappella
laterale, il Ges sembrava tutt'al pi maldisposto, giusto un pochino
infastidito dalla crocifissione. Non era quello il suo posto
a giudicare dalle dimensioni. Forse era stata proprio quella sua
mancanza di espressivit a costargli la posizione in una delle pareti
centrali della chiesa. Presumibilmente aveva contribuito al
suo trasferimento anche la fascia risicata che pendendo un po'
troppo dal bassoventre eccessivamente lungo, rischiava di mettere
in difficolt chi conduceva una vita da celibe.
Maria e Giovanni, le due figure a fianco, neanche loro sembravano
tanto scosse dalla morte di Ges.
Giovanni, a mani aperte, faceva un gesto impaziente, quasi si
fosse stancato di sperare nel miracolo. Maria sembrava riflettere
su cosa cucinare per cena. Il sistema anti-piccione in fil di ferro
toglieva poi al gruppo anche l'ultimo briciolo di dignit.
Girai a sinistra nel secondo corridoio,verso una piccola scalinata
che portava alle stanze di servizio, come avevo imparato
dall'opuscolo. A sinistra c'era la porta per il lavatorium.
Camminai lungo una parete di rettangoli in pietra accostati
l'uno all'altro. Piccole targhe commemorative con lettere consumate
e rilievi levigati, erano sparpagliate tra le comuni mattonelle
color antrace. Anche le pietre pavimentali lucide, color sabbia
scura, a un esame pi attento si rivelarono essere pietre tombali
erose dal tempo.
Mi sembr strano che dei morti fossero seppelliti nei muri e
sotto al corridoio, ma la cosa non mi disturbava particolarmente,
anzi mi tranquillizzava, dato che erano la prova che effettivamente
tutto passa.
Quando svoltai nel terzo corridoio avvicinandomi al muro
esterno della chiesa, sentii che quel luogo n chiuso n aperto, a
met tra queste due dimensioni, mi faceva bene.
Ne avvertivo la spiritualit molto pi che nella maggior parte
delle cattedrali farcite di turisti, per quanto qui non si fosse sempre
portata la croce, ma si fossero svolte anche attivit normali
come tagliare i capelli, cucire vestiti e pulire la verdura. E per quanto
capitasse tutt'oggi che i tossici ci lasciassero le loro siringhe.
Il quarto corridoio, che riconduceva all'ingresso della chiesa,
era privo sia del tetto sia degli archi retti da sottili colonnine che
lo separavano dal giardino. Ma era un tratto indispensabile per
quanto non fosse altro che un passaggio lastricato lungo il muro
esterno della chiesa, a un certo punto ampliata lateralmente a
discapito del chiostro.
Continuai a camminare, di nuovo dentro il primo corridoio,
in direzione della croce, girando a sinistra, poi ancora dritto e
di nuovo a sinistra. Sempre senza invertire il senso di marcia,
sinistra - dritto, sinistra - dritto. Sempre in silenzio. Sempre con
assoluta tranquillit.
Dopo essermi accertato che non ci fosse nessuno, congiunsi
le mani dietro alla schiena, una posa per me associata a ricordi
sgradevoli di bigotti autoritari d'altri tempi. Ma era senza dubbio
la postura pi comoda per passeggiare.
Non so dire quanto a lungo camminai in quel modo. A un
certo punto incontrai il giovane parroco, che dalle stanze di servizio
andava verso la chiesa. Mi ignor.
Quando iniziai a incespicare per la stanchezza, attraversai
uno dei passaggi verso il giardino dove gorgogliava una fontanella e
i preti del passato riposavano tra erbe e fiori. Su una delle lapidi
c'era scritto:
Non temere, perch io ti ho redento, ti ho chiamato per
nome; tu sei mio. Is 43.1.
Dopo aver bevuto alla fontana attingendo l'acqua con entrambe
le mani, mi lasciai cadere sul prato.
Mi sentii finalmente libero dalla paura, pi che in cella. Era
ancora l, mi si posava addosso, ma senza opprimermi. Scivolava
via, forse perch non opponevo pi resistenza. Feci un paio di
respiri profondi e all'improvviso provai gioia. Pura gioia.
Presto fui completamente immerso in quella sensazione e, senza
poterci fare nulla, scoppiai a piangere. Ridicolo. Me ne stavo in
quel giardinetto e non riuscivo a trattenere le lacrime, come un
bambino. Pensai a una crisi di nervi. Allora  cos, una crisi di nervi,
ridicola, stupenda, per niente grave. Te ne stai l e piangi. Favoloso.
Mi sdraiai sulla schiena, le mani dietro la testa, lo sguardo
rivolto al cielo, come facevo da bambino nei momenti di pace.
Il colpo sordo con il quale si chiuse la porta della chiesa mi
rivel che qualcuno era entrato nel cortile. Sentii dei passi che si
avvicinavano. Forse era un tossico, pensai, che nel migliore dei
casi si sarebbe occupato solo di se stesso. Poi per vidi sopra di
me un uomo muscoloso seppure avanti negli anni, con i capelli
corti e brizzolati. In mano aveva un mazzo di chiavi smisurate.
Sono il sagrestano, disse. Adesso devo chiudere.
Annuii. D'accordo. Per me poteva pure chiudere.
Ha capito? Se ne deve andare. Mica vorr restare bloccato
qui?
Mi piaceva la sua cadenza berlinese. Il suo dialetto. Glielo avrei
detto, ma per la gioia non riuscivo a parlare. Poteva chiudere, non
mi cambiava niente. Anche se l dentro sembrava ancora giorno, il
cielo era gi buio. Riuscii a scorgere un paio di stelle e la sagoma
della luna.
Il sagrestano mi osserv pensieroso.
 sicuro? chiese.
S. Non mi veniva in mente un altro posto nel quale sarei
voluto stare. Ero felice, e non solo per un paio di secondi come
talvolta mi era successo in passato, ma per interi minuti. Era
quasi insostenibile. L'uomo alz le spalle, stava per andarsene, ma
all'improvviso accanto a lui vidi il prete, come fosse uscito da una
delle tombe.
Faccia in modo che questa persona se ne vada, disse.
Il signore vuole rimanere, borbott il sagrestano.
Non si pu. Deve andarsene. Subito!
Il vecchio si avvicin al prete e pieg la testa in avanti, come
se volesse annusargli la spalla destra. Quando cominci a parlare
non alz lo sguardo, sembrava rivolto solo alla spalla:
Sono il sagrestano di questa chiesa, non il buttafuori. Se ha
intenzione di cacciare qualcuno, se ne occupi di persona.
Poi si gir e usc dal mio campo visivo. Rimase solo la faccia
del prete che, indifferente alla mia incessante euforia, mi guard
in cagnesco.
Deve andarsene! Mi capisce? ripet insistente. Con un po'
di ritardo, si apr sul suo viso un sorriso sorprendentemente ricco
di rughe considerando la sua giovane et. Nella luce calante della
sera sembrava che muovesse solo gli strati pi esterni della pelle.
Veramente vuole trascorrere la notte qui?
Annuii e fui nuovamente sopraffatto da un torrente di lacrime.
Alzai le mani e le aprii per spiegargli che realmente non potevo
farci nulla. Gli avrei anche spiegato volentieri che ero del tutto
consapevole di non credere assolutamente in Dio, ma che purtroppo
ero in preda a una crisi di nervi e per questo nuotavo in un
mare di luce e di gioia. O, per dirla con Enrico il Nero, bagnavo
il petto terreno nell'aurora, e questo era meglio di qualsiasi cosa
avessi mai sperimentato nell'area benessere di un albergo di lusso.
Il prete spar senza aggiungere altro.
Poi udii ancora la voce del sagrestano:
La porta del gabinetto  aperta. E la porta piccola vicino
alle scale. Non c' un lavandino, ma a sinistra, appena sopra il
pavimento, c' un rubinetto. L'acqua sa un po' di Sprea, ma 
potabile. Buona notte.
Chiuse la serratura con delicatezza, poi ci fu silenzio.
Poco dopo la fontana si spense.
Sapevo cosa fare l'indomani, avrei cercato il ragazzino. Se era
morto, la polizia aveva mentito. Se era vivo, l'avrei fatto parlare.
Pi tardi sentii di nuovo il rumore della serratura e il colpo
secco della porta. Qualcuno mi copr con una coperta rigida e
una mano callosa mi carezz la testa, come fossi un bambino
malato.

CAPITOLO 16.

La mattina dopo sentii una voce, una voce che rimbombava. Poi
accordi di armonium e canti. Poi di nuovo la voce rimbombante.
Spalancai gli occhi e fui sollevato nello scoprire che i suoni non
provenivano dalla mia testa ma dalla chiesa. Una messa. Rumori
reali. Grazie a Dio.
La fontana si era riattivata alle sei. Mi aveva svegliato, ma lo
scroscio regolare mi aveva fatto riprendere sonno velocemente.
Mancava poco alle nove. Il prato luccicava umido, avevo la nuca
bagnata, l'orecchio sinistro otturato, un movimento falso e mi
sarebbe venuto un crampo alla schiena.
Mi chiesi perch mai non avessi sentito le campane. Pi tardi
scoprii che erano state smontate a causa di alcuni episodi di
ossidazione nel punto di aggancio. Alla chiesa mancavano i fondi
per restaurarle. Lo stesso valeva per l'organo che non emetteva
pi alcun suono, uno strumento della Stockmann con quarantasei
registri distribuiti su tre manuali e un pedale. Al suo posto, il
sagrestano suonava un vecchio armonium a pedale con un sistema
elettrico di canne.
La mia esplosione di gioia del giorno prima ora mi metteva in
imbarazzo. Dopo un'introspezione pi approfondita e considerata
la mia situazione, mi resi conto d'aver conservato una dose di
ottimismo completamente ingiustificata. Mi sforzai quindi di
provare agitazione.
Mi alzai lentamente, feci un po' di stretching e andai verso la
piccola porta di legno nell'ala ovest del chiostro. La aprii ritrovandomi
in una stanzetta di circa cinque metri quadrati. Al centro
c'era uno scalino di cemento con sopra un water ingiallito. La
tazza era gelata.
Quando tornai nel punto in cui avevo dormito, sulle mattonelle
vicino alla fontana trovai una tovaglia con un piattino.
Sopra c'erano due fette di pane integrale con in mezzo un po' di
formaggio. Un panino. Come da bambino.
Mangiai in piedi, poi lavai le mani e il piattino nell'acqua della
fontanella. Le briciole si raggrumarono nella vasca, attirando un
paio di passeri. Infine mi rassettai la giacca e m'incamminai.
Nella Franzsische Strasse visitai una copisteria che funzionava
anche da internet caff. Mi preparai a una lunga sessione,
ma sorprendentemente trovare il ragazzino si rivel facilissimo.
Provai alcune varianti ortografiche e appurai che in tutta Berlino
risiedeva un solo Stphane Barceau.
Se era ancora vivo e se l'indirizzo era esatto l'avrei trovato a Kreuzberg, nell'Oranienstrasse.
Sul sito di un'agenzia per attori c'era una sua foto. Era pi giovane
e i capelli rossi erano pettinati da un lato, ma indubbiamente
era lui. La sua carriera di attore sembrava procedere con scarsi
risultati: compagnie teatrali indipendenti, qualche ruolo minore
in un paio di piccole sale locali. Negli ultimi tempi aveva fatto
una sola apparizione, come tossicodipendente in una soap.
Prelevai mille euro da una filiale della Deutsche Bank per essere
pronto nel caso mi avessero bloccato la carta di credito.
L'Oranienstrasse offriva una vasta girandola di rumori tra autobus
e macchine che s'infilavano in mezzo a camion e furgoncini
parcheggiati in seconda fila per scaricare pane, verdura e altre
merci. Ciclisti e passanti cercavano di sfruttare qualunque varco.
Le cassette dell'elettricit, i muri e i portoni dei cortili erano
ricoperti di graffiti e tappezzati di manifesti strappati.
Vicino al celebre S036, che annunciava un bad tasty party
con Mr. Ugly e un mercatino notturno, trovai il numero civico.
Il cancello stava fra l'ingresso di una casa editrice indiana e un
negozio per strumenti musicali e amplificatori. Si trattava di un
enorme complesso in mattoni composto da vari edifici trasversali,
con ben quattro cortili. Per un quarto d'ora vagai per scale
scricchiolanti senza trovare il nome. Alla fine cominciai a suonare
a tutte le porte senza targhetta, ma gli unici ad aprirmi furono
dei ragazzini sghignazzanti che parlavano solo inglese e che non
conoscevano nessuno con un nome cos cretino.
Ero sul punto di arrendermi quando scoprii un'altra scala di
fianco alle finestre di una scuola di danza, che attirava clienti con
lo slogan Belli con il tango. Al quarto piano c'era una porta
senza targhetta, quando guardai con pi attenzione mi accorsi che
non aveva neanche la serratura. Al suo posto c'era solo un buco
vuoto, tutt'intorno vernice scrostata e per terra molte schegge di
legno. Sembrava che qualcuno l'avesse strappata via di netto.
Bussai, niente. Bussai ancora spingendo leggermente la porta.
Vibr ostinata prima di aprirsi cigolando.
Andatevene! strill una voce giovanile dall'interno. Lasciatemi
in pace!
Dovevo entrare.
Quindi entrai. L'appartamento era composto da un'unica
stanza. Nell'angolo c'era una stufa a olio. La camera puzzava come
un cassonetto di vestiti usati a ferragosto. Da un cesto sfilacciato
colavano panni sudici. Vicino al frigorifero c'era una sedia di
plastica pieghevole con la superficie rovinata e un materasso di
gommapiuma, macchiato e privo di fodera.
Disteso sul materasso c'era il ragazzino, mezzo appoggiato al
muro. Era avvolto in un sacco a pelo impermeabile, del quale si
era tirato su il cappuccio.
Sembrava Cappuccetto rosso in versione militante, ma era
lui. Ed era vivo, non c'erano dubbi. Le sue pupille tuttavia erano
talmente allargate che non sapevo se fosse in grado di focalizzarmi.
Conosce I Ching V' chiese quando mi chiusi alle spalle la porta.
Biascicava ma sembrava abituato a esprimersi in maniera pi o
meno comprensibile anche sotto l'effetto della droga.
L'ho letto al contrario per due anni, per questo l'oracolo non
ha mai funzionato. Chi  lei?
Mi chiamo Thelen.
Strinse gli occhi, come se avesse appena sentito una fitta di
dolore.
Questo  male. Avevo immaginato che fosse lei, ma poi ho
preferito pensare di essermelo sognato.
Aspett un momento, raccolse le forze e prese i bordi del
cappuccio con entrambe le mani, per tirarlo gi. Per farlo per
avrebbe dovuto contemporaneamente piegarsi in avanti, cosa che
evidentemente richiedeva troppa coordinazione.
Adesso mi alzo! annunci spalancando gli occhi. Oppure
 ancora ieri? Non importa, mi alzo, posso farcela. Ho il potere!
Issa! Per due anni ho letto al contrario quel maledetto I Ching. Al
contrario. Forse l'ho gi detto? Per questo la mia vita  sottosopra.
Come ha fatto a trovarmi?
 nell'elenco telefonico.
Barceau fece qualche altro macchinoso tentativo di togliersi
il cappuccio e alla fine ci riusc. Vidi i suoi capelli color arancio
che gli scendevano a ciocche dalla testa.
Ma come fa ad avere il mio nome? biascic. Chi glielo ha
dato?
La polizia.
Guardie di merda, disse. Mi hanno chiesto se sono vivo e
gli ho risposto di s. Ma solo se non vengo scocciato, quindi si
trasformi in qualcosa che non mi scocci. Se ne vada.
Non appena lei mi avr spiegato cosa sta succedendo. Quando
l'ho vista l'ultima volta, pensavo che fosse morto.
Non mi deve chiedere niente di quella faccenda! Adesso
mugolava.
Perch no?
Perch sono fatto. E se sono fatto e lei comincia a farmi delle
domande, va a finire che ne parlo. Ma non posso parlarne.
Fece una smorfia come se stesse per scoppiare a piangere, ma
l'istante dopo sorrideva.
C' rimasto di sasso, eh? S che c' rimasto! Quel povero ragazzino,
povero, povero ragazzino. Bang! Bang! Morto! O mio Dio!
Diresse le sue pupille giganti su di me.
L'ho vista, amico, con i miei occhi. C' cascato in pieno! E a
maggior ragione c' cascato il tipo in giacca e cravatta. Era proprio
quello il punto. Tutto quel sangue, dappertutto. Sangueee! Ne
ho presi due sacchetti, quasi troppo, ma non si  accorto di nulla.
Dopo, quando mi hanno fatto rotolare fuori dalla macchina, mi
sono sbucciato i gomiti e le ginocchia. Non devo assolutamente
parlare con lei. Ora  giorno, quindi devo dormire. Se ne vada.
Guard la porta demolita, con aria spaventata.
Saliva una puzza oleosa sempre pi opprimente, che non poteva
provenire solo dai panni lerci e dal sacco a pelo. Realizzai
che c'era una stufa a olio accesa nella stanza, nonostante fuori
facesse caldo.
Ora vogliono che sparisca, si lament il ragazzino. Mica me
l'avevano detto prima. Invece adesso devo andarmene. Ultimo
avvertimento. Per questo ho tolto la serratura, cos so che possono
entrare da un momento all'altro. Per non riesco a tirarmi su,
non ce la faccio. Oppure s? Oppure s? S! Ce la faccio! Issa!
Risorger! In persona! Wait and see. E poi si va in Svizzera.
Mi dica di cosa si tratta, dissi.
Svizzera! Non se lo aspetta nessuno. L torner sul palco,
come Walter Tell. Il figlio! Quello che ci ha messo la testa!
 il mio destino. Del resto sono sopravvissuto pure ai proiettili.
Mi dica di cosa si tratta, ripetei con insistenza.
Questa volta si arrest fissando le pupille dilatate su di me.
Omicidio di massa, spieg con una risata. Omicidio di massa!
Vede, ora l'ho detto, omicidio di massa! Peggio per lei. E per me.
Non deve intervenire, altrimenti per me  finita.
Che vuol dire?
Farmaci cattivi. Pillole che ammazzano. Non ne ho idea. L'ha
detto quello in giacca e cravatta. Non voleva pi continuare.
Ha detto che il Viagra era okay. Che anche i morti in Africa erano
okay. Ma che l'omicidio di massa in Africa, Asia e Europa non
era okay. Ha proprio ragione. Peace! L'ho provato, il Viagra voglio
dire. Sicuramente meglio dell'omicidio di massa a mio parere.
Sa come si chiama quell'uomo?
No. Ma il capo, guard di nuovo la porta, quel... Borali,
 un vero pazzo.
Boal?
Che ne so come si chiama. Neanche voglio saperlo. L'altro
si chiama Amore o qualcosa del genere.
Armando?
Pu essere. Lui guida e Boal dice al tipo in giacca e cravatta di
freddarmi, che poi sarebbe andato tutto a posto. Hanno bisogno
di un segnale. Dio, dacci un segnale! No, questo non lo dice. Ma
gli fa pressione, dopo che per puro caso' mi hanno raccattato
dalla strada. In realt io li ho aspettati l per due ore, con le mie
stupide bottiglie vuote.
Barceau riusc ad aprire completamente la cerniera del sacco
a pelo. Mostr un petto pallido con un paio di peli sudati.
Boal dice che deve capire da che parte sta quello in giacca e
cravatta, e che per questo avrebbero semplicemente chiamato a
casa sua. Tipo Chi vuol essere milionario. Poi fa il numero
in viva voce, un rimbombo che manco il Dolby Surround. Parla
con un paio di colleghi che entrano a casa di quello in giacca
e cravatta e prendono in ostaggio tutta la sua famiglia. Boal lo
trova divertente. Di' ciao ai tuoi figli, di' adis a tua moglie. Puoi
scegliere: o con noi e con la tua famiglia, oppure senza di noi.
Per in questo caso anche senza la tua famiglia.
Barceau si tir su mostrando altra pelle sudata. Sulla parete
c'era una scia grigia e marrone all'altezza della sua testa.
Poi Boal parla al telefono: "Voglio che usiate la lama. Cominciate
con il cane. Poi il figlioletto. Poi la figlioletta. Poi la
mogliettina". Uh, come piagnucolava il tipo in giacca e cravatta.
Una cifra di dolore!
Chiuse gli occhi e sembr volersi addormentare.
Continua, dissi.
Prima accoltellano il cane, riprese senza aprire gli occhi.
Riuscivi proprio a sentirlo dall'impianto: Squit, squit! Za! Za!
Za! Il cane ha proprio squittito, pareva un maiale non un cane.
Sullo sfondo strillavano i ragazzini, completamente isterici. E la
donna! Faceva pi casino lei di una turbina. Una turbina umana!
Cazzo! Ho avuto paura che saltassero i vetri.
Barceau si pieg in avanti, spalanc gli occhi e url: Lasciate
i miei bambini! Lasciate i miei bambini! Vi prego! Vi prego!
Aiuto, aiuto! Christian! Christian! Fa qualcosa. Aiutaci! Aiutaci,
ti prego!" E cos via.
Christian? Pensavo che non lo sapesse il suo nome.
Infatti, lo pensavo anch'io.
Magari si ricorda anche il cognome?
No, non pervenuto.
Continua!
Boal si arrabbia. Li insulta. Perch non dovevano accoltellare
il cane, avrebbero dovuto solo tagliargli la gola e lasciarlo sanguinare.
Li accusa di aver sbagliato tutto. Con i ragazzini devono
fare le cose per bene, cio tagliargli la gola e lasciarli sanguinare.
Prima il maschio e poi la femmina, ma come si deve, per bene,
pulito, da sinistra a destra, come nei video dei terroristi. Tipo
Al-Qaida.
E devono riprenderlo. Il tipo in giacca e cravatta  fuori di s,
piagnucola e agita la pistola, me la punta in testa, se la punta in
testa, la punta in testa a Boal e Armando, ma non serve a niente,
perch a quel punto la sua famiglia la uccidono a maggior ragione.
Boal glielo ha gi spiegato. Regole del gioco.
Aspetto che Boal si decida a dirgli di spararmi solo nella
schiena, ma lui non lo dice. Il ferro  vero! Niente salve. Ho
addosso un giubbotto antiproiettile e uno di protezione, Boal
dice che non pu andare storto niente, ma il tipo vuole sapere
dov' la telecamera. Lo sa come funziona. Dov' la telecamera?
Dove l'avete nascosta, maiali? Lo so che state riprendendo. Poi
dice non lo faccio. Boal gli spiega:  una tua scelta, non c'
problema. Lunga vita alla democrazia! Beh, questo non l'ha detto,
ma non sta tanto a girarci intorno, ordina ai suoi uomini di
tagliare la gola al ragazzino, ma come si deve, non accoltellarlo
ma tagliargli la gola, e poi di continuare con la femmina.
Il tipo in giacca e cravatta dice okay, tutto chiaro, lo faccio,
lo accoppo, chi se ne frega della telecamera. In cambio devono
lasciargli in pace la famiglia, e vuole un cane nuovo, un golden
retriver, un cucciolo. L'ha detto davvero. Vuole un cane nuovo. E
Boal dice di tagliare la gola a tutti se nei prossimi cinque minuti
non ricevono altre istruzioni.
Poi aspettano. Il tipo piagnucola ma non si muove. Penso che
la telecamera fosse sopra allo sportello. Una telecamera speciale,
impostata in modo che gli altri non si vedano. E ce n'era una
anche sull'altro lato. Non potr mai provare che l'hanno costretto.
Per questo mi dovevo inginocchiare in un punto preciso, durante
le prove. Boal era preoccupato per l'illuminazione.
Il ragazzo chiuse ancora gli occhi, ma continu a parlare.
Boal semina il panico, fa partire il conto alla rovescia. Dice:
Bene, ora mancano quattro minuti, bene, ora mancano tre minuti.
Il tipo finalmente si decide, riesco a sentirlo. Prima  come
quando hai un orgasmo, ma poi mi cago sotto e cerco di premere
il bottone, apriti sesamo. Per non lo prendo bene, oppure la
macchina  troppo veloce, fatto sta che la porta non si apre. Il
bottone  irraggiungibile. Qua finisce male, penso, ma mica posso
dirglielo io di spararmi nella schiena. Ci provo lo stesso, in qualche
modo, ma non riesco a farmi capire. Sembrano i soliti piagnistei
che ti aspetti da uno a cui stanno per sparare. Poi, all'ultimo, lo
dice Boal: Nella schiena. Il committente vorr vedere la foto del
cadavere. La faccia deve essere intatta. Beh, grazie mille.
Il tipo in giacca e cravatta non ci capisce pi niente, sta l che
frigna e la cosa mi puzza, premo di nuovo il bottone, la porta
si apre, si alza il sipario, e chi ci sbuca davanti come una renna
strafatta? Lei! Di tutti quanti proprio lei! Che stracazzo di sfiga
di merda!
Proprio in quel momento quel deficiente si decide a sparare!
Perch ha chiuso gli occhi, sto stronzo! Mica posso aspettare
che se ne sia andato, per morire, era tutto in diretta, per cui sono
morto, come meglio mi riusciva.
Ma perch?
Quelli sanno chi  lei e Amore chiede se  il caso di andarla
a prendere. Voleva farla secco per direttissima, con una siringa.
E il suo strumento preferito. Una bella siringa antica con una
custodia di cuoio. Sa cosa ci mette dentro? Veleno di rana! Un
pazzo! Il veleno della peggiore rana freccia! Dopo che l'ha messo
deve subito cambiare ago, altrimenti basta anche una puntura
minuscola e se il cameraman si ritrova senza telecamera sono guai.
Tenga a mente le mie parole. Usa mille modi per ammazzare,
ma il suo preferito  la siringa. In quel momento  iniziata la
sua seconda vita, perch Boal ha detto: No, quello  il direttore
dell'albergo, attirerebbe troppa attenzione, dobbiamo risolvere
in un altro modo.
L'albergo c'entra qualcosa con questa storia?
In ogni caso faranno una qualche conferenza l dentro. Il tipo
in giacca e cravatta ci va e scopre tutti i segreti pi segreti. Senza
di lui non scoprono niente. Mi hanno dato diecimila euro. Li ho
investiti in sostanze stupefacenti. In teoria me le volevo rivendere,
ottenere un margine di profitto, ma alla fine me le sono sparate
io, per questo le sto raccontando tutto. E adesso sono cazzi miei.
Barceau si lasci cadere e tent di rinfilarsi il cappuccio.
Quando si svolge questa conferenza?
Non ne ho idea. Ho freddo. Quelli mi renderanno ancora
pi freddo ed  colpa sua. Sua! Perch  venuto a fare domande.
L'avevo detto che avrei finito per parlare se lei avesse continuato
a farmi domande.
Mi avvicinai al bordo del materasso, afferrai il sacco a pelo e
tirai.
Ehi, che le prende?
Deve sparire. La aiuto io. Ha dei soldi?
S. No. Non abbastanza.
Guard la porta, ma non fece resistenza. Alla fine gli sfilai del
tutto il sacco a pelo. Sfortunatamente era nudo. Ci mise mezz'ora
per vestirsi, trasformare il sacco a pelo in un rotolo compatto e
appiccicoso e decidere quali dei suoi vestiti puzzolenti infilare in
un borsone nero.
Gli diedi trecento euro e lo aiutai a raccattare la droga che gli
era rimasta. Arrivato fuori fermai un taxi e dissi al conducente
di portarlo alla stazione centrale.
Quella era la seconda volta che qualcuno mi parlava di medicinali.
Anche se non avevo avuto niente a che fare con l'organizzazione
della conferenza, a un certo punto ne dovevano per forza aver
parlato, ma non riuscivo a ricordarmene.
Mi fermai un momento davanti alla vetrina della casa editrice
indiana e osservai la vita sull'Oranienstrasse.
Dovevo tornare a St. Florentius.

CAPITOLO 17.

Rimasi nel chiostro per tre giorni cercando di capire cosa fare,
sotto lo sguardo sprezzante delle baciapile che diffidavano di me
almeno quanto io diffidavo di loro.
Una volta rimasi in chiesa durante la messa. Senza che potessi
farci niente, mont in me un antico e a lungo dimenticato sentimento
di rabbia e rigetto verso quanto mi veniva offerto in
termini di fede ritualizzata. Niente di ci che mi era successo
aveva minimamente a che fare con quello che qualche chiesa
associava a Dio. Me ne resi conto ancora una volta.
Tuttavia non mi spingevo al punto di Enrico il Nero, che non
metteva mai piede in una chiesa e affermava di non poter sostenere
mai pi lo strazio della messa.
In ogni caso, decisi di tenermi a debita distanza negli orari
delle funzioni.
Il prete mi chiese spiegazioni, io gli confessai che seguire una
messa mi costava troppo sforzo.
L'agnello di Dio, questo  il mio corpo, questo  il mio sangue,
che poi diventa vino, no, non funziona. C' un motivo se queste
cose preferivano recitarle in latino.
Su questo l'esperto  lei, rispose, e mi lasci l.
Attraverso qualche loro canale, alle beghine arriv una versione
distorta di questo scambio di idee e la loro considerazione di me
aument. A quanto pare anche loro avrebbero preferito che la
messa venisse recitata in latino.
La signora del banco informazioni si sciolse un po', mi port
da mangiare e dei boxer puliti che probabilmente aveva rubato a
un senzatetto. In pi mi diede un tappetino da yoga e una felpa
col cappuccio, da mettere la notte. Visto che il clima rimase estivo,
la utilizzai come cuscino.
Come si chiama? le chiesi.
Il mio nome  signora Meurer, rispose rigida e torn subito
in chiesa.
Il sagrestano mi confid che nella parete di fronte alla croce
c'era una nicchia che avrei potuto usare qualora avessi avuto
bisogno di un posto pi riparato. Avevano annunciato un temporale.
Quando la mattina cominci a piovere, presi le mie cose
e mi trasferii in quella cavit che fino a quel momento non avevo
notato.
Si trovava a circa quaranta centimetri dal pavimento, all'inizio
del secondo corridoio, nel muro che separava il chiostro dal giardino.
Qui non c'erano colonne o archi, ma solo muratura piena. E
poich la nicchia si trovava sotto a un rilievo consunto di arenaria
che posava su di un basamento aggettante, era difficile notarla.
Avrebbe dovuto contenere la bara di un morto, per cui lo spazio
bastava anche per una persona viva con il suo materassino da yoga.
Provai un paio di posizioni e alla fine stetti comodo come nella
cuccetta di una nave. La pietra era riscaldata dai raggi del sole.
La mia nuova casa, pensai mentre mi addormentavo fissando i
piedi trafitti del Cristo che le luci votive avevano tinto di un rosso
leggero.
Marted mattina chiesi al prete se potevo usare il suo telefono.
Certamente, nel mio ufficio, sulla mia scrivania. C' anche
una scatoletta per le offerte. Quanto ha intenzione di fermarsi
ancora?
Suon come la classica domanda che si fa in albergo, ma dalla
sua faccia contrariata capii che sperava di liberarsi di me il pi
presto possibile.
Non lo so di preciso.
Ah.
Mi condusse alle stanze di servizio, chiuse un paio di porte e
mi lasci solo nel suo ufficio. Presi il ricevitore e iniziai la mia
campagna.
Buongiorno, qui  il Grand Htel Sophie Charlotte, il mio
nome  Gabriel Dittrich. Cosa posso fare per lei?
Probabilmente a quell'uomo mancava semplicemente il senso
della melodia e per questo non si accorgeva che quel lei allungato
ed enfatizzato risultava offensivo, come fosse il centesimo
cliente da servire e non ne potesse pi.
Quella mancanza di sensibilit acustica certificava che Dittrich
non era adatto a lavorare al front desk. L'avevo capito subito, ma
Catherine Brown l'aveva assunto quando io avevo insistito sulla
nomina di Linda Kranz.
Buongiorno, il mio nome  Wilhelm Alexander, vorrei parlare
con Felix Thomas per favore,  uno dei vostri...
Un momento, prego!
No, aspetti...
Gi non mi ascoltava pi. Dato che non mi aveva messo in
attesa, invece di musica classica discreta lo sentivo borbottare e
martellare sulla tastiera.
Mi spiace signor Wilhelm, non abbiamo nessun Felix Thomas.
Primo: il mio nome  Wilhelm Alexander. Secondo: Felix
Thomas non  un ospite ma un dipendente del vostro albergo,
se mi avesse fatto finire di parlare lo saprebbe.
Mi morsi il labbro inferiore. Dopo un discorso cos sfacciato,
un collega attento mi avrebbe sicuramente riconosciuto. Dittrich
tuttavia non era un collega attento.
Intende Felix? Felix Thomas? Il nostro facchino?
Esatto.
Non posso prendere cos una chiamata per un... facchino.
Signor Dittrich...pronunciai il suo nome lentamente, come
se lo stessi segnando. Si tratta di un'urgente questione familiare.
Va bene, comunque non pu pretendere che...
La famiglia Alexander ha subito un tragico lutto, ci sono
alcune questioni da risolvere e, come lei sa da questo momento,
gli Alexander possiedono le quote di maggioranza di una catena
d'alberghi che opera a livello mondiale. L'unico motivo per il
quale Felix sta svolgendo il suo apprendistato presso di voi  per
non subire trattamenti di favore nell'azienda di famiglia.
Non lo sapevo, rispose l'addetto imbarazzato.
Ora la devo proprio pregare di passarmelo. Altrimenti pu
mettermi in contatto con il suo superiore.
Dittrich si concesse un momento di silenzio, durante il quale
probabilmente immagin tutte le cose che Felix avrebbe potuto
fare per lui una volta ereditato il suo impero.
Lo chiamo.
Questa volta venni messo in attesa.
Felix Thomas.
Ciao Felix, qui parla il suo presunto zio. Reagisca di conseguenza
per favore. Mi riconosce? Sono io, Thelen.
S... zio, cos' successo?
Suppongo che Dittrich stia ascoltando?
S, certamente.
Ho bisogno d'aiuto. Ovviamente  libero di rifiutare.
Dimmi di cosa si tratta, zio.
Ho spiegato a Dittrich che lei  l'erede di una catena
d'alberghi.
Ma  fantastico, zio!
No, perch avete appena avuto un lutto in famiglia.
Oh, ma  terribile!
Esatto. Ho bisogno del suo aiuto, ma se date le circostanze
preferisse rifiutare, lo capirei perfettamente.
Faccio tutto quello che vuoi, zio.
Ovviamente la pagher.
Ma cosa vuoi che me ne importi dei soldi! disse Felix
singhiozzando in maniera teatrale.
Non esageri.
Se lo dici tu, zio... un momento. Potrebbe lasciarmi solo un
istante signor Dittrich? Bene, ora possiamo parlare. Cosa devo
fare? Vuole che la richiami?
Non ho un telefono.
Vuole che gliene procuri uno con la carta prepagata?
S,  una buona idea.
Non c' problema.
Potrebbe procurarmi anche un abito?
Posso procurarle qualsiasi cosa. Per per l'abito ci vorr un
po'. Diciamo due ore. E avrei bisogno dei dati della sua carta di
credito.
Gli diedi i miei dati e le mie misure.
Mi ripassi il signor Dittrich, cos far in modo che le dia la
giornata libera. Ci vediamo nella chiesa di St. Florentius. Sa dove
si trova?
S.
Allora a dopo.
Arrivo, zio, arrivo!
Se pensi di essere cristiano solo perch metti piede in una chiesa,
ti sbagli! strill Enrico il Nero mentre Felix Thomas gli pass a
fianco nella sua uniforme blu notte. Mica si diventa una macchina
solo perch si entra in un garage, aggiunse.
Felix rimase fermo, fece un leggero inchino e disse: Buona
giornata anche a lei.
Nel chiostro, ci sedemmo sul banco a destra dell'orribile Cristo
scolpito. Felix lo guard con sconforto, fui stupito che un rappresentante
della presunta generazione porno e videogiochi violenti
reagisse in maniera cos sensibile, con tanto di libidine repressa,
al buon vecchio orrore ecclesiastico.
L'abito  un problema... mormor riuscendo a distogliere
lo sguardo dal perizoma penzolante.
La carta di credito? chiesi.
S,  bloccata.
Non c' problema, me ne occupo io.
Per ho preso il telefono.
Tir fuori dalla borsa un cellulare e un caricatore. La scheda
 dentro,  carica, ho anche salvato un paio di numeri in rubrica.
Sorrisi. Era come minimo un assaggio del servizio a cui ero
abituato. Gli diedi cento euro.
Tenga il resto.
Grazie mille. Felix si guard intorno. Fico il posto. Pensavo
che fosse fuggito all'estero da un pezzo.
Da cosa sarei dovuto fuggire?
Dai suoi inseguitori ovviamente.
E chi sarebbero?
Tanto per cominciare, la polizia.
Con loro ci ho gi parlato.
Quando?
Venerd scorso.
Beh, ieri hanno di nuovo perquisito la sua suite, stavolta con
i cani. E dopo hanno cominciato a circolare voci di droghe e di
orge che si sarebbero svolte l dentro. Non lo avrei pensato di lei,
sono sconvolto. A essere sincero, nel suo caso non avrei pensato
n al sesso n alla droga.
Allora non cominci adesso.
Vogliono vederla assolutamente.
Dopo questa conversazione telefoner alla polizia e fisser
un appuntamento, promisi.
Annu, ma parve quasi deluso da questo sviluppo.
Dove vive adesso? mi chiese. All'Adlon? Al Ritz?
Non c' bisogno che lei lo sappia. Chi altro m'insegue?
La troupe televisiva. Il cameraman fa veramente paura. Il
regista  anche simpatico, ma pure lui sta fuori. Ci ha offerto
cinquecento euro per dirgli dove si trova.
E?
E... Felix fece una risatina. Noi non lo sapevamo dove fosse.
E poi?
Poi ha offerto mille euro. Felix alz le mani e sorrise. Niente
paura, possiedo una catena di alberghi. Cosa sono per me mille
euro? Certo, non tutti i dipendenti possono vantare un background
economico del genere, sono parecchi soldi. Dia per scontato che
qualcuno la tradir, se gli si presenter l'occasione. Cos'altro posso
fare per lei? Mica si tratta solo dell'abito e del telefono, giusto?
No, effettivamente ho un'altra richiesta. Prima per dobbiamo
chiarirci su una cosa. Lei lo sa che sono sospettato di omicidio?
Chin la testa. S, la prostituta. Io per non credo che sia
stato lei.
Ah s? E perch?
Intuizione. Lavorando in albergo s'impara molto sulle persone.
Inoltre, da quello che ho sentito, ha un alibi di ferro. Mi
dica semplicemente di cosa si tratta e io le dir se sono disposto
ad aiutarla.
Ho bisogno di entrare al Sophie Charlotte per controllare
una cosa. Devo accedere alle prenotazioni.
Non c' problema, le password sono cambiate, ma le
nuove...
Non mi dica che lei conosce le password.
Ogni tanto usiamo il computer del back office per andare
su Facebook o per giocare, di notte, quando ci annoiamo. E se
arriva un VIP del secolo scorso, dobbiamo cercarlo su google per
riconoscerlo.
E Lybeck?
Mi guard esitando. Lybeck finge di non accorgersene finch
la postazione  coperta e il lavoro non ne risente. Posso controllare
volentieri per lei.
Devo farlo di persona. Quando ha il turno di notte?
Dovr fare a cambio con qualcuno, per esempio gioved.
Bene, a gioved allora.
Mi alzai per accompagnarlo alla porta. Si tir su anche lui.
C' un altro problema, disse.
Quale?
Qualcuno sorveglia l'edificio. All'inizio pensavamo fosse la
polizia, ma non  cos. C' sempre almeno una persona che tiene
costantemente d'occhio l'entrata, la scala e gli ascensori. Sono
poco appariscenti, e neppure annoiati come gli altri bodyguard
che passano le nottate nella lobby.
Non ci sono ospiti che richiedono un livello di sicurezza
particolare, vero?
No. Per da un paio di giorni ci sono questi vigilantes che
hanno fatto il check-in tutti lo stesso giorno. Scortesi, avari, tesi.
Si danno il cambio ogni due ore. Fuori ci sono due macchine
che controllano gli accessi al garage sotterraneo, alla rampa delle
consegne, all'entrata del personale e a quella laterale.
 parecchia gente.
S, chi li manda ha i soldi. E parecchio interesse.
Fanno parte della troupe?
Penso di s, ma fingono di non conoscersi. Aspettano qualcuno,
probabilmente lei.
Questo complicava i miei piani.
Felix propose di nascondermi in uno dei cassonetti a grandezza
d'uomo con i quali alle cinque e trenta vengono portati i panni
puliti. In quel modo avrei avuto due ore di tempo prima che il
camion tornasse a caricare quelli sporchi e andasse in Polonia,
dove la biancheria della maggior parte degli alberghi di lusso di
Berlino viene lavata e stirata.
Con suo grande rammarico, optai per una variante pi
semplice. Visto che di notte non c'erano voli, chi arrivava a tarda ora
in genere lo faceva dalla stazione centrale. A Felix venne subito
in mente un treno adatto, l'ICE 592 da Monaco, che si fermava
in stazione a mezzanotte e ventisette. Promise di prenotare una
vettura discreta del servizio di Limousine che chiamavamo quando
l'ospite aveva esigenze particolari o non c'erano macchine disponibili
in albergo. Avrebbe fatto in modo di farmi avere accesso al
garage sotterraneo. Johann Schmieder sarebbe stato il mio nome
di copertura. Io accettai.
Ci volle un po' prima che riuscissi a parlare con il commissario
Mahler, dato che non avevo il suo numero e non sapevo quale
squadra omicidi di Berlino dirigesse. Alla fine lo raggiunsi.
Mahler.
Thelen. Ho sentito che mi sta cercando.
Signor von Thelen! S, vorremmo parlare ancora con lei.
Dove si trova?
Non ha importanza.
Ascolti, Thelen, questo non  un gioco. Se lei non..
Ho chiamato per fissare un appuntamento ma credo di averle
gi detto tutto quello che so.
Ne dubito.
Quando posso venire?
Immediatamente. Altrimenti veniamo a prenderla noi. E la
troveremo, pu starne certo.
Vengo domattina. Dove devo andare?
Al numero trenta di Keithstrasse. Si presenti in segreteria e io
scendo. Altrimenti la iscrivo nell'elenco dei ricercati. Ore tredici.
Ci sar.
Riattacc.
Quella notte, steso nella mia nicchia, diedi una scorsa alla rubrica
del telefono e scoprii che Felix aveva salvato anche il numero della
clinica di Conrad, con a fianco uno smiley.
Trovai anche il numero privato di Linda.
Non la chiamai.

CAPITOLO 18.

L'autista del servizio di Limousine, puntuale all'appuntamento
in stazione, andava particolarmente piano per farmi ammirare la
Cancelleria federale, il Reichstag, la Porta di Brandeburgo e gli
sfarzosi edifici di Unter den Linden. Fece persino una deviazione
verso est, per passare davanti al Duomo e alla Torre della televisione,
poi svolt a destra e si diresse finalmente verso l'albergo.
Mi aveva preso per un turista, forse a causa dei miei vestiti leggeri.
Il sagrestano mi aveva prestato un vecchio ferro da stiro, con
l'unico risultato che i miei pantaloni ora avevano un bel paio di
macchie marroni.
Dalla Franzsische Strasse svoltammo in una stradina a senso
unico dalla quale si raggiungeva il garage sotterraneo del Sophie
Charlotte. Tra le macchine parcheggiate ai lati del vicolo c'era
probabilmente anche quella dei vigilantes, ma non mi preoccupai
di scoprire quale fosse. I vetri posteriori della Limousine erano
oscurati, ma scivolai lo stesso pi in basso e sperai che la porta del
garage si aprisse velocemente. Percorremmo la rampa, il semaforo
divent verde e la porta cominci a muoversi. Felix aspettava
vicino alla porta d'accesso interna.
Annunciai all'autista che sarei tornato in un paio d'ore. Annu
e accese il televisore sul cruscotto.
Buona sera, signor Schmieder, mi salut Felix aprendo la
porta. Ha fatto buon viaggio?
Superato l'ascensore, Felix mi condusse alle scale per salire
al piano terra. Dopo un paio di corridoi e stanze di servizio,
evitando la lobby, giungemmo all'entrata laterale del back office,
che normalmente non veniva utilizzata.
Che ci faccio con la valigia? chiese Felix, che per la prima
volta mi sembr leggermente nervoso.
La lasci qui, devo restituirla.
Il prete mi aveva dato volentieri il suo piccolo trolley, probabilmente
nella speranza di non rivedermi pi, ma quando avevo
cominciato a riempire la valigia di vecchi giornali impolverati
ammucchiati nel suo ufficio, aveva chiuso gli occhi e scosso
la testa in silenzio.
Dove sono i vigilantes? chiesi a Felix.
Al momento in albergo ce n' uno solo.
Felix indic il monitor dell'impianto di sicurezza. L'aveva
configurato in maniera tale da alternare in tempo reale due inquadrature
della hall: il bar con i tavolini e la scala antincendio, che
copriva quasi del tutto gli ascensori, e, nella seconda immagine,
la reception e l'ingresso principale.
Dietro il bancone, Juan, il barista, un formidabile intrattenitore
quando si sentiva al centro dell'attenzione, sembrava quasi dormire
in piedi con un'aria offesa. Lo aspettava un turno noioso.
Al bar sedeva un uomo dalla barba grigia, tutto preso dal suo
cellulare. Vicino alla scala antincendio si stava salutando un gruppo
di turisti e nemmeno le due donne d'affari di mezz'et, sedute
nell'angolo vicino alla finestra e intente a ubriacarsi in silenzio,
sembravano avere bisogno d'intrattenimento. Per finire, a uno
dei tavolini di marmo c'era un uomo sui trent'anni seduto su uno
sgabello dall'aria scomoda. Leggeva il giornale volgendo le spalle
al bancone.
Quello, disse Felix indicandolo.
Annuii, mi sedetti alla scrivania e quando mossi il mouse vidi
che il computer era gi acceso e il programma delle prenotazioni
aperto.
Tra l'altro, disse Felix, Linda mi ha chiesto se sapessi dove
si trova o come raggiungerla. E preoccupata.
La chiamer.
Okay. Mi mandi un SMS quando ha finito. Vuole un caff?
Cos poi lei lo porta per tutta la lobby in un ufficio che
teoricamente  vuoto?
Mi guard con compassione.
Alzai le mani in segno di scusa. S, grazie, lo prendo volentieri
un caff.
Arriva subito.
Qualsiasi indicazione sulle mie preferenze - doppio, con latte,
senza zucchero - fu superflua.
Lei  proprio bravo, dissi quando torn con il vassoio, e a
meno che non venga licenziato prima, cosa che sarebbe perfettamente
giustificata, far molta strada.
Grazie, signor direttore. Quando si hanno i migliori maestri...
And verso la porta. Oddio, l'ultimo capo era un po'fuori
di testa, ma per il resto...
Fuori.
Guardai l'elenco degli eventi in programma per l'anno corrente. A
settembre, un congresso di medicina empirica, una conferenza di
neuroradiologia e un simposio durante il quale esperti e studenti
avrebbero discusso di innovazione per una medicina al passo coi
tempi.
Questi erano gli unici eventi a mostrare almeno una vaga
affinit tematica, ma niente che potesse essere collegato alla contraffazione
di medicinali
Controllai il monitor. I turisti erano scomparsi. Le due donne
d'affari si guardavano negli occhi tenendosi per mano. Dietro
il bancone Juan esibiva un atteggiamento stoico, anche se non
aveva perso del tutto quell'aria risentita di prima. Il piantone era
ancora seduto al tavolo e beveva acqua.
Quando il monitor pass all'altra immagine mi prese un colpo.
Heinrich Lybeck aveva la testa poggiata sulla porta del back office,
nel quale mi trovavo, e origliava.
Una volta mi aveva raccontato che in albergo, di notte, c'
una sinfonia di suoni e di rumori, nei momenti di silenzio: quelli
ovvi dei ventilatori e del riscaldamento, della porta automatica,
dell'aria condizionata o dell'impianto elettrico. Ma anche rumori
misteriosi e inspiegabili: un improvviso crepito dell'impianto
di riscaldamento, come se dettasse in alfabeto morse, un vago
rimbombo dai condotti degli ascensori e, di mattina, un concerto
di scricchiolii con il quale parquet e mobilio si preparano alla
giornata. Oltre a questi, ci sono dozzine di rumori ricorrenti
dall'origine ignota, nonostante anni di ricerca. Di sicuro le condizioni
meteorologiche erano uno dei fattori, cos come il numero
di ospiti, ma le fonti restavano oscure. In ogni caso, ogni sera
ascoltava pressoch la stessa sinfonia e si accorgeva subito se c'era
una nota fuori posto.
Lybeck gir cautamente la chiave della porta e buss, dimostrando
una volta per tutte di essere completamente inadatto
alla lotta al crimine. Poi si ferm sulla soglia osservando la mia
faccia e il mio abito sgualcito. Annuii. Senza dire una parola,
scosse la testa e richiuse la porta.
In teoria avrebbe dovuto informare Catherine Brown o il
responsabile della sicurezza, ma non ero sicuro che lo avrebbe
fatto. Avrei corso il rischio, decisi, e mi versai del caff dalla
pesante brocca d'argento, aggiunsi il latte e mi accorsi che il lusso
a cui ero abituato mi mancava pi di quanto volessi ammettere.
Mi concentrai di nuovo sul sistema delle prenotazioni,
cliccai su una pagina pi dettagliata e ricominciai a scorrere
dall'inizio l'elenco degli eventi. Dopo mezz'ora, l'avevo trovato:
l'Associazione tedesca dei produttori di packaging si sarebbe riunita
tra due weekend per la Conferenza berlinese del packaging.
Avevo notato l'inserzione anche prima e vagamente mi ricordavo
di un incontro preliminare, ma non ci avevo fatto caso
perch avevo considerato solo eventi nell'ambito della medicina
e della farmacologia. Ma un medicinale contraffatto esige un
packaging contraffatto. Proseguii nella ricerca scoprendo tra gli
organizzatori della conferenza anche il ministero della Salute.
Era in programma l'elezione del consiglio d'amministrazione,
ma la cosa sembrava di poco rilievo, dal momento che non c'erano
candidati. Scorsi i membri della dirigenza, ma non trovai la
persona che stavo cercando. Non c'era alcuna indicazione degli
argomenti della conferenza. Cercai informazioni online sulla
contraffazione di medicinali e di confezioni, ma trovai solo la
dichiarazione di un esperto della Guardia di Finanza secondo
il quale il giro di affari dei farmaci falsi  enorme. Solo con il
Viagra  possibile moltiplicare per mille il proprio investimento,
ma allora i pi richiesti erano i farmaci di marca e i medicinali
generici di fascia alta. Il prezzo di produzione era basso, i margini
di guadagno superiori a quelli del mercato della droga, come aveva
scritto anche Tabea Brendan. Secondo la Sddeutsche Zeitung,
il profitto complessivo quell'anno arrivava a ottantacinque miliardi
di euro.
A breve avrebbero introdotto nuove misure di sicurezza per
proteggere le confezioni. C'erano marcature del DNA, immagini
3D, ologrammi, timbri con nano sensori e persino una particolare
vernice UV, che permetteva all'informazione di essere
decodificata con l'utilizzo dei raggi UV. Un tema importante era
l'RFID, Radio Frequency Identification Device. Questo sistema
di track & trace era composto da un piccolo chip per il salvataggio
dei dati e un'antenna minuscola all'interno della confezione, che
con un processo di stampa offset veniva impressa sulla scatoletta
utilizzando una particolare vernice conduttiva difficilmente replicabile.
Le informazioni potevano essere lette e trasferite dal
chip attraverso le onde radio. In questo modo, tutto il tragitto del
farmaco poteva essere tracciato, dalla produzione all'imballaggio
e, attraverso tutti i passaggi intermedi, fino alla farmacia.
Quando guardai nuovamente il monitor, il piantone era sparito.
Magari si danno il cambio, pensai, oppure  andato in bagno.
Passare le nottate da solo nella hall di un albergo di certo non era
il massimo.
Mi mancava ancora un dato decisivo. Chi aveva sparato al ragazzo?
Se le informazioni di Tabea Brendan erano vere, e se avevo
individuato la conferenza, doveva essere tra i partecipanti. Ma
non erano elencati n gli invitati, n le societ che vi aderivano.
Tutta la prenotazione era gestita dalla signora Miert dell'ufficio
per le relazioni con il pubblico del ministero della Salute. Non
mi restava che navigare a caso sui siti dei produttori di packaging.
L'unica cosa che sapevo era che si trattava di un'impresa di medie
dimensioni, cos evitai le grosse aziende e i consorzi, e mi concentrai
su quelle pi piccole, cercando nomi e foto dei dirigenti.
M'imbarcai in una ricerca lunga e faticosa. Mezz'ora dopo ero
sul punto di arrendermi, quando all'improvviso sullo schermo
comparve la faccia dell'uomo che cercavo: dr. Christian Thorsten
Doering, proprietario e direttore della societ CTD-PACKAGING
S.p.A. di Potsdam.
Nella foto, il direttore sorrideva. Il sito della sua societ era
colorato di verde, bianco e blu, corredato da foto di persone
sorridenti, come si presenterebbe un'ONG o un'associazione di
ambientalisti. Mi segnai i dati della societ, i numeri di telefono
e anche l'indirizzo privato di Doering, che trovai sull'elenco
telefonico. In un articolo di giornale venivano menzionati anche
una figlia di dodici anni e uno di nove.
Il mio telefon vibr. Un SMS di Felix: Sparisca! Subito!
Era da un po' che non controllavo il monitor. Sembrava tutto
tranquillo. Lo spione era seduto al suo posto e sfogliava una rivista.
Non sapevo cosa fare ma, nel dubbio, chiusi il programma delle
prenotazioni e spensi il computer.
La porta laterale si apr. Boal e Armando entrarono nella stanza
con calma e disinvoltura, come se l'ufficio fosse il loro. Mi alzai
e indietreggiai lentamente. Armando chiuse la porta con cura.
Non aveva portato la telecamera. Gli guardai le mani: vuote. Ma
indossava il suo giaccone da caccia pieno di tasche.
Sulla faccia smunta di Boal comparve un sorriso.
Signor direttore! Ci si rivede!
Continuando a indietreggiare, allungai una mano verso la
maniglia alle mie spalle. La porta del mio vecchio ufficio era
aperta, probabilmente Felix aveva voluto darmi la possibilit di
vivere un momento di nostalgia. Aprii ed entrai. La porta non
si poteva chiudere a chiave dall'interno e non avevo nulla per
bloccarla. Le sedie Swinger e il tavolino basso di Le Corbusier
erano troppo leggeri e non sarei mai riuscito a spostare la scrivania
con la lastra di ardesia. Le veneziane erano abbassate. Non
c'era via d'uscita.
Boal e Armando mi seguirono con tutta calma. Mi sedetti alla
scrivania, posai le mani sulla lastra e mi godetti quell'istante di
momentanea sicurezza.
Armando aveva un auricolare, evidentemente era in contatto
con i colleghi all'esterno.
Il direttore  tornato! esclam Boal avvicinandosi. Il figliol
prodigo  tornato alla casa del padre. Posso accomodarmi?
Tir a s una delle sedie davanti alla scrivania, e cominci a
dondolarla avanti e indietro.
Si piazz dietro di me, Armando mi prese per i capelli e,
schiacciandomi la testa contro lo schienale, cominci a carezzarmi
dolcemente la carotide con due dita.
Signor von Thelen, attacc Boal, se una Limousine di
servizio entra in un garage sotterraneo, ci si aspetta che poi ne
riesca. Altrimenti non ha senso. Questa era una delle possibilit
che avevamo previsto. Eppure avrei scommesso che invece si
sarebbe spacciato per un lavandaio polacco. Certo, sarebbe stato
ancora pi stupido. Almeno ha trovato quello che cercava?
Volevo solo tornare nel mio ufficio.
In quel momento mi venne in mente che sotto la scrivania
si trovava il bottone che inviava un segnale d'allarme alla polizia
e al servizio di sorveglianza. L'allarme veniva testato una volta a
settimana, per cui doveva essere funzionante.
Ma con Armando che mi schiacciava la testa contro lo schienale,
non riuscivo a raggiungere il pulsante. Inoltre non ero sicuro
che chiamare la polizia fosse una buona idea perch un allarme
del genere provoca un certo scompiglio.
Sei mesi prima Lybeck aveva premuto per sbaglio uno dei
bottoni alla reception. Dopo essere stato tirato gi dal letto per
confermare la parola d'ordine, ero sceso alla reception per chiudere
la faccenda. Due volanti e una macchina di poliziotti in
borghese erano davanti all'entrata, con le sirene spiegate.
Lybeck aveva ammesso di aver premuto il pulsante, ma non
sapeva perch. Lanciandomi sguardi preoccupati mormor di
essersi distratto. In seguito mi confess che, data la frequenza
di rapine in albergo a quei tempi, controllava regolarmente la
posizione del pulsante sotto il bancone, per essere pronto qualora
ce ne fosse stato bisogno. Quando a notte fonda aveva voluto
premere il bottone di apertura della porta per un ospite, aveva
invece premuto quello d'allarme. Una svista.
Un portiere che aveva paura era del tutto inutile, l'avevo redarguito.
La sicurezza degli ospiti rientrava tra le sue responsabilit.
Lybeck aveva risposto che conveniva avere un portiere che aveva
paura perch sarebbe stato pi vigile e attento. Le gesta eroiche
spettavano alla security.
Ha sentito del giovane barbone con le bottiglie che si aggira
come un fantasma? chiese Boal.
Non so di chi parla.
S, che lo sa. E andato a trovarlo e poi  scomparso. Ed 
venuto qui per controllare di quale evento si tratta. Faceva meglio
a restarne fuori. Peggio per lei.
Armando lasci la presa e mi punt qualcosa di freddo alla
tempia. Non era una siringa e per un momento mi sentii sollevato.
Con uno scatto improvviso balzai in avanti e afferrai il bordo
della scrivania. Con il dito medio sfiorai la custodia di plastica,
bucai la membrana di carta e spinsi il pulsante senza che i due se
ne accorgessero. Armando mi tir indietro per i capelli.
Mi raccomando, l'angolazione, disse Boal. Deve sembrare
convincente. Immagini la scena, signor von Thelen: il direttore
malato di mente ritorna nel suo albergo. Prende una piccola
pistola e preme il grilletto. Quindi: tragico suicidio. Il direttore,
che gi si era fatto notare per il suo comportamento anomalo e
tra le altre cose  sospettato di aver ucciso una prostituta, torna
dove tutto  cominciato, il suo vecchio posto di lavoro che tanto
ha amato, per mettere fine alla sua misera vita. Chiaramente 
tutto improvvisato, ma come al solito non ho avuto il tempo di
lavorare come si deve.
Sotto al tavolo c' un pulsante d'allarme, dissi. Tra poco
scoprir che l'ho premuto e allora potr spiegare alla polizia perch
mi sono sparato in sua presenza.
Boal rise.
Non si accorger di niente, disse. Mi accorsi che anche lui
aveva un'auricolare. Poi si blocc e Armando lasci la presa. Tutti
e due erano concentrati su quanto ascoltavano con gli auricolari.
Presto! strill Boal.
Balz in piedi, Armando mi lasci andare e tutti e due corsero
fuori dalla stanza.
Ebbi giusto il tempo di passarmi una mano tra i capelli prima
che si aprisse la porta della reception. Poco dopo entrarono
nell'ufficio due poliziotti.
Mi alzai.
Errore mio, mi dispiace. Devo comunicare la parola d'ordine.
Telefonai e annullai l'allarme. Per fortuna la vecchia parola
d'ordine era ancora valida. Li pregai di richiamarmi in ufficio
come previsto dalla prassi. Nel frattempo erano comparsi due
agenti in borghese che diedero il cambio a quelli in uniforme.
La centrale d'emergenza richiam, ripetei la parola d'ordine e
la faccenda fu risolta. I due agenti in borghese si fecero condurre
attraverso gli uffici per assicurarsi che non fossi vittima di un
sequestro.
Se non avete niente in contrario, a questo punto io me ne
andrei, dissi davanti agli ascensori. Ma nel frattempo i due avevano
notato le condizioni penose del mio abito e mi guardavano
con rinnovata diffidenza.
Il mio abito per la notte, mi giustificai. Un'affermazione
completamente priva di senso.
L'accompagniamo in garage.
L'autista ci vide e mise in moto. Feci un cenno di saluto ai
due agenti e salii in macchina. Ci fermammo davanti al cancello
poich non avevo il pass e l'autista non poteva aprirlo. I poliziotti,
che nel frattempo erano tornati verso gli ascensori, si fermarono
a guardarci.
Devo sfondare il cancello? chiese l'autista con l'aria di dire
sul serio.
No, aspetti, cerco il mio pass.
Quei due uomini vengono verso di noi.
Sono agenti di polizia, non si preoccupi.
Non sono preoccupato.
Uno degli agenti buss al mio finestrino, lo abbassai.
C' qualche problema?
No, non riesco a trovare il mio pass.
Qualcuno si avvicinava di fretta. Era Felix che arriv correndo,
sorrise ai poliziotti, gli sventol sotto al naso il pass, come se fosse
impazzito, e lo strisci sul lettore.
Buona notte, signor direttore!
Quando fui sicuro di non essere seguito, mi feci lasciare nei pressi
di Alexanderplatz. A quell'ora St. Florentius era chiusa, non ci
avevo pensato.
Mi venne voglia di sdraiarmi vicino al fiume.
Attraversai il ponte e mi distesi sul prato morbido. Era bello
stare l, con le mani incrociate sotto la testa. Il cielo berlinese era
pi stellato del solito.

CAPITOLO 19.

Il portale di St. Florentius era deserto, non c'era traccia di Enrico
il Nero. Posai la valigia, aprii a fatica il battente, e mi stupii
dell'apparente facilit con la quale il gigante la spostava tutto il
giorno.
Sono tuo.
Almeno stavolta non dovevo subire il suo dileggio. La consapevolezza
di fare qualcosa di profondamente irrazionale mi
imbarazzava. E in pi sapevo, o pensavo di sapere, che non ce
n'era pi alcun bisogno. Quei giorni di delirio oramai me li ero
lasciati alle spalle. Conrads aveva ragione: era tutto nella mia testa.
Eppure non avevo il coraggio di abbandonare anche quell'ultimo
souvenir del mio viaggio nel regno dell'irrazionale.
Sono a tua disposizione. Sia fatta la tua volont.
M'immersi nel gelo della chiesa.
La luce del sole filtrata dai vetri colorati, faceva risplendere
le particelle di polvere nell'aria, dandomi l'impressione di essere
entrato in un acquario.
Improvvisamente vidi le quattro Ave Maria. Stavano in piedi,
in silenzio vicino alla colonna con l'acquasantiera, e impazienti
fissavano la porta d'ingresso.
Forse mi avevano sentito mentre pronunciavo le parole, ma
nei loro volti non si scorgeva alcuna reazione. Solo la signora
del banco informazioni, inchiodata dietro alla sua postazione,
aggrott la fronte e scosse la testa. Pensai che il gesto fosse indirizzato
a me, ma non ne ero sicuro.
Riportai al prete la sua valigia. Poi mi cambiai la biancheria e
mi lavai alla fontanella. Ispezionai i vestiti e scoprii un buco sul
retro del pantalone, all'altezza del sedere. Il tessuto si era sfilacciato
e riuscivo gi ad infilarci il mignolo.
Mi rimaneva ancora un po' di tempo prima dell'appuntamento
con la polizia. Avevo ancora abbastanza soldi per un abito confezionato
e forse anche per una visita dal barbiere, per risultare
almeno parzialmente presentabile. Non solo volevo convincere
Mahler della mia innocenza, ma anche fugare qualsiasi dubbio
sulla mia salute mentale.
Dopo essermi rivestito cercai di chiamare Doering. Era ancora
presto e provai il suo numero privato. Mi rispose la segreteria,
ma lasciare un messaggio mi sembr troppo rischioso.
Riprovai ogni quarto d'ora, e dopo la quinta o sesta volta che
ascoltavo la registrazione, finalmente rispose una donna.
Cosa vuole? Perch chiama in continuazione?
Buongiorno, sono Julian Thelen, vorrei parlare con il signor
Doering.
Glielo riferisco, la richiamer.
Il mio numero  ...
Lo vedo il suo numero.
Riattacc.
Ma ovviamente Doering non si fece sentire. Quando pi tardi
richiamai, rispose uno dei bambini che riattacc appena mi presentai.
Poi la segreteria rimase spenta e non rispose pi nessuno.
Decisi di chiamarlo in ufficio, ma non riuscii a superare neanche
il centralino. Mi dispiace, se non ha un appuntamento,
non le posso passare il signor Doering. Quando riprovai non mi
risposero pi. Leggevano il mio numero.
Mi venne in mente di telefonare dall'ufficio del prete. Stavolta
riuscii a superare la signora del centralino dando un nome falso e
sostenendo che Doering mi avesse pregato di richiamarlo. Non
era sicura di potersi fidare, ma non ebbe il coraggio di rifiutare
la chiamata. Il prossimo ostacolo era la segretaria.
Mller, disse una voce secca nel ricevitore.
Buongiorno. Julian Thelen. Vorrei parlare con il signor
Doering.
Ha detto alla mia collega che Doering le aveva chiesto di
richiamarlo?
La faccenda di cui voglio parlare  di grande importanza per
lui.
Di cosa si tratta?
Di un film.
Non ne so niente.
Il progetto si trova ancora nella fase iniziale.
Ne sarei comunque stata informata. Il dr. Doering non  in
ufficio. Pu rivolgersi all'ufficio stampa.
Ho bisogno di parlare con lui. E sono sicuro che lui voglia
parlare con me.
Si sbaglia. Buona giornata.
Gli dica che si tratta del ragazzo'.
Esit. La grande difficolt del suo lavoro consisteva nel distinguere
- spesso sulla base di informazioni insufficienti - le
faccende urgenti da quelle meno importanti. Se doveva stare
attenta a non allontanare possibili soci d'affari, d'altra parte non
poteva permettere che il suo principale venisse disturbato da
inutili interruzioni. Il suo compito era di intercettare sondaggi,
pubblicit e tutti i tentativi d'approccio da parte di gente che in
realt non aveva nulla da offrire. Esit e prese una decisione.
Un momento.
Invece della solita canzoncina d'attesa, part un brano di musica
leggera. Un'azienda che non trascurava i dettagli.
Torn al telefono dopo trenta secondi.
Glielo passo.
Doering, disse una voce leggermente roca.
Thelen. Sono l'ex direttore del Grand Htel Sophie Charlotte.
Lo so chi . Cosa vuole?
Voglio parlarle.
Di cosa?
Di un filmato.
Per esempio quello in cui un tipo tutto nudo  sdraiato in un
corridoio d'albergo e sente le voci?
Volendo anche di quello. Ma soprattutto di uno in cui compaiono
un ragazzo e un furgoncino. Non voglio essere pi specifico
di cos al telefono. A meno che lei non insista.
Non sono sicuro di sapere di cosa parla.
Ho delle informazioni per lei. Posso aiutarla.
Non sapevo di avere bisogno d'aiuto. Rimase in silenzio
per un istante. Va bene, disse infine, ma decido io quando e
dove.
D'accordo.
Mi faccia guardare... Eventi... Duomo di Berlino, questo
sicuramente fa per lei, spero non le dispiaccia che si tratti di una
chiesa protestante... Johannes Brahms... Requiem tedesco. Stasera,
alle diciassette. Le lascio un biglietto all'entrata.

CAPITOLO 20.

Verso le undici mi avviai. Le quattro militanti della preghiera,
piantate all'entrata, assistevano impassibili al tentativo di un
gruppo di turisti, presumibilmente filippini, di aprire il pesante
portone. Il loro sforzo collettivo mi fece pensare a vecchi dipinti
di scalatori che rischiavano la vita per issare la croce in vetta.
Di Enrico il Nero, nessuna traccia.
Le Ave Maria si scansarono per permettere al gruppo di turisti
di avvicinarsi all'acquasantiera, ma si guardarono bene dal
compiere altri tentativi d'integrazione fra popoli. Aspettavano
qualcuno. Ma dubitai che sentissero la mancanza di Enrico il
Nero.
Fino a quel momento non aveva mai lasciato incustodito il
portone, e per quanto mi fosse chiaro che non poteva occupare
la posizione ininterrottamente, la sua assenza mi turbava. Non
mi irritava pi, mi accorsi, anzi, si era trasformato in una specie
di angelo custode.
Fuori sembrava tutto tranquillo. C'era poco traffico e non
riuscivo a trovare niente d'insolito. Sull'altro lato della strada
svolazzavano i teli color beige dei banchi del mercato, come se
si stessero preparando a spiccare il volo.
A parte un paio di turisti, i clienti in giro erano pochi, e
qualche commerciante si era messo a dormire nei furgoni sul
retro dei banchi.
Scesi la scalinata e camminai lungo l'edificio fino all'angolo,
in direzione Friedrichstrasse.
Oltre a un piccolo banco di formaggi si vedevano soprattutto
mucchi di mele, patate e verdura variopinta, poco associabili
a quell'intenso odore di vernice che percepivo. Temetti che anche
l'olfatto cominciasse a tirarmi brutti scherzi, ma poi lo sentii
ancora: pungente, marcato, asfissiante, eppure in qualche modo
attraente. Vernice. Il soffio di uno spruzzo lungo, poi altri due
brevi. Raggiunsi l'angolo dell'edificio.
Nel vicolo sul lato lungo della chiesa, semi nascosto dalle
magnolie e dai castagni, c'era Enrico il Nero con il cappotto
spalancato. Qualcuno era inginocchiato davanti a lui.
Un altro spruzzo. Poi la giovane donna robusta si alz, indossava
dei guanti di plastica blu e stringeva una bomboletta spray. Prese
uno zainetto verde foglia da una panchina di legno e ci infil la
bomboletta. Gett i guanti in un secchio.
Enrico il Nero si stiracchi. Il cappotto aveva perso il suo
motivo zebrato e ora brillava, umido e luccicante, come il pelo
di un morello appena strigliato. La giovane donna, una sorta di
gothic-punk con i capelli a spazzola, si alz in punta di piedi e
gli diede un bacio sulla guancia destra.
Enrico il Nero mi pass accanto senza salutarmi, e torn fiero
al suo posto di lavoro, come se avesse appena ricevuto un paio di
ali.
La giovane donna si tolse gli anfibi e i calzini, li infil nello
zaino e lo sistem nel vano rovinato di una finestrella del sotterraneo
della chiesa.
Prese un logoro panno bianco dalla panchina, se lo mise in
testa e venne verso di me a piedi nudi. Il panno cambi completamente
il suo aspetto e finalmente capii chi avevo davanti:
l'autoproclamata Bernadette di Treptow.
Quando mi pass accanto notai l'espressione sveglia dei suoi
occhi verdi e il naso all'ins. Su un sopracciglio, sul naso e sul
labbro inferiore, svariati buchi indicavano che prima di aver intrapreso
la strada di testimone delle lacrime, aveva rimosso qualche
etto di metallo dalla faccia.
Non appena sal la scalinata, Enrico il Nero le tenne aperta la
porta senza esibirsi nella sua solita giravolta laterale, forse per non
sporcar con il legno o l'intonaco il cappotto appena riverniciato.
Rimase fermo per un momento, muovendo le labbra, s'inchin
e strill:
Beati gli umili, poich a loro appartiene Babbo Natale!
Bernadette aveva un'espressione completamente assente.
Se qualcuno chiede di me sono dalla Madonna, sussurr
ed entr nella chiesa nell'esatto momento in cui le Ave Maria
intonarono il loro canto corale.
Non appena chiuso il portone un uomo attravers la strada di
corsa dal mercato. Non era difficile indovinarne la professione,
al collo aveva una macchina reflex digitale e sulla spalla sinistra
un'ingombrante borsa da fotografo.
Enrico il Nero apr il portone.
Beati gli umili, poich a loro appartiene Babbo Natale!
Il fotografo si ferm di colpo ed esibendo un tesserino, url:
Stampa! Stampa!
Ma Enrico il Nero gli mise un dito sulle labbra.
Questo faresti meglio a tenerlo per te. Al Signore non piacciono
i giornalisti. Pensa a Giuda Iscariota, il mistificatore
dell'Anticristo.
Ma io...
Entra!
Sulla Friedrichstrasse camminai verso il Checkpoint Charlie alla
ricerca di un barbiere. Poi mi sarei occupato dell'abito. Entrare
cos malridotto in un negozio mi metteva a disagio, ma non avevo
scelta. Un bravo commerciante avrebbe fatto finta di niente.
Una volta attraversata la Taubenstrasse, una macchina che correva
a gran velocit nella mia stessa direzione, inchiod in mezzo
alla strada. Era una Porsche Cayenne bianca e sulle prime sembr
esitare, poi, appena mi ebbe superato, fren con decisione. Mi
sarei aspettato un rumore stridulo, invece ci fu solo un soffio gommato.
Quando la Cayenne cerc di svoltare nella Mohrenstrasse
nel bel mezzo di un incrocio trafficato, l'autista di un autobus
strombazz il clacson in segno di rimprovero.
Non so perch ci feci caso. C'era qualcosa che semplicemente
non tornava, un'anomalia nella quotidianit che in circostanze
normali avrei notato brevemente per poi dimenticarmene subito.
Nonostante fosse ormai fermo, l'autobus continu a suonare
il clacson con insistenza. Una temeraria ciclista si conquist la
precedenza. Il guidatore della Cayenne che bloccava il traffico
non sembrava minimamente preoccupato.
Dovevo scappare.
Il mio corpo per reagiva al rallentatore e a malapena riuscii a
girarmi e a cambiare direzione. Improvvisamente sentii il rombo
di un motore. La Cayenne veniva verso di me a tutto gas con una
delle portiere aperta per met, come se qualcuno avesse intenzione
di saltare fuori in piena corsa.
Poi la macchina mi fu accanto. Attraverso il finestrino del
passeggero vidi delle mani muoversi rapidamente sul cruscotto,
un astuccio di pelle aperto, il profilo di Armando chino su una
siringa brillante.
Non riuscivo a distinguere la persona alla guida. Stringeva il
volante con la mano destra, forte e pelosa. Non era la mano di
Boal. Riconobbi invece l'uomo che salt fuori dal sedile posteriore.
Aveva sorvegliato l'ingresso dell'albergo di notte.
Cominciai a correre e m'imbucai nel Quartier 205, nella hall,
dove si sentivano passi di persone che avevano scarpe molto pi
adatte delle mie per la corsa. Nel riflesso di una vetrina, scorsi i
miei inseguitori che mi rincorrevano con aria indifferente, leggermente
indietro, senza guardare verso di me, come se solo per
caso stessimo andando tutti nella stessa direzione.
Un turista stava fotografando la famosa Torre di Klythie, realizzata
impilando una sull'altra vecchie carrozzerie di macchine.
Mi accorsi che Armando e i suoi colleghi si fermarono, per non
finire nella foto.
Con un lieve vantaggio corsi gi per le scale mobili, schivai
un bambino urlante che barcollava fuori dalla zona bar inseguito
dalla madre, andai a sbattere contro una vetrina di orologi
esclusivi, caddi a terra, mi rialzai, svoltai a sinistra e attraversai il
sottopassaggio in stile art dco fino al Quartier 206. Conoscevo
l'edificio. Un vantaggio notevole. Sapevo che il pavimento di
mosaico di marmo sfociava nella sezione gourmet delle Galeries
Lafayette. In genere erano abbastanza affollate da fornire un buon
nascondiglio.
Non riuscii a frenare in tempo sul marmo liscio e, andai a
sbattere contro una ragazza. In mano reggeva un piattino e, per
lo spavento, la tarte au citron che portava vol su un tavolo. Cacci
un urlo. Alcuni clienti alzarono lo sguardo, senza lasciare le loro
tazzine da caff e i bicchieri di champagne, altri continuarono
imperterriti a trangugiare ostriche e tagliatelle al salmone.
Mi feci strada tra la folla fino alle scale mobili, ma all'ultimo
momento svoltai a destra e m'infilai a testa bassa nel reparto vini
e formaggi. Mi sedetti su uno sgabello davanti a un bancone
semicircolare. Dietro di me c'era un'uscita di sicurezza che, pur
essendo provvista di allarme, con ogni probabilit era aperta.
Vidi Armando e un altro uomo farsi largo tra la gente e venire
in direzione delle scale mobili. Avevo perso di vista il terzo
inseguitore. Non sapevo che aspetto avesse e sperai di avvistarlo
in tempo.
Vedendomi arrivare il cameriere aveva fatto un passo indietro,
e mantenendo le distanze mi chiese cosa desiderassi.
Optai per un tomme de Savoie e un bicchiere di Bordeaux. Pagai
in contanti e questo lo tranquillizz.
Feci con comodo, ordinai anche un cottin de Chavignol e un
bicchiere di Sauvignon Blanc che mi gustai fino in fondo. Di
sicuro ci sono nascondigli peggiori della sezione gourmet delle
Galeries Lafayette.
Ormai era troppo tardi per il mio appuntamento con la polizia.
Avrei telefonato e forse questa volta sarei riuscito a spiegare a
Mahler cosa stava succedendo veramente. Dovevo evitare a tutti
i costi che mi arrestassero, perch quella sera volevo incontrare
Doering. Era fondamentale.
Non sapeva che la morte del ragazzo era una messa in scena. E
magari quell'informazione gli avrebbe dato la forza per sfuggire
alle grinfie della mafia farmaceutica.
Verso le tre percorsi di nuovo la Franzsische Strasse in direzione
St. Florentius. Il traffico era intenso e lento, e persino sui marciapiedi
si formavano degli ingorghi, con i turisti che si fermavano
a scattare foto.
Chiamai Mahler e lo lasciai sfogare per un po' prima di informarlo
che ero inseguito.
Da chi?
Da quelli che hanno ucciso Tabea Brendan. Se mi lascia
spiegare un momento, le racconto...
Questo pu raccontarmelo in sala interrogatori.
Si tratta di farmaci contraffatti. Ci sar una conferenza al Sophie
Charlotte. Questo  il movente. Fareste meglio a interrogare
la troupe televisiva che...
Ma certo! Invece di arrestare il presunto colpevole, cio lei,
mi metter contro la stampa. Migliorer la mia reputazione.
Quelli sono assassini.
S, s, come il ragazzino delle bottiglie. Tra l'altro, dov' finito?
Abbiamo sentito che  andato a trovarlo e poi  scomparso.
E fuggito perch temeva per la sua vita.
Strano, l'ultima volta era morto. Ora teme per la sua vita.
Normalmente succede il contrario. Magari tra un po' torna a
scuola?
Mi fermai. Lei  veramente un idiota. Ma come ha fatto a
diventare commissario?
Commissario capo.
Sono stati loro a conciare per le feste Tabea Brendan.
Non ci sono prove. Invece ci sono ulteriori prove contro di
lei! Abbiamo le sue mazze da golf. Abbiamo trovato della droga
nella sua suite. E abbiamo visto un filmato su di lei. Per quanto
mi riguarda, pu puntare sull'infermit mentale. Non me ne
importa nulla.
Mi pass a fianco un'altra Porsche Cayenne.
Le ripeto, ci sar una conferenza al Sophie Charlotte.
Quando? E il titolo?
La settimana prossima. Conferenza di Berlino sul packaging.
Non si trattava di farmaci?
Infatti  cos. Sono contraffazioni che...
S, le conosco, il Viagra falso. La gente ci chiama e si lamenta
che non gli si alza. Noi chiaramente gli mandiamo subito una
squadra mobile. L'unit erezioni.
No, diamine, parlo di medicinali contro la malaria, il colera,
l'Aids, il cancro...
Dovevo filare.
Attraversai la strada e mi girai, tenendo d'occhio ci che succedeva
alle mie spalle grazie ai riflessi su finestre e vetrine.
Fissiamo un nuovo appuntamento, gli proposi.
Noi non fissiamo appuntamenti! Noi convochiamo! Io la
faccio arrestare! Si costituisca! Subito!
Allontanai il cellulare dall'orecchio. Non aveva senso discutere.
Mi guardai intorno e feci finta di attraversare la strada, ma dopo
un paio di passi tornai sul lato destro. A una trentina di metri di
distanza dietro di me scorsi Armando. Era in mezzo alla strada,
fece passare due macchine, poi anche lui torn sul mio lato.
Ora devo...
Se attacca il telefono la metto nell'elenco dei ricercati!
Riattaccai e presi a correre senza voltarmi.
Con tutta quella folla era difficile avanzare e ogni volta che mi
trovavo imbottigliato dovevo scendere dal marciapiede. Quando
mi resi conto che li stavo guidando proprio al mio nascondiglio,
girai a sinistra, verso il mercato.
Adesso tra le bancarelle c'era talmente tanta gente che a stento
riuscivo a camminare. La folla avanzava lenta e compatta. Vidi
il secondo uomo avvicinarsi da destra. Armando doveva essere
dietro di me a sinistra, e il terzo, che non ero riuscito a vedere in
faccia, con ogni probabilit mi sarebbe sbucato davanti.
Qualcuno mi afferr l'avambraccio sinistro, mi liberai della
presa, spinsi via due signore anziane e riuscii a infilarmi nello
stretto passaggio in mezzo a due banchi.
Mi aspettavo un varco anche in mezzo ai due furgoncini che
erano parcheggiati per obliquo dietro ai banchi, ma invece c'era
un cartellone pubblicitario. Ero in un vicolo cieco.
Mi girai. Nel passaggio c'era Armando. Ci separavano un paio
di persone. S'infil gli occhiali tra i capelli fissando un punto poco
lontano da me.
Scoprii una scala. Una delicata costruzione in metallo, marca
bricolage, conduceva al tetto del furgoncino sul quale era montato
un portabagagli, anch'esso fai-da-te. Afferrai un piolo sottile e
mi arrampicai. Arrivato in cima cercai di scardinare la scala, ma
Armando l'aveva gi bloccata. Dopo una rapida occhiata in giro
cominci a salire lentamente.
Dall'alto somigliava a una lucertola.
Mi alzai in piedi e cercai una via d'uscita.
Davanti alla chiesa, sull'altro lato della strada, proprio in quel
momento Enrico il Nero si stava scansando velocemente dal
portone, da cui uscirono in sequenza il fotografo, Bernadette e
infine le beghine, come spinte da qualcuno.
Per ultimo usc il prete, gesticolando in maniera convulsa con
un panno in mano che presumibilmente aveva usato per detergere
nuove lacrime della Madonna. Lo seguiva la signora del banco
informazioni, con le braccia allargate nel tentativo di calmarlo.
Armando era quasi arrivato sul tetto.
Un gruppo di adolescenti che avevano appena fatto rifornimento
di birra m'indic. Li guardai senza riuscire a fare la cosa
pi normale e sensata in una situazione del genere, cio chiedere
aiuto. Quando Armando appoggi le braccia per tirarsi su, gli
adolescenti cominciarono a sbraitare.
Alleluia, maestro! Alleluia!
Armando esit.
Alleluia! ripete il gruppetto. Ecco i pagani! Liberaci, illuminaci!
Accendi la grande luce!
I ragazzi risero, applaudirono e giunsero le mani stringendo
le bottiglie di birra che sollevavano in mio onore.
Parlaci, fratello! Svegliaci! Accendi la grande luce!
Il video. Non pensavo proprio che qualcuno lo avrebbe visto,
ma evidentemente aveva trovato un suo pubblico.
Armando spar dal mio campo visivo. Sempre pi gente si
ferm incuriosita e apparve anche il proprietario del furgoncino,
un uomo ossuto dalle braccia pelose che indossava un grembiule
bianco.
Adesso scendi dalla mia macchina! E subito!
La gente rideva, qualcuno scuoteva la testa e una verduraia
turca grid con una voce da megafono:
Parla, fratello. Alleluia! Alleluia! Illuminaci!
L'uomo dalle braccia pelose continuava a strillarmi di scendere
o mi avrebbe spaccato la faccia, ma a poco a poco abbass la voce,
finch non rimase zitto.
Finch tutti rimasero zitti.
Improvvisamente fu silenzio.
Poi due cani si misero ad abbaiare, rovinando tutto.
Parlaci, fratello! sbraitavano gli adolescenti e alzando
all'unisono le bottiglie, come se si fossero preparati prima.
Notai che il fotografo davanti alla chiesa aveva cominciato a
scattarmi delle foto, ma pensai che non poteva avere un obiettivo
cos potente.
Due poliziotti in uniforme si avvicinarono per mettere fine
alla faccenda. Scesi dal furgone e la gente torn a rivolgersi ai
banchi. I poliziotti mi controllarono i documenti. A domanda
risposi di non avere i permessi richiesti dalla legge sul ballo in
piazza e sulle pubbliche manifestazioni. Gli agenti non mi fecero
alcuna contravvenzione a patto di promettere di tenermi lontano
dalla piazza.
Non verificarono se il mio nome compariva nell'elenco dei
ricercati.

CAPITOLO 21.

Gli oltre mille e seicento posti a sedere del duomo di Berlino
erano quasi tutti occupati, solo il matroneo contrassegnato dalla
lettera O era deserto. Il motivo era evidente. Da nessuno dei
posti in quel settore si vedeva l'altare dove l'orchestra stava accordando
gli strumenti. Certo, si poteva perfettamente ammirare
l'organo Sauer e il matroneo imperiale, ma quest'ultimo era di
scarso interesse perch non era sua maest a occuparlo, ma una
comitiva di imprenditori arricchiti con le rispettive mogli dai
capelli ossigenati.
Mi avvicinai alla balaustra e mi guardai attorno. La sala, con la
sua cupola alta pi di cinquanta metri, mi ricordava la basilica di
San Pietro. E nonostante gli enormi candelabri, il podio con lo
stemma dell'aquila, le vetrate, i mosaici, tutto l'oro, il legno e il
marmo, avevo l'impressione - forse per quel triste grigio chiaro
che rivestiva le superfici, i rilievi e le colonne - che non ci si fosse
completamente abbandonati al lusso. Rispetto al barocco delle
chiese cattoliche, la differenza era la stessa che c' fra una cassata
siciliana e una torta dietetica.
Doering non c'era. Quando la musica inizi scelsi un posto e
cercai di rilassarmi. Mentre la soprano riempiva la cupola con
i primi fraseggi chiusi gli occhi.
Mi svegliai per il silenzio. Doering, seduto accanto a me, osservava
la mia faccia.
Il concerto  finito? chiesi sforzandomi di apparire pi sveglio
di quanto non fossi.
S, sussurr. Ha dormito tutto il tempo.
E perch sussurriamo?
Questo  un requiem. Alla fine non c' un applauso ma un
lungo e profondo silenzio. Ed  quello che sta succedendo adesso.
Sono ancora tutti al loro posto, ma raccolti in s stessi.
Mi tirai su. Avevo visto Doering una volta sola, mentre piangeva.
Sui quaranta, di statura media, aveva un fisico robusto e un
doppio mento leggermente lucido.
La sua faccia sembrava gonfia anche adesso, mentre il nero dei
capelli metteva ulteriormente in risalto il pallore della sua pelle.
Teneva le mani congiunte sulla pancia.
Era a suo agio. Eppure il suo sguardo sembrava piatto e spento,
come di uno che ha passato tutta la giornata a fissare uno schermo.
Notai che era seduto sull'orlo della giacca. Alcune persone lo
fanno per abitudine e i loro vestiti sono sempre spiegazzati.
Allora? mi chiese. Che vuole?
So che lei  ricattato.
Doering mi guard annoiato. Era quello che si aspettava.
Il ragazzo a cui ha sparato  vivo, dissi.
Alz le sopracciglia. Questo non se lo aspettava.
L'hanno ingannata, dissi. Il ragazzo  un attore. L'ho incontrato.
 vivo e vegeto.
E? chiese Doering circospetto.
E cos il video con il quale la ricattano non ha alcun valore.
Ma se neanche sa di cosa sta parlando.
Una trappola. Voleva scoprire quanto ne sapevo.
So che si tratta di farmaci. E di nuove misure di sicurezza per
le confezioni.
Mi guard, alz brevemente le mani in un gesto di apertura,
si sistem la cravatta leggermente troppo grande e congiunse
nuovamente le mani sulla pancia.
Thelen alle porte di Damasco, disse. Era lei, giusto?
S.
Sa come si chiama il mio filmato?
No.
Doering uccide.
Ma il ragazzo  vivo!
Pu essere. Ma dal video si vede che ero disposto a ucciderlo.
 questo che conta.
Abbass lo sguardo su una delle figure in pietra arenaria che
rappresentavano i grandi riformatori, sui cornicioni delle principali
colonne.
Un attore? chiese.
S. Indossava un giubbotto antiproiettile imbottito di sangue
finto.
Doering scosse la testa. Boal  proprio uno stronzo.
Vada alla polizia. Proteggeranno la sua famiglia e toglieranno
di mezzo il filmato.
Scosse di nuovo la testa.
Boal salva dozzine di copie su pennette USB. Alcune se le
porta dietro, altre le nasconde. Trovarle tutte  impossibile. E una
volta messe in circolazione, lo sa meglio di me, non si pu fare
pi nulla.
Dunque non intende fare nulla?
 troppo tardi. Non posso pi tornare indietro.
Mi lanci uno dei suoi sguardi lessi.
Ma non voleva uscirne?
S, pi volte. La prima, quando venne fuori che il falso Viagra
per il quale avevo fornito i master di stampa - e che sembrava
essere solo un giochetto lucroso - conteneva piombo e pesticidi.
Poi volevo uscire dall'affare quando scoprii che i farmaci contro
la tubercolosi destinati all'Africa orientale non erano semplici
farmaci generici, come mi era stato detto, ma contraffazioni
ricavate dalla polvere di cemento che contenevano un residuo
letale del principio attivo originale.
Mi guard esitando, ma decise di continuare a parlare.
Il che non solo li rendeva inefficaci, ma contribuiva alla
formazione di ceppi di virus resistenti, immuni a qualsiasi tipo
di trattamento. Quante persone siano morte per questo motivo,
nonostante sui loro referti ci fosse scritto malaria', non so dirlo.
Questo, se vogliamo,  stato il peccato originale.
Perch ha continuato?
Sollev lo sguardo verso la cupola.
Codardia, ignoranza, alienazione, avidit. Scelga lei. E ovviamente
la pressione. Parecchia pressione. Ho avuto a che fare
solo con due tipi che si presentavano come normalissimi uomini
d'affari. Questo mi fece credere che erano solo un gruppo di otto
o dieci dilettanti, che miravano a guadagnare soldi facili. Come
me.
Si pass la mano sinistra tra i capelli.
Quando dissi che volevo smettere, mi offrirono una somma
talmente alta che scoppiai a ridere. Li ho cacciati. Richiamarono
e dissero che non avrebbero accettato un rifiuto. Proprio come
glielo sto dicendo io adesso, senza altrimenti' o minacce esplicite.
Semplicemente non lo avrebbero accettato. Due settimane
dopo ricevetti gli estremi di un conto bancario in... insomma, da
qualche parte, e la somma di cui parlavo fu a mia disposizione.
Niente coscienza sporca, nessun rimorso?
Se passa tutti i giorni nel reparto tumori, a un certo punto
i tumori non la spaventano pi.
Non capisco.
Ho avuto un tumore ai polmoni. Io sono sopravvissuto. Altri
no. Cos  la vita. La gente muore in continuazione.
Continuo a non capire.
Non posso farci niente. Il mio compito  fornire delle confezioni
verosimili ai miei partner. Tutto qui.
Non ci creder sul serio, spero?
No. Volevo solo sentire come suona. Sono stato in un paio
di zone parecchio degradate dell'Africa. Ogni giorno muoiono
di fame persone che potrebbero essere salvate. Solo che non lo fa
nessuno e ognuno di noi cerca di non pensarci. La morte  morte.
E in ogni caso quella gente non ha soldi per i farmaci veri. Non
possono pagarli.
Per un attimo non seppi pi cosa dire. Le affermazioni di
Doering mi paralizzavano in maniera strana e realizzai di essere
stato terribilmente ingenuo circa le aspettative su questo incontro.
Forse perch l'avevo visto piangere.
Il silenzio fin. I banchi cominciarono a scricchiolare, passi
rapidi risuonarono per la sala e un crescente mormorio, interrotto
da qualche risatina, annunci la fine del raccoglimento.
E in seguito ha tentato ancora di uscirne?
S, perch non volevo che succedesse qui, davanti alla porta
di casa. You don't shit where you eat. Tra l'altro, non avevo intenzione
di espormi. Ma era esattamente ci che mi veniva
chiesto. Da una parte volevano ampliare l'operazione in Asia e in
Africa, dall'altro volevano prendersi anche il mercato occidentale
tramite internet e altri canali. Ma qui da noi saranno prese delle
contromisure. Ed  su questa scelta che vogliono influire. C'
una bella differenza tra un timbro del cazzo appiccicato sulla
scatoletta e un sistema di track & trace che garantisce la totale
trasparenza di ogni passaggio.
Frugai nella memoria: L'RFID?
Mi guard sorpreso.
Ah, vedo che si  informato. S, per esempio ci sono i Radio
Frequency Identification Devices. O i sistemi con codice a barre,
o le membrane invisibili che permettono di ricostruire il tragitto
di ogni singolo packaging, dalla produzione al consumatore.
Sempre se si dispone del lettore giusto. Nel caso del venditore
ambulante in India immagino sia difficile. Ma per l'Europa e gli
Usa rappresenta una scelta efficace.
E lei verso quale soluzione dovrebbe spingere?
Sorrise.
Per esempio gli ologrammi. Sono tutti convinti che non si
possano replicare, ma non  vero. E alla fine c' un bel guaritore
voodoo a Haiti o da qualche altra parte, che con l'effetto
dell'immagine latente pu dimostrare ai suoi clienti che i medicinali
vengono effettivamente dalla Germania. Cosa si pu volere
di pi?
E il ragazzo? Finora era convinto di averlo ucciso, o no?
Esit, poi annu.
S. Il denaro non mi faceva pi effetto. E mi era sfuggito
che arrivati a questo punto i miei partner sapevano di avermi in
pugno. E non si trattava per niente di una banda di dilettanti, ma
di un'organizzazione a livello mondiale.
Ma lei si tir indietro?
Beh, dissi in maniera educata che avevo bisogno di un paio
di giorni per pensarci. Non mi risposero. Una settimana dopo
hanno fatto irruzione a casa mia minacciando di uccidere mia
figlia, mio figlio e mia moglie, a meno che non gli avessi fornito
una prova inconfutabile della mia lealt.
Il ragazzo.
Il barbone.
Ma  vivo. Non posso credere che la cosa la lasci indifferente.
Non l'ha ucciso.
Fece una smorfia sprezzante e fiss l'organo.
No, lei proprio non capisce. Non ha idea di come stanno le
cose in realt. Il barbone, il ragazzino... quella era una singola
morte visibile. Ma io sono coinvolto in talmente tanti omicidi
invisibili e assolutamente reali, che quel singolo episodio non
fa alcuna differenza. Non  stato poi tanto male scoprire come
ci si sente a uccidere qualcuno. Non significa nulla.  una cosa
completamente sopravvalutata. Lo chieda a un soldato.
Si alz.
Non  quello che ho visto io. Ha pianto come un bambino.
Avevo paura per la mia famiglia.
E loro lo sanno cosa fa lei? chiesi rassegnato.
No. Ma se smetto di farlo sono tutti morti.
Potrebbe uscire dal giro e chiedere la protezione della polizia,
e i suoi cari..
S,  un bel sogno. L'ho sognato tante volte. Ma  troppo tardi.
E l'unico consiglio che posso darle  di sparire al pi presto. Il suo
tempo  gi scaduto da un pezzo, se ne rende conto? A walking
dead, se le dice qualcosa. E stato avvertito pi volte. Non ha la
minima chance di sopravvivere, figuriamoci di fermare alcunch.
Comunque vada, questa storia la far a pezzi. Tenga a mente le
mie parole.
Si gir e si avvi verso l'uscita del loggiato.
Feci un ultimo tentativo. Il termine contraffazione di medicinali
non compare n nel diritto farmacologico tedesco, n
in quello penale. Le pene che le spettano sono leggere. Senza il
ragazzo probabilmente se la caverebbe con un paio d'anni, forse
addirittura con i domiciliari. Potrebbe cominciare una nuova vita,
onesta, da qualche parte con la sua famiglia.
Si ferm per un istante, come se le mie parole avessero fatto
breccia, ma poi scosse la testa e se ne and.
Vidi solo la sua schiena.
Effettivamente l'orlo inferiore della sua giacca era pieno di
pieghe, accurate come un pliss.

CAPITOLO 22.

La mattina dopo ero diventato famoso. Dopo essermi lavato e
aver fatto colazione, passeggiai a lungo nel chiostro. Normalmente
mi calmava e mi aiutava a chiarire le idee, ma stavolta non
trovavo pace. Mi sentivo scoraggiato e derelitto, e soprattutto
mi vergognavo dell'ingenuit e della superficialit con cui avevo
affrontato la questione.
Verso le nove entrai in chiesa, pi che altro per stare in mezzo
alla gente. L'edificio risplendeva nella luce mattutina e, come
se risuonasse ancora l'eco del silenzio della notte, i visitatori si
comportavano in maniera educata e tranquilla.
Persino le quattro Ave Maria, inginocchiate sul pavimento
lucido davanti alla Madonna triste, pregavano a volume pi moderato
del solito, con i rosari in mano, sprofondate - o meglio,
elevate - alla sfera ultraterrena.
Ma mentre camminavo per i corridoi - le mani congiunte
dietro la schiena, come era ormai mia abitudine -, l'atmosfera
cambi.
Alcuni dei visitatori mi seguivano con gli occhi, altri addirittura
mi scrutavano con attenzione come se volessero accertarsi di
qualcosa. Abbassai lo sguardo sui miei vestiti. Forse l'abito si era
definitivamente sdrucito e non me ne ero accorto. Eppure non era
diverso dai giorni precedenti. Sperai di essermi immaginato tutto,
ma poi vidi una donna dare una gomitata al suo accompagnatore
per attirare la sua attenzione su di me. E lui annu in segno di
conferma, come se mi avesse riconosciuto.
Un uomo pelato mi fotograf, fingendo in maniera poco
convincente di voler immortalare il dipinto alle mie spalle che
s'intitolava Cristoforo con il Pantocrator barbuto in spalla, cosa che
probabilmente ignorava. A meno che, come me, non avesse letto
e riletto tutti i depliant informativi.
Guardai in direzione della signora Meurer, che dal suo banco
sussurrava indicazioni a due anziane turiste americane, sfoggiando
un inglese impeccabile.
Quando incrociai il suo sguardo, scosse la testa. Neanche lei
sapeva cosa stesse succedendo.
Improvvisamente, dall'altare maggiore, la porta di ferro della
sagrestia venne sbattuta con tale violenza da infrangere uno dei
vetri, con conseguente secondo schianto.
Subito dopo comparve il prete. Veniva direttamente verso
di me sbattendo i sandali sugli scalini. Era pallido di rabbia, e
sventolava una rivista scandalistica.
La mitragliatrice di Dio! c'era scritto a grandi lettere. Il
nuovo Padre Leppich!
Il prete mi mise in mano il giornale.
Una grande foto che occupava un terzo della prima pagina mi
ritraeva sul tetto di un furgone. In basso a destra c'era una piccola
vecchia foto in bianco e nero: un religioso in una posizione simile
alla mia, anche lui in piedi sopra a un furgone, che predicava a
un gruppo di persone.
Fissai il prete con aria confusa. Con un gesto impaziente della
mano mi ingiunse di leggere il testo.
Nuovi misteri intorno a St. Florentius. Dopo le ormai famose lacrime
della Madonna di Berlino, un nuovo enigmatico episodio:
un misterioso predicatore  salito sul furgone di un commerciante e
ha iniziato a parlare alla folla. Racconta il commerciante Heinrich
IV: Stava l sopra come un profeta. La gente si  inginocchiata
e ha cominciato a pregare. Bernadette M. di Treptow, l'unica
testimone delle lacrime della Madonna, si  detta scossa.  opera
della Vergine, ha affermato. Continua a pagina 3.
Restituii il giornale al sacerdote.
Venga, disse il prete sforzandosi di mantenere il controllo
dato che il suo ingresso aveva spaventato tutti i visitatori escluse
le Ave Maria che imperterrite continuavano a salmodiare.
Prendendomi per il braccio mi condusse nella navata sinistra.
Sta attirando troppa attenzione su questa chiesa!proruppe, e
di colpo ebbi la sensazione che fosse veramente sfinito. La cosa
migliore sarebbe se lei...
Evit di dirlo apertamente.
Vuole che me ne vada?
Ha bisogno di soldi?
No, i soldi non sono un problema.
Allora qual  il suo problema? Forse  arrivato il momento
di confidarsi con qualcuno? Non pu andare avanti cos.
Forse era la persona giusta a cui raccontare tutto, pensai. Forse
avrei fatto bene a sfogarmi e ad ammettere che non sapevo pi
cosa fare. Che ero arrivato al capolinea.
Ma poi sfoder il suo sorriso rugoso e indic la croce sospesa
sull'altare maggiore.
 alla ricerca di... Lui?
Assolutamente no!
Allora non capisco cosa ci fa qui.
Vidi il portone aprirsi alle sue spalle. Una luce biancastra invase
la chiesa. Apparve un'ombra lunga.
Enrico il Nero era davanti alla porta e sbarrava la strada a una
persona che voleva entrare.
Le riprese sono vietate! grid.
Come pu ben vedere siamo senza telecamera.
La voce di Boal.
Va bene.
Possiamo entrare adesso?
L'ombra lunga si fece da parte e strill:
Devi diventare niente davanti a Dio! Impara a tacere! In quel
silenzio comincia la ricerca del regno di Dio.
E se non credo in Dio? chiese Boal.
Allora sono in pessima compagnia. Entra!
Dovevo fuggire.
Ma dove? La mia unica chance era il confessionale l vicino.
Ma aveva giusto un paio di tendine per nascondere i penitenti.
Guardai disperato il prete, e lui cap.
Apr la porta centrale del confessionale, mi spinse dentro e con un movimento rapido premette un interruttore a destra dello
schienale del sedile, per spegnere la luce.
Mi sedetti, lui chiuse la porta e fu buio. Le due finestrelle
verticali, coperte da tendine marrone chiaro, offrivano una visuale
sorprendentemente ampia delle navate, mentre dall'esterno, finch
la luce rimaneva spenta, non si vedeva nulla.
Da qui il pastore poteva osservare le sue pecorelle con tutta
calma. Un paio di colonne limitavano il campo visivo, ma a
eccezione dell'entrata e della zona dell'altare riuscivo a tenere
sott'occhio gran parte della chiesa. Gli ampi fori per l'aria nella
porta permettevano di sentire tutto ci che succedeva nella chiesa.
Non riuscivo a vedere la Madonna, ma solo le quattro Ave Maria
che, inginocchiate sul pavimento di nuda pietra, pregavano come
se non ci fosse un domani. Tastai la superficie della porta, trovai
una maniglia di legno e la tenni stretta con entrambe le mani.
Non perderlo di vista, disse Boal. Il prete era andato in
direzione dell'altare, ma a quel punto si gir. Armando tir fuori
una telecamera grande quanto un palmo di mano e cominci a
riprendere.
Spenga la telecamera! esclam il prete.
Eminenza, stiamo girando un servizio sulla Madonna di
Berlino. Cosa prova per quelle sante lacrime? disse Boal.
Spenga la telecamera. La tenga spenta e con l'obiettivo rivolto
verso il basso. Grazie.
Armando infil la videocamera in una tasca della giacca.
Che le prende? chiese Boal cercando di posare una mano
sulla spalla del prete, che per si scans.
Perch tenta in tutti i modi di sfuggire al potere della Madonna?
chiese Boal. E un'ottima pubblicit per la sua chiesa!
Un miracolo! A Berlino!
 un fenomeno che si basa su elementari principi scientifici,
oltre che sulla vanit umana. Non ha niente a che fare con un
miracolo.
Eppure  vero che una ragazza di nome Bernadette ha visto le
lacrime poco tempo fa? Vuole forse affermare che quella candida
fanciulla mente?
 vero che una ragazza che si fa chiamare Bernadette, ma
che certamente non si chiama cos, ha affermato di aver visto
le lacrime, ma non  minimamente in grado di provare queste
affermazioni.
Dove si trova?
Chi?
La Madonna.
Nella cappella laterale.
Indic la direzione.
La preghiera delle Ave Maria sembr farsi pi forte.
Conosce Julian von Thelen?
Il prete non reag, non disse n s n no ma si limit a fingere
di non aver sentito la domanda.
Il direttore d'albergo! insistette Boal.
Il prete lo fiss senza rispondere.
Sa dove si trova?
Anche se lo sapessi, non vedo perch dovrei dirlo a lei. Ora
devo pregarla di lasciare l'edificio.
Ma noi vogliamo restare e lodare il Signore. Vogliamo confessarci,
pagare per i nostri peccati, fustigarci e infilarci spine negli
occhi.
Se siete cattolici e volete confessarvi, siete i benvenuti.
Avvicinandosi al confessionale, Boal indic ad Armando l'altro
lato della chiesa con un rapido cenno del capo.
Negli orari di confessione, si intende, aggiunse frettolosamente
il prete.
Boal allung la mano verso la maniglia. Tir la porta. Non
mollai la presa.
 chiusa a chiave, ment il prete.
Boal tir un'altra volta. Strinsi talmente forte la maniglia che
non si mosse di un millimetro. Emise solo un leggero cigolio.
Boal cerc di guardare attraverso il vetro, ma evidentemente vide
solo se stesso perch affond entrambe le mani nel suo groviglio
di capelli stopposi, li raccolse in una coda di cavallo e li lasci
cadere di nuovo.
Ora la sua faccia scarna assomigliava a quella di un uccello
rapace. Intorno alle orbite sembrava non aver abbastanza pelle,
cos che gli occhi parevano sempre spalancati.
Ma dove pu essere? chiese.  ancora in citt, scelta molto
stupida che gli porter solo guai. Una volta spunta fuori qua, una
volta l, e racconta storie strane. Da Guancette Rosse non c',
abbiamo controllato. Non pu essere neanche in un altro albergo
perch  sulla lista nera. Rimangono gli ostelli e le pensioni, ma
nemmeno l siamo riusciti a beccarlo.
Si allontanarono verso il corridoio centrale e io scostai leggermente
la porta per sentire meglio. Armando era sui gradini
dell'altare maggiore e si fece rapidamente il segno della croce
prima di salire. Intanto Boal continuava:
Poi mi sono ricordato che abbiamo a che fare con un illuminato,
con un uomo che ha visto in faccia il Signore e ne ha
ascoltato la voce.
Ci fu un rumore di vetri calpestati. Armando entr in sagrestia.
Lei, invece, non mi sembra molto ricettivo verso i segnali
dall'alto, aggiunse Boal, altrimenti sfrutterebbe l'occasione che
le viene offerta. Questo potrebbe diventare un luogo di pellegrinaggio.
La Madonna piangente di Berlino! Una Lourdes sulle rive
della Sprea! Farebbe bene alla citt, sia dal punto di vista materiale
che da quello spirituale. Perch, diciamocela tutta, qui sono tutti
pagani.
Fiss il prete, che resse il suo sguardo con coraggio.
Abbiamo notato che Thelen compare sempre nei pressi di
questa chiesa. E oggi c' persino una foto sul giornale, scattata
praticamente davanti al portone. E a quel punto mi sono chiesto
quale sia la posizione del parroco in tema di asilo ecclesiastico.
Ancora una volta il prete finse di non aver sentito la domanda.
Boal gli strapp di mano il giornale, lo apr e incominci a leggere
ad alta voce:
Il predicatore, in piedi sopra un furgone, parlava alla folla come un
tempo faceva Padre Leppich, che negli anni Cinquanta risvegli le
coscienze dei tedeschi dal tettuccio di un'Opel Blitz. Come il suo
celebre predecessore, si  scagliato contro il consumismo smodato,
la violenza nei media e l'onnipresente pornografia - la bestia
della sessualit, come la defin Leppich. La folla di peccatori
pendeva dalle sue labbra come ipnotizzata.
Che ne pensa?
Armando ispezion il pulpito.
Il prete tacque.
Boal gli restitu il giornale e prosegu:
In realt, per quanto ne so io, non ha detto proprio niente.
Ma lei li conosce i media. Sciacalli. Pervertiti. Io stesso faccio
il giornalista e so bene di cosa parlo.  divertente. La foto
l'ha scattata il fotografo che ieri lei ha messo alla porta. La trovata di
Padre Leppich  mia.
Boal sogghign compiaciuto e in quel momento sembr
definitivamente impazzito.
Ha visto il video?sussurr.
Quale video?
Thelen alle porte di Damasco. Un'opera messa su in fretta e
furia. Ma geniale. Mostra lo Spirito Santo che piomba dall'alto
sul direttore d'albergo. Come un meteorite. Saulo, Paolo, eccetera.
Lei lo sa. Se vogliamo contiene anche della pornografia.
Personalmente preferisce le bambine o i maschietti?
Adesso se ne vada.
Armando aveva scoperto la porta del chiostro ed era uscito
fuori. Tutti i miei averi erano nella nicchia, ma a meno che non
avesse guardato proprio l, la sua ricerca sarebbe stata infruttuosa.
Un minuto dopo riapparve con l'aria di chi non ha scoperto nulla.
Boal, raggiunse la cappella laterale con la Madonna ed entr.
Eccola qua, la piagnona, disse.
La preghiera delle Ave Maria cess di botto.
E poi, ma perch piange? chiese Boal.
Perch ha perso suo figlio, rispose il prete.
Le quattro donne si alzarono rumorosamente. Nessuna di loro
si gir, ma rimasero ferme con il capo chino verso la Madonna.
In silenzio.
Voler far piangere qualcuno  un proposito penoso, sentenzi
Boal. Lo riferisca al signor von Thelen, fece una breve pausa,
dopo di che url con voce tonante: Far piangere anche lui!
Le beghine si girarono goffamente e piano piano
s'incamminarono verso Boal e Armando, rosari in pugno. Levando
le loro voci ardenti, pregarono:
Nel nome di Ges e nel nome di Maria vi ordiniamo, spiriti
infernali, di lasciare questo luogo e di non osare mai pi farvi
ritorno e tentare di nuocerci!
Le quattro Ave Maria non avevano paura.
Armando aveva paura.
Forse sapeva che era una preghiera per gli esorcismi privati,
come in seguito mi spieg il prete. Fatto sta che Armando scatt
fuori dalla chiesa talmente di corsa che gli caddero gli occhiali.
Li raccolse con un riflesso felino senza nemmeno fermarsi e un
istante dopo era all'aperto.
Boal scosse solo la testa, ma poi anche lui si lasci indirizzare
verso l'uscita e agit la mano in direzione del prete rimasto
all'entrata della cappella.
Ego te absolvo, don! Ci rivedremo!
La voce delle Ave Maria si fece sempre pi forte:
Ges! Maria! Ges! Maria! Ges! Maria! San Michele, combatti
per noi! Santi angeli custodi, proteggeteci da tutte le insidie
del nemico malvagio!
Seguivano Boal passo dopo passo mantenendo appena la distanza
necessaria per non toccarlo.
Uscii dal confessionale con prudenza per vedere cosa stava
succedendo all'entrata.
Il portone si apr dall'esterno. Qualcuno entr. Enrico il Nero
declam la sua frase ma la sua voce fu completamente sovrastata
da quella delle Ave Maria.
Linda Kranz entr nella chiesa, immerse due dita nella vaschetta
dell'acqua santa, e improvvisamente si trov di fronte Boal. Mentre
si faceva il segno della croce con le dita tremolanti, lo guard
negli occhi come se fosse il demonio in persona.
Vedo che l'hotel fornisce un servizio veramente completo,
comment Boal, mentre le Ave Maria continuavano a spingerlo
verso l'uscita.
Linda annu con educazione e gli pass accanto con la fronte
rossa fiammante.
L'amore  una debolezza, signor direttore!strill Boal. Fece
una giravolta su se stesso scuotendo la chioma, mentre le sue
parole riecheggiavano nella volta.
L'amore  una debolezza! Non lo sapeva?

CAPITOLO 23.

Perch non si  pi fatto vivo, Julian? chiese Linda mentre
camminavamo insieme nel chiostro. Si deve essere sentito solo
e abbandonato, non ha pi parlato con nessuno. E adesso mi
tocca persino rincorrerla. Per sono molto contenta di vederla.
Mi accarezz goffamente la spalla.
Volevo farmi vivo ma per un motivo o un altro non ho mai
trovato il momento adatto.
Una menzogna. Sapevo esattamente perch non avevo chiamato.
Da una parte ero contento di vederla. Mi trasmetteva calore
umano, una forma d'affetto spontaneo e disinteressato che mi
faceva bene. Dall'altra, era la principale testimone del mio periodo
delirante, sul quale avrei preferito stendere un velo.
Lo conosce il prete? chiesi.
S, un po'. Ma qui succede di tutto, e allora frequento un'altra
chiesa.
Che ne pensa?
Le sue intenzioni sono buone. Ma si complica la vita. In
questo voi due vi somigliate.
Ignorai questo confronto infelice. E che mi dice delle
lacrime della Madonna?
Per me queste cose non hanno importanza. Per altri magari
possono essere d'aiuto.
Li aiuta convincersi che un pezzo di legno intagliato possa
piangere?
Linda storse la bocca.
Oh, Julian. La ricerca di un senso ha tante forme e tanti modi
di viverla! Il suo volto gi paonazzo si era scurito. Come va con
la voce?
Tace.
Quindi  di nuovo tutto a posto?
S. No. Non lo so. Perch  venuta qui?
Per pregare. E per vederla. Mi  mancato.
Come faceva a sapere che ero qui?
Se Felix ha un segreto, glielo si legge in faccia.
Glielo ha detto lui?
S, dopo un po'. Ma non a quelli che la cercano. Per vedo
che l'hanno scovata comunque.
Come vanno le cose al Sophie Charlotte?
Il morale  basso da quando lei non c' pi. Nel suo ruolo,
Catherine Brown sembra meno felice di quello che si aspettava.
Deve essere una di quei dirigenti che danno il meglio di s quando
sono in seconda fila. Inoltre l'edificio  pieno di gente strana.
Hanno tutti l'impressione che stia per succedere qualcosa, ma
nessuno sa cosa. Non ci capisco pi niente. Lei?
Passeggiando intorno al chiostro le raccontai della conferenza,
di Boal, di tutti i retroscena, di Doering, dei piani della mafia
farmaceutica e anche del mio tentativo fallito di convincere
Doering a mettersi contro i suoi partner.
E adesso cos'ha intenzione di fare, Julian? chiese Linda.
Feci spallucce. Non lo so. Nessuno mi crede. E probabilmente,
se mi trovassi dall'altra parte, anch'io non mi crederei.
Io le credo. Vuole che vada io alla polizia?
No. Vorrebbero sapere dove ha preso le sue informazioni.
Appena far il mio nome non le crederanno pi. Mi dispiace,
ma per loro non  pi attendibile di me. Ed  comprensibile
dal momento che non ho alcuna prova. Le mie affermazioni si
basano su quello che ho visto o sentito. Doering si  letteralmente
divertito a spiattellarmi tutta la storia perch sapeva esattamente
che non ci sarebbero state conseguenze.
Ma che far? insistette Linda. Per la prima volta da quando
la conoscevo, mi sembr di scorgere un'ombra di disprezzo nei
suoi occhi. Dovr pur fare qualcosa!
Acceler il passo e io le andai dietro.
Non so quasi nulla sull'argomento, ma tempo fa ho letto
un'intervista, afferm, all'ex commissario europeo dell'industria,
Gnter Verheugen. E ricordo esattamente una frase.
Rimase ferma a guardarmi. In sostanza: qualsiasi contraffazione
di medicinali  un tentato omicidio di massa!
S, proprio cos. Lo so.
E non gliene importa niente?
Non ho detto questo. Solo che non so cosa fare.  cos
difficile da capire?
La gente sta morendo, Julian. E la gente continuer a morire, o
ad ammalarsi, o ad aspettare invano di guarire perch i medicinali
che riceve nel migliore dei casi non hanno effetto, e nel peggiore
sono veleno. Non pu restare a guardare. Non ha scelta.
Ma non posso certo fermare un'organizzazione internazionale,
 una follia.
No, non pu, e non pu neanche impedire che l'anno prossimo
ci riprovino da qualche altra parte in qualche altro modo.
Ma forse possiamo impedire almeno questo tentativo? Tanto pi
che siamo gli unici a sapere ci che succeder. Forse il nostro
contributo  tutto qui.
Non vedo come.
Si ferm e mi aspettavo qualche parola aspra o uno sguardo
sprezzante, invece mi pass la mano destra sulla guancia.
Ci sono cose che vanno fatte, Julian.
S, s, ma devono anche essere fattibili.
Deve esserci qualcosa su cui fare leva. Che mi dice di questo
Doering?
Scossi la testa.  impenetrabile, non lo sfiora pi niente.
Assolutamente niente? Niente che lo interessi, niente che gli
stia a cuore?
E se fosse? Cosa possiamo fare? Ricattarlo anche noi?
Se non c' altra soluzione.
Riflettei per un attimo. La sua famiglia gli sta a cuore, 
palese.
Allora forse dobbiamo cominciare da l. Parli con sua moglie.
Ci ho gi provato. Riattacca subito.
Allora deve vederla di persona. E i figli?
Esitai. I bambini?
Perch no? In Africa i bambini muoiono. Anche qui potrebbero
morire dei bambini. Forse i figli questo lo capiscono. Forse
possono fare la differenza. E in fondo mica vogliamo ucciderli,
solo...
...usarli.
Annu.
Ci penser su. Forse ci vado.
Le rimedio l'indirizzo.
Ce l'ho l'indirizzo. Voglio che se ne tenga fuori, Linda. Me
lo promette?
Annu controvoglia.
Lo prometto.

CAPITOLO 24.

Il luned presi l'S-Bahn verso Potsdam e poi il tram in direzione
Heiliger See. Dalla fermata nella Berliner Strasse scesi fino alla
Seestrasse e mi ritrovai in un viale silenzioso costeggiato di castagni
enormi, che correva parallelo al fiume.
I sentieri, lastricati tanti anni prima, col passare del tempo
erano stati deformati dalle radici degli alberi.
La loro superficie s'increspava formando piccole dune che si
propagavano lungo il selciato, quasi a imitare quella del fiume
che s'intravedeva a sprazzi oltre le fitte villette a schiera.
Quattro adolescenti sfrecciavano sul marciapiede con le loro
mountain bike, sfruttando i dossi per saltare.
La tenuta di Doering non si affacciava sul fiume, ma sull'altro
lato della strada. Era nascosta da una muraglia verde di siepi, alberi
e cespugli, e protetta da una rete di metallo che poggiava su un
muretto alto circa un metro. Le telecamere erano leggermente
nascoste, ma comunque visibili. Vicino al grande cancello c'era un
citofono ricoperto di inutili ghirigori e provvisto di telecamera.
Suonai.
Non accadde nulla.
Camminando lungo la recinzione, mi resi conto che da nessun
punto si riusciva a vedere pi di una tegola della casa. Presi il
cellulare e composi il numero privato di Doering, ma non rispose
nessuno. Tornai all'entrata e suonai ancora.
Niente.
Non mi restava che aspettare.
Allora aspettai. Avrei aspettato anche tutto il giorno. Non
era un problema, se ce ne fosse stato bisogno sarei rimasto l per
settimane. Il problema era che la conferenza cominciava il venerd
successivo. Il tempo stringeva.
Dovevo mettermi in contatto con la famiglia, era la mia unica
chance per quanto vaga.
Era possibile che la moglie ignorasse come veniva finanziata
la vita in quell'idillio. Che ci fosse qualcosa di marcio negli affari
del marito doveva averlo intuito quanto meno con l'aggressione
da parte degli sgherri di Boal.
Ma forse non si rendeva pienamente conto della gravit della
situazione, o magari non immaginava una via d'uscita, per esempio
il marito si poteva costituire e a lei e ai suoi figli sarebbe stata
assicurata la protezione...
Ma non ci credevo.
La sua voce tagliente, con quella nota stridula e aggressiva, mi
aveva fatto capire che aveva tutte le intenzioni di difendere il suo
paradiso. Delle due l'una: o davvero non sapeva cosa facesse il
marito, ovvero non voleva saperlo e faceva di tutto per non scoprirlo,
oppure ne era al corrente, e in quel caso era sua complice.
Rimanevano i figli.
Forse, se erano fortunati, erano gli unici membri della famiglia
ad avere ancora dei valori morali.
Tuo padre avvelena la gente! Fermalo! Aiutami! Aiutalo.
Avrei dovuto dire qualcosa del genere. Era la verit. Ma spiegare
una cosa simile a dei bambini di appena dodici anni sembrava
impossibile.
D'altro canto, un bambino africano della stessa et, che nasceva
con l'Aids e riceveva farmaci che nel migliore dei casi non avevano
alcun effetto, doveva accettare verit ben pi amare. Sempre
se ci arrivava a dodici anni.
Mi sal allora una gran rabbia, tanto che dovetti sbottonarmi il
colletto della camicia e reggermi alla balaustra. La collera mont
sempre di pi e no, non era solo per la pressione, mi girava la testa
proprio per la rabbia. Era semplicemente ingiusto, immorale e
inumano! Avevo voglia di picchiare Doering, di fargli male, forse
addirittura di ucciderlo.
Suonai ancora.
Niente.
Da qualche parte doveva esserci una discesa al fiume per i
poveretti che non potevano permettersi di abitare in questa zona.
I ragazzini sulle bici continuavano a ronzarmi intorno. Un
po' si esibivano nelle loro acrobazie, un po' mi guardavano con
sospetto chiedendosi che cosa ci facessi nella loro strada.
Trovai una discesa al fiume nascosta nella sterpaglia. Poco pi
di un sentiero battuto che conduceva a un tratto di riva largo circa
cinque metri. Al centro, una panchina ricoperta di graffiti.
Seduto, aspettai che la rabbia passasse e la pressione tornasse a
livelli normali, ma l'idea non schiodava. Potrei ucciderlo. Se lo
avessi fatto prima di venerd il piano della mafia sarebbe fallito,
e come aveva detto Linda almeno per questa volta li avremmo
fermati.
Se lo meritava.
Tornai al cancello, citofonai, tornai alla riva, aspettai, tornai
ancora alla villa. Continuai cos per circa un'ora, e a poco a poco
mi venne sete. Purtroppo mi ero dimenticato di portarmi da bere.
Quanto doveva essere bello questo posto d'autunno, quando
cadevano le foglie. Avrei dovuto prendermi una casa qui quando
ero ancora in tempo. Ma per vivere in una zona del genere bisogna
avere una famiglia o un partner. Da soli la calma pu diventare
eccessiva e l'acqua troppo piatta.
Avevo appena suonato per l'ennesima volta, quando una Jaguar
nera scivol sopra i dossi del selciato e il portone si mise in moto
con un mugolio metallico. Al volante una donna, presumibilmente
Veronika Doering, e sul sedile accanto una ragazza. Un
piccolo golden retriever saltellava davanti al finestrino posteriore
abbaiando in maniera isterica.
La ragazza sembrava avere pi di dodici anni. Era truccata e
vestita da donna adulta, sembrava una perfetta miniatura della
madre - aveva la stessa pettinatura con diversi toni castani, lo
stesso colorito delle guance e delle labbra.
Dall'altro lato della strada arrivarono sfrecciando i ragazzi sulle
bici e saltarono su una radice scoperta. Il pi grande, la cui faccia
era completamente coperta dalla frangetta bionda, alz incerto la
mano in segno di saluto, ma la ragazza gir rapidamente la testa
dall'altra parte senza degnarlo di uno sguardo.
Accanto all'entrata giunsi le mani e feci un breve inchino.
La guidatrice premette un bottone e il tettuccio semiaperto si
chiuse. La ragazza disse qualcosa indicandomi. Poi la macchina
mi super. Valutai l'ipotesi di sfruttare l'occasione per entrare,
ma non lo feci. Non aveva senso spaventarli. E non volevo essere
arrestato.
Gli diedi dieci minuti di tempo, poi suonai di nuovo.
S?
Vorrei parlare con la signora Doering, per favore.
Faccia un passo indietro, cos posso vederla.
Lo feci.
Cosa vuole da me?
Il mio nome  Julian von Thelen. Abbiamo parlato al telefono.
Se ne vada o chiamo la polizia.
Lo sa cos'ha intenzione di fare suo marito? Lo sa che cosa ha
gi fatto?
Un click mise fine alla conversazione.
Allora, i figli.
La figlia.
Mi venne in mente internet. Con un po' di fortuna l'avrei
trovata su Myspace, su Facebook o su qualche social del genere.
Magari faceva sport. Forse avrei rintracciato la sua scuola.
I ragazzi mi osservavano dall'altro lato della strada. Andai da
loro. Uno si allontan ridacchiando. Gli altri tre rimasero fermi
guardandomi con aria di sfida.
La conosci quella ragazza? chiesi a quello che aveva alzato
la mano.
Jolanda?
S.
Certo.
Hai il suo indirizzo e-mail?
S.
Anche il suo numero di telefono?
S.
Me lo puoi dare?
Perch?
Si tratta di suo padre. E successa una cosa, ma sua madre non
vuole dirgliela.
La buttai l senza pensarci. Per quanto vago, speravo che suonasse
misterioso e convincente.
"Una cosa grave?"
S, molto grave. Ma lei pu aiutarlo.
I ragazzi si guardarono.
 molto importante. Per favore. Ho bisogno del suo numero,
 urgente, supplicai.
Supplicare era sbagliato. Il ragazzo scosse la testa.
Non si devono passare i dati personali.
Non ce l'hai il numero, lo sfidai.
Sbuff con disprezzo, infil una mano nella giacca e tir fuori
un iPhone nuovo di zecca.
Ce l'ha il bluetooth? chiese e mi lanci quello sguardo che i
bambini riservano agli adulti tonti. Potrei mandarle il numero.
Ghign. . .sempre se volessi darglielo.
Gli altri due si diedero il cinque.
Quando tirai fuori il mio cellulare antiquato, i ragazzini scoppiarono
a ridere. A quel punto torn indietro anche il quarto
visto che non c'era pericolo, anzi, c'era da divertirsi.
Ho qui il numero, disse quello con l'iPhone, e per un attimo
mi fece vedere il nome in rubrica. Ma non glielo do.
Rimise in tasca il cellulare. Alzai le spalle rassegnato. Poi feci
due rapidi passi in avanti. I ragazzini strillarono, uno cadde, il
biondo cerc di sfuggire ma lo presi per il colletto, lui si divincol
sfilandosi la giacca e scapp via. Il ragazzo che era caduto si rialz
in piedi e se la diede a gambe.
Presi il telefono dalla giacca. Era lo stesso modello che avevo
avuto fino poco tempo prima e non ebbi difficolt a ripescare
il numero. Mi avviai lentamente in direzione Berliner Strasse. A
parte il proprietario della giacca, erano spariti tutti. Mi seguiva,
coraggioso. Gli resi la giacca, ma tenni alto il cellulare in maniera
tale da non farglielo raggiungere.
Solo una telefonata, poi te lo restituisco. Ti pago anche la
chiamata.
Ho l'abbonamento, ribatt lui.
Feci il numero e lasciai squillare a lungo.
Che vuoi, sfigato? chiese una voce di ragazza.
Il mio nome  von Thelen, ho solo preso in prestito il telefono
di...
...dello sfigato.
S. Devo parlarti.
Lei  il barbone che stava davanti al nostro portone, vero?
S.
I ragazzini erano tornati indietro e come un branco di leoncini
mi seguivano a distanza di sicurezza mentre tentavo di spiegare a
Jolanda cosa stava per succedere, e che lei era forse l'unica persona
in grado di impedirlo.
Non  vero, sbott alla fine. Mio padre non farebbe mai
una cosa del genere.
La gente sta morendo, Jolanda. E continuer a morire. Qualcuno
deve fermarlo!
Bugiardo! sibil.
Chiedigli dei medicinali contraffatti. Digli che deve smettere.
Non pu continuare.
Ma ci hanno aggredito!
Quelli erano i soci di tuo padre. Io sono contro di loro.
E se pap fa quello che dice lei, questa gente se la prender
con noi? Non gliene importa niente?
No, me ne importa, eccome. Ma quello che sta facendo tuo
padre ... troppo grave.
E se ci entrano in casa? Non  peggio? strill improvvisamente.
E se ci uccidono tutti? Non  peggio? Linus l'hanno gi
ammazzato! Con una spada!
Ero sconvolto.
Tuo fratello?
Cosa? Mio fratello, cosa? Ululava come una pazza. Che gli
hanno fatto?
In sottofondo sentii dei colpi sordi, probabilmente la madre
che bussava alla porta.
No, ho chiesto se Linus..
Linus era il nostro cane, deficiente! Mio fratello si chiama
Steven ed  in collegio. Ma il fatto di Linus  stato grave lo stesso!
Vai via, mamma! Vattene! Vattene!
Tuo padre deve andare dalla polizia e costituirsi. La polizia
vi protegger. Deve smettere di lavorare con questa gente. Non
 obbligato a dare informazioni! Non deve pi aiutarli.
Tacque, ma sentii che era ancora in linea.
In sottofondo, la madre la chiamava.
Glielo dico.
Bene.
Dai un'occhiata a medicinali contraffatti' su Google.
Gi fatto, disse a bassa voce. Farebbe meglio a filare, mia
madre sta chiamando le guardie.
Va bene.
Restituii il telefono al ragazzino e lasciai quel paradiso con
la sensazione di non aver fatto un passo avanti. Mi ci voleva un
approccio completamente diverso, mi serviva un piano.

CAPITOLO 25

La mattina dopo nel chiostro risuon la voce del prete:  arrivata
una telefonata per lei! Il religioso arriv sparato davanti alla
mia tana prima che riuscissi ad alzarmi. Uscire dalla nicchia era
gi parecchio complicato, visto che era a pochi centimetri dal
pavimento, ma questa volta fu ancora pi difficile perch il prete
non accennava a spostarsi.
Poggiai i piedi nudi e pallidi vicino ai suoi sandali marroni, che
portava coi calzini neri. Quando alzai lo sguardo dalla sua sottana,
mi graffiai la testa contro il bordo della nicchia. Mi accorsi che
nel radersi gli era sfuggito un ciuffetto di peli, appena sopra al
pomo d'Adamo.
Un signore l'ha cercata! ripet, e il ciuffetto si mosse come
quello di una capra mentre mastica.
Chi? domandai chinando la testa perch guardare in alto alla
lunga era faticoso.
Un signore, non ha voluto dirmi il nome.
Cosa voleva?
Incontrarla dove vi siete visti venerd scorso. L'aspetta stasera
alle sei. Stesso posto, ma dall'altro lato.
Dall'altro lato?
Ha detto cos. Stesso posto, ma dall'altro lato.
Ha detto perch ha chiamato lei e non me?
Forse pensa che lei, in quanto predicatore, sia in qualche
modo autorizzato dall'Alto ad accedere al telefono della chiesa.
Sorrisi. Ha detto cos?
No, ha detto che i cellulari non sono sicuri.
Finalmente fece un passo indietro permettendomi di alzarmi.
Mi dispiace che l'abbiano disturbata.
Il prete prese atto delle mie scuse con un breve sorriso che gli
riemp il volto di rughe, ma rimase impassibile.
Le cose cominciavano finalmente a muoversi. Forse Doering
non si era deciso a collaborare, ma almeno aveva tentennato.
Me ne ero accorto. Forse sua figlia l'aveva convinto a costituirsi
per dare una vita sicura alla sua famiglia, anche se voleva dire
trascorrere un po' di tempo in galera. Magari era stata la goccia
che aveva fatto traboccare il vaso. D'altra parte era un'ipotesi che
aveva gi preso in considerazione, lo sapevo. Forse alla fine aveva
capito l'importanza del fatto che il ragazzino era ancora vivo, e
che senza l'omicidio avrebbe potuto chiedere una riduzione della
pena. C'era ancora una possibilit.
Mancavano tre giorni all'inizio della conferenza.
Mi chiesi se con l'altro lato intendesse il matroneo accanto
agli organi. Ricordavo vagamente che alle sei c'era la messa. Forse
si sentiva pi al sicuro tra la folla.
Il prete era ancora piantato davanti a me e mi fissava con
sguardo penetrante. Mi aveva aiutato contro Boal senza chiedermi
niente ma ora, era chiaro, voleva capire cosa ci fosse dietro a quegli
strani avvenimenti, e in effetti ne aveva tutto il diritto.
Ci sedemmo su una panchina di pietra e gli raccontai tutta la
storia. Gli dissi della conferenza, nella quale si sarebbe parlato di
nuove misure di sicurezza contro la contraffazione di medicinali,
della mafia farmaceutica, del ruolo di Doering e di Boal, che
del resto aveva gi conosciuto. Gli raccontai anche dei miei flash
religiosi e delle percezioni alterate dall'LSD, e della mia battaglia
per non impazzire.
C' gente che darebbe qualunque cosa per un'esperienza del
genere, mormor con un tono come se parlasse di s.
Ma io no, ribattei.
Questo l'ho capito. Andr all'appuntamento?
Assolutamente s.
Non ha paura?
No.
Ma non potrebbe essere una trappola?
S.
E se non riesce a convincerlo, cosa far?
Mi far venire in mente qualcos'altro.
E cosa? Ascoltando la sua storia non ho avuto l'impressione
che lei abbia un piano molto dettagliato.
Gi. Per ho quasi sempre saputo cosa fare. Forse dopo dovr
battermi.
In quel momento immaginai una scena che poteva essere
uscita da un video di Boal. D'un tratto seppi come avrei agito
se l'incontro si fosse rivelato un fallimento. Avrei attaccato e
sconfitto Boal con le sue stesse armi.
Se l'incontro di oggi non dovesse portare a niente, dissi, ho
un altro piano. Ma ho bisogno di complici. Glielo racconter
un'altra volta.
Alle quattro e mezza lasciai St. Florentius, presi un taxi e dissi
all'autista di girare per il quartiere fino a che non fui sicuro di
non essere seguito. Poi mi feci portare a Mitte, scesi a Hackescher
Markt e attraversai il Friedrichsbrcke fino al Lustgarten.
Sotto l'arco di trionfo che sovrastava l'ingresso del duomo si
stava gi raccogliendo un drappello di turisti e di gente del posto
venuta o per la messa, o per sfruttare l'occasione per entrare gratis
nella cattedrale. Durante le funzioni religiose veniva infatti sospesa
la tassa per il mantenimento del duomo.
Sopra la folla campeggiava un mosaico con la scritta:
Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorer.
Due custodi anziani che si erano tolti le giacche ed erano
rimasti in camicia bianca e gilet, ripetevano con tono esasperato,
in tedesco e in inglese, che la chiesa al momento non si poteva
visitare.
Una coppia sudamericana che non voleva assolutamente rinunciare
al ristoro promesso non si lasci intimidire. Quando uno
dei custodi chiese se volessero veramente partecipare a una messa
protestante, i due cominciarono a professare la loro fede con gesti
e parole drammatiche in spagnolo, come se si trovassero davanti
all'inquisizione. Alla fine il custode, sconfitto, alz le mani e li
fece passare.
All'interno mi resi conto che le porte a due ante dei loggiati
erano chiuse. Perplesso, tornai nella vasta sala della chiesa e mi
sedetti su una sedia vicino all'entrata principale, mentre altri guardiani
in camicia e gilet distribuivano volantini e cercavano di
accompagnare alla porta qualche turista smarrito che evidentemente
non stava seguendo la messa.
Un'anziana coppia giapponese si mise a litigare ad alta voce.
Indossavano entrambi degli appariscenti pantaloni fatti probabilmente
della medesima stoffa giallo scuro e palesemente troppo
larghi, quasi che i due si fossero rimpiccioliti, come un'albicocca
rinsecchita. Impegnati a strillarsi l'un l'altro, ignoravano del tutto
il guardiano con la sua voluminosa barba bianca che con un dito
davanti alla bocca cercava di zittirli. S'inchinarono invece davanti
a un omino seduto su un banco laterale che leggeva il Libro
dei canti e non capiva nulla di ci che stava succedendo.
Di Doering, neanche l'ombra.
Dagli altoparlanti risuon la voce profonda di una donna pastore,
e ci volle un momento prima che riuscissi a individuarla dietro
la cattedra, tanto era grande e monumentale la zona dell'altare
con i suoi lampadari barocchi, le statue degli apostoli e la mensa.
La donna spieg come si sarebbe svolta la messa: saluto, concerto
d'organo, sermone, canto, Padre Nostro, fine. Un menu
religioso per turisti. Sicuramente l'esperienza le aveva insegnato
che qualsiasi tentativo di gestione individuale della funzione era
destinato a fallire davanti a un pubblico cos eterogeneo.
Dov'era finito Doering?
Quando l'organista cominci a suonare, mi venne in mente
che l'appuntamento poteva essere anche nella cripta. Un pensiero
poco piacevole.
Il matroneo dell'organo era da escludere, anche solo per il
volume della musica. Ma non c'erano dubbi sul fatto che la
cripta degli Hohenzollern si potesse in qualche modo considerare
l'altro lato, anche se in senso verticale e non laterale.
L'avevo visitata quando ero tornato in Germania. La fila di
sarcofagi, gli ampi corridoi e il pavimento lucido mi avevano
fatto pensare pi al parcheggio di un aeroporto che a un luogo
di sepoltura. Solo che qui, invece delle macchine, c'erano le bare.
Durante la messa era probabile che la cripta rimanesse chiusa.
Lo speravo.
Mi alzai lo stesso e attraversai la sala, mentre la pastora spiegava
che chi crede in Dio non deve temere gli altri uomini.
Pensai a Enrico il Nero e mi chiesi se avrebbe trovato meno
faticosa la messa in una chiesa protestante. Probabilmente no.
Arrivato all'ingresso, ignorai il cartello che mi vietava l'accesso.
La scala che conduceva alla cripta era stata restaurata, i corrimano
di legno, il pavimento di marmo bianco e le luci laterali avrebbero
benissimo potuto far parte dell'arredamento di un albergo di
lusso.
Scesi la prima rampa di scale e dopo un istante di esitazione
continuai fino al seminterrato, seguii il corridoio verso destra e
mi trovai davanti a una porta antincendio bianca.
Non era chiusa a chiave.
Premetti la maniglia, tirai la porta e rimasi fermo.
A sinistra e a destra c'erano i primi sepolcri sistemati con cura,
dritto davanti a me un gruppo di sculture di marmo di August
Kiss, Fede, amore, speranza. L'amore era rappresentato da una
donna con due figli.
Lasciai vagare lo sguardo. Tra le bare bruciavano candele grosse
quanto un avambraccio. E come durante la mia prima visita, mi
colpirono le tombe di famiglia che spesso affascinavano e incuriosivano
anche i turisti: le enormi e sfarzose tombe dei genitori
sulle quali poggiavano cuscini di seta con corone d'oro e dietro,
in un ordinato semicerchio, le tombe nere dei figli in ordine di
grandezza, che da lontano sembravano bricchette di carbone.
Mi accorsi che non c'era nessun odore. Non capivo come mai,
ma l sotto non c'era alcun odore, n di morte o putrefazione, n
della vicina Sprea.
Di giorno questo grandioso luogo di sepoltura mi era sembrato
straordinariamente banale, simile a una mostra di mobili troppo
affollata nella quale i guardiani si sforzano di contenere il chiasso
e l'uso del flash, per mantenere un contegno adeguato al luogo.
Ripensai al ritornello che riecheggiava nella volta: No flash,
please, no flash!
Immobile sulla soglia, non sapevo decidermi ad avanzare. La
paura era tornata. Ed ero felice di sentire il metallo delle lamine
sulla porta alle mie spalle.
Indietreggiai. Abbandonai la cripta lasciando che la porta si
chiudesse. All'interno non c'era alcuna maniglia e ignoravo se
il passaggio che conduceva all'aperto attraverso il negozio di
souvenir e il caff fosse aperto.
Nessuno va nei sotterranei se ha paura. A maggior ragione in
una cripta dove riposano dozzine di morti.
Quando risalii vidi la statua marmorea di un angelo in una
nicchia intonacata, di fronte alle scale. Il cartellino spiegava che
si trattava del modello per una delle sculture nella cupola del
duomo. Quest'angelo, che increspava le labbra di marmo come
se stesse fischiettando, porgeva la mano destra al visitatore. E in
quella mano teneva una catenina d'oro dalla quale pendeva una
croce.
Un fatto anomalo in una chiesa protestante. E poi era difficile
che l'angelo riuscisse a conservare in mano la catenina con il
continuo via vai di visitatori che c'era. Chiunque l'avrebbe potuta
prendere. E chiesa o non chiesa in dieci minuti sarebbe sparita.
L'avrebbero gi rubata da un pezzo.
La lasciai l, entrai nella sala grande e tornai al mio posto.
Effettivamente il pensiero che potesse essere la catenina di Linda
mi pass per la testa, ma lo respinsi prima che potesse oltrepassare
la soglia della mia coscienza.
Nel frattempo la pastora era passata dalla sezione obbligatoria
a quella libera.
Io ho conficcato i chiodi nei piedi del Cristo, afferm ammutolendo
bruscamente.
Per quindici strazianti secondi stette a capo chino dietro la
cattedra, mentre i fedeli la immaginavano armata di chiodi e
martello impegnata con i piedi del Messia.
Io ho piantato i chiodi nelle sue mani, disse la voce della
pastora squarciando il silenzio, poi tacque di nuovo.
And avanti cos, continuando a riempire la chiesa con singole
frasi seguite da momenti di silenzio.
Io gli ho messo sulla testa la corona di spine.
Silenzio.
Io gli ho trafitto il fianco con la lancia.
Silenzio.
Sono io la peccatrice che ha crocefisso Ges.
Silenzio.
Alla fine la pastora alz la testa e fece vagare lo sguardo serissimo
tra il pubblico, come se si aspettasse un piccolo miracolo
evangelico, ovvero che il suo io esemplare venisse trasformato
in un noi collettivo di fedeli pentiti.
Quando fu evidente che non sarebbe successo niente di tutto
ci, venne intonato Lode all'Altissimo. Tutti si alzarono e mi alzai
anch'io, e quando tutti cantarono, mi misi a cantare anch'io,
perch un tempo ero stato molto affezionato a quel canto e perch
non volevo pensare alla catenina. Il testo era scritto sui volantini
distribuiti all'inizio della funzione.
Lo-de all'Altissi-mo, lode al Si-gnor della glo-ria!
Al re dei se-coli forza, ono-re, vitto-ria!
Canta-te a Lui, tu-tti acclama-te con noi;
Cie-lo e te-rra esulta-te!
La pastora fece un paio di annunci relativi ai concerti e alle conferenze
e propose di chiudere recitando il Padre Nostro.
Recitai anche quello. Per vedere se ricordavo ancora le parole.
Da bambino lo avevo detto tante di quelle volte che per qualche
istante mi sentii di nuovo a casa.
Dopo la preghiera, la pastora provoc un altro momento di
turbamento: rimase ferma in silenzio, lo sguardo perso nel vuoto,
senza comunicare al pubblico se la messa fosse effettivamente
finita. Questi improvvisi momenti di silenzio probabilmente
dovevano servire a stimolare la riflessione, ma a me parevano
forzati e invadenti.
Poi mi accorsi che in questo caso avevano anche un'altra funzione,
pi profana: garantire un piccolo vantaggio alla pastora.
Improvvisamente zampett gi per le scale dell'altare, percorse
veloce il corridoio centrale e si piazz davanti all'uscita dove due
guardiani avevano gi preparato dei cestini dorati con sacchetti
di seta viola per raccogliere le offerte.
I fedeli si alzarono esitando e a poco a poco uscirono dal
duomo. Alcuni salutarono la pastora con una stretta di mano.
Grazie per la predica.
Le auguro una buona serata.
Qualcuno mi riconobbe.
Qualcuno mi fiss.
Nessuno mi rivolse parola.
Pensai alla catenina.
La catenina di Linda.
La gente si teneva a distanza, indietreggiava. C'era qualcosa
nella mia faccia che li turbava. Avevano paura di me.
Sono in molti a portare catenine. Persino uomini. Non solo
li ho sempre disprezzati, gli uomini con la catenina, li ho anche
invidiati. Alcuni di loro portano quei gioielli con disinvoltura,
addirittura con orgoglio e dignit. E gli stanno bene.
Ci sono cos tante catenine, cos tante croci. Appariscenti ed
enormi, come andavano di moda a un certo punto, oppure piccole,
modeste, serie, con il Cristo, magari ereditate, perch sia
chiaro che dipendono dalla fede e non dalla moda.
E quella era una di quelle catenine con la figura di Ges. Linda
aveva una croce con un Cristo in rilievo, lo sapevo perch avevo
toccato quella catenina quando le avevo sfiorato il seno.
Ma non volevo scendere di nuovo le scale che portavano alla
cripta.
Nessuno va nei sotterranei quando ha paura.
A maggior ragione in una cripta piena di morti.
Nessuno fa una cosa del genere.
A meno che non sia costretto.
Passai in mezzo al flusso di fedeli che scivolavano verso l'uscita
come il quarzo in una clessidra. Attraversai la sala con la cupola
e aprii una delle porte dell'atrio. Chiusi la porta con cura e colsi
lo sguardo di un visitatore che mi guardava come se stessi sprofondando
nell'inferno al quale ormai non credeva pi nessuno.
Ma forse ne avevano progettato uno nuovo, apposta per me.
La catenina c'era ancora. L'angelo me la porgeva e questa volta
la presi. Sulle sue dita di marmo nulla suggeriva che si trovasse
l da molto tempo. A guardarla bene, la mano indicava dall'altra
parte: verso la scala che portava gi.
La seguii.
Questa volta chiusi la porta di metallo alle mie spalle.
Attraversai la cripta che sorreggeva la cattedrale con le sue
colonne tozze e panciute nella luce silenziosa delle candele.
A sinistra e a destra del corridoio, dietro a grate che ricordavano
staccionate da giardino, s'intravedevano bare di zinco, legno, pietra
e marmo. Alcune erano sobrie e ordinarie, altre sovraccariche di
barocchismi dorati. Piccoli cartellini indicavano rango e nome
del defunto, mentre si taceva sulla causa del decesso.
Di Linda, nessuna traccia.
Certo che era sua la catenina.
Linda poteva essere ovunque. Sdraiata dietro a una delle bare.
Forse l'avevano lasciata vicino al gruppo scultoreo, sotto l'ala di
uno degli angeli di marmo che con la testa china e gli occhi chiusi
esprimevano il loro cordoglio.
Magari l'avevano solo rapita.
Ti prego, fa che l'abbiano solo rapita.
Ti prego. Ti prego. Ti prego.
Era questa la mia preghiera.
La cercai per mezz'ora, invano. Ogni tanto guardavo la catenina
nella mia mano, per assicurarmi che fosse vera. Guardai anche
nelle sezioni chiuse da grate pesanti, nelle nicchie e nelle absidi, e
sulla tomba della regina Sophie Charlotte dove c'era una corona
funebre dell'attuale sindaco.
Linda non c'era.
Forse volevano solo farmi assaggiare il terrore che mi aspettava
se non avessi smesso d'immischiarmi. Forse era solo un segnale
per farmi capire che dovevo smetterla.
Un gioco.
Forse Boal voleva solo mostrarmi di cosa era capace. Cosa
avrebbe fatto. E io ero pronto a lasciar perdere. Andare a Potsdam
era stato un errore. Una stupidaggine.
Mi costrinsi a percorrere un'ultima volta tutti i corridoi, sbirciando
attraverso tutte le grate, ricontrollando ogni angolo, ogni
anfratto. No, non c'era.
Alla fine decisi di lasciare la cripta. Trovai un'uscita, aprii la
porta e mi ritrovai in un corridoio con la luce abbagliante e le
mattonelle bianche da ospedale. La porta si chiuse lentamente
alle mie spalle. Sospirai. Un gioco. Mi avevano mostrato cosa
avrebbero potuto farmi provare. E io lo avevo provato. Il negozio
di souvenir e il bar erano chiusi. Seguii i cartelli fino all'uscita.
Pensavo che il gioco fosse finito.
Ma quando girai l'angolo vidi Linda.
Era seduta al tavolino dell'addetta alla pulizia delle toilette con
indosso un grembiule beige. Il suo viso era ricoperto di vernice
rossa. Sul piattino delle offerte, oltre a un paio di monete fissate
con lo scotch, c'era una piccola rana di plastica di colore giallo
acido.
Seppi che era morta ancor prima di toccarla, ma ci misi un
po' per realizzarlo davvero. Finsi di sperare in una messinscena,
come con il ragazzino. Non era vero. Non era definitivo, non
dovevo accettarlo. Ma poi le toccai il collo freddo privo della sua
catenina, le toccai la guancia, la mano. Non c'erano dubbi. Linda
era morta.
Sul tavolino al quale era seduta c'era una serie di foto scattate
con la polaroid. Mi vennero in mente le macchine in camera di
Boal.
Le immagini erano state disposte con cura:
La prima mostrava il display di un cellulare sul quale si leggeva
il testo di un SMS: Ci vediamo al duomo. Ore sedici. E urgente.
Julian.
Nella seconda foto si vedeva Linda di spalle, circondata da
turisti, davanti al mostruoso altare nella sala della cupola. Aveva
la testa rivolta verso destra, come se cercasse qualcuno.
La terza foto mostrava la porta semiaperta di una delle stanze
di servizio, probabilmente sul pianerottolo della scala imperiale.
La quarta foto mostrava Linda sulle scale, di faccia, mentre
sorrideva controvoglia, come se avesse riconosciuto il fotografo.
La quinta foto era un altro primo piano di Linda, ora nella
stanza di servizio, dietro di lei gli attrezzi per le pulizie, un aspirapolvere
con il cavo penzolante, due carrelli con detersivi vari.
Il volto era spaventato, terrorizzato, pallido.
Sesta foto: Linda al tavolino della donna delle pulizie. Sguardo
rivolto alla telecamera, calma e rassegnata, con le lacrime agli
occhi.
L'ultima foto - sfocata, mossa, confusa, forse per imitare il
suo tremolio, o per rappresentare la sua agonia - la mostrava cos
come l'avevo trovata, morta, con la faccia tinta di rosso.
Chiusi gli occhi.
E le immagini si misero in moto.
Come aveva pianificato Boal.
Ripensai alla sua frase: Solo un paio d'immagini e il film
prende forma nella testa dello spettatore. Un loop, un ciclo
infinito.
E ora vedevo il film.
Nella mia testa.
Fuori era ancora giorno. Sulla strada davanti all'entrata principale
del duomo, un poliziotto e una poliziotta assistevano alla
rimozione forzata di un pullman francese. I passeggeri, spaesati,
assistevano allo spettacolo.
Camminai verso i poliziotti come un robot. Ancora non lo
avevo detto ad alta voce. Non provavo niente, riuscivo appena
a intuire il dolore. Cos come si avverte la pressione dell'acqua
sotto una diga. Troppo potente per opporre qualsiasi resistenza.
Toccai la spalla del poliziotto.
Si gir immediatamente.
Non mi tocchi!
Ho trovato una persona morta, dissi e compii il gesto inconsulto
di mostrargli la collana di Linda. La guard brevemente poi
osserv il mio abito che anche nella debole luce della sera non
poteva nascondere il suo degrado.
Dove?
Nel duomo. Sotto.
Lanci uno sguardo alla collega che si era avvicinata. Evidentemente
non riusciva a decidere se credermi o meno. Allo stesso
tempo si rendeva conto di essere circondato da gente e decise di
essere prudente.
Dove esattamente?
Nel corridoio davanti ai bagni.
Mi faccia vedere.
Vengo anch'io? chiese la collega. Il poliziotto scosse la testa.
Non mi credeva.
Salimmo la scalinata passando davanti ai guardiani perplessi che
avevano cominciato a chiudere la porta d'ingresso. Condussi il
poliziotto attraverso la chiesa luminosa fino alle scale. Passammo
davanti all'angelo che aveva tenuto la catenina in mano, poi scendemmo
nella cripta e proseguimmo fino all'uscita - nel corridoio
dei bagni.
La sedia era vuota.
Le foto sparite.
Il poliziotto prese in mano la rana di plastica e la ributt sul
tavolo.
Dov' il suo cadavere? chiese facendosi pi vicino.
Era qui. Era seduta. Si chiama Linda Kranz.
I cadaveri sono l dietro, afferm indicando la porta della
cripta. Qui non ne vedo.
Non era stato complicato nascondere il corpo di Linda in una
delle vecchie bare, con ogni probabilit. Un cadavere in pi non
avrebbe fatto differenza.
Il poliziotto non prese neanche le mie generalit. Ma si sarebbe
ricordato di me. E non sarebbe stato difficile trovare qualcuno
che mi avesse fotografato.
Vada, disse l'agente lanciando un ultimo sguardo disgustato
ai miei vestiti sbrindellati.
Poco dopo camminavo lungo la Sprea. Il sole era basso, l'aria
pesante e dai tombini veniva un odore di marcio, come se la
citt volesse ricordare a tutti che era stata eretta su pali di legno
conficcati nella palude e che avrebbe potuto risprofondarci da
un momento all'altro.
Enrico il Nero alz la testa come un uccello dalla mangiatoia.
Cap dal mio sguardo che doveva essere successo qualcosa di grave
e apr il portone.
Ma non disse niente.
E anch'io non dissi niente.
Entrai e basta.
Come tutti gli altri.

CAPITOLO 26.

Linda era morta. Non c'erano dubbi. Non ci sarebbe stato alcun
colpo di scena. Era morta e non c'era modo di ignorarlo. Non
so descrivere il mio stato emotivo, so solo che era un dolore
concreto, fisico, quasi insopportabile. Riuscivo a stare seduto,
ma non disteso, a camminare, ma non a stare fermo. Giravo per
il chiostro senza sosta passando sopra alle tombe di quelli che mi
avevano preceduto come una pedina di un gioco meccanico.
Quand'ero stanco mi sedevo sulla panchina vicino alla croce.
Un paio di volte mi sono addormentato. Non mangiavo, bevevo
solo ci che ogni tanto mi lasciavano il sagrestano e la signora
Meurer, senza reagire ai loro tentativi di parlarmi.
Il prete mi disse che l'uomo aveva chiamato di nuovo. Aveva
minacciato di venirmi a prendere. Aveva detto che era solo colpa
mia se Linda era morta, e mi avrebbe ucciso, ma mi sarei potuto
salvare se gli avessi detto se il foto-film funzionava.
Il prete voleva sapere di quale film si trattasse, ma io non risposi.
Ma  veramente morta? chiese.
Annuii. Quando mi poggi una mano sul braccio, mi scansai.
Mancavano due giorni alla conferenza. Avrebbero raggiunto
il loro obiettivo, nessuno era in grado di fermarli - e di certo non
ci sarebbe riuscito un mezzo squilibrato come me, capitato in
questa storia per puro caso. Camminavo, mi sciacquavo, mi rasavo
e non mi lavavo i denti. L'abito mi ballava addosso come il pelo
invernale di un animale in procinto di liberarsene, e si sentiva che
puzzava. Ma mi stava bene, teneva a distanza le persone.
Infatti il numero di visitatori era aumentato di nuovo e non tutti
si accontentavano di una Madonna piangente restia a piangere.
Alcuni entrarono anche nel chiostro e trovarono un predicatore
che non aveva niente da dire.
Mi sentivo come se avessero scoperchiato il mio mondo. Ed era
vuoto. Nessuna nozione di cosa fosse giusto o sbagliato, nessuna
guida, nessuna voce tonante o sussurrata che fosse. Non ci avevo
fatto molto caso, ma in realt nelle ultime settimane avevo avuto
la piacevole sensazione di essere guidato e protetto, come se le
leggi della vita fossero di nuovo in bianco e nero e non avessero
origine soltanto nei miei monologhi interiori. In me c'erano
ancora dei residui di spiritualit, braci di un'antica devozione che
la nostalgia aveva nuovamente infiammato.
Arriv il venerd.
Era il giorno della conferenza.
Il tempo per interferire nei loro piani era scaduto.
Turisti in pantaloncini estivi vociavano in giro, coppiette di
ogni paese del mondo mi fotografavano e mi riprendevano come
fossi un animale. Quando allungavo il passo per cercare di sfuggirgli,
si piazzavano nel cortile interno e mi seguivano con gli
obiettivi delle loro fotocamere, come un cavallo alla corda. Solo
un gruppo di giapponesi non mi filava e fotografava la grande
statua di Ges ridacchiando del suo perizoma penzolante.
Venne il sabato.
Nel chiostro arrivarono nuovi visitatori: donne in pantaloncini
attillati, magliettine e infradito, uomini in canottiera e sandali da
spiaggia, adolescenti con occhiali da sole e cuffie rintronanti -
orde incontrollate che non si sforzavano minimamente di mostrare
rispetto verso quel luogo.
Ma non mi riguardava, in fondo non ero neanche un membro
di quella comunit e probabilmente avevo meno diritto di stare
l di molti altri. Eppure diventavo sempre pi rabbioso. Dalla
chiesa tuonavano le voci delle Ave Maria e per la prima volta la
loro battaglia fanatica suscitava la mia simpatia.
Il sabato mattina persi il controllo.
Tocc a una coppia con un figlio. Mi ero addormentato sulla
panchina e quando aprii gli occhi vidi un bambino di circa quattro
anni in fondo al corridoio, con in mano un gelato rosso e bianco
grande come una fiaccola. Lo puntava verso di me piagnucolando
senza motivo.
I genitori, con una pelle rosa da maialino, in pantaloncini e
sandali, stavano sulla soglia. Il padre, un pelatino abbronzato con
radi capelli ossigenati, ciucciava a sua volta un gelato enorme e
rideva perch trovava divertente leccare in fretta il gelato che si
scioglieva sgocciolando sul pavimento antico.
Ah ah.
La coppia fece spallucce, come a dire che si trovava l solo per
seguire il bambino, e a gesti cerc di ottenere il mio consenso sul
fatto che di fronte a una creatura cos tenera non c'era modo di
difendersi. Anche la macchina digitale che la donna infil nella
borsa dopo avermi fotografato - presumibilmente mentre dormivo
sbavando - era evidentemente giustificata dalla presenza del bambino.
Il figlio accenn a voler tornare nella chiesa, ma quel buontempone
del padre gli diede una spinta che per poco non lo fece
cadere lungo disteso. Alla fine il ragazzino mantenne l'equilibrio e
zampett nella mia direzione seminando altro gelato sulle tombe.
Rivolse lo sguardo ai genitori che annuirono zelanti, come per
spiegare a me e a tutti gli eventuali interessati, compreso qualche
dio del quale allora sarebbero stati persino disposti a riconoscere
l'esistenza, che in questo caso avvicinarsi a uno sconosciuto cattivo,
barbuto e puzzolente era una buona idea.
Non ho molto da dire in mia difesa se non che la voce del
bambino era veramente stridula e nel chiostro si moltiplic, provocando
una vera e propria tempesta di suoni laceranti. Mi dava
fastidio che il bambino non cercasse nemmeno di offrire una
farsa convincente: frignava per il gusto di frignare, per quanto
debba ammettere di essere stato anch'io a mia volta un bambino
piuttosto molesto e piagnucoloso.
Mi alzai. Il bambino si ferm a un metro di distanza da me. Il
sorriso dei genitori svan quando presi il gelato al ragazzino e - lo
ammetto - per un momento considerai l'idea di spiaccicarglielo
in fronte. Ma non lo feci. Il bambino rimase zitto come se qualcuno
avesse spento l'interruttore, sembr quasi soffocare prima
di riuscire finalmente a cacciare dalla gola un grido autentico,
un do chiaro e tondo, frutto di vero dolore, reale smarrimento
e autentica umiliazione.
Mi mossi verso il padre che non oppose resistenza quando
gli tolsi il gelato. Entrai nella chiesa passando per la porta tenuta
aperta dalla madre e attraversai la navata fino al banco informazioni
della signora Meurer. Qui affondai i due coni nella busta
di plastica del secchio della spazzatura e i gelati si spiaccicarono,
producendo uno schiocco appagante.
La signora Meurer assistette in silenzio alla scena, con
un'espressione di simpatia, forse addirittura di ammirazione -
emozioni che fino a quel momento non ero riuscito a risvegliare
in lei.
La famigliola mi segu con qualche esitazione mentre il ragazzino
strillava come se gli avessero rotto entrambe le braccia.
Indicai la loro pelle rosea e scoperta.
Questo non  un villaggio vacanze, accidenti! Fuori, maledetti
maiali!
Volevo spalancare il portone ma avevo le mani appiccicose per
il gelato, e improvvisamente mi sal una tale rabbia che con tutte
le mie forze diedi un calcio al battente, provocando un frastuono
assordante. Il bambino e i genitori trasalirono, la signora Meurer
balz in piedi implorandomi con lo sguardo di fermarmi. Ma
ormai ero andato oltre.
Volevo fare male. Volevo picchiare il bambino, il padre e la
madre. Immaginavo la scena. Lo volevo. Avevo varcato il limite.
La famiglia avvert il pericolo e quando Enrico il Nero apr il
portone dall'esterno, la coppia prese il bambino e corse via.
Fuori! gridai un'altra volta mentre li inseguivo.
Molto bene! s'intromise Enrico il Nero. Scaccia i pagani
dal tempio!
Feci ancora qualche passo in direzione della coppia che si trascinava
dietro il bambino scalciante. Poi mi fermai e mi voltai indietro.
Enrico il Nero non mostr di voler aprire la porta.
Non lo dici? chiese guardandomi con sospetto.
Cosa?
Sono tuo. A tua disposizione. Sia fatta la tua volont, non la
mia. Abracadabra. Simsalabim. Apriti sesamo.
No, non lo dir. Entrer e basta come tutti gli altri imbecilli.
Enrico il Nero mi squadr con aria cupa e preoccupata.
Sai, uno ci fa l'abitudine, mormor con un tono sorprendentemente
amichevole.
Ma tu cos'hai mai perso? chiese Enrico il Nero. Teneva la
mano sulla maniglia. Rimasi fermo dov'ero, con il traffico della
citt alle spalle.
Io vengo dalla Westfalia pi profonda, continu lui, da
una famiglia di insegnanti e di preti ancora legati alla mentalit
contadina. Cattolico-romani al novantacinque percento. Da
bambino ero pi che credente. Pio. Met della vita l'ho passata a
fare avanti e indietro tra la casa dei miei e quella di mio zio che
faceva il prete, per pregare e per confessarmi.
Quando avevo quindici anni mio padre  morto d'infarto. Tre
mesi dopo  morta anche mia madre. E all'improvviso mi sono
ritrovato senza genitori.
Andai da mio zio e confessai di essermi masturbato. Come
sicuramente ricorderai, ai tempi era considerato peccato. Ricevetti
la mia punizione e la mia assoluzione. Deinde ego te absolvo
a peccatis tui, in nomine disegn una croce nell'aria, Patris, et Filii,
et Spiritus Sancti. Amen.
Feci penitenza e pregai, e quando mio zio usc dal confessionale
gli chiesi se i miei genitori fossero morti perch avevo peccato,
perch mi ero toccato. Se fosse colpa mia.
Enrico il Nero fece una pausa, mentre nei suoi occhi era
comparso un lampo di follia.
E dato che anche tu sei stato cattolico e sei stato piccolo in
quei tempi gloriosi, sicuramente sai gi cosa mi rispose mio zio,
il pastore di anime.
Annuii. Suppongo che abbia detto: s.
Esatto. Ha detto s!
Enrico il Nero apr lentamente la porta.
Ecco perch il cammino della mia vita  stato un po' pi
duro del previsto. Ma c' di peggio che perdere la fede. Volevo
dirtelo. Ovviamente prima succede e meglio , ma non  mai
troppo tardi. Sii contento e cerca di vedere il lato positivo. A me,
per esempio, hanno consigliato di superare il mio odio. E cos ho
deciso di riprendermi i soldi che la mia famiglia col passare degli
anni ha versato alla Chiesa sotto forma di tasse e donazioni. Per
questo oggi sono qui.
A questo punto spalanc la porta, fece una giravolta e strill:
Chi ha paura tradisce il Signore! Non  mai troppo tardi per
un'infanzia felice!

CAPITOLO 27.

Sabato sera ci fu una messa serale. Mentre il sagrestano maltrattava
l'armonium a pedali, le ombre colorate delle vetrate svolazzavano
sul prato nel cortile interno, come se qualcuno avesse appiccato
un rogo dentro la chiesa.
Il prete predicava con trasporto, ma come era gi successo
in altre occasioni non riuscii a capire cosa dicesse per via del
riverbero dell'impianto. Un paio di volte mi sembr addirittura
di sentire il mio nome. La messa termin con una furiosa improvvisazione
del sagrestano alla tastiera.
Mi aspettavo la solita successione di rumori: il ticchettio dei
passi, i rumori soffusi come quelli di una spazzola da batteria, e
infine le scampanellate sorde e il tintinnio degli oggetti liturgici.
Normalmente c'era anche un po' di brusio finale dovuto al
mormorio e al movimento dei fedeli, seguito dal tonfo sordo del
portone che si chiudeva. Poi il prete sarebbe passato velocemente
attraverso il chiostro agitando il suo mazzo di chiavi, per sparire
nelle sue stanze.
Infine sarebbe arrivato il sagrestano per chiudere il chiostro.
Poco dopo si sarebbe chiusa anche la porta di vetro della sagrestia,
le luci si sarebbero spente e sarebbe rimasto solo il tenue bagliore
delle candele filtrato dalle finestre della chiesa.
Invece quel giorno la luce nella chiesa rimase accesa.
Mi stavo lavando i denti con l'acqua minerale vicino alla
fontanella ormai spenta quando dalla chiesa usc il prete. Aveva
un'espressione seria e indossava solo una specie di sottoveste bianca,
come se si fosse liberato in fretta e furia di tutti i paramenti sacri.
Mi raggiunse al centro del giardino.
Senza dire nulla congiunse le mani dietro la schiena e volse
lo sguardo verso la chiesa. Io raccolsi spazzolino e dentifricio e
seguii il suo sguardo.
La porta si apr di nuovo. Arrivarono il sagrestano e la signora
Meurer e si misero accanto al prete. Seguirono le quattro Ave
Maria dai volti tetri e poi Bernadette che ridacchi, fece una
riverenza maldestra e un segno della croce sbagliato. Si mise vicino
alle Ave Maria mentre una di loro si aggiustava il foulard con le
movenze goffe di una zietta affettuosa.
La porta che dava nel chiostro si apr di nuovo e con mio grande
stupore vidi comparire il sorriso furbetto di Felix Thomas. E fui
ancora pi sorpreso di vedere che era seguito da Heinrich Lybeck,
il mio portiere preferito del Sophie Charlotte.
Li aveva convocati il prete, era evidente, per raccontare a tutti
una storiella dall'alto del suo pulpito. Quando le sorprese sembravano
finite giunse il professor Conrads che mi diede la mano
e and dal prete.
Conrads, si present.
Molto lieto di conoscerla di persona, rispose il prete, e gli
strinse la mano.
Ogni tanto ci siamo parlati al telefono, mi spieg Conrads.
Volevo sapere come stavi.
Poi dalla chiesa arrivarono nel chiostro una quindicina di
persone che si disposero intorno a noi: habitu come il signore
con la tosse, l'anziano devoto e una vecchietta confusa con la
sua badante, che ogni tanto chiamava il marito. C'erano anche
un paio di turisti spaesati e una coppietta dall'aria indispettita. Il
prete sussurr qualcosa al gruppetto e tutti sparirono.
Solo la coppietta finse di non capire e gir i tacchi solo dopo
essere stata espressamente invitata a farlo. Forse erano spie di Boal,
ma non m'importava niente.
Avevano tutti gli occhi puntati sul prete, che per non si decideva
a dipanare il mistero. Conrads lanci uno sguardo discreto al
suo orologio. Il prete fissava la porta come se la volesse ipnotizzare,
ma non succedeva niente. Infine lev le mani e si rivolse a noi.
Questa  una riunione informale e...
Il portone della chiesa venne spalancato, come per
un'esplosione. Una figura alta e cupa entr nel chiostro.
Enrico il Nero.
La signora Meurer trattenne il respiro e le Ave Maria cominciarono
a bisbigliare agitate. Sapevamo tutti che non metteva mai
piede in chiesa e ci parve di assistere a un miracolo - Canossa,
Damasco, qualcosa del genere. La signora Meurer riprese a
respirare solo quando il sagrestano le diede una lieve gomitata tra
le costole.
Enrico il Nero cammin sopra alle pietre tombali e sfid la
statua del Cristo in un duello di sguardi, dal quale, a giudicare
dalla sua espressione, usc vincitore. Poi entr nel giardino e si
mise al mio fianco.
Che c'? chiese aggressivo, guardandomi. Il prete mi ha
chiesto di ascoltare il suo sermone solo per questa volta. Per te.
Attraverso la porta aperta. Ha promesso che non avrebbe raccontato
le solite cazzate ma che si sarebbe parlato di importanti
questioni esistenziali. E per una volta non ha mentito.
Mi diede un pugno affettuoso sulla spalla sinistra facendomi
ondeggiare.
Sei un vigliacco, Thelen. Hai bisogno di un bel calcio in
culo. Su questo il don per una volta ha ragione. Perch non
mi hai raccontato di Linda? E perch ti nascondi qui come una
femminuccia invece di batterti contro questi criminali?
Non pensavo che il prete avrebbe raccontato in giro quello
che gli avevo confidato e lo guardai arrabbiato.
Che vuole? si difese il prete rivolto a me Lei non  cattolico.
E tu sei un ipocrita, brontol Enrico il Nero. Ma il prete
non si lasci distrarre.
Non sono tenuto al segreto della confessione. Lei non gode
di questo privilegio.
Il privilegio, infier Enrico il Nero, di arraparsi sui segreti
altrui e..
Conrads lo interruppe. Ci dica di cosa si tratta.
Il prete annu e si concentr.
Nel mio sermone ho parlato di Linda. E vi ho raccontato dei
retroscena e di cosa sta succedendo con i medicinali contraffatti.
E che qui a Berlino, nell'ambito di una conferenza, si progetta
un piano criminale di proporzioni enormi.
E ho detto che c' una persona che ha un'idea, una strategia,
un disegno per fermare questa gente. Fiss lo sguardo su di me.
Ha detto che avrebbe avuto bisogno di alcuni complici. Eccoli.
Fece un ampio movimento con la mano indicando l'intero
gruppo. Scossi la testa.
La conferenza finisce domani, dissi.  troppo tardi. E io
intendevo degli attori. Non ho un piano per questa situazione.
Il prete era agitato e non si lasci dissuadere.
Allora ne inventi uno, disse. Faccia finta di averne uno.
Cos come tu fingi di avere un dio, rintuzz Enrico il Nero.
Il prete si blocc. Lo guard e annu.
S. Come preferisce. Finga come io fingo di avere un dio.
Mi guardai intorno. Ero finito in mezzo ai matti, non c'erano
dubbi. Ma era da molto che non vedevo uno deciso come il prete,
con quella sua ridicola sottana. Un tempo ero stato bravo a trovare
soluzioni quand'ero sotto pressione. Faceva parte del mio lavoro.
E mi ricordavo della vaga idea che mi era venuta in mente, mi ci
aveva fatto pensare Boal con le sue messe in scena. Forse potevamo
veramente fare qualcosa. Qualcosa di folle, di pericoloso, che
avrebbe potuto funzionare proprio per la sua assurdit.
E va bene, forse un'idea ce l'ho. Per non so se funzioner.
Bisogner attirare l'attenzione della gente e per questo motivo tu,
indicai Alexander Conrads, non parteciperai all'operazione. Puoi
darci dei consigli, prevedere le reazioni e altre cose del genere. E
anche lei, dissi indicando il prete, non ci sar, perch passerebbe
sicuramente dei guai seri.
Esatto, disse Enrico il Nero. Se veramente vuoi ripulirti la
coscienza dovrai licenziarti di tua spontanea volont.
Ma il prete insistette per partecipare. Sembrava quasi che non
vedesse l'ora di perdere il lavoro.
Dato che stava per cominciare il turno di Lybeck e Felix
avrebbe dovuto preparare un paio di cose, cominciai da loro.
Erano disposti a rimanere in albergo la mattina seguente, oltre
il loro orario. Per Lybeck questa era la prassi e non avrebbe dato
nell'occhio. Rifer che il ministro della Salute, per motivi non
precisati, aveva spostato il suo discorso inaugurale alla fine della
conferenza. Avremmo aspettato quel momento per intervenire.
Li avvisai che rischiavano di perdere il posto e che sarebbe
potuto succedere anche di peggio. Ma erano decisi a fare la loro
parte, in memoria di Linda.
Accendemmo l'antico computer nell'ufficio del prete e aspettammo
che si connettesse a internet.
Sul sito dell'associazione tedesca dei produttori di packaging
trovammo la notizia del ritiro della candidatura da parte di uno
dei membri del consiglio d'amministrazione, ufficialmente per
motivi di salute.
L'unico candidato per l'elezione di domenica era il dr. Christian
Thorsten Doering, proprietario e dirigente della ditta CTD-
PACKAGING S.p.A di Potsdam.

CAPITOLO 28.

Arrivarono intorno alle quattro e non si sforzarono di essere
silenziosi.
La porta della sagrestia guai, vari oggetti caddero a terra, banchi
e sedie furono spostati con gran fracasso, le luci delle torce
elettriche filtravano dalle finestre e scorrevano sulle pareti del
chiostro. Aprirono le porte con facilit, come se non ci fossero
serrature, e sentii che le richiudevano dopo aver perlustrato i vari
ambienti.
Stavo per strisciare fuori dalla mia nicchia senza sapere bene
dove scappare, quando la porta del chiostro si spalanc. Rimasi
accucciato ascoltando i passi rapidi di scarpe da ginnastica. Erano
almeno in tre. Due svoltarono a sinistra, uno a destra.
Questa  la casa del prete? chiese un uomo a mezza voce.
No, qua c' il chiosco dell'acqua e il bagno. Per la prima
volta sentii la voce di Armando. Era pi acuta della maggior parte
delle voci femminili.
Vado a dare un'occhiata, disse l'uomo che aveva parlato per
primo.
La porta di legno sbatt contro il muro di pietra, entr la luce.
Vuota!
Salite le scalette! L ci sono le stanze di servizio. C' anche
l'appartamento del prete. Armando aveva un accento sudamericano,
morbido, con le sibilanti ampie e una cantilena che mi
sembr tipicamente argentina. La sua voce incuteva paura; non
tanto come se si dovesse avere paura di lui, ma piuttosto paura
insieme a lui.
Mentre sentivo che la porta dell'appartamento sacerdotale veniva
aperta con un leggero cigolio, sbirciai fuori dalla mia nicchia.
Armando era in piedi alla mia destra, esattamente davanti alla
croce, vagamente illuminato dalle candele ai piedi del Cristo.
All'inizio pensai che stesse pregando, ma quando mi accorsi che
stava preparando la sua siringa era gi troppo tardi. All'improvviso
gir su se stesso e s'inginocchi.
Ti ho trovato, disse con la sua voce da castrato puntandomi
la siringa in faccia. Questa volta mi guard dritto negli occhi.
La luce rossastra delle candele che illuminava la parte destra del
suo viso, dava l'impressione che i suoi lineamenti si muovessero
nonostante il sorriso rigido.
Chiusi gli occhi, aspettai che arrivasse il dolore e mi augurai che
tutto accadesse in fretta. Ma lui se la prese con calma. Lo sentivo
respirare, sapevo che mi stava guardando e riaprii gli occhi. La
siringa si trovava a pochi centimetri di distanza dal mio occhio
destro.
La prego, non lo faccia, implorai giocandomi l'occasione di
chiedere non solo piet, ma anche assistenza. Dio onnipotente,
ti prego aiutami. O qualcosa del genere.
La siringa si avvicinava al mio occhio. Quando sbattei la palpebra,
l'ago mi graffi.
Sei fortunato che cambio sempre ago dopo averla caricata,
disse. Se fosse rimasto del veleno sull'ago saresti gi morto.
Armando! strill Boal dall'interno della chiesa. L'hai preso?
Se lo trovi lascialo in pace. Lo voglio vivo.
Sto cercando!rispose Armando. L'ago si spost leggermente
verso sinistra.
Se non vuoi stare qui, vai pure. Te l'ho detto dove andiamo,
dove sei?
Arrivo subito.
L'ago si spost di nuovo al centro, davanti alla mia pupilla.
Armando mi fiss con il suo sorriso finto e sentii che stava per
colpire.
Ma poi mi accorsi che la statua del Cristo, che scorgeva con
la coda dell'occhio sinistro, lo turbava.
Esit.
Con le lacrime agli occhi rivolsi lo sguardo verso la croce e
avvertii pi forte che mai il desiderio di vivere. Vivere. Respirare.
Vedere il mondo. S! Una voglia incondizionata di vivere che
non avevo mai provato prima mi pervase. Una sensazione arcaica
legata ai miei geni, espressione diretta dell'istinto di sopravvivenza
primario.
Armando ritir la siringa e sussurr:
Me debes una. Me comprendes?
Annuii. Il poco di spagnolo che sapevo mi bastava per capire.
Sei in debito. Mi devi un favore.
La sua voce era acuta persino quando sussurrava.
La prossima volta sei morto. Garantito.
Infil un tappetto sulla siringa, la ripose nell'astuccio di cuoio
e lo chiuse. Si alz, fece un inchino davanti al Cristo, il segno
della croce e poi gli baci i piedi.
Si guard intorno ancora una volta, poi chinandosi verso di
me con la mano aperta indic la scultura di legno.
Le debes una.
Il tuo debito  con Lui. Annuii. Non era il momento migliore
per dichiarare il mio ateismo appena riconquistato.
Quando se ne furono andati mi alzai e bussai alla porta del prete.
Nessuna risposta. Abbassai la maniglia. La porta si apr.
Percorsi il corridoio stretto, bussai a un paio di porte e infine
trovai il prete steso per terra davanti al suo letto, con il braccio
sinistro storto e la faccia insanguinata.
Riesce a sentirmi? chiesi.
S,  solo il braccio. Me l'hanno spezzato.
Posso aiutarla a mettersi pi comodo?
No, lasci perdere, sto bene cos.
Chiamo un'ambulanza.
Non ho detto niente, disse con fierezza.
La ringrazio. Vuole che chiami la polizia?
Esit. No.
Va bene.
Dopo aver telefonato dal suo ufficio, spensi la luce nella camera
da letto e notai che il prete indossava un paio di boxer e una
maglietta dei KISS. Ridacchi imbarazzato.
Le piace?  del SONIC BOOM Tour 2010, quando si sono
rimessi le maschere. Io c'ero, in borghese ovviamente. Una bomba
di concerto. Conosce i KISS?
Non molto.
Lei  un ignorante. Temo che domani dovr fare a meno di me."
Probabilmente  meglio cos.
Li fermer?
Si, lo far. Lo faremo.
Bene. 

CAPITOLO 29.

Erano parcheggiate davanti all'entrata del Grand Htel Sophie
Charlotte. Due Limousine con i lampeggianti. All'ingresso c'era
Gabriel Dittrich, con il quale un po' di tempo prima mi ero
spacciato per lo zio di Felix Thomas.
Aveva delle macchioline rosse in faccia e si sforzava di salutare
tutte le persone che entravano e uscivano velocemente. Senza
riconoscermi fece un cenno col capo nella mia direzione, poi
strinse la mano a una signora anziana che stava uscendo.
Percorsi la scalinata, un po' impacciato nel movimento per via
dell'abito da prete, ed entrai nella lobby.
Le sedie erano tutte occupate. Davanti al ristorante c'era una
fila di ospiti che aspettavano di prendere posto. Juan e un collega
che non conoscevo si agitavano dietro al bancone, circondati da
una fitta folla di gente che chiedeva caff e aperitivi.
Al pianoforte Brian era come sempre concentrato sulle sue
melodie, e mi venne in mente che doveva essere diventato padre,
dato che la moglie stava per partorire quando avevo perso il posto.
La situazione alla reception era tranquilla. Erano in quattro e
si occupavano con calma e attenzione di un paio di clienti che
facevano il check-in o ponevano domande, senza rispettare alcun
ordine di arrivo.
Lybeck alz lo sguardo e mi fece un impercettibile cenno di
saluto. Avevo informato Felix dell'aggressione e del conseguente
cambio di piani, e lui aveva passato la notizia a Lybeck.
Per un attimo lo sguardo vigile di Catherine Brown si pos su
di me, ma non mi riconobbe. L'abito talare, i capelli grigi ormai
lunghi e la barba, insieme agli occhiali con la montatura spessa e
nera che mi aveva prestato il sagrestano, alteravano alla perfezione
il mio aspetto.
Quando lei spar nel back office colsi l'occasione per avvicinarmi
a Lybeck. Stringendomi la mano mi pass una chiave di
sicurezza.
Sono contento di rivederla, signor pastore, disse a un volume
normale, poi a bassa voce aggiunse: Il ministro della Salute ha
appena finito il suo discorso, si deve sbrigare. Con un cenno
della mano chiam uno dei facchini che mi accompagn nella
sala conferenze numero IV, nella quale un paio di settimane prima
avevo inaugurato il convegno dei crittografi.
La sala era organizzata come un parlamento, con tavoli ampi
disposti in maniera obliqua rispetto al palco e le solite sedie con
le gambe in acciaio. Sul lato sinistro del palco sproporzionato era
stata montata una fila di tavoli con tanto di bibite e targhette con
i nomi dei relatori.
Al centro era appeso un grosso schermo sul quale in quel
momento era proiettato il banale logo dell'associazione, che
consisteva in un cartone stilizzato. Sotto compariva la scritta:
Associazione tedesca dei produttori di packaging.
Sul lato destro del palco si trovava un podio in plexiglas dotato
di due microfoni sottili.
Avanzai lentamente. Un paio di persone sollevarono lo sguardo
e forse si chiesero cosa ci facesse l un prete, ma poi ripresero le
loro conversazioni o continuarono a raccogliere le proprie cose.
Il ministro si trovava alla mia sinistra insieme a un paio di
funzionari, circondato da un gruppo di giornalisti. Individuai
tre guardie del corpo, che tenevano d'occhio la situazione, una
dietro di me, altre due sparse in mezzo alla folla. Non si trattava
di picchiatori palestrati, ma di uomini eleganti con lo sguardo
vivace e gli abiti decenti.
Uno di loro si rese conto che stonavo in quell'ambiente e mi
osserv con sospetto. Ma per fortuna il ministro alz gli occhi proprio
in quel momento. Levai la mano per salutare - con autentico
gesto da prete - e feci un cenno del capo nella sua direzione. Dopo
un momento di esitazione anche lui alz la mano ricambiando
il saluto. La guardia del corpo si rilass.
Non vedevo Armando e Boal. Forse si trovavano in mezzo
alla folla, intorno al ministro.
A destra del palco, schermata da una mezza parete, c'era
un'uscita di sicurezza sorvegliata da un uomo della security. Dovevo
aspettare. Nel frattempo il ministro e il cuscino umano di
gente che lo attorniava cominciarono a muoversi verso l'uscita.
Finalmente l'uomo della security si port la mano all'orecchio
destro, ascolt e cominci ad attraversare la sala per raggiungere
l'uscita di sicurezza sull'altro lato, davanti alla quale stava un
collega. Ora avevo circa un minuto di tempo prima che i due
scoprissero di non avere niente da dirsi.
L'uscita di sicurezza aveva un cosiddetto maniglione antipanico.
Premendolo, la porta si apriva verso l'esterno innescando un
allarme acustico e la centrale di sicurezza veniva immediatamente
informata. Per permettere al personale di usare questi passaggi
c'era la possibilit di aprirli con la chiave senza attivare l'allarme,
almeno in teoria. Di fatto capitava spesso che l'allarme scattasse
comunque.
Infilai la chiave che mi aveva dato Lybeck, con cautela la girai
verso destra e sentii un breve click allo scatto della serratura.
Nessuna sirena. Sperai di non aver innescato neanche l'allarme
silenzioso.
Fuori della porta mi aspettavano i miei aiutanti. Il sagrestano
era entrato con la sua grossa auto marrone nel garage sotterraneo
dove Felix lo avevo accolto e condotto ai piani superiori.
Entrarono senza una parola. Chiusi la porta dietro di loro e
li condussi nello spazio retrostante il palco. Ci scambiammo un
cenno, poi uscii nella luce del palco - e improvvisamente fui
come paralizzato.
Non immaginavo che l'emozione potesse giocarmi brutti
scherzi, dato che non avevo mai avuto problemi a parlare in
pubblico. Ma qui era diverso e forse anch'io ero cambiato. In
ogni caso non mi tremavano solo le mani, ma tutte le braccia. I
miei passi erano incerti, come se da un momento all'altro mi fossi
trasformato in un vecchietto. Ma pensai a Linda e avanzai senza
perdermi d'animo, raggiunsi il podio e lo afferrai da entrambi i
lati, osservando come la vibrazione del mio corpo si trasmettesse
al bicchiere semivuoto lasciato l dal relatore precedente.
Le luci in sala furono abbassate, un paio di riflettori si accesero
e alzai lo sguardo verso la regia. Felix era al suo posto. Questo
era importante. Sperai che avesse chiuso a chiave la porta dietro
di lui.
Feci l'errore di guardare direttamente uno dei riflettori e per
un momento non vidi altro che un cono di luce abbagliante e dei
puntini scuri. Attaccai comunque a parlare perch non sapevo
quanto tempo avremmo avuto.
Signor ministro, signor presidente, gentili amministratori, cari
ospiti. Non ho intenzione di trattenervi a lungo. Sembravo un
mendicante in metropolitana. Lentamente mi ero abituato alla
luce. La gente continu a raccogliere le proprie cose e alcuni si
avvicinarono alla porta, ma - forse perch in quel momento il
ministro rivolse lo sguardo verso il palco - nessuno lasci la sala.
Da quanto sono riuscito a capire, continuai, uno degli
argomenti principali di questa conferenza era l'introduzione di
nuove misure di sicurezza per contrastare il traffico mondiale di
medicinali contraffatti.
Doering e gli altri membri del consiglio mi guardavano infastiditi,
ma non intervennero.
Vidi che dalla folla di giornalisti attorno al ministro si stacc
una troupe televisiva che si muoveva in fila indiana: Armando,
preceduto da Boal. Il regista guard verso di me. Aveva un'aria
irritata e sorpresa, ma allo stesso tempo, in modo completamente
folle, anche entusiasta. Mi accorsi che mi aveva riconosciuto.
Continuai a parlare.
Purtroppo devo dirvi che questo tentativo  gi fallito. La
mafia dei medicinali non dovr perder tempo a conoscere le
nuove misure che sono state stabilite qui e a cercare di aggirare
questi ostacoli.
Boal aveva sottratto la telecamera ad Armando, la reggeva con
mano insicura e teneva lo sguardo fisso su di me.
La verit  che queste persone sono gi qui, dissi. In questa
sala. Nella vostra organizzazione. E non hanno bisogno di scoprire
quali strumenti di sicurezza avete scelto: stampe speciali, inchiostri
speciali, pellicole speciali, spettroscopi a infrarossi, etichette con
il transponder, RFID, o altri sistemi di track & trace. Questa gente
non aspetta che vengano prese le decisioni. Nel caso vi siate chiesti
perch durante la conferenza si sia finito per parlare di ridicoli
ologrammi, ora ne conoscete il motivo.
L'agitazione si diffuse per la sala. I relatori sul palco cominciarono
a scuotere le teste e a discutere. Doering mi fissava come
fossi un fantasma. A questo punto anche lui mi aveva riconosciuto.
Furioso, schiacci il pulsante del suo microfono.
Non accadde nulla.
Riprov, e quando nuovamente non accadde nulla sollev la
mano come uno scolaro alzando lo sguardo verso la regia, prese
di nuovo la parola e di nuovo non si sent niente. Si alz in piedi
e mosse qualche passo verso di me. Il brusio in sala aument. Era
evidente che Conrads aveva ragione quando ci aveva suggerito
di cominciare con un attacco sul piano delle emozioni. Dissi:
Forse  arrivato il momento di guardare con i nostri occhi
le conseguenze della contraffazione di medicinali.
Era la parola d'ordine.
Di colpo il palco fu illuminato da una luce abbagliante e dalla
porta sulla destra usc la mia squadra. Doering si risedette al suo
posto e finalmente l'attenzione dei presenti si concentr su di
noi.
La signora Meurer, forse per la mia mancanza di chiarezza
nello spiegarle il rapporto che in quel contesto avevano Africa e
Europa occidentale, indossava una gonna africana gialla e verde
sotto la quale spuntavano i suoi piedi a papera.
Dietro di lei c'erano il sagrestano con la sua solita camicia da
taglialegna, e Bernadette senza il suo velo sacro, ma con l'intero
arsenale di anelli, spirali e piercing al naso, alle labbra e al sopracciglio.
Ci aveva spiegato di voler mostrare un altro lato di
se stessa.
Dietro di lei marciavano le quattro Ave Maria che anche in
quella situazione non avevano alcun dubbio sulla giustizia delle
loro azioni.
Feci due passi indietro e formammo un semicerchio disordinato.
La signora Meurer and al podio, afferr i microfoni
affusolati e li alline.
Duemila e cinquecento persone sono morte in Niger durante
l'epidemia di meningite perch gli  stato somministrato un
vaccino contraffatto. Contemporaneamente, a Haiti, cinquantanove
bambini sono morti per colpa di uno sciroppo per la tosse.
Uno sciroppo che gli avevano dato i genitori con le migliori
intenzioni. Parlava con voce chiara e fece una piccola pausa. Lo sciroppo era stato mischiato con l'antigelo. I bambini sono morti.
Lentamente e dolorosamente.
Apr le mani, alz le braccia anticipando la domanda che stava
per porre: Perch?
Lasci cadere le braccia. Perch? Come pu succedere una
cosa del genere?
Era un'attrice nata. Sarebbe stata una performance perfetta,
a voler vedere il pelo nell'uovo, se in quel momento non avesse
abbassato lo sguardo sul foglietto che aveva in mano.
Forse ci renderemo conto di cosa significa una notizia del
genere, continu solo quando moriranno cinquantanove bambini
a Oberhausen, ad Amburgo o a Monaco? Per colpa di uno
sciroppo dato dai genitori con le migliori intenzioni.
Fece un passo indietro e rientr nel semicerchio. Nella sala
c'era silenzio. Una cinquantenne tormentava il suo foulard Herms
e annuiva lentamente, mentre qualche tavolo pi in l un
uomo scuoteva la testa con rabbia.
Emozionare e colpire a fondo. Questo ci aveva consigliato
Conrads. Non giocare subito l'asso, prima ammorbidire le difese
e smuovere a livello emotivo, preparando il terreno. Poi sperare
che le emozioni suscitate fossero sufficientemente forti perch
con il colpo di grazia finale, l'ultimo atto, quello decisivo, venisse
abbattuta ogni resistenza residua
Boal si risvegli dalla sua paralisi. Parl fitto ad Armando e alla
fine gli diede un colpetto, come fosse un cane da combattimento.
Toccava a Bernadette. Marci verso il podio come se si trattasse
di picchiare qualcuno, con totale devozione s'intende.
Quelli delle case farmaceutiche sono dei maiali! strill. I
poveri muoiono! I ricchi si comprano la vita eterna!  cos
che funziona! E se dei farmaci vengono contraffatti per questo, allora
che c' di male? Non devono avere anche i poveri le medicine
che hanno i ricchi?
Si ferm come se si aspettasse un applauso ma non si mosse
neanche una mano. Per quanto non fossero i rappresentanti
dell'industria farmaceutica a essersi riuniti, bens i produttori di
confezioni, il potenziale critico era comunque limitato.
Osservai Doering. Seguiva lo spettacolo con un sorriso forzato.
Ma se vengono falsificati, strill Bernadette per prendere
per il culo i poveri e per ucciderli, allora stiamo parlando di
omicidio! Se le pillole non fanno effetto! O ne fanno troppo
poco! O se contengono veleno! O polvere di cemento! O come
in quel caso negli Usa, dove nel 2007 sono morte pi di cento
persone perch i medici avevano dato loro l'eparina! Allora...
Perse il filo. Doering si era alzato e stava per caricarla. Tuttavia
Bernadette sembr talmente poco spaventata da questa possibilit,
che Doering cambi idea. Scese dal palco. Non era un buon
segno.
E adesso, continu Bernadette, adesso che le contraffazioni
stanno arrivando anche in Germania e in Europa, vi cagate
sotto!
Fece un passo indietro, poi ci ripens e torn al podio.
Vogliamo pasticche sicure! In Asia, in Africa e qui! Ecco il
messaggio!
L'impeto delle sue parole la trascin a tal punto che improvvisamente
si ritrov davanti al pubblico in un'inaspettata posa
di trionfo, come se sapesse gi che la giuria le avrebbe dato il
massimo dei punti. Quando riprese il suo posto nel semicerchio,
alz di nuovo i pugni in aria per scaricare la tensione.
Stavolta ci fu un applauso svogliato, si trattava pur sempre di
una conferenza ufficiale. Quella bizzarra furia gothic-punk diceva
cose giuste.
Persino il ministro della Salute batt leggermente le mani.
Nella parte posteriore della sala, Armando si faceva spazio
tra la folla di partecipanti che assistevano in piedi alla nostra
rappresentazione. Presto avrebbe raggiunto il corridoio destro.
Ci fu una pausa leggermente imbarazzante. Guardai il sagrestano.
Mi aveva fatto capire di non essere convinto del mio piano.
E io non lo avevo contraddetto. Neanche io ero convinto del mio
piano. Ma non ne avevo altri.
Non mi aspettavo che avrebbe detto qualcosa, ma lo vidi andare
verso il podio con passo circospetto come quando saliva sull'altare
a St. Florentius; un uomo che punta all'invisibilit.
Mia moglie si chiamava Monika, disse con voce calma, e un
ronzio degli altoparlanti rivel che Felix aveva alzato il volume.
 morta tre anni fa.
Doering cercava di lasciare la sala passando per una delle uscite
d'emergenza, ma quando tent di aggirare l'uomo della security
che avevamo distratto prima, quello si limit a scuotere la testa.
Non si sarebbe fatto fregare un'altra volta.
Monika aveva il cancro al seno, prosegu il sagrestano. Potrebbe
essere ancora viva se una dottoressa fosse stata pi esperta
e un dottore pi attento.
Deglut.
Nella sala c'era silenzio.
Se ne sono accorti troppo tardi. Sono cose che non devono
succedere. Ma succedono lo stesso. Non dipende da noi. Alla fine
ha provato grande dolore. Moltissimo dolore. Ho fatto in modo
che le venissero somministrati i medicinali, tutti quelli possibili
e alla fine anche la morfina. Anche se questo significava che non
potevo pi parlarci perch la sua personalit non sarebbe stata pi
la stessa. Ho fatto in modo che gliene dessero tutta quella di cui
aveva bisogno.
Doering aveva raggiunto l'uscita principale, ma si ferm di
colpo. Davanti alla porta c'era qualcuno che sembrava fargli veramente
paura: un gigante allampanato che lo fissava con sguardo
furioso - con un lungo cappotto dal quale cominciava a staccarsi
la vernice nera.
Doering si sedette rannicchiandosi.
E voglio sperare, prosegu il sagrestano abbassando ancora
di pi la voce che quei medicinali contenessero veramente il
principio attivo indicato sulla confezione. In quantit sufficienti.
Voglio sperare che quei farmaci abbiano svolto il loro compito:
togliere il dolore a Monika o perlomeno attenuarlo, permettendole
un trapasso dolce. Almeno quello.
Il sagrestano torn al suo posto nel semicerchio. Abbass la
testa e Bernadette gli pos una mano sulla spalla. Le quattro
Ave Maria sembravano commosse e si lasciarono sfuggire la loro
occasione: avevano insistito per scacciare il maligno con le loro
preghiere, ma non ci contavo molto.
Boal sfrutt questo pessimo momento per intervenire. Aveva
ancora in mano la telecamera e la teneva in maniera maldestra,
come alcuni uomini tengono in braccio il loro primo neonato,
corse in avanti e strill: Sono tutti attori! Sono attori! Lo so!
Alzai lo sguardo verso la regia e sperai che Felix fosse sul pezzo.
Stavamo per giungere all'ultimo atto.
Sono tutti attori! ripet Boal. La sua espressione era ancora
a met tra lo spaventato e l'entusiasta. Ero deluso. Volevo che
soffrisse. Volevo vedere il dolore. Volevo vederlo soffrire. S.
Boal raggiunse il palco ma non sal. Felix punt un riflettore
su di lui.
 tutto finto! url ancora e cerc di sfuggire alla luce del
faro che lo infastidiva. Attori! Teatro! Niente di tutto questo 
vero.
Le quattro Ave Maria cominciarono a recitare il Padre Nostro
ma essendo troppo lontane dai microfoni si riusc a sentire solo
un eco spettrale.
Improvvisamente si bloccarono e si voltarono. La signora
Meurer non c'era pi. La vidi tra le quinte che confinavano con
il palco, nascosta al pubblico. Armando le teneva la testa con la
sinistra. Stingeva in pugno la siringa e le aveva conficcato l'intero
ago nel collo.
Per non aveva ancora schiacciato lo stantuffo.
Armando ci faceva segno di andarcene con la testa, ma la
signora Meurer non era d'accordo. Annuiva, agitata come una
gallina, per farci capire che dovevamo continuare, qualunque cosa
succedesse.
Esitai, pensai di mandare tutto all'aria, ma alla fine non fui
io a decidere perch Felix dall'alto della regia, dalla quale non
si vedeva questa scena, diede inizio all'ultimo atto. Sull'enorme
schermo sopra al palcoscenico comparve il titolo di un film scritto
in rosso sangue, in perfetto stile Edgar Wallace e accompagnato
da un drammatico crescendo di percussioni:
Doering uccide!
La prima scena, registrata nella Mercedes Viano X-CLUSIVE,
mostrava un primo piano della faccia di Doering sorridente e
allegro - probabilmente Boal non gli aveva ancora spiegato che
quel giorno o la sua famiglia o il ragazzino sarebbero morti.
Cut. Ora si vedeva Doering che teneva in mano una pistola.
La puntava sulla nuca del ragazzo. La luce cambi. Doveva essere
il momento in cui Barceau aveva premuto il pulsante di apertura
dello sportello.
Cut. Primo piano di Doering che serrava gli occhi, faceva
smorfie e infine premeva il grilletto. Due colpi nella schiena del
ragazzo.
Cut. Il ragazzo steso in una pozza di sangue.
Cut. Il sorriso di Doering, montato alla fine del filmato, aveva
assunto un aspetto bestiale. Non c'era pi alcuna traccia del tormento
e della sofferenza che avevo visto sulla sua faccia, Boal li
aveva sostituiti con quel sorriso malvagio.
E poi il film ripart dall'inizio. Felix aveva impostato il proiettore
in modo tale che il filmato si ripetesse all'infinito. Ora anche
Doering si beccava il suo loop.
Guardai in platea e lo scorsi con la testa tra le mani che si
dondolava lentamente avanti e indietro. E ora cominciava ad
attirare anche gli sguardi del pubblico.
Rintracciare il filmato era stato sorprendentemente facile. Felix
lo aveva trovato su una memory card in camera di Boal. Che
qualcuno avrebbe cercato di impossessarsene se l'aspettavano, ma
per evitare che fosse visto. Che qualcuno volesse impossessarsene
proprio per farlo vedere, non ci avevano pensato.
 finto! strill Boal. Stanno recitando! E teatro. E tutto
solo teatro!
Finalmente sembrava spaventato.
Sul maxischermo, intanto, il ragazzino stava cadendo di nuovo
nella pozza di sangue. E ancora una volta apparve il sorriso bestiale
di Doering.
Il ragazzo  vivo! strill Boal. Non  morto! E solo uno
scherzo!
Ma come sempre le immagini dicevano pi di mille parole.
Boal imprecava contro Doering che aveva scostato le mani dalla
faccia e ora teneva lo sguardo fisso sullo schermo, sull'assassino
nel quale lo aveva trasformato Boal.
Glielo dica!''strill Boal. Glielo dica che  tutta una messinscena.
Io lo confermo. Diglielo, maledetto idiota!
Mi voltai verso la signora Meurer. Aveva ancora la siringa
conficcata nel collo. Il suo sguardo era rivolto verso l'alto e pregava
a bassa voce, pronta in tutto e per tutto a salire al cospetto
di Dio.
Armando per non aveva premuto lo stantuffo.
E non lo avrebbe pi fatto.
L'uomo che aveva frantumato le mani e i piedi di Tabea Brendan per poi lasciarla annegare, l'uomo che aveva avvelenato Linda
Kranz e le aveva cosparso la faccia di vernice rossa, ora piangeva
come un bambino.
La signora Meurer gli diede una carezza sulla guancia.
Sembravano congelati in quella posa plastica, come un gruppo
scultoreo di Rodin.
Doering si alz dal suo posto.
La sala trattenne il respiro.
Tutti gli occhi erano puntati su di lui e cos nessuno si accorse
che il ministro della Salute e il suo entourage sfruttarono
l'occasione per filarsela con discrezione, cosa che, come scoprii
pi tardi, fecero anche Armando e Boal.
Doering apr la sua ventiquattrore, frug nella tasca interna,
tir fuori qualcosa - una pillola - se l'infil in bocca e croll
all'istante.
Una donna, presumibilmente un medico, cerc di ravvivarlo
ma si arrese presto scuotendo la testa.

CAPITOLO 30.

Cosa farai adesso? chiese Enrico il Nero.
Eravamo uno accanto all'altro davanti alla chiesa di St.
Florentius, con lo sguardo rivolto al traffico febbrile davanti a noi.
Avevo passato la notte alla polizia, ma pur non avendo chiuso
occhio non mi sentivo stanco.
Vedr se c' qualcuno disposto a darmi un lavoro nel mio
campo. E arrivato il momento di rimettermi in cammino. La
Germania non fa per me, me l'ha detto un amico. Forse  la
verit.
Eh gi, adesso  colpa del paese. Pensavo che la tua infanzia
da credente ti avesse insegnato che  sempre solo colpa tua.
Sorrise, spalanc il portone, si esib nel suo inchino da trampoliere.
Questa  la porta della perdizione! Entra e non sarai mai pi
lo stesso.
Poi mi diede una spintarella.
C'era odore d'incenso. La signora Meurer, seduta dietro al
banco informazioni, mi salut con un cenno del capo. Sembrava
profondamente imbarazzata, come se avessimo alle spalle una
notte di sesso sfrenato e ora dovessimo espiare i nostri peccati alla
vecchia maniera. Lo trovai strano, ma non ci feci caso e attraversai
lentamente la chiesa. Vidi la luce soffusa, l'altare ricoperto di fiori
e una fila di turisti che partiva dalla cappella laterale con la Virgen
de la Soledad. Aspettavano in maniera silenziosa e disciplinata,
probabilmente per via degli acuti delle Ave Maria che strillavano
a squarciagola le loro preghiere mattutine.
Il prete doveva avermi visto da uno spioncino della sagrestia
perch apparve con il suo braccio sinistro fasciato.
Ho sentito che c' stato un morto, disse a bassa voce.
S. Doering si  tolto la vita.
Ha sbagliato? chiese. Lei cosa ne pensa?
Ha fatto la cosa giusta. E almeno non sar seppellito nel
cimitero dei suicidi.
No, quei tempi sono passati.
Sembrava depresso. Forse per via della morte di Doering. A me
dispiaceva per i figli di Doering, ma per lui non provavo alcuna
compassione.
E a Boal auguravo anche peggio. Peggio di quello che lo
aspettava. Lo avevano arrestato alla Gare du Nord di Parigi e ora
la Germania stava trattando l'estradizione. Armando era ancora
a piede libero, probabilmente in direzione Sudamerica.
Il prete mi voleva parlare, era evidente, ma invece di spingermi
in direzione del chiostro, mi condusse nella navata di sinistra. Ci
fermammo vicino a una scultura in bronzo di santa Elena che
portava la croce di Cristo, e sembrava disposta a seguirlo in capo
al mondo senza fiatare.
Cosa far? chiese il prete e alz lo sguardo verso la volta.
Seguii il suo sguardo e vidi un angelo, piccolo e grassottello, che
scriveva qualcosa seduto su un ornamento a forma di spirale.
Mi cercher un albergo malandato e lo rimetter in sesto. Ci
sar pure qualcuno disposto a prendermi.
Sembra un buon piano.
Prima devo tornare alla polizia. Poi sparir.
Ha paura di finire nei guai?
No, veramente no. Ma pu darsi che non siano proprio
soddisfatti dell'immagine che ha dato di me la stampa. Oggettivamente
non hanno in mano niente contro di me.
Ci fu un momento di silenzio.
Il cadavere di Linda  stato trovato? chiese cautamente.
S. Un restauratore l'ha scoperto sotto il coperchio della bara
di un principe prussiano, un figlio di re Federico Guglielmo III,
mi pare. Stanno restaurando la tomba.
Di cosa  morta? Veleno?
S. Veleno di rana freccia.
Rimanemmo in silenzio per un po'.
Guardai in faccia il prete e indicai la cappella laterale con la
Madonna.
 opera sua, vero?
Cosa?
Le lacrime della Madonna.
Finse di non aver capito.
Di cosa parla?
Stanotte nella mia brandina ho ripensato a tutto quello che
ho letto e sentito a riguardo e sono arrivato alla conclusione che
c' un solo possibile indiziato: lei.
Perch avrei dovuto fare una cosa del genere?
Molto semplice: questo  il suo primo vero incarico, ma
qui non succede niente. Era solo nella sua chiesa. Qui al centro
di Berlino ci sono solo musei, negozi e uffici, pochissime aree
residenziali, e i cattolici sono talmente rari che potrebbero essere
considerati una specie protetta.
Questo lo sapevo anche prima di venire qui. Lo sapeva anche
la chiesa che mi ci ha mandato.
Pu essere, ma poi sono arrivate anche le difficolt economiche.
C' un organo dal quale non si riesce a cavare una nota
e, fatto ancora pi grave, le campane sono rovinate. Ossidazione
intorno al punto di aggancio. Non poteva permettersi la messa
in sicurezza, figuriamoci il restauro. Significava che prima o poi
le campane sarebbero piombate gi dalla torre. La chiesa avrebbe
dovuto chiudere. Ma miracolosamente ora si trovano in qualche
officina del Brandeburgo dove saranno restaurate.
Questo l'ha deciso il vescovo.
S, perch la chiesa  improvvisamente diventata un'attrazione
turistica, e qui sorge spontanea una domanda: all'inizio, quando
in chiesa non veniva mai nessuno, chi avrebbe potuto assistere
al miracolo e informare la stampa? Chi, in questa chiesa deserta,
ha visto per primo le lacrime? E chi era effettivamente in grado
di fare arrivare alle orecchie giuste l'informazione, per esempio
quelle della stampa scandalistica nel momento di fiacca estiva?
Sulla faccia del prete era comparso un sorriso rugoso.
Non lo ammise apertamente, ma annu.
Come ha fatto? chiesi.
La testa non era tutta verniciata, invece sull'occhio sono
leggermente intervenuto con un punteruolo. Ogni tanto le ho
versato in testa un po' d'acqua, che filtrava all'interno, si condensava
e a un certo punto riusciva fuori. Non mi  mancato il
tempo per sperimentare. Finch un bel giorno  successo.
E il suo piano ha funzionato.
Fin troppo, temo. Non pensavo che avrei attirato tanta attenzione.
Non qui a Berlino.
Questa citt riesce sempre a sorprenderti.
 imprevedibile! Sembra cos arida e ottusa e poi, ti distrai
un attimo, e lei si strappa di dosso i vestiti e d completamente
fuori di matto.
E poi ha cercato di recuperare la situazione
S, ma a oggi non ci sono ancora riuscito. Sono energie che
una volta risvegliate diventano inarrestabili. Ho dato la spiegazione
tecnica pi noiosa possibile: acqua dal tetto, gocce sulla
statua, lacrime di pioggia. Il tetto  stato riparato, la Madonna
non piange pi. Fine. I miei superiori erano soddisfatti. Non
volevano farsi ridere dietro proprio a Berlino. Lo sanno pure
loro come funzionano queste cose. Ma la gente  tornata lo
stesso.
Nonostante non piangesse pi?
Non aveva alcuna importanza. La rete  piena di immagini
artefatte nelle quali si vedono le lacrime. Ce ne sono addirittura
alcune nelle quali  incinta.
Poi anche Bernadette ha fiutato la sua occasione.
Oh, s. Incredibile. Quella ragazza non sa neanche come si
fa il segno della croce e presumo che non si fosse mai neanche
avvicinata a una chiesa, se non per ricoprirla di graffiti. Ma si 
informata e se l' giocata bene.
Bernadette, colei che ha scoperto la grotta di Lourdes.
Esatto. Ha preso ispirazione. Poi non c' stato pi niente da
fare. E io non conoscevo la formula magica.
E a quel punto sono arrivato pure io.
Esatto! E poi  arrivato pure lei. Uno che sente la voce di
Dio. Terrificante!
Era invidioso?
Forse. Un po'.
Lo guardai, riflettei un attimo, poi dissi quello che pensavo:
Lei crede in Dio esattamente quanto me.  come ha detto Enrico
il Nero.
Il prete esit poi sorrise.
C' una frase del libro Nothing to be frightened of di Julian
Barnes. Lo conosce?
Non mi dice niente.
Dice: Non credo in Dio, ma mi manca.
Kitsch.
S,  quello che dicono alcuni. Per altri  un'amara verit.
Per questo continuo. Faccio semplicemente finta. Act as if. Faccio
come se Dio esistesse.
Anche se in realt non ci crede?
S. Rende la vita pi semplice. Cos la mattina posso pregare
Dio di darmi la forza per la giornata e la sera lo ringrazio. Mi aiuta.
Ho gi pensato di organizzare dei corsi. Voglio dire, perch questo
campo dev'essere riservato ai guru stranieri? Certo, probabilmente
verrei scomunicato.
Lo guardai esterrefatto.
Vuole dire che prega, pur non credendo?
S. Faccia una prova. Aiuta. Magari anche lei.
No, io ho veramente chiuso, grazie mille. Mi sa che adesso
me ne vado.
Mi prese a braccetto e ci avviammo insieme verso l'uscita. Mi
venne un'idea.
Se vuole posso mettere fine alla faccenda della Madonna, dissi.
O mio Dio, ci risiamo? Sente le voci? Vede la luce? Vuole
buttarsi a terra?
No, no, niente paura. Sarebbe un'operazione completamente
pagana. Posso metterle fine, se vuole.
Annu in maniera impercettibile.
In realt volevo passare nel chiostro, ma sulla porta c'era il
cartello Chiuso per lavori. Lanciai uno sguardo interrogativo al
prete che alz le mani e indic la scritta, come se vietasse l'accesso
anche lui.
Forse volevano solo assicurarsi che non mi sarei piazzato l di
nuovo, pensai, e cambiai direzione.
Il prete sembr sollevato, ma quando strinsi la mano alla signora
Meurer per salutarla, il suo sguardo colpevole continu a
scivolare sulla porta del chiostro, finch fu evidente che dietro
c'era qualcosa che non avrei dovuto vedere.
Ora volevo proprio vederlo.
Tornai indietro, cercai di aprire la porta ma era chiusa a chiave.
Il prete sospir, tir fuori un mazzo di chiavi e apr.
Davanti all'enorme croce, sdraiato per lungo con la faccia
rivolta verso il pavimento, come un prete durante l'ordinazione
sacerdotale, c'era un uomo che piangeva.
Armando.
Guardai il prete e la signora Meurer che erano appena accorsi.
La scena mi ricordava quand'ero steso sul tappeto color radicchio
nel corridoio davanti alla mia suite. Ma Armando era
tutt'altro che paralizzato. Si tir su e ci guard con gli occhi
grondanti di lacrime e la faccia rigata dal contatto col pavimento
di pietra.
Ho ucciso tante persone quante ne entrerebbero in
quest'edificio! piagnucol con la sua voce acuta indicando la
chiesa. Ma Dio mi ama.
Poi si alz, venne da me, mi abbracci con le sue forti braccia da
assassino stringendomi senza che potessi impedirlo, e mi sussurr:
Ma Dio mi ama.
Mi lasci andare, si colp il petto con forza e indic la croce.
Dios me perdona. Dio mi perdona.
Ricominci a piangere. Non  meraviglioso? Non  stupendo?
Guardai il prete che aveva cominciato a risistemare le candele
ai piedi della statua ed evitava il mio sguardo.
Informer la polizia, dissi. Ero quasi ammutolito per la rabbia.
Mi dispiace di aver ucciso la sua fidanzata, disse Armando,
e cerc nuovamente di abbracciarmi.
Me perdonas? Mi perdoni?
Lo spinsi via.
No, risposi. Mai.
Me debes una.
No te debo nada. Nada de nada! risposi. Non ti devo niente.
Niente di niente!
Pero le debes una a l, piagnucol lui indicando la statua di
Cristo. Devi qualcosa a Lui.
Tampoco. Neanche a lui.
Armando cadde in ginocchio e affond la faccia tra le mani.
La signora Meurer accorse e lo strinse tra le braccia. Io presi le
chiavi dalla mano del prete, andai nel suo ufficio e chiamai la
polizia.
Poi feci una seconda telefonata al fotografo che aveva lanciato
la mia carriera di predicatore.
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CAPITOLO 31.
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Questa  la mia versione dei fatti. Spero di essere riuscito a mantenere la promessa di raccontare la mia storia nella maniera pi onesta possibile, e ovviamente mi auguro che possiate approvare le mie azioni e le mie motivazioni, o perlomeno capirle. In termini giuridici, ecco la mia richiesta ufficiale: Con la presente intendo fare ricorso contro la richiesta giudiziaria di ricovero forzato presso una struttura psichiatrica, dato che non rappresento un pericolo n per me stesso, n per gli
altri.
Rimando alla rispettiva decisione della Corte Costituzionale, gi citata dal mio avvocato e allegata a questa lettera. Hanno cercato di dissuadermi dal mettere per iscritto la mia versione dei fatti e da qualsiasi tentativo di dimostrare la mia sanit mentale. Mi  stato anche suggerito di omettere determinati fatti, ma non ho seguito il consiglio.
Che si cerchi di farmi internare proprio ora che la mia presunta inattendibilit  stata smentita - come dimostra l'arresto di Armando Ramirez - rappresenta una grande caduta di stile da parte della polizia, che di tutta questa operazione ha poco di cui andar fiera.
Mi rendo conto che  stata vinta solo una piccola battaglia, ma senza il nostro intervento i tentativi di manipolare l'associazione tedesca dei produttori di packaging nell'ambito della contraffazione di medicinali, non sarebbero mai stati scoperti e bloccati.
Il tentativo di strumentalizzare la mia foto comparsa su un giornale scandalistico, che  stata scattata - ufficialmente a mia insaputa - mentre spruzzo dell'acqua sulla statua della Madonna nella chiesa di St. Florentius,  ridicolo. Del resto sono stato io stesso a convocare il fotografo, cosa che potrebbe confermare anche il prete se glielo si chiedesse.
Il mio intento era quello di liberare St. Florentius dalla maledizione della Madonna piangente - un proposito che pu sembrare assurdo ma che sicuramente ha funzionato. O avete forse sentito parlare del culto della Madonna di Berlino negli ultimi tempi?
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Appunto.
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Ho ammesso a pi riprese di non essere stato sempre padrone dei miei sensi. Anzi, posso affermare di aver vissuto una crisi psicologica durante la quale ho avuto una ricaduta in un sentimento e in una mentalit di tipo religioso che fino a poco tempo fa erano molto diffusi nella Germania dell'Ovest, e che per questo motivo oggi non possono certo essere interpretati come sintomi di una malattia psichica. E chi  in grado di tracciare il confine tra crisi psicologica e fede religiosa?
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Per questo rimando all'articolo 9 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e all'articolo 4 della Costituzione tedesca che sanciscono la libert di culto e di coscienza, nonch la libert di professare la propria fede religiosa.
Vale anche per le professioni di fede temporanee. O almeno non  specificata una durata minima di appartenenza alla confessione religiosa.
In definitiva il mio ricovero forzato significherebbe che tutti i religiosi sono da internare. E non mi pare sia il caso.
Per questi motivi chiedo che la richiesta venga respinta.
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Distinti saluti.
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Julian von Thelen, Hotel Adlon, #152, Pariser Platz, Berlino.
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FINE.
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I miei ringraziamenti vanno:
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...alla cheesecake e agli altri contributi dell'associazione degli autori e sceneggiatori di Berlino, in particolare alle spesso urticanti quanto utili critiche di Sebastian Niedlich.
... a Carmen Ramos San Juan, senza la quale questo libro non sarebbe stato scritto.
... alla mia consulente editoriale dott.ssa Marion Heister e aicollaboratori della casa editrice Emons.
... a Oliver Diemer per le consulenze psichiatriche.
... al dr. Heinrich Glaser per le consulenze giuridiche.
... al dr. Bernard Hellmann, a Cornelia Gertz, a Frank Leyendecker, a Gnter Ptz, al dr. Herbert Krist, a Mario Pfeifer e a molti altri per le loro osservazioni.
... all'ufficio di consulenza per gli autori e per il cinema della polizia di Berlino nella persona di Mjam Selmke.
... alla clinica Charit Campus Virchow, in particolare alla Station 52, cos come agli amici medici Sasa Nikoli de Garzn e Franz Schmitt.
... alla professoressa Beate Rau e al dr. Jens C. Rckert.
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Naturalmente il regista brasiliano Augusto Boal, morto nel 2009, non ha nulla a che fare con tutta questa storia, mi sono solo ispirato al suo Teatro invisibile. Durante la stesura di questo libro mi sono stati utili Wikipedia e www.kath.de. Ho anche visitato pi volte il sito del Duomo
di Bonn.
Tra gli altri, ho letto i libri Dictamen sobre Dios di Jos Antonio Marina, Le varie forme dell'esperienza religiosa di William James, Il Duomo di Berlino di Andreas Krner.
Alcune delle battute di Enrico il Nero sono citazioni:
-  chiusa la tua mente, morto il cuore! Ma alzati, discepolo, e instancabile bagna il petto terreno nell'aurora. Johann Wolfgang von Goethe, Faust, vol. 1, trad. it. di Andrea Casalegno, Milano 1999.
- Chi ritiene di essere cristiano solo perch frequenta una chiesa, si sbaglia. Mica si diventa una macchina solo perch si entra in un garage. Albert Schweizer.
- Devi diventare nulla davanti a Dio, imparare a tacere. In questo silenzio sta quell'inizio che : cercare prima il regno di Dio. Soren Kierkegaard.
- Non  mai troppo tardi per un'infanzia felice. Probabilmente di Erich Kstner, ma viene attribuita anche ad altri.
- Nessuno ti amer mai come tua madre  di un pittore di insegne di Colonia del quale purtroppo non ricordo il nome.
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FINE.